CIBO E PLASTICA – Un’accoppiata pericolosa?

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I CONTENITORI DI PLASTICA UTILIZZATI PER CONSERVARE I CIBI SONO DIFFUSI IN TUTTE LE NOSTRE CASE
Ma vi siete mai chiesti se sono creati con materiale adeguato per poter entrare in contatto con ciò che mangiamo?Prendete il vostro contenitore e leggete il numero scritto sotto: corrisponde alla materia plastica con cui esso è costruito. Se il numero è 3 significa che il vostro contenitore è composto da PVC (cloruro di polivinile) che contiene DEHA, una sostanza potenzialmente tossica. Se invece trovate il numero 7 allora il vostro contenitore è composto da policarbonato che contiene BPA, una sostanza altamente tossica e nociva per l’organismo umano.A riguardo ci sono diversi studi: alcuni minimizzano riguardo la pericolosità di queste sostanze (basta produrre oggetti con la quantità minima accessibile), altri mettono in allerta sui possibili rischi.Ciò che si sa con certezza è che il BPA in gravidanza o in allattamento passa nel flusso sanguigno materno ed arriva fino al bambino. Il Canada ha deciso di mettere al bando qualsiasi oggetto di plastica contenente BPA, l’Europa ha detto no ai biberon contenenti questa sostanza.

plastica_codiciECCOVI UNA TABELLA CON LE CODIFICHE EUROPEE RIGUARDO AI VARI TIPI DI PLASTICHE
Le plastiche considerate idonee per la conservazione dei cibi sono le numero 1,2,4 e 5.Ed ora alcune raccomandazioni dell’Istituto Superiore della Sanità:“L’idea di eliminare in toto l’esposizione BPA è, al momento, chimerica; le autorità preposte alla regolamentazione stanno adottando provvedimenti atti a tutelare i gruppi più vulnerabili all’esposizione: ad esempio, nel 2011 l’Unione europea vieterà la produzione prima (marzo) e la vendita poi (giugno) di biberon in policarbonato contenenti BPA (15). Nel frattempo possiamo, almeno, cercare di ridurre l’esposizione al BPA seguendo semplici passi, quali:-Non usare contenitori alimentari in policarbonato nel microonde. Il policarbonato è forte e durevole, ma con l’usura causata dal tempo e dalle temperature elevate potrebbe rilasciare BPA.-Ridurre l’uso di cibi in scatola, in particolare per i cibi caldi o liquidi. Optare, invece, per vetro, porcellana o contenitori di acciaio inox senza rivestimenti interni in plastica.-Se si vive in un paese extra-UE, scegliere biberon privi di BPA.-Quando si usa una bottiglia di acqua in plastica, non ri-utilizzare più volte.-Adottare una accurata igiene orale in modo da ridurre la necessità di cure dentali.- Indossare i guanti se si maneggiano molti scontrini in carta termica.“E ricordatevi questi suggerimenti: non utilizzate contenitori ormai vecchi o graffiati, prima di mettervi il cibo da conservare attendete che si sia raffreddato, preferire alla plastica o alla pellicola trasparente contenitori di acciaio inox, vetro, pirex, terracotta, ceramica, stoffa e carta: sono più adatti alla conservazione sana e sicura dei cibi e sono anche ecologici considerando che la plastica non è biodegradabile!

>Fonte< 

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

 

PLASTICA ADDIO – Meglio l’acqua elastica

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GLI SCIENZIATI GIAPPONESI DELLA JST HANNO REALIZZATO UNO SPECIALISSIMO MATERIALE FLESSIBILE COMPOSTO DAL 95% D’ACQUA.E’ estremamente elastico e trasparente e potrebbe liberarci dalla dipendenza della plastica. E dal petrolio.Una simil-plastica con 95% di acqua – I ricercatori giapponesi della Japan Science and Technology Agency (JST) l’hanno subito ribattezzata “acqua elastica” proprio per la sua struttura. E’ il materiale più ecologico e economico mai realizzato come sostitutivo della plastica. E’ stata mostrata in esclusiva alla Tv nazionale nipponica NHK collegata in diretta con lo staff dell’Università di Tokyo.Ecologica e con grande potenziale – Questa particolare plastica trasparente e gommosa ha il 95% di comune acqua e si ottiene aggiungendo una microscopica parte di argilla e altre sostanze organiche naturali. Il risultato finale sarà gelatinoso e si dimostra perfetto per determinate applicazioni come nella chirurgia per mantenere i tessuti connessi in modo saldo e anti-rigetto. Ma variando la composizione interna dell’acqua elastica si potranno ottenere simil-plastiche differenti. La rivista britannica Nature l’ha già promosso a pieni voti, speriamo non che questa innovazione non si perda nei prossimi mesi.

>Fonte< 

Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

ZANZARE – Come creare una trappola da una bottiglia di plastica

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CALDO IN ARRIVO E NON SOLO

Compagne inseparabili della stagione estive sono le zanzare. Come evitare che questi ‘simpatici’ insetti possano avvicinarsi a noi? È possibile creare in casa un anti-zanzare naturale, riciclando delle vecchie bottiglie di plastica.Nessuna sostanza chimica artificiale, niente ‘spiralette’ né diffusori di ‘profumi’ da attaccare alla presa di corrente. Ecco cosa occorre:
1 grammo di lievito di birra
4 cucchiai di zucchero
200 ml di acqua
Una bottiglia di plastica da 2 litri
Cartone o cartoncino nero
Scotch
Un contenitore per riscaldare l’acqua.

 

1PER PRIMA COSA

occorre tagliare la bottiglia di plastica e farlo un centimetro prima che inizi a diminuire la sua circonferenza. Dovrebbe essere tagliata in modo uniforme ed orizzontalmente.Nel frattempo, si riscalda l’acqua e vi si versa lo zucchero, mescolando fino a quando non si sarà sciolto. La soluzione va lasciata raffreddare. È preferibile far bollire l’acqua circa 10 minuti per eliminare eventuali tracce di cloro. Successivamente l’acqua zuccherata va versata nella parte inferiore della bottiglia.A questo punto, all’acqua sarà fredda si aggiunge il lievito senza mescolarlo in modo che la reazione chimica duri di più. Ciò produce diossido di carbonio (CO2) in piccole quantità, la principale ‘attrattiva’ per le zanzare.

 

METTERE LA PARTE SUPERIORE DELLA BOTTIGLIA CAPOVOLTA4

come un imbuto e inserirla dentro l’altra metà. Sigillare con nastro adesivo attorno ai bordi, in modo che la CO2 si concentri solo al centro del contenitore.Rivestire l’intera bottiglia di cartoncino nero. Attenzione, la parte superiore non va coperta. La trappola deve essere posta in un angolo buio e preferibilmente umido. Per gli esterni, deve essere basta metterla in un angolo o appesa al soffitto, perforando il contenitor.Dopo due settimane, basta staccare il cartoncino per vedere il risultato. Allora, l’”imbuto” andrà smontato per eliminare le zanzare intrappolate all’interno. Basta poi riempire la bottiglia con gli ingredienti già utilizzati per creare una nuova trappola.

 

*Francesca Mancuso

>Fonte<
Redatto da Pjmanc:  https://ilfattaccio.org

NESTLE’ – Frammenti di plastica nel cioccolato ritirato KitKat Chunky in UK

Nestlè

PLASTICA NE CIOCCOLATO NESTLE’

Dopo il ritiro dalla vendita di alcuni lotti di pizza surgelata Buitoni per via della presenza di corpi estranei, avvenuto lo scorso dicembre da parte di Nestlé, e dei tortellini a marchio Buitoni contenenti carne equina non dichiarata in etichetta, l’azienda svizzera si trova ad affrontare una nuova vicenda spinosa, legata questa volta alle uova di Pasqua e ad altri prodotti a base di cioccolato, a partire dal suo famoso KitKat.Nestlé ha ordinato nel Regno Unito il ritiro di migliaia di barrette di cioccolato e di uova di Pasqua in quanto alcuni consumatori hanno denunciato all’azienda la presenza di corpi estranei di plastica all’interno dei dolci acquistati. Il ritiro dal commercio di uova di cioccolato e del prodotto KitKat Chunky è stato ordinato lo scorso venerdì.Il ritiro è stato definito come una misura precauzionale da parte dell’azienda. La presenza di frammenti di plastica negli alimenti non avrebbe causato problemi di salute nei consumatori, ma certamente ha costituito la causa di proteste e di lamentele. I prodotti ritirati dal mercato sarebbero stati realizzati in Bulgaria.Nestlé ha comunicato ai consumatori che avessero acquistato tali prodotti di riconsegnarli in modo da poter ricevere un rimborso. L’azienda si è premurata di scusarsi con i propri clienti rilasciando la seguente dichiarazione: “La sicurezza e la qualità dei nostri prodotti sono una priorità non negoziabile per l’azienda. Ci scusiamo sinceramente con i nostri consumatori per gli eventuali disagi causati da questo richiamo volontario”.

 

DI SEGUITO L’ELENCO DEI PRODOTTI NESTLE’ RITIRATI DAL MERCATO

– Kit Kat chunky peanut butter 48 g barrette con scadenza da settembre 2013 a febbraio 2014
– Kit Kat chunky nocciola g 48 bar con scadenza da settembre 2013 a ottobre 2013
– Kit Kat chunky choc fudge bar 48 g con scadenza da settembre 2013-ottobre 2013
– Kit Kat chunky caramello (48 g) con scadenza da giugno 2013-luglio 2013
– Kit Kat chunky hazlenut multipack con scadenza da settembre 2013 a dicembre 2013
– Uovo gigantesco insieme a Kit Kat chunky con scadenza a luglio 2013

 

sportello-dei-dirittiIN ITALIA I CONSUMATORI POSSONO CONSIDERARSI AL SICURO?

In riferimento alla notizie provenienti dall’Inghilterra, comunica Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sino ad oggi il Ministero della Salute non ha precisato se i prodotti in questione siano esclusi dalla commercializzazione sul mercato italiano. E’ la stessa Nestlè che rassicura però i consumatori nostrani specificando con una nota che il richiamo dei prodotti non coinvolge in alcun modo l’Italia:”Il richiamo avviene a titolo precauzionale dopo che sette consumatori in Gran Bretagna hanno informato l’azienda di aver trovato piccoli corpi estranei di plastica nel prodotto. Nestlé ha quindi deciso, nonostante non ci siano altre segnalazioni simili e per evitare rischi per i consumatori, di procedere con un richiamo volontario di tutti i prodotti delle 4 varietà citate Kit Kat Chunky e di Kit Kat Chunky Collection Giant Egg prodotti a partire da settembre 2012.Le referenze oggetto del richiamo sono vendute prevalentemente in Gran Bretagna e in piccole quantità anche in Germania, Svizzera, Malta, Austria, Singapore, Filippine, Canada e Hong Kong.Teniamo a rassicurare che i prodotti in questione non sono commercializzati in altri Paesi né tantomeno in Italia”

*Marta Albè

>Fonte<
Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

IL VIAGGIO DI UN POMODORO SPAGNOLO DALLA SERRA AL SUPERMERCATO

SIETE AVVISATI

dopo questo racconto cambierete molte idee in merito alle produzioni agricole. Emile Loreaux fotografa parigina ha avuto l’incredibile idea di seguire il percorso che fa un pomodoro nato in una serra spagnola e venduto poi in un supermercato, il lavoro lo ha intitolato je suis une tomate. Parliamo dei pomodori consumati in inverno li avete certamente visti anche voi e sono prodotti fuori stagione. Considerate che il 40% delle famiglie francesi consuma pomodoro fresco in inverno.Dunque Emilie Loreaux non senza difficoltà e minacce è entrata nelle serre di pomodori dell’Almeria constatando di persona la povertà e le condizioni drammatiche di lavoro a cui sono sottoposti gli operai spesso immgrati dal nord Africa e verificando l’incredibile viaggio dei pomodori che giungono sui mercati francesi, tedeschi, inglesi, finlandesi, russi e ungheresi. E spiega:Noi possiamo davvero decidere al momento dell’acquisto cosa prendere e cosa no. Noi scegliamo cosa consumare.Questo potere però molti consumatori o lo hanno dimenticato o non sanno di averlo distratti come sono dal prezzo che è l’univa vera discriminante che indirizza l’acquisto: fateci caso, al supermercato decide il prezzo (e dunque le strategie di marketing) cosa acquistiamo e cosa invece lasciamo sugli scaffali. Siamo tutti dirottati verso lo sconto, l’offerta, il 3X2 e la carta fedeltà.Torniamo al pomodoro fatto crescere fuori stagione, in ambienti ricoperti di plastica, queste sono le serre. Racconta Emile Loreaux:

CHIAMO QUESTA REGIONE IL MARE DI PLASTICA TALMENTE LE SERRE NE SONO RICOPERTE

E’ proprio un criterio non usare il suolo. Le piante di pomodoro crescono in contenitori privi di terreno ma con materia inerte e sono alimentati goccia a goccia con una soluzione nutriente. Si coltivano varietà ibride che hanno una produzione intensiva su più mesi e le piante sembrano delle liane di 6 metri sostenute da fili. Sono pomodori invernali e il picco della produzione è in marzo. L’impatto sull’ambiente è devastante, le falde freatiche sono sature di pesticidi e questi pomodori percorrono 2000 Km per arrivare in Francia.Ma spiega ancora la fotografa parigina che la curiosità in merito alla storia dei pomodori che aveva acquistato al supermecato le si era innescata a leggere l’etichetta su cui era indicata appunto la provenienza: Spagna. Non si spiegava come mai dei pomodori dovessero arrivare da così lontano e dunque procedendo a ritroso nel viaggio ossia dal pomodoro al luogo di produzione è giunta in Almeria la regione all’estremo sud della Spagna ed è stata cacciata e minacciata in tutte le città che ha visitato a causa delle sue domande. Ma ha avuto modo di scoprire lo stesso che nel settore sono impegnati circa 20mila operai che vivono nei 35mila ettari destinati alle serre. Oggi sono marocchini, senza casa, cittadini dei paesi dell’Est con contratti di lavoro precari da 20Euro a giornata e 2 Euro all’ora.
*Avete ancora voglia di comprare pomodori fuori stagione?

fonte : www.dionidream.com

Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org