MONSANTO IN SICILIA – Porta i suoi pomodori ogm spacciandoli con il “porta a porta”

Tomato Roadshow 2015

IN SICILIA PARTE OGGI IL “ROAD SHOW POMODORO” DI MONSANTO, al fine di spacciare i propri orrori OGM.Consiste in una dimostrazione porta a porta dei pomodori. Innanzitutto sapete perchè esiste un pomodoro che chiamiamo “Pachino”?Perchè prende il nome dalla sua città di origine. Il pomodoro di Pachino è un IGP, indicazione geografica protetta, il cui disciplinare indica come zona di coltivazione il territorio comunale di Pachino e Portopalo di Capo Passero, oltre a parte dei territori comunali di Noto (SR) ed Ispica (RG): esattamente in questa zona parte oggi e continuerà per i prossimi dieci giorni il “Road Show Pomodoro” di Monsanto, al fine di spacciare anche in questa zona i propri orrori OGM. Il nostro appello agli agricoltori e ai siciliani tutti è semplice e diretto: disertate l’evento come la peste. In particolare questo tour, una sorta di cavallo di Troia ambulante per irretire gente inconsapevole nelle proprie trappole commerciali, toccherà le principali aree siciliane di coltivazione del pomodoro da mensa: Acate, Spinasanta, Vittoria, Licata, Scoglitti, Santa Croce Camerina, Ispica, Donnalucata e Pachino per l’appunto.

 Seminis® e De RuiterIL TOUR CONSISTE IN UNA DIMOSTRAZIONE PORTA A PORTA DEI LORO PRODOTTI Seminis® e De Ruiter™, con tanto di “serra mobile” per dimostrazioni sul campo: in sostanza siamo a livello dei venditori di bevande miracolose che, come in alcuni western, andavano in giro con il loro carrettino a piazzare la mercanzia. Sul loro sito, a promozione dell’iniziativa, si legge che “Monsanto invita tutti in occasione del tour per condividere le novità e per un confronto costruttivo finalizzato a rendere il business locale sempre più competitivo“: balle, boicottateli. L’unico business è il loro, ed è globalizzato, per voi è previsto solo che finirete sul lastrico per farli arricchire. I loro pomodori come tutte le loro sementi sono sterili: se le comprate, non sarete più proprietari di niente, e dipenderete da loro per tutte le future coltivazioni. Quello che Monsanto e altre multinazionali del settore non vi dicono infatti è che già dal lontano 1994, a Marrakesh, i paesi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, su spinta degli Stati Uniti, si riunirono con l’intento di trovare un modo per brevettare gli esseri viventi, semi compresi. Il risultato fu un vero e proprio copyright sulle sementi e sulle piante.

Pink Lady”, varietà brevettataSE LI COMPRATE FARETE LA FINE DEI COLTIVATORI DI MELE DELLA VALLE DELL’ADIGE , vedi alla voce mela “Pink Lady”, varietà brevettata. Questi agricoltori non possono riprodurre le piante né vendere le mele in modo autonomo, si trovano pertanto costretti a comprare piante che costano il doppio – ripetiamo, il doppio – rispetto alle varietà tradizionali. Come se tutto ciò non bastasse, se non rispettano le direttive dei proprietari del brevetto, le piante devono essere estirpate. E i guadagni? Chiedetelo loro che fine hanno fatto, riescono a malapena ad uscirsene dalle spese e a ricavare il minimo per sopravvivere, in una sorta di moderno capolarato “high tech”. Se li comprate, farete la fine dei coltivatori canadesi e statunitensi di soia e colza OGM: se oltre alle loro sementi non comprano anche tutti i prodotti spacciati dal proprietario del brevetto per ogni singola varietà, il raccolto va in rovina. Pacco, doppio pacco e contropaccotto su scala globalizzata, e poiché all’orrore non c’è mai fine, aggiungete anche questo: se anche non coltivate OGM ma il vostro vicino di campo sì, e accidentalmente i suoi semi geneticamente modificati finiscono nel vostro campo, la Monsanto può citarvi in giudizio e costringervi a pagare multe salatissime. Fantascienza? No, è l’attuale realtà della legislazione statunitense e canadese in materia, legislazione che le multinazionali si sono fatte cucire su misura da politici compiacenti che gli elettori si illudono di eleggere a rappresentanza dei propri interessi, ma che in realtà trovano molto più conveniente stare a libro paga delle “Companies”.

pomodori-ogmLA MONSANTO NON SI FA ALCUNO SCRUPOLO NELL’UTILIZZARE QUALUNQUE MEZZO – ma proprio qualunque – pur di arricchirsi sulla vostra pelle, come quando spacciò come proprio brevetto europeo, registrato con numero di protocollo EP1812575, una varietà di pomodoro resistente ad una infezione fungina nota come botrite. Peccato solo che, come denunciato dall’associazione europea “No Patent on Seeds” (Niente brevetti sui semi), il pomodoro in questione non era frutto di ingegneria genetica e dunque non era brevettabile, in quanto esisteva in natura da secoli. In particolare i pomodori originali usati per questo brevetto dalla Monsanto provenivano dalla banca internazionale dei geni a Gatersleben, in Germania. Christoph Then, rappresentante di No Patent on Seeds, ebbe a dichiarare in merito: “Siccome l’incrocio dei pomodori non è brevettabile, Monsanto ha deliberatamente riformulato il brevetto durante il periodo di esame per far sembrare che l’ingegneria genetica sia stata coinvolta. Tuttavia, una lettura attenta del brevetto dimostra che ciò è semplicemente fraudolento. Questi pomodori non sono stati prodotti con il trasferimento di DNA isolato“. Una truffa per farsi pagare dagli agricoltori e da tutti noi ciò che la natura aveva inventato da sempre: altro che sfamare il mondo, piuttosto ridurlo sul lastrico e devastare la natura pur di arricchirsi, è questo il vero volto dell’industria del geneticamente modificato.

monsanto-syngenta-MONSANTO, SYGENTA, NOVARTIS STATENE ALLA LARGA. Le sementi Ogm servono solo a spennare come polli e a schiavizzare gli agricoltori. Vi costringono a comprare semi che potrete coltivare solo per un anno, poi dovrete comprarli nuovamente per ogni altro raccolto, insieme agli erbicidi di loro produzione contro le infestazioni e a tutti gli altri – sempre loro – prodotti chimici senza i quali il vostro raccolto andrà alla malora. Prendete carta e penna e segnatevi questi numeri: in Canada le spese che gli agricoltori devono sostenere per le coltivazioni sono passate, a causa degli OGM, da 1 dollaro ad acro ad oltre 50 dollari. Costi aumentati di 50 volte: voi finite sull’orlo del baratro economico, loro guadagnano dal vostro immiserirvi, dato che solo per la Monsanto il giro d’affari è nell’ordine di 9 miliardi di dollari l’anno. E i loro prodotti non aumentano la resa dei raccolti, balla vietata dalle leggi di natura, e che si paga a caro prezzo sul medio e lungo periodo dato che queste coltivazioni impoveriscono i terreni, né men che meno i vostri guadagni, che anzi precipiteranno. Si presentano come mentori del progresso che vi portano in dono maggiori guadagni, ma in fondo al “pacco” c’è la vostra rovina economica e la devastazione dell’ambiente: girate alla larga, è meglio per tutti.
Condividete in modo che possa arrivare il messaggio a più siciliani possibili…e non solo…

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Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

CATANIA – Ad Aprile si aprirà la prima fiera della canapa

CATANIA - Ad Aprile si aprirà la prima fiera della canapa

SI CHIAMERA’ MALACANAPA E SARA’ LA PRIMA FIERA DEDICATA ALLA CANAPA IN SICILIA. Dal 24 al 26 aprile presso il centro fieristico “Le Ciminiere” a Catania, una tre giorni che si promette di “cancellare il muro di ignoranza che circonda questo straordinario vegetale”. All’interno della fiera si troveranno dolci, prodotti da panificio, produttori di materiali edili e coibentanti, aziende che lavorano tessuti, abbigliamento e cordame, produttori di mangimi e lettiere per animali, materiale bio-plastico, cosmesi e prodotti salutistici a base di canapa. Previsti anche momenti informativi con alcuni incontri ai quali parteciperanno docenti di istituti universitari dove si sperimentano i derivati della canapa, ed una competizione sportiva con il campione intercontinentale di Thay Boxe Calogero Palmeri che, prima dell’incontro, terrà una piccola conferenza per parlare dei benefici dell’impiego dei semi di canapa e dei suoi derivati come integratori alimentari. Quello previsto a Catania sarà il quarto evento fieristico dedicato alla canapa in Italia, dopo la Indica Sativa Trade di Fermo (prima edizione nel 2013) e le appena nate fiere di Napoli e Roma, mentre da mesi si parla anche di una possibile nuova fiera da svolgere a Bologna (o Milano?). Un segnale positivo che testimonia un nuovo clima anche nel nostro paese, nel quale si nota un grande e inedito interesse verso l’organizzazione di eventi sulla canapa. L’auspicio è che tante fiere non portino a dividere risorse, energie e visitatori. Sarebbe un peccato.

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Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

CARI I NOSTRI LIMONI – Li compriamo dal Cile e in Sicilia marciscono

CARI I NOSTRI LIMONI - Li compriamo dal Cile e in Sicilia marciscono

SEMBRA UN PARADOSSO MA E’ COSI’. I limoni li abbiamo in Italia, ma preferiamo farli arrivare da altri Paesi. La crescita, in questo senso è esponenziale. “La realtà dei fatti – commenta Coldiretti – è che, dati alla mano, oltre il 25 per cento dei limoni consumati in Italia è di importazione. Se nel 1995 l’Italia importava 17,8 milioni di chilogrammi di limoni, oggi le importazioni sono arrivate a superare i 103 milioni di chilogrammi. La produzione nazionale, nello stesso periodo, da poco meno di 700 milioni di chilogrammi è crollata a poco più di 300 milioni di chilogrammi, sotto i colpi di prezzi troppo bassi e delle importazioni“, conclude Coldiretti.

 La “riviera dei LimoniE LE AZIENDE SICILIANE MUOIONO. Fra il 2000 e il 2010 ha chiuso i battenti più del 40% delle aziende agricole in Sicilia, che produce l’85% dei limoni italiani. La “riviera dei Limoni”, che attraversa Aci Castello, Acitrezza, Giarre e Roccalumera non fa eccezione: dai 6mila ettari e 135mila tonnellate del 2009 ai 5mila ettari e 120 mila tonnellate del 2011.” E alcuni siciliani commentano: “Qui in Sicilia i limoni restano sugli alberi e poi marciscono non li raccolgono nemmeno perché li vogliono pagare pochissimo e i contadini non recuperano neanche le spese. Però poi li importiamo per fare arricchire le altre nazioni. Bravi!” Come riporta la Repubblica di Palermo: “Limoni a 7 centesimi al chilo, i produttori li lasciano sugli alberi. Settanta chilometri di distese di limoneti disegnano la costa tra Catania e Messina. Hanno creato nell’immaginario collettivo l’iconografia della Sicilia, ma tra pochi anni di quegli alberi potrebbe non restare traccia. Ai contadini che producono nel tratto di terra che attraversa Aci Castello, Acitrezza e Giarre, fino a Roccalumera, non conviene più coltivare i limoni, perché i costi per produrli sono arrivati a superare i ricavi della vendita: sette centesimi per un chilo, contro i tredici che costa raccoglierli. E così migliaia di tonnellate di frutti rimangono a marcire sui rami. E si preferisce rincarare e guadagnare su quelli stranieri che importiamo a basso costo.” Che dire! Come sempre il mio consiglio è di comprare frutta e verdura locale, non trattata. Non affidiamo le nostre scelte e la nostra salute ai grandi business che cercano solo il guadagno senza scrupoli, a qualunque costo.

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Redatto da Pjmanc https://ilfattaccio.org

SICILIA – Un altro esempio di ecovillaggio – Ciumara Ranni

 

La Ciumara vista dalla strada, al centro la casa dove si svolge la vita comune.

La Ciumara vista dalla strada, al centro la casa dove si svolge la vita comune.

CIUMARA RANNI NASCE A SEGUITO DI UNA RICERCA DI UN POSTO ABBANDONATO DA FAR RIVIVERE.Roberto, l’ideatore del progetto, è stato spinto dall’idea che tali posti possano essere il giusto punto di ri-partenza: “questi luoghi, di cui è giusto prendersi cura” pensa Roberto “sono stati abbandonati dagli altri e dobbiamo viverli nell’ottica di lavorare con la natura e non contro, riducendo al minimo l’impatto negativo di soluzioni aggressive contro l’ecosistema nel quale si è immersi. Per esempio: per sciogliere i nodi selvatici e spinosi che il tempo ha usato per serbare e proteggere tale luogo, è stato scelto un approccio di recupero graduale che non fa uso di attrezzatura a scoppio né di combustibili. Ciò che la lama spezza e taglia sarà capace di ripartire e rigenerare, diventando cosi il simbolo della Resilienza”.Grazie ad un appello lanciato da Roberto sulle diverse reti sociali, è stato possibile incontrare un gruppo di proprietari disposti a stipulare contratti di comodato d’uso gratuito e di fondare, poco dopo, un’associazione culturale che mette in rete “chi ha e non può e chi può e non ha”.

Gli orti sono irrigati tramite acqua di sorgente portata, tramite un centinaio di metri di tubo, fino alla vasca da bagno che si vede a destra. Più a monte ancora di questa sorgente parte una antica saia (piccolo canale in pietra) che, una volta ripristinata, porterà l'acqua a pochi metri dalla casa, una vera ricchezza.

Gli orti sono irrigati tramite acqua di sorgente portata, tramite un centinaio di metri di tubo, fino alla vasca da bagno che si vede a destra. Più a monte ancora di questa sorgente parte una antica saia (piccolo canale in pietra) che, una volta ripristinata, porterà l’acqua a pochi metri dalla casa, una vera ricchezza.

TANTA ERA LA VOGLIA DI FAR RIVIVERE IL LUOGO che i lavori di insediamento sono iniziati ben prima che contratto ed associazione venissero ufficializzati. Così, idee, gruppo e progetto sono germogliati insieme ad i semi che per primi sono stati posti a dimora lì dove l’intrico di rovi custodiva la terra, dove scorre l’acqua sorgiva della Grande Fiumara (da cui il nome dialettale Ciumara Ranni): una fonte di vita preziosissima, che non si asciuga neanche durante i torridi mesi estivi della Sicilia. Grazie a questa ricchezza, le prospettive future di Ciumara Ranni, sono limitate solo dalla fantasia e creatività dei suoi futuri abitanti, che troveranno il proprio spazio nei 16 ettari e 12 immobili da ristrutturare. Più il numero di abitanti sarà grande e più facilmente sarà possibile svilupparvi arti e mestieri, scambiare e collaborare, riorganizzare e promuovere l’ecosistema e ricreare una la struttura sociale propria. Finora Roberto ha iniziato a sistemare la casa che, col minimo impiego di forze, poteva accoglierlo, lasciandogli il tempo per dedicarsi agli orti ed all’osservazione del territorio, propedeutica alla futura progettazione delle diverse aree. Adesso però il primo nucleo di abitanti dovrà pensare ad assicurarsi il fabbisogno alimentare e soddisfare le necessità di base come quelle relative all’abitazione; autogovernarsi, quanto possibile, rimanendo però connessi con tutto ciò che li circonda, sia questo simile o dissimile dalle scelte di vita compiute dagli abitanti del progetto. È ritenuto importante l’uso sia della comunicazione virtuale che quella fisica/reale, all’interno e all’esterno del progetto. Parimenti, coltivare diverse forme di scambio, di conoscenze e sistemi di aiuto reciproco, utilizzando il denaro che però con il tempo ceda il passo a sistemi più indipendenti e locali.

INFO IN BREVE:
Luogo: SP9 Carlentini – Sortino (SR) http://g.co/maps/4ywss
Residenti fissi: 2
Ordientamento DietEtico: l’area attualmente occupata è di orientamento vegano, ma c’è la possibilità di creare altre aree di diverso orientamento.
Viandanti, ospiti, amici vecchi e nuovi: molti ed in constante aumento
Raduni: incontro di progettazione ecovillaggio ogni primo sabato del mese, vari workshop di autocostruzione nei week end tempo permettendo.
Ettari: circa 16 ettari.
Acqua: fiume di acqua potabile sorgiva (analizzata recentemente) perenne.
Piante: bancali sinergici sempre in costruzione, centinaia di alberi da frutto da innestare (cachi, fichi, peri, susini) da raccolta immediata (noci, ulivi, sambuchi) e 2 ettari di agrumeto da liberare e rimettere in sesto ma che già produce abbastanza per il fabisogno di marmellate e spremute.
Abitazioni: 12 immobili di varia natura e struttura. Solo una è abitabile nell’immediato, può ospitare massimo 5 residenti fissi. Le altre 11 sono da ristrutturare ma hanno mura solide, pronte per montare i tetti e per le rifiniture interne.
Tipologia di recupero: possibilità di costruire in terra cruda, legno, pietra e paglia, poiché la zona è ricca di questi materiali.
Proprietà: Comodato d’uso ancora da firmare, stiamo vedendo di usare una formula 5 anni + 5 . I terreni possono però essere acquistati ma i proprietari amano l’idea della comunità a cui loro e forse i loro figli potrebbero un giorno partecipare come pari. Forme di scambio per le migliorie sono da valutare e concordare con i proprietari che sono molti e dislocati nei 16 ettari.
Per tenersi aggiornati sugli sviluppi di Ciumara Ranni,è possibile trovarli su Facebook oppure su www.ciumararanni.it

*Francesca Guidotti
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

PARMALAT – Ritirati yogurt alla fragola in Sicilia corpi estranei nei vasetti

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IL RICHIAMO RIGUARDA SOLO UN LOTTO PRESENTE NELL’ISOLA. Auchan e i giornali locali lanciano l’allarme.Yogurt con sorpresa in Sicilia. Ma c’è ben poco da rallegrarsi. In tutti i punti vendita dell’Isola Parmalat sta ritirando il suo storico yogurt alla fragola in vasetto di vetro. Il richiamo riguarda solo questa regione e solo il KYR gusto fragola, confezione da 2 vasetti in vetro ciascuna da 125 grammi, scadenza 04/10/2013. La Parmalat precisa che nessun problema viene segnalato per gli altri vasetti KYR.Attenzione quindi: oltre al goloso doppio strato alla frutta, l’accattivante  vasetto potrebbe nascondere corpi estranei. Nessuna delle avvertenze pubblicate su siti web e sui giornali più diffusi in Sicilia precisano che genere di sgradite sorprese potremmo trovare.

auchanIL SITO DELLA CATENA DI SUPERMARCATI AUCHAN HA RILANCIATO LA NOTIZIA IN RETE E HA AVVISATO IMMEDIATAMENTE I CLIENTI.“Tutti i consumatori che hanno acquistato una confezione di questo  prodotto in Sicilia, sono pregati di contattare il numero verde  800 848 020 per concordare le modalità di sostituzione dello stesso. Parmalat è grata ai Clienti che, comprendendo il suo impegno a garantire qualità e sicurezza, presteranno la loro collaborazione al richiamo del prodotto indicato”, si legge in una nota della Parmalat.“Non è dato sapere quali altre catene di supermercati sono interessate in quanto purtroppo Parmalat non ha voluto diffondere la lista dei supermercati che hanno venduto i vasetti di yogurt”, si segnala sul sito “sportello dei diritti”.

>Fonte<
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio