CELIACHIA – Eliminare il glutine non basta

CELIACHIA - Eliminare il glutine non basta

AI SOGGETTI CELIACI NON BASTA SEGUIRE ALLA LETTERA UNA DIETA COMPLETAMENTE PRIVA DI GLUTINE. Sul lungo termine una dieta così restrittiva può causare problemi di altra natura e addirittura complicazioni legate alla malattia stessa. A sostenerlo sono alcuni ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che hanno pubblicato sul Journal of Medicinal Food una dissertazione sull’argomento. La dott.ssa Sara Farnetti e i suoi colleghi analizzano nell’articolo la natura dei processi digestivi e di assorbimento dei nutrienti nei soggetti affetti da celiachia. Questi meccanismi possono essere compromessi a causa di un aumento dell’infiammazione. Il punto è che seguire una dieta priva di glutine per tutta la vita provoca una riduzione della funzionalità di colecisti e pancreas, oltre a un aumento della permeabilità intestinale, tutti fattori che favoriscono lo sviluppo di sovrappeso e obesità. Inoltre, anche il metabolismo del glucosio e quello lipidico e la stessa secrezione dell’insulina sono potenzialmente a rischio.

 JOURNAL OF MEDICINAL FOODIL CAPOREDATTORE DEL JOURNAL OF MEDICINAL FOOD, Sampath Parthasarathy, commenta: “questo articolo esamina l’ampia letteratura sulla supplementazione in una dieta priva di glutine per tutta la vita, per i pazienti con malattia celiaca, e formula eccezionali raccomandazioni. Gli autori concludono che gli oli e i prodotti vegetali sono in grado di stimolare la cistifellea per promuovere il processo di assorbimento e di fornire una migliore nutrizione per questi pazienti. La conclusione è che il disporre una dieta priva di glutine per tutta la vita deve essere accompagnata da una corretta supplementazione di nutrienti. Tuttavia, deve essere usata cautela nell’uso dell’olio fritto come stimolante della cistifellea”.

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OLIO ESAUSTO – Ecco i danni

OLIO ESAUSTO - Ecco i danni

SECONDO I DATI DELLA CANOE/ADRIATICA OIL SRL, il 57% dell’ olio alimentare esausto è prodotto in ambito domestico e, purtroppo, non tutti provvedono a smaltirlo correttamente consegnandolo alle isole ecologiche locali. In Italia sono circa 200.000 le tonnellate di olio fritto che finiscono nell’ambiente. Come se ogni abitante dello Stivale, annualmente disperdesse nell’ambiente all’incirca 5 litri di olio esausto. Dopo l’uso, dove va a finire l’olio esausto di frittura? Di solito, il cosiddetto “olio fritto” non viene raccolto ne’ consegnato presso le isole di raccolta, l’olio esausto viene scaricato nel lavandino o nel wc e arriva fino agli scarichi della rete fognaria. Quando la rete fognaria non dispone di un impianto di depurazione, l’olio esausto arriva direttamente al suolo, si immette nei corsi d’acqua, in mare o contamina falde acquifere. Quando la rete fognaria dispone di un impianto di depurazione non si ha un impatto ambientale ma un grosso danno economico che grava sulle tasche dei cittadini con un consistente aumento dei costi di trattamento delle acque reflue.

 

OLIO ESAUSTO - Ecco i danniQUALI SONO I DANNI CAUSATI DA UN CATTIVO SMALTIMENTO DELL’OLIO ESAUSTO? Lo sversamento di olio esausto nel WC o nei tombini, causa danni ambientali percepibili su più livelli: causa inquinamento del suolo, delle falde, del mare, dei bacini idrici, in ogni caso, ne conseguono grossi danni sulla salute dell’uomo e sulla biodiversità. In cosa consiste l’inquinamento dettato dall’olio esausto?
Inquinamento del suolo
L’olio esausto si deposita intorno alle zolle di terreno andando a creare una pellicola sottilissima e impermeabile impedendo il normale passaggio dell’acqua e il transito delle particelle nutritive che vengono normalmente assorbite dalle radici capillari delle piante.
Contaminazione delle falde
L’olio esausto una volta raggiunta una falda, può penetrare nei pozzi di acqua potabile rendendoli inutilizzabili: un solo litro d’olio esausto può danneggiare un milione di litri d’acqua rendendola non più potabile.
Inquinamento di fiumi e mari
Creando una superficiale pellicola, l’olio esausto che raggiunge bacini idrici, fiumi e mari, impedisce l’ossigenazione dell’acqua compromettendo l’esistenza di flora e fauna. In più, l’olio esausto impedisce la penetrazione in profondità dei raggi solari danneggiando drasticamente l’ambiente marino e la vita in acqua.

