LA SPERSONALIZZAZIONE NELLA SOCIETA’ GLOBALE

LA SPERSONALIZZAZIONE NELLA SOCIETA' GLOBALE

LA MASSIFICAZIONE E’ UN FENOMENO PRESENTE IN QUALSIASI SOCIETA’ DA QUELLA PRIMITIVA A QUELLA GLOBALIZZATA. Senza la massificazione, infatti, verrebbe a mancare la coerenza sociale, e la stessa societa’ non potrebbe esistere. Un esempio parossistico di massificazione si ha in ambito militare: qui, in certi contesti, bisogna diventare un unico corpo con un’unica voce, dato che bisogna difendere la patria e mettere a rischio la vita. Anche in questo caso, pero’, la motivazione ideologica singola deve comunque prevalere, dato che la spersonalizzazione non e’ mai totale, e bisogna fare i conti con quello che rimane dell’individualita’. La massificazione in realta’ potrebbe essere utile quando nutre il corpo sociale, lo educa, anzi lo alimenta: se gli individui restano solo repressi, un po’ come e’ avvenuto nei totalitarismi e in generale nei periodi bellici della nostra storia, allora essa diventa deleteria e involutiva. I totalitarismi – precisiamolo – non sono solo bellici, ma anche religiosi e finanche culturali: un esempio tipico e’ la violenza dogmatica dei monoteismi, le crociate e la jihad islamica per i guerriglieri musulmani, cosi’ come i movimenti ideologici dell’illuminismo, del romanticismo e via discorrendo.

LA SPERSONALIZZAZIONE NELLA SOCIETA' GLOBALEOGGI COME IERI,INFONDO,LA SOCIETA’ CI VUOLE UGUALI in passato le donne vestivano e si comportavano in un certo modo, cosi’ gli uomini; oggi, nonostante ci sia un apparente varieta’ di comportamenti, costumi e gusti, assistiamo a un’omologazione indotta dai mass media che ci fanno credere che certe cose le stiamo semplicemente pensando con la nostra testa. La domanda da porsi ai giorni nostri credo sia questa: l’attuale societa’ globalizzata, con il suo carico di egoismo, individualismo e arrivismo esasperati, ma anche con la sua arroganza, prepotenza, nonche’ le sempre piu’ flebili opportunita’ (dato che tutto viene concentrato a livello verticistico) puo’ davvero dirsi tale? Non e’ che siamo davanti – sic et simpliciter – a un’aggregazione di individui controllati e – sempre piu’ dominati – che si fa passare “tranquillamente” per un corpo sociale? Nel contesto attuale della globalizzazione, infatti, la spersonalizzazione dell’individuo resta subdola, nel senso che si crede di essere liberi, ma i pensieri, le parole e le azioni sono tutte decise dal “sistema”. E’ cosi’ che si creano i tanti piccoli cloni che vediamo ogni giorno, i quali credono di essere aperti e intelligenti, mentre invece subiscono tutte le ristrettezze mentali che il sistema impone.

LA SPERSONALIZZAZIONE NELLA SOCIETA' GLOBALEOGGI L’UOMO DELLA STRADA HA VOGLIA DI DIRE LA SUA sulla politica, sull’economia e sulla societa’: solitamente pero’ riferisce quanto ascoltato nei mantra dei telegiornali il giorno prima, e crede cosi’ di essersi fatto un’opinione propria e oggettiva. Stesso dicasi dei giornali: essendo finanziati dallo Stato, questi gli fanno propaganda (piu’ o meno manifesta, non sono mica cosi’ sprovveduti!) e cosi’ il cittadino crede di essersi fatto un’opinione autonoma. Ma ci sono mille e piu’ fenomeni carsici che oggi ci rendono incatenati in modo invisibile: non siamo padroni per esempio di cio’ che mangiamo, dato che le multinazionali alimentari, per risparmiare sulle materie prime, rendono sempre piu’ chimico – e quindi nocivo – il nostro cibo, cosi’ come non siamo liberi di restare in salute e curarci, visto che le multinazionali sanitarie inventano malattie, cure provvisorie e pubblicita’ sempre piu’ aggressive. Ma non solo, siamo schiavi di una piovra finanziaria globale che, attraverso poche banche centrali che emettono moneta e altri istituti internazionali che ci indebitano e controllano anche quando rifiutiamo di sottostare alle prime, arriva a controllare indirettamente ogni aspetto della nostra vita, finanche della nostra quotidianita’, visto che i “soldi” servono per qualsiasi cosa tranne che per respirare. Non siamo mai arrivati a un tale livello di concentrazione e dominio senza usare la spada: e’ la prima volta, infatti, almeno nella storia che conosciamo, che un potere occulto dirige l’intera orchestra del mondo in questo modo, per giunta col beneplacito di moltissimi cittadini, i quali, ripeto, sono abbastanza certi di essere liberi. Se e’ vero che ogni epoca ha i suoi detrattori, e che in ogni momento della storia ci sono stati individui esclusi perche’ la pensavano diversamente dalle masse (le quali, in qualche modo, come suggerisce Jose’ Ortega nei suoi Scritti Politici del ’72 “travolgono tutto cio’ che e’ individuale, selezionato, egregio e qualificato”) e’ anche vero che oggi i detrattori della globalizzazione sono tantissimi, e sono pure influenti visto che il sistema grottesco messo in piedi fa acqua da tutte le parti e non riesce a dare spiegazioni dei suoi terribili crimini, pardon errori.

LA SPERSONALIZZAZIONE NELLA SOCIETA' GLOBALEMA ALLORA COS’E’ CHE TIENE IN PIEDI QUESTO PALCOSCENICO ALTRE LA COERCIZIONE INDIRETTA? Oggi la medieta’ puo’ imporsi solo con una distrazione sostanziale, dato che non si deve avere il tempo di pensare e quindi di re-agire: dobbiamo essere sempre pieni di impegni, lavorare di piu’, soddisfare questa o quell’inutile incombenza, e nel frattempo ci facciamo addomesticare e addormentare dall’orchestra. Un forte risveglio delle coscienze, tuttavia, e’ in atto, e diverra’ un fenomeno inarrestabile, soprattutto man mano che il sistema dovra’ – per forza di cose – rivelare il suo vero volto, come in tutte le dittature. Non esistono, infatti, totalitarismi morbidi: a un certo punto devi per forza serrare i pugni. E’ questa la prossima sfida per l’umanita’: massificarsi all’incombente Nuovo Ordine o reagire? Il dilemma e’ davvero tutto qui.

* Gabriele Sannino
>Fonte< 
Redatto da Pjmanc: www.ilfattaccio.org

NATALINO BALASSO – L’Italia secondo me + Video

NATALINO BALASSO - L'Italia secondo me

IL CONSUMISMO E L’UTILITA’ SOCIALAE, il lavoro e il tempo libero da utilizzare per dedicarsi a comprendere una società complessa. Intervista a Balasso, che ad Altreconomia dice: “La cultura dovrebbe permeare un’intera società, la conoscenza e la curiosità dovrebbero essere le cose che spingono l’essere umano ad andare avanti, perché a questo siamo programmati”.Provate voi a restare seri guardando Natalino Balasso, anche se le cose che dice sono serissime. Il problema è come le dice: un’irresistibile miscela di accento veneto, paradossi e verità. Cercatelo in teatro o almeno godetevi “Telebalasso”, il canale youtube dove pubblica interventi e parodie: sotto la coltre della commedia, come da copione, la feroce critica alla società dei consumi e alla politica. Tra testimonial di slot machine e l’epopea dei magnaschei, fino al telefono fatphone (“che cosa te ne frega a che serve: quando lo avranno tutti sarà irrinunciabile”).

 SOCIETA' DEI CONSUMIBALASSO COME FUNZIONA LA SOCIETA’ DEI CONSUMI? Le associazioni dei consumatori sono il primo gradino della schiavizzazione. Usare la parola “consumo” che è un termine inesorabile ci catapulta all’interno di un noir, in cui le cose si “consumano” senza possibilità di ritorno. Noi non siamo “consumatori” ma utilizzatori, esseri umani che tentano di usare il mondo, chi parla di consumo lo usa malissimo. Noi vediamo un ruolo strategico dell’informazione: esiste ancora l’indipendenza? Esiste ancora la qualità? La qualità dell’informazione in Italia è sotto gli occhi di tutti. Con la complicità dei giornali (ma non dobbiamo dimenticare che i giornali appartengono a qualcuno), i giornalisti sono diventati sempre meno determinanti. Le paghe basse, la confusione creata da una free press che di free non ha proprio niente, le piccole roccaforti dei divetti con firma, hanno fatto il resto. L’informazione in Italia non c’è, c’è la tv, l’intrattenimento a cui pigramente si abbandonano gli italiani che non vogliono essere informati ma solo passare il tempo.

 

 

NATALINO BALASSO - L'Italia secondo me + VideoOLTRE LA TV C’E’ ORMAI E SOPRATUTTO INTERNET come condiziona le nostre vite, come le isola e ci “immunizza”? Nessuno mi dà retta, ma continuo a dire che internet non è né più né meno che l’automobile della comunicazione. Non è che prima dell’automobile nessuno viaggiasse, l’automobile ha semplicemente moltiplicato all’ennesima potenza ciò che avveniva prima. Le distanze si sono accorciate, la gente si è mossa, ma si è mossa portandosi dietro tutte le magagne che aveva quando non si muoveva. In internet tra un po’ ci saremo tutti, portandoci dietro il nostro elefantiaco sistema di pensiero e la nostra scarsa propensione a comunicare attraverso contenuti. La nostra comunicazione è ormai ridotta alla funzione fàtica, è cioè una comunicazione che serve solo a stabilire che c’è una comunicazione.

BALASSOIN POLITICA POSSIAMO ANCORA PARLARE DI “BENI PUBBLICI” E DEL “BENE PUBBLICO”? C’è uno svilimento del concetto di “pubblico” nel nostro modo di intendere il pubblico. Ormai tutti pensano che pubblico sia ciò che attiene alla burocrazia statale. Le cose non stanno così: una valle, anche se appartiene a qualcuno, è pubblica; un’opera d’arte, anche se appartiene a un privato, è pubblica; l’acqua è pubblica, non c’è privatizzazione che le toglierà questo aspetto, perché l’acqua è acqua e noi ne siamo semplici utilizzatori. Ciò che deve essere chiaro è che quando gestiamo un edificio, un teatro, un acquedotto, una linea ferroviaria o elettrica, gestiamo qualcosa che è di tutti e ne dobbiamo avere la cura che se ne ha con le cose care. Se lo vediamo come un’occasione di profitto e non come un’opportunità per la comunità, vuol dire che siamo cresciuti con un’idea malata di comunità. Il nostro problema è quindi culturale, perché non importa che una cosa pubblica sia gestita da un privato, importa che questo privato appartenga a una società che ha un rispetto religioso di ciò che è di tutti. Questo oggi non avviene, di qui deriva il nostro equivoco tra pubblico e privato, tra bene comune e bene privato.

BALASSOLAVORO la mancanza di occupazione è un dramma, ma è possibile immaginare modelli nuovi e alternativi? Il lavoro è solo un modo per organizzare la produzione di beni e servizi, la paga è ciò che permette a chi ha lavorato di usufruire di parte dei beni e servizi a cui egli stesso ha contribuito. Potevamo organizzare la società in altri modi, ma sempre ci sarebbe stata necessità di uno scambio: io faccio una cosa per ottenerne un’altra, se questa cosa significa aggredire un orso o inviare delle mail, cambia il tasso di adrenalina ma non la sostanza della cosa in sé. Voglio dire che oggi siamo organizzati ancora secondo le regole che hanno organizzato le società del neolitico. Oggi però siamo in grado di immaginare molte più cose, di produrre molte più cose. Potremmo essere liberi e lavorare due ore a settimana, invece ci facciamo il culo e inneggiamo a bandiere, partiti, confini, razze, dèi e stupidaggini neolitiche. Questi rapporti di schiavitù li abbiamo scelti noi, e sembra che vogliamo tenerceli ancora a lungo. Il lavoro è qualcosa di cui liberarsi per fare altro, per conoscere, divertirsi, aiutare qualcuno; non è un concetto su cui fondare una nazione. Lei lavora nella cultura: qual è lo stato di salute della cultura in Italia? È ancora un’eccellenza?, lo è mai stata?, che fare per sostenerla? L’idea di sostenere la cultura è un’idea, di per sé, da sottocultura. La cultura dovrebbe permeare un’intera società, la conoscenza e la curiosità dovrebbero essere le cose che spingono l’essere umano ad andare avanti, perché a questo siamo programmati. Oggi, grazie all’organizzazione che abbiamo raggiunto, possiamo permetterci di lasciare ad altri la curiosità e la conoscenza, e di lavorare per pagare queste persone, le quali ci dicono cos’è la vita, quali sono i rimedi per le malattie, come dobbiamo pensarla, come è meglio che ci comportiamo; costoro ci impongono modelli di divertimento e di conoscenza, ci fanno immaginare l’erotismo che piace a loro, ci fanno pensare che il divertimento è ciò che diverte loro, che le opere d’interesse siano ciò che interessa a loro. Questo ovviamente ha generato rapporti di schiavitù. Se ci facciamo caso, la maggior parte della curiosità e della conoscenza è indirizzata alla guerra e al profitto di poche persone, le quali sono riuscite a convincere tutti gli altri che c’è necessità di guerre, che c’è necessità di crescita produttiva e che c’è necessità del loro personale profitto per il bene di tutti. Siamo un super computer da un milione di dollari che funziona con un sistema operativo Windows 3.1. Se non capiamo che la crescita avverrà solo se tutta l’umanità cresce, resteremo in questa condizione di primitivi che pigiano tasti senza sapere che fanno. La cultura è il velo che avvolge questo corpo in putrefazione e ne prende piano piano il marcio e gli odori. Noi ci stiamo trasformando in insetti necrofagi e ci nutriamo di morte, andiamo a vedere i dipinti dei pittori morti pensando che, siccome sono morti, sono più importanti, leggiamo quegli autori che il club degli intelligenti ha deciso siano gli autori da leggere. Quando produciamo immaginazione, produciamo standard. Basta vedere i premi letterari, i premi cinematografici, i premi musicali: è premiato chi produce un’opera che somiglia ad opere del passato che sono state importanti. Creiamo linguaggi nuovi che sono già vecchi il giorno dopo, perché di nuovo hanno solo il velo che ricopre il cadavere. Noi possiamo dare il significato che vogliamo alla parola “cultura” ma sarà sempre il prodotto di qualcosa che ci somiglia, oggi noi siamo questa roba qua. Bisogna farci i conti, ma bisogna anche prendersi la responsabilità di educare gli altri, a costo di deluderli.

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Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

AVERE PER ESSERE – Consumismo e società

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IL CONSUMISMO OGGI E’ IL CANCRO DELLA SOCIETA’ ,non solo per motivi di ricchezza più o meno mal distribuita sul nostro Pianeta, ma proprio per una questione ambientale. Oggi il necessario è diventato possedere 3- 4 cellulari di ultima generazione, mangiare cibi super calorici e pieni di conservanti, è avere quanti più abiti e scarpe è possibile, il consumismo è uno stile di vita, una dichiarazione di ricchezza e apparenza.E’ giusto pensare che se oggi i mezzi, le tenologie, i beni, ci sono, bisogna sfruttarli, acquistarli, possederli. Ciò che si contesta è la totale noncuranza che abbiamo avuto in questi ultimi 100 anni a evolverci e a “consumare” deliberatamente e incondizionatamente le risorse di flora, fauna, minerali, ecc che il nostro Pianeta mette a disposizione.Non abbiamo avuto un occhio critico verso il futuro, non siamo stati lungimiranti verso quello che sarebbe stato il futuro delle generazioni a venire. Il benessere è diventato malessere globale a causa di inquinamento, stress, allergie, depressione. Il lavoro nobilita l’uomo, ma non la Terra.

consumismoCOSA POSSIAMO FARE ADESSO CHE NOI GIOVANI ABBIAMO ereditato un pacchetto che non avevamo chiesto e un benessere travestito da mancanza di futuro? Costruiamo noi il nostro futuro, appelliamoci alle nostre coscienze e riteniamoci fortunati di poter essere ancora in grado di fare qualcosa. Il consumismo non ci serve, non ci serve avere per essere, bisogna essere per vivere. Pensiamo dunque a realizzare questa sensazione e questo desiderio di rinnovamento. Gli strumenti ci sono e il tempo (anche se non tantissimo), anche.Quando andate al supermercato controllate le etichette e le provenienze, preferite prodotti locali e biologici. E’ vero costano di più, ma alla lunga guadagnerete in salute e benessere. Favorite la filiera corta e i detersivi ricaricabili, per aiutare il riciclo e lo smaltimento.

-Acquistate i vestiti che vi servono favorendo la qualità e i tessuti con fibre naturali e ipoallergeniche. Evitate scarpe di plastica o di petrolio. Non subite il fascino totalizzante della moda che spesso comporta l’acquisto di prodotti scadenti e che dovrete cambiare l’inverno dopo.

-Spegnete i led in casa, non è necessario possedere tre-quattro televisioni se non le guardiamo… Acquistiamo i prodotti tecnologici che ci servono realmente e favoriamo il recupero di quelli vecchi. Rame, ferro, ecc, si stanno esaurendo.
-Facciamo la raccolta differenziata e favoriamo il recupero dei materiali, aiuteremo gli enti che si occupano di smaltire i rifiuti a far meglio il loro lavoro.

-Informiamoci su tutte le novità ecologiche e ambientali, impariamo ad essere sostenibili a partire dalla conoscenza di ciò che succede, perché è inutile che ci prendiamo in giro, lo stato di salute delle città, del Pianeta, riguarda TUTTI.

-Rispettiamo il territorio che ci circonda, a casa nostra non butteremmo cartacce e non sporcheremmo… Il suolo pubblico appartiene a tutti.
Questi citati sopra non sono leggi, ma consigli e modi per crescere nella consapevolezza di vivere bene, in un quotidiano che può e deve fare la differenza!

>Fonte< 
Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

DANIEL SUELO- L’uomo che vive senza soldi da 12 anni

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E’ POSSIBILE NELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA VIVERE SENZA SOLDI SENZA LAVORO MA CONDURRE IN OGNI CASO UNA VITA DIGNITOSA E NON COMPLETAMENTE ISOLATA DAL MONDO?Non si tratta di una provocazione, ma della scelta di vita concreta e coraggiosa effettuata dodici anni fa dallo statunitense Daniel Suelo, che nel 2000 ha rinunciato completamente al possesso di denaro, facendo a meno di guidare l’automobile, liberandosi della propria patente di guida e dei documenti di identità e scegliendo come propria dimora una caverna situata nello Stato dello Utah.In quel momento, Daniel decise anche di cambiare il proprio cognome, abbandonando quello che lo aveva accompagnato fino a quel momento, Shellabarger, mutato nel più semplice ed armonico Suelo. Daniel dal 2000 non possiede un conto in banca, non maneggia denaro di alcun tipo, non utilizza buoni cartacei per gli acquisti e non riceve alcun sussidio economico da parte del Governo. Ha lasciato il proprio precedente lavoro come cuoco nella convinzione che non fosse il denaro a determinare la propria felicità.

trappolaA PARERE DI SUELO IL DENARO NON E’ ALTRO CHE UNA TRAPPOLA DA CUI FUGGIRE IL PRIMA POSSIBILE il denaro sarebbe, a suo parere, la fonte principale di dissapori e scontri tra gli uomini. L’accumulo di oggetti acquistati grazie alle ricchezze accumulate costituirebbe soltanto un sollievo apparente e momentaneo dalle difficoltà della propria esistenza. La sua scelta era apparsa particolarmente bizzarra nel 2000, quando la crisi economica non aveva ancora colpito gli Stati uniti ed il mondo intero e non aveva ancora apportato quegli effetti negativi di cui siamo ogni giorno testimoni.Il suo caso salì alla ribalta proprio a partire dal 2008, nel momento in cui l’economia mondiale cominciò a vacillare gravemente. Il suo tentativo di abbandonare il “sistema” imposto dalla società americana sembrava essere andato a buon fine e proseguire senza eccessivi intoppi. La decisione di Suelo di distaccarsi dalla comune routine non lo ha però condotto al completo isolamento dalla società. Suelo può contare sulla propria rete di amicizie e non disdegna l’impiego delle nuove tecnologie per raccontare la propria singolare esperienza di vita.

suelodanDAL 2007 INFATTI SUELO RACCONTA LE PROPRIE VICENDE SFRUTTANDO LE POTENZIALITA’ DEL WEB al fine di diffondere la propria esperienza. Suelo cura il blog Zero Currency ed il sito web Living Without Money, attraverso i quali esplora le tematiche legate al ritorno ad un’economia basata sul dono, ad un sincero contatto con la natura ed alla possibilità di fuggire dai dorati richiami provenienti dalla società dei consumi. Ampio spazio è inoltre dedicato alla risposta alle frequenti domande da parte di coloro che vorrebbero provare, almeno in parte, ad imitarlo. Suelo non si sente né ricco né povero, poiché ricchezza e povertà sono termini di paragone che non appartengono più al suo stile di vita, mentre rimangono alla base dei sistemi sociali da cui ha deciso di distaccarsi. Suelo sembra aver trovato così il proprio equilibrio, fatto di buone pratiche e buoni esempi, ma privo di disprezzo nei confronti di coloro che hanno compiuto una scelta diametralmente opposta alla sua.
*Marta Albè
>Fonte<
Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

DANIEL SUELO- L’UOMO CHE VIVE SENZA SOLDI DA 12 ANNI

E’ POSSIBILE NELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA VIVERE SENZA SOLDI SENZA LAVORO MA CONDURRE IN OGNI CASO UNA VITA DIGNITOSA E NON COMPLETAMENTE ISOLATA DAL MONDO?

Non si tratta di una provocazione, ma della scelta di vita concreta e coraggiosa effettuata dodici anni fa dallo statunitense Daniel Suelo, che nel 2000 ha rinunciato completamente al possesso di denaro, facendo a meno di guidare l’automobile, liberandosi della propria patente di guida e dei documenti di identità e scegliendo come propria dimora una caverna situata nello Stato dello Utah.In quel momento, Daniel decise anche di cambiare il proprio cognome, abbandonando quello che lo aveva accompagnato fino a quel momento, Shellabarger, mutato nel più semplice ed armonico Suelo. Daniel dal 2000 non possiede un conto in banca, non maneggia denaro di alcun tipo, non utilizza buoni cartacei per gli acquisti e non riceve alcun sussidio economico da parte del Governo. Ha lasciato il proprio precedente lavoro come cuoco nella convinzione che non fosse il denaro a determinare la propria felicità.

A PARERE DI SUELO IL DENARO NON E’ ALTRO CHE UNA TRAPPOLA DA CUI FUGGIRE IL PRIMA POSSIBILE

Il denaro sarebbe, a suo parere, la fonte principale di dissapori e scontri tra gli uomini. L’accumulo di oggetti acquistati grazie alle ricchezze accumulate costituirebbe soltanto un sollievo apparente e momentaneo dalle difficoltà della propria esistenza. La sua scelta era apparsa particolarmente bizzarra nel 2000, quando la crisi economica non aveva ancora colpito gli Stati uniti ed il mondo intero e non aveva ancora apportato quegli effetti negativi di cui siamo ogni giorno testimoni.Il suo caso salì alla ribalta proprio a partire dal 2008, nel momento in cui l’economia mondiale cominciò a vacillare gravemente. Il suo tentativo di abbandonare il “sistema” imposto dalla società americana sembrava essere andato a buon fine e proseguire senza eccessivi intoppi. La decisione di Suelo di distaccarsi dalla comune routine non lo ha però condotto al completo isolamento dalla società. Suelo può contare sulla propria rete di amicizie e non disdegna l’impiego delle nuove tecnologie per raccontare la propria singolare esperienza di vita.

DAL 2007 INFATTI SUELO RACCONTA LE PROPRIE VICENDE SFRUTTANDO LE POTENZIALITA’ DEL WEB

Al fine di diffondere la propria esperienza. Suelo cura il blog Zero Currency ed il sito web Living Without Money, attraverso i quali esplora le tematiche legate al ritorno ad un’economia basata sul dono, ad un sincero contatto con la natura ed alla possibilità di fuggire dai dorati richiami provenienti dalla società dei consumi. Ampio spazio è inoltre dedicato alla risposta alle frequenti domande da parte di coloro che vorrebbero provare, almeno in parte, ad imitarlo. Suelo non si sente né ricco né povero, poiché ricchezza e povertà sono termini di paragone che non appartengono più al suo stile di vita, mentre rimangono alla base dei sistemi sociali da cui ha deciso di distaccarsi. Suelo sembra aver trovato così il proprio equilibrio, fatto di buone pratiche e buoni esempi, ma privo di disprezzo nei confronti di coloro che hanno compiuto una scelta diametralmente opposta alla sua.
scritto da : Marta Albè
fonte : http://www.greenme.it
Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org