CARNE ROSSA E TUMORI – E’ ufficiale ecco la lista nera dell’Oms

CARNE ROSSA E TUMORI - E' ufficiale ecco la lista nera dell'Oms

IL CONSUMO DI CARNE ROSSA LAVORATA PUO’ PROVOCARE IL CANCRO ALL’INTESTINO, allo stesso modo con cui rischiamo fumando di ammalarci di tumore al polmone e respirando vicino oggetti di asbesto e amianto. La conferma arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità, dopo che il quotidiano britannico Daily Mail aveva anticipato lo scorso venerdì che l’Oms avrebbe aggiornato le liste degli alimenti pericolose in questa direzione. Secondo il rapporto dell’International Agency for Research on Cancer, le carni processate come hot dog, prosciutto e salami sono state inserite nella lista 1, che contiene già tabacco, asbesto e fumi da diesel, per cui ci sono “sufficienti prove” di legame con il cancro. Il rischio – Il meccanismo per il quale chi mangia carne lavorata si possa ammalare non è ovviamente automatico, ma condizionato in proporzione alla quantità di carne consumata. Per esempio nel caso della carne rossa, nella quale rientrano manzo, agnello e maiale, le percentuali di probabilità si abbassano. Quel tipo di carni sono state classificate nella lista 2A, perché al loro interno si può trovare il glifosato, ingrediente attivo di molti diserbanti. E non c’è solo l’intestino a potersi ammalare. Secondo l’Oms, il consumo particolarmente frequente di carne espone a malattie che colpiscono anche il pancreas e la prostata.

>Fonte< 
Redatto da Pjmanc https://ilfattaccio.org

GLIFOSATO – Il diserbante più usato al mondo (cancerogeno) è nel 47% delle falde italiane

glifosato

LO AFFERMA UNO STUDIO DELL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’. Gli interessi in gioco sono enormi. Milioni di agricoltori sono esposti direttamente all’uso del glifosato insieme alle centinaia di milioni di cittadini che consumano prodotti trattati con questo pesticida. Cancro e malattie degenerative sono correlate proprio al glifosato che distrugge i recettori endocrini. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), organo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che coordina gli studi in campo oncologico, ha classificato fra i probabili cancerogeni il glifosato: il diserbante più usato nel mondo. Scoperto negli anni Settanta e messo in commercio dalla Monsanto con il nome di Roundup, oggi – scaduto il brevetto – è usato nella preparazione di almeno 750 erbicidi destinati all’agricoltura, ma anche al giardinaggio e alla cura del verde pubblico.

monsantoL’ITALIA E’ IL MAGGIOR CONSUMATORE DI PESTICIDI. Il nostro Paese è – secondo un rapporto dell’Ispra del febbraio 2015 – è il maggiore consumatore tra quelli dell’Europa occidentale di pesticidi per unità di superficie coltivata, con valori doppi rispetto a quelli della Francia e della Germania. Molto alto anche il numero delle sostanze di cui si trovano importanti tracce nelle acque: 175 tipologie di pesticidi nel 2012 a fronte dei 166 del 2010 e di 118 del biennio 2007-2008. E le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono il glifosato e i suoi metaboliti, il metolaclor, il triciclazolo, l’oxadiazon, la terbutilazina. Il glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo. Dal 1992 al 2012 il suo uso è aumentato di 140 volte solo negli Stati Uniti. Oggi, inoltre, è il fitofarmaco più collegato alle coltivazioni OGM. Per questo Monsanto, la multinazionale che lo produce sotto il marchio commerciale di RoundUp, ha definito il rapporto dello IARC (che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) “scienza spazzatura” e pochi giorni fa ha chiesto all’Organizzazione mondiale per la sanità il ritiro del rapporto.

GLISOLFATOLA SITUAZIONE IN ITALIA. Il contatto con il pesticida può avvenire con l’aria, nelle zone in cui viene usato, o con il cibo, su cui possono rimanere residui. Il più recente Rapporto nazionale pesticidi nelle acque dell’Ispra ha messo in evidenza inoltre il problema dei residui nelle acque italiane, sia superficiali che sotterranee. Su 1.469 punti di monitoraggio delle acque superficiali, il 17,2% ha mostrato concentrazioni superiori ai limiti e presente nel 47% dei campioni. Togliamo questo veleno dai nostri supermercati. Lo Iarc non ha potere normativo, ora sta agli enti nazionali ed europei disporre le limitazioni ritenute necessarie per proteggere la salute di tutti. Alcuni nazioni si stanno già muovendo. Diffondiamo la notizia: i nostri produttori devono saperlo, per il loro e nostro bene. E’ attiva questa petizione contro il glifosato, con più di un milione e mezzo di firme.

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

TRACCE DI METALLI RADIOATTIVI NELL’ACQUA IMBOTTIGLIATA – MA NON C’E’ MOTIVO DI PREOCCUPARSI

MAI COME IN QUESTI GIORNI DI CALDO UNO DEI COMPAGNI FISSI DELLE PROPRIE GIORNATE E’ LA BOTTIGLIA D’ACQUA

Ne verso come sempre un poco in un bicchiere, un gesto banale e meccanico.Poso il prezioso carico di oro blu in frigo e l’occhio si posa sull’etichetta che indica i sali disciolti e rimango stupito: contiene tracce di rocce radioattive. Ovviamente sull’etichetta nessun venditore sano di mente metterebbe un’indicazione del genere, ma leggere di tracce di radon, torio ed uranio richiama alla mente qualche lezione di chimica.A questo punto cerco qualche informazione in più direttamente dal Ministero della Salute e dal sito dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità e trovo quest’indicazione:nell’acqua potabile: le linee guida fornite dall’Oms e dalla Commissione europea raccomandano un’intensificazione dei controlli se la concentrazione di radon nelle riserve di acqua potabile supera i 100 Bq/litro. Gli Stati Uniti hanno proposto un limite massimo di 159 Bq/litro per le riserve private d’acqua. La Commissione europea raccomanda azioni immediate oltre i 1000 Bq/litro. In Italia, il Consiglio superiore di sanità ha raccomandato che la concentrazione di radon nelle acque minerali e imbottigliate non superi i 100 Bq/litro (32 Bq/litro per le acque destinate ai bambini e ai lattanti).Sto ancora leggendo queste indicazioni e il sorso d’acqua mi si arresta in gola. Quanti di noi acquisterebbero acqua sapendo che contiene “quantità accettabili” di materiale radioattivo? Molti di noi si ritrovano immersi nei centri benessere in acque termali che nel loro passaggio dalle falde acquifere fino alla fonte permeano rocce radioattive, dando a quelle acque particolari caratteristiche che piacciono tanto. Il più diffuso componente radioattivo nelle acque considerate potabili incrementa sensibilmente (fino al 50% in più) la possibilità di contrarre un tumore ai polmoni. Il sorso d’acqua è arrivato ormai allo stomaco mentre mi rendo conto di una ovvia e preoccupante realtà.

SE LA QUANTITA’ DI MATERIALE

radioattivo in una singola bottiglia è considerata accettabile da parte del mio organismo, cosa accade nel momento in cui bevo per anni ed anni sempre la stessa acqua? Se ogni giorno per un anno bevo almeno due litri d’acqua, cosa succede al mio organismo quando bevo 730 litri d’acqua contenente materiale radioattivo considerato dalle strutture che tutelano la salute insignificante? La risposta mi rimane in gola, mentre continuo a guardare incredulo l’etichetta della bottiglia che ho in mano. E’ un’acqua molto diffusa, la sua pubblicità mi martella ogni giorno ma non posso farne il nome per evitare di incorrere in qualche causa legale intentata dalla multinazionale che gestisce le acque imbottigliate in Europa. Causa che vincerebbe a mani basse, dato che come confermato dall’ufficio stampa, ad oggi non sono noti rischi per la salute e non c’è alcun motivo di diffondere inutili allarmismi.Rasserenato dalla telefonata, bevo un altro sorso d’acqua, giusto per mandare giù un’altra pillola. Di saggezza.

Fonte: news.cloudhak.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

TUMORI E TELEFONINI- IL RISCHIO RADDOPPIA SE LE AZIENDE NON PAGANO LE RICERCHE!

CELLULARI E RISCHI PER LA SALUTE

Negli studi sul rapporto tra cellulari e tumori, il fattore determinante potrebbe essere quello dei condizionamenti economici. Delle grandi aziende su chi fa ricerca.Mentre tutti i giornali sparavano la notizia della (timida) retromarcia dell’Oms, che ha definito “potenzialmente cancerogeni” i telefonini, un gruppo di epidemiologi italiani, guidati da Angelo Levis, ha evidenziato un aspetto ben più interessante: gli studi effettuati “in cieco” (in cui, cioè, i ricercatori non sono a conoscenza se un soggetto faccia parte del gruppo degli esposti a un fattore cancerogeno o del gruppo di controllo) e non finanziati dalle aziende mostrano una correlazione positiva tra uso prolungato dei cellulari e aumento dei tumori del nervo acustico. Gli studi non “in cieco” invece non mostrano correlazioni. E finiscono quindi per assolvere i telefonini.I ricercatori italiani, spulciando i dati degli studi pubblicati finora, hanno scoperto che le ricerche che danno esito negativo sono basate su gruppi eterogenei di popolazione e considerano periodi di esposizione troppo brevi.Spiega Valerio Gennaro, epidemiologo dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro: «Se si scompongono i dati e si concentra l’attenzione sulla popolazione altamente esposta (oltre le 4 ore al giorno di uso dei cellulari), per un periodo maggiore di 10 anni, si nota che il rischio di tumori cerebrali monolaterali raddoppia rispetto agli altri».

di Emanuele Isonio

fonte : Valori – Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità

Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org