*Anna De Simone
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UNILIVER, NESTLE’, KRAFT, FERRERO – E gli oli vegetali che nuociono al pianeta + VIDEO

UNILIVER, NESTLE’, KRAFT, FERRERO - E gli oli vegetali che nuociono al pianeta + VIDEO

ENTRARE DENTRO UN SUPERMERCATO o forse è meglio dire un “ipermercato” perché il termine “supermercato” è desueto, è come inoltrarsi, fare un giro inconsapevole nella distruzione del pianeta. Buona parte di quei prodotti così asettici che fanno bella mostra sui banchi da esposizione hanno dietro di se’ una brutta storia di distruzione, talvolta irreversibile, di bellezze e ricchezze naturali.Un esempio per tutti: gli oli vegetali che molti prodotti contengono. “Oli vegetali” sembra una dizione innocua, quasi virtuosa. Ti fa pensare ad un prodotto buono sotto ogni punto di vista, adatto, chessò, ad una alimentazione naturale, magari vegana.Peccato però che dietro quelle due parole plurali, ci stia ben altro che l’innocuità. Infatti, oli vegetali oggi significa soprattutto olio di palma, la cui produzione è concentrata in Indonesia, Malesia e Nuova Guinea, che ne controllano il 90% della produzione globale (con oltre 45 milioni di tonnellate). E negli ultimi vent’anni la superficie dedicata all’olio di palma è triplicata e milioni di ettari sono stati deforestati per fare posto a monocolture intensive, e, nel contempo, nutrire un’insana quanto lucrosa industria della carta che si alimenta proprio con gli alberi abbattuti dalla deforestazione. Sì, buona parte della produzione di olio va in biocombustibili, ma una fetta consistente è acquisita dalle multinazionali dell’alimentazione e finisce in prodotti che ritroviamo sulle nostre tavole.

UNILIVER, NESTLE’, KRAFT, FERRERO - E gli oli vegetali che nuociono al pianeta + VIDEOUNILIVER, NESTLE’, KRAFT, FERRERO sono fra i principali utilizzatori di oli vegetali. Ce li ritroviamo perciò nel formaggio Philadelphia, nella margarina Flora, nelle patatine Pringles, nelle merendine Ferrero e nella familiare Nutella.Certo, oggi, esiste l’olio di palma sostenibile e per poter ottenere la certificazione tu, produttore, devi dimostrare di produrre senza distruggere torbiere o foreste pluviali. Ma, a parte il fatto che mi domando e non ho ancora trovato risposta: e l’olio di palma prodotto da coltivazioni che a suo tempo sono state realizzate abbattendo le foreste, e cioè prima che venisse creata la certificazione, è sostenibile anch’esso? Se sì, la certificazione è una presa per i fondelli, una sorta di amnistia! Sulle confezioni di sigarette è riportato per legge l’ammonimento che nuociono gravemente alla salute umana. Sarebbe auspicabile che sempre per legge sulle confezioni di prodotti alimentari che utilizzano oli vegetali non sostenibili ci fosse la dizione: “nuoce gravemente al pianeta”. Magari con la foto di un’area deforestata.

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CANAPA vs COTONE – I pro e i cotro la resa dei conti

CANAPA - VS - COTONE

ULTIMAMENTE LA CANAPA STA FACENDO MOLTO DISCUTERE di sé, soprattutto per la crescente consapevolezza che circonda l’uso dell’olio di canapa per il trattamento del cancro. Anche se la parola canapa viene ancora spesso confusa mischiata con la stessa definizione di cannabis, la pianta simile ma psicoattiva, è importante rendersi conto che la canapa può essere un importante punto di svolta per il nostro mondo, se utilizzata per il suo potenziale. Mentre leggerete questo post, potreste chiedervi: “Perché non usiamo questa roba tutto il tempo, o per fare tutto?!”. Risposta semplice: “la coltivazione della canapa è stata vietata negli Stati Uniti e in altri paesi nel 1937 a causa della minaccia che ha causato ad alcune società e le loro attività”.Anche se la canapa ha molti usi pratici, concentriamoci su quello che potrebbe interessarci tutti i giorni; l’abbigliamento. Per questo, confronteremo la canapa ed il cotone, una risorsa molto popolare usata nella produzione di vestiti. Avremo bisogno di concentrarci sulle diverse aree che devono essere prese in considerazione quando si confrontano le due piante, in modo da poter determinare non solo ciò che è meglio per noi, ma anche ciò che è meglio per il nostro ambiente. Facciamolo!

campi-di-cotoneACQUA- Il cotone richiede circa 1400 litri d’acqua per ogni chilogrammo che si intende produrre. Ed è tantissima acqua! Alcune aree del mondo che producono cotone sono a corto d’acqua dolce proprio a causa della produzione del cotone, nonché di indumenti… Alcune aree del mondo hanno sperimentato anche la desertificazione come risultato derivante dalla produzione di cotone.Canapa: richiede circa la metà della quantità di acqua rispetto la stessa produzione di cotone. La canapa è una pianta forte e affidabile che cresce molto rapidamente. Non solo, la canapa produce circa 200/250% in più di fibra nella stessa area di terreno rispetto al cotone.

 

Pesticidi_ COTONEPESTICIDI – Cotone: uno dei maggiori aspetti negativi del cotone è la quantità di pesticidi che vengono usati per coltivare la pianta. Anche se la coltivazione di cotone organico sta cominciando a prendere piede da un po’, la produzione di cotone in tutto il mondo utilizza circa il 25% dei pesticidi utilizzati nel mondo. L’altro fattore spiacevole è che queste sostanze chimiche possono finire per essere assorbite dalla nostra pelle quando indossiamo gli abiti.Canapa: la bellezza della canapa è che non richiede pesticidi per crescere. Infatti, non ha bisogno di alcuna sostanza chimica per svilupparsi. La naturale crescita della pianta compete con le erbacce e sovrasta la loro capacità di sostenersi. Questo permette alla canapa di crescere liberamente e rapidamente.

canapa-TESSUTOCOMFORT E DURATA-Cotone: generalmente molto comodo all’inizio, indossato nel tempo, il cotone “cede” per diventare ancora più confortevole. Non si può negare quanto il cotone sia morbido, ma è anche vero che le fibre di cotone si deteriorano nel tempo e più vengono lavate più veloce si rovinano.Canapa: la fibra di canapa usata per l’abbigliamento è una fibra naturale resistente; come il cotone, diventa progressivamente più morbida ogni giorno che viene indossata e ogni volta che si lava. Anche se all’inizio può non risultare abbastanza morbida, lo è abbastanza da non essere sicuramente considerata scomoda. Il vantaggio è che la fibra è molto più forte e resistente. Ripetuti lavaggi non rovineranno la fibra da nessuna parte così velocemente come per il cotone. Creare più abiti di canapa significherebbe non aver più bisogno di produrre troppi vestiti.

TRASPIRAZIONE - CANAPATRASPIRAZIONE-Cotone: la traspirazione è certamente un punto di forza per il cotone. Inoltre non trattiene gli odori per molto. Questo è probabilmente uno dei maggiori aspetti negativi delle fibre sintetiche, che non disperdono bene gli odori nè si comportano bene con l’umidità. Il cotone possiede invece un sistema di assorbimento naturale, che tuttavia trattiene l’umidità un pò più a lungo di quello che potrebbe essere considerato accettabile.Canapa: funziona molto bene quando si tratta di traspirazione, regolando l’umidità dal corpo in modo efficace. La canapa inoltre possiede proprietà anti-batteriche che superano qualsiasi altra fibra naturale. Questo significa che la canapa non ammuffisce nè permette la proliferazione di funghi e muffe. Dal momento che non trattengono gli odori, i vestiti in canapa hanno la meglio sul cotone anche su questo.

tessuti-colorati-ESTETICA-Cotone: senza l’uso di coloranti, il cotone cresce naturalmente bianco, crema e bianco sporco. Il cotone può essere tinto naturalmente o sinteticamente per ottenere il colore desiderato. La crescente consapevolezza che il cotone sia gravoso per l’ambiente e poco salutare per la nostra pelle sta aumentando la richiesta di cotone biologico. In termini di mercato della moda, il cotone organico sta venendo fuori sempre di più.Canapa: dai diversi processi per rimuovere le fibre dal fusto della pianta di canapa, la canapa può essere naturalmente bianco crema, nera, verde, grigia o marrone. Senza nemmeno richiedere l’uso di tinture, la canapa è già disponibile in una varietà di colori e ovviamente, si è ancora in grado di tingerla sia naturalmente che sinteticamente. La canapa sta rapidamente diventando sempre più popolare nel mercato della moda così come gli stilisti vedono nel potenziale del materiale un’opzione molto rispettosa dell’ambiente. Dal momento che è resistente e dura a lungo, può essere interessante per certi progettisti.

CO2CONSIDERAZIONI FINALI.Il vincitore per KO e crescente campione indiscusso di armonia naturale, è la CANAPA! Ciò non significa che il cotone, specialmente la coltivazione biologica, non sia un buon materiale, semplicemente non affatto migliore rispetto alla canapa. In alcuni casi, il cotone può e deve essere utilizzato se si produce qualcosa di specifico. Le maggiori differenze sono nel fatto che la canapa richiede molta meno acqua e pesticidi per la sua produzione. Non solo, essa può vantare una maggiore quantità di fibra per ettaro. Ti preoccupa l’eccesso di CO2 nell’atmosfera? La canapa è spettacolare nel sequestrare la CO2! Prenditi il tempo di cercare qualche abito di canapa in giro per internet o vedere se ci sono alcuni negozi locali che li vendono. Anche se la scelta a volte può essere limitata al momento, continua a cercare e richiedere abbigliamento di canapa così come la consapevolezza continua a diffondersi!

Autore: Joe Palmieri-Traduttore: Fabio Palmieri

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OLIO DI LAVANDA – Ecco a Voi un modo per combattere le infezioni

olio di lavanda

L’OLIO DI LAVANDA SI E’ DIMOSTRATO UN FORMIDABILE STRUMENTO per la lotta di infezioni causate da funghi che hanno la spiacevole caratteristica di resistere ai tradizionali metodi di trattamento.Gli oli essenziali estratti dalla lavanda sono già ampiamente usati nell’industria cosmetica e alimentare, ma potrebbero anche avere un vasto campo d’utilizzo nel settore farmaceutico. Hanno infatti proprietà sedative e antispasmodiche, oltre che antiossidanti e antimicrobiche.L’olio di lavanda è noto da parecchio tempo nella medicina alternativa come antidolorifico e antisettico, in grado di trattare le punture di insetti, di alleviare il dolore muscolare e gli spasmi causati dall’asma.Gli scienziati dell’Università di Coimbra hanno distillato olio di lavanda dalla pianta di lavanda gialla (Lavandula viridis), che cresce nel sud del Portogallo. L’olio è stato testato contro uno spettro di funghi patogeni, e si è dimostrato letale contro diversi ceppi noti come dermatofiti, e contro alcune specie di Candida.

funghi-infezione-lavandaI FUNGHI DERMATOFILI CAUSANO INFEZIONI DELLA PELLE delle unghie e dei capelli, dato che usano la cheratina dai tessuti per ottenere nutrienti. Sono responsabili per infezioni come il piede d’atleta, dermatofitosi e infezioni dello scalpo.Attualmente ci sono pochi tipi di medicinali antimicotici per trattare l’infezione di dermatofiti, e hanno spiacevoli effetti collaterali. I professori Lígia Salgueiro e Eugénia Pinto hanno quindi deciso di mettersi alla ricerca di nuovi farmaci ad azione fungicida in grado di contrastare efficacemente infezioni micotiche difficilmente trattabili con i medicinali tradizionali.”Negli anni passati c’è stato un aumento nell’incidenza di infezioni micotiche, particolarmente in pazienti immunocompromessi” spiega la Pinto. “Sfortunatamