SPAZIO – Emergenza rifiuti

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IL PROBLEMA DEI ROTTAMI SPAZIALI STA DIVENTANDO GRAVE E SERIO AL PUNTO DA POTER COMPROMETTERE FUTURE MISSIONI.Incredibile a dirsi,eppure in pochi decenni l’uomo è riuscito a fare anche questo: creare un’emergenza rifiuti nello spazio. Sappiate, adesso, che ogni volta che guarderemo al cielo con entusiasmo per un nuovo corpo celeste che nasce o per un’antica stella scoperta, dovremo immaginare che nelle favolose distese dello spazio si aggirano anche rottami di vario genere: missili e satelliti non più in uso, frammenti di materiali metallici totalmente fuori controllo Il National Research Council americano ha sottoposto il problema, accusando la NASA di non stare tenendo in debita considerazione le eventuali conseguenze che potrebbero nascere da tutta questa spazzatura in orbita; da parte sua, l’agenzia per il programma spaziale degli Stati Uniti ha ammesso di essere perfettamente consapevole del fatto che nel cosmo circolano tantissimi rottami, al punto da riconoscere di aver creato una situazione che potrebbe diventare ingestibile.

ROTTAMI-SPAZIALIPEZZI CHE SI SCONTRANO TRA DI LORO CREANDONE COSI’ ANCORA DI PIU’ per adesso la quota approssimativa è di 19 000 di oggetti “indesiderati” nello spazio superiori a 10 centimetri e 5 000 inferiori a 10 cm, con milioni di frammenti microscopici non quantificabili. Due i rischi maggiori che provengono da questa vera e propria emergenza: il primo è che satelliti funzionanti in orbita possano subire i danni di un eventuale impatto, il secondo è per la stessa vita degli astronauti all’interno di strutture. Non è di molto tempo fa la notizia di una imprevista manovra di spostamento della Stazione Spaziale Internazionale, compiuta per evitare di essere colpita da un pezzo di metallo che le è sfrecciato accanto.Dunque, sebbene ci sia chi asserisce che, ad ogni modo, pericoli di gran lunga più significativi vengano dai meteoriti e dalle probabilità di collisioni con questi che sono molto più alte, la situazione necessita assolutamente di una soluzione rapida, secondo Donald J. Kessler ex responsabile della NASA dell’Orbital Debris Program Office.Il problema, tuttavia, è anche diplomatico e dovrà seguire le vie del confronto e del dialogo per giungere ad uno scioglimento: solo il 30% dei rottami, infatti, è attribuibile alla NASA e non possono essere, quindi, i soli Stati Uniti ad assumersi responsabilità e spese di questo intervento. Tuttavia è un’esigenza giungere rapidamente ad un compromesso, prima che i guai seri inizino davvero a verificarsi.
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

IL POLO NORD SPARIRA’ – E il resto del pianeta?

ORMAI NON E’ PIU’ SE MA QUANDO

Chi dice che già nel 2020, e cioè domani, chi, più ottimista, nel 2030; ma una cosa è certa, prima o poi dovremo fare a meno del Polo Nord e con esso delle tradizioni Inu-it, degli orsi polari, delle foche e di tante altre specie di animali polari: dovranno cambiare abitudini o estinguersi. Un satellite della NASA (IceSat) dal 2003 al 2008 aveva già effettuato ricognizioni testimoniando il veloce arretramento del ghiaccio. In seguito, l’euro satellite CryoSat, più moderno e preciso, non solo ha misurato la superficie reale del Polo Nord, ma ne ha monitorato con il suo innovativo radar anche lo spessore. La sentenza, a quanto pare senza appello: per la scomparsa dei ghiacci polari difficilmente si andrà oltre il 2025.Del resto lo si sapeva da decenni: l’aumento della temperatura non si distribuisce uniformemente nel Globo, se alle nostre latitudini siamo a +0,70° rispetto al 1950, al Polo le temperature sono oltre il +2,4°. Insostenibile, perché il Polo Nord non è un continente come il Polo Sud, è semplicemente ghiaccio, formatosi in tempi geologici non antichissimi, che galleggia sull’acqua salata che difficilmente scende sotto i -2°. Del resto basta navigare un po’ in internet per fare qualche verifica: a febbraio nella “bassa” Padana le temperature rilevate si attestavano tra i -7° e i -15° e in alcune zone del Piemonte si sono raggiunti i -20°, mentre nello stesso periodo alla stazione meteo Svalbard, nei pressi del Polo Nord, si registravano da 0° a +4° e pioveva.

 

LE CONSIDERAZIONI DEGLI ESPERTI

dell’Intergovernmental Panel on Climate Change fino a qualche anno fa prevedevano uno scioglimento totale dei ghiacci artici nel 2050. Le indagini effettuate da CryoSat hanno indicato prospettive molto peggiori con la possibile sparizione addirittura al 2020, e c’è da crederci se i rompighiaccio russi, che di solito accompagnano spedizioni di scienziati e turisti, testimoniano che buona parte del viaggio, che fino a pochi anni si faceva spaccando lastre di ghiaccio di due metri spesse, nell’ultimo anno è stata quasi una passeggiata su ghiaccio spesso dai 30 ai 50 cm: pare sia stato addirittura difficile trovare ghiaccio solido sul quale far scendere i passeggeri. Ma non è tutto, i russi testimoniano che ormai al Polo si cominciano a vedere i gabbiani reali: cosa inaudita per gli ornitologi, perché il suolo e la trasparenza del ghiaccio fanno proliferare il plankton, quindi i pesci che se ne cibano e i gabbiani al seguito, loro predatori.Il paleontologo Malcolm McKenna, dell’American Museum di Natural History di New York, inizialmente scettico sui racconti catastrofici dei comandanti dei rompighiaccio russi, in una spedizione ha testimoniato con rilevamenti GPS, foto e video di essere stato a latitudini raggiunte sempre e solo con cani e slitte, mai con rompighiaccio. E se non sta bene il Polo Nord, figuriamoci il resto. Per esempio la Siberia sta vivendo lo scioglimento del terreno ghiacciato che, a parte i danni locali agli oleodotti a causa del cedimento dello stesso, da millenni fa da tappo ad immensi giacimenti di metano poco profondi e ora, sfaldandosi, sta liberando un gas serra tanto pericoloso quanto la CO2. O più semplicemente ci basta guardare in casa nostra: stagioni impazzite e clima che continua a registrare minime e massime “da record”.

 

COSA FARE DUNQUE?

Sicuramente, a differenza di quanto molto spesso si dica, noi europei stiamo facendo tanto, siamo molto avanti nel fotovoltaico, nello sfruttare le biomasse, nel recuperare e riutilizzare rifiuti, nel risparmio energetico e faremo di sicuro molto di più entro il 2020 (a partire, come vi diciamo spesso, dai piccoli gesti di tutti i giorni che ognuno di noi può, e dovrebbe fare); ma dovremo abituarci anche a convivere con un clima semi-tropicale e tutti i danni conseguenti, perché fino a quando i nostri “cari amici” USA continueranno a vivere come se l’ambiente fosse affare di altri, e Cina, India e Russia non capiranno che il capitalismo sfrenato dell’edilizia, dell’industria degli schiavi e della povertà altrui come leva di ricchezza per pochi portano di corsa a un mondo invivibile, noi europei continueremo a vivere in un clima che cambia soprattutto per incuria altrui. Del resto, Chavez usava dire che “se il Clima fosse una Banca, gli USA e l’Europa l’avrebbero già salvato”. No?

 

 

*Carlo De Sio
>Fonte<
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

IN SVEZIA MANCANO I RIFIUTI PER PRODURRE ENERGIA

 

 

termovalorizzatoreE’ UN ECO PARADOSSO VERO E PROPRIO

In Svezia mancano i rifiuti per produrre energia mentre in tutto il mondo scarseggiano le risorse naturali: petrolio, gas, metalli, terreni fertili, alberi, acqua.In questo Paese scandinavo infatti la raccolta differenziata è così efficiente che i modernissimi termovalorizzatori non hanno abbastanza spazzatura da bruciare per produrre energia. Termovalorizzatori che, a regime, possono produrre calore pari al 20% del fabbisogno nazionale e una quantità di energia elettrica sufficiente per 250.000 abitazioni.Quale soluzione quindi per i civilissimi e sostenibili svedesi? Importare immodizia dalla vicina Norvegia dando vita a un business proficuo per entrambi i Paesi. E se i biondi svedesi scoprissero presto gli immensi giacimenti di spazzatura di cui il territorio e il sottosuolo della nostra bella Italia è ricchissimo? Sarebbe una svolta. E noi Italiani non ci rendiamo conto di quali ricchezze abbiamo sotto i piedi.

 

COME DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALESvezia-rifiuti cercasi

quando le nostre truppe, a corto di carburate per i propri mezzi di trasporto in Nord Africa, ignoravano l’esistenza dei giacimenti di petrolio nel sottosuolo della sabbiosa Libia.C’è da sperare che il paradosso scandinavo si realizzi presto anche da noi. Immaginate che i cittadini di Napoli, Palermo, Roma si svaglino un mattino e con le mani sulle guance e le facce piene di stupore esclamino a gran voce: E’ sparita l’immondizia!!! E scoprire che gli Svedesi se la sono portata via. Ma è davvero questa la soluzione al problema rifiuti? Aspettare la bacchetta magica? Non sarebbe pià pratico e più eco sostenibile emulare i nordici nella raccolta differenziata? E al posto di produrre energia bruciando rifiuti indifferenziati sfruttare invece le fonti rinnovabili? Io credo proprio di si.

Fonte
Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

OGNI SECONDO VENGONO BUTTATI 38 KG DI CIBO NEI RIFIUTI

MA CI RENDIAMO CONTO CHE FOLLIA?

Ogni secondo finiscono nella pattumiera 38 chili di alimenti in Francia.Lo rivela uno studio pubblicato oggi dal quotidiano “Le Parisien – Aujourd’hui” sottolineando che il cibo che viene sprecato rappresenta il 21% di quello acquistato.In sostanza ogni anno vengono buttati 5,6 milioni di tonnellate di alimenti. Lo studio, realizzato nel marzo del 2011 in sette paesi europei, rivela che i francesi sono i maggiori “spreconi” del vecchio continente.”In Francia, si stima che ogni secondo vengono gettati 38 kg di cibo”, sottolinea l’autore dell’indagine, Jean-Marie Boucher, fondatore di ConsoGlobe. Secondo lo studio, il costo di questo spreco si stima in 430 euro all’anno per persona.

fonte : http://www.100ambiente.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

PREZZI- SI SPENDE DI PIU’ PER LE CONFEZIONI CHE PER IL PRODOTTO!

NELLA SPESA ALIMENTARE DEGLI ITALIANI IL COSTO DELLE CONFEZIONI E’ LA COMPONENTE PIU’ RILEVANTE E SUPERA QUELLA DEL PRODOTTO AGRICOLO CONTENUTO

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata al Forum internazionale ‘Economia dei Rifiuti’ organizzato da Polieco (il Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti a base di polietilene) al quale ha partecipato il Segretario generale Franco Pasquali. Si tratta – sottolinea la Coldiretti – dell’effetto congiunto delle strategie di marketing che puntano molto sulle confezioni per favorire le vendite anche con la riduzione dei formati a favore dei single e delle famiglie sempre meno numerose e del crollo dei prezzi alla produzione agricola calati dal 53 per cento per le pesche al 30 per cento per grano e latte su livelli insostenibili per le aziende agricole.Oltre la metà dello spazio della pattumiera nelle case – precisa la Coldiretti – è occupato da scatole, bottiglie, pacchi con i quali sono confezionati i prodotti della spesa e che generano complessivamente 12 milioni di tonnellate di rifiuti, il 40 per cento della spazzatura che si produce ogni anno in Italia.
OGGI L’AGRO ALIMENTARE E’ LA MAGGIOR RESPONSABILE DELLA PRODUZIONE DI RIFIUTI DA IMBALLAGGIO

Che oltre all’impatto ambientale ha una incidenza notevole sui prezzi, sia in quanto componente sempre piu’ rilevante del costo del prodotto sia per il fatto – ha riferito la Coldiretti – che aumenta il peso da trasportare. Il risultato è che – sostiene la Coldiretti – i barattoli etichettati costano più dei fagioli contenuti, le bottiglie piu’ della passata, i brick piu’ del succo di frutta ed le scatole piu’ grano di cui sono fatti i biscotti. Nei fagioli in barattolo – precisa Coldiretti – la confezione incide per il 26 per cento sul prezzo industriale di vendita, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25 per cento, per il succo di frutta in brick al 20 per cento e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10 per cento.

GLI IMBALLAGGI

continua la Coldiretti – pesano dunque sulle tasche e sull’ambiente, ma è possibile abbatterne la diffusione grazie a nuove tecnologie distributive che si stanno diffondendo nei supermercati e nelle piazze anche per sostenere le vendite dirette effettuate dagli agricoltori. Dai nuovi dispenser che consentono di acquistare pasta, riso, legumi e frutta secca sfusa ai distributori di latte crudo direttamente dalla stalla che sono presenti oramai a centinaia (elenco sul sito www.campagnamica.it ).La diminuzione della produzione dei rifiuti – conclude la Coldiretti – è per circa la metà degli italiani (47 per cento) il principale obiettivo da seguire per affrontare il problema del loro smaltimento, secondo l’ indagine realizzata da Swg per Polieco.

fonte : http://www.ilnuovomondo.it/

Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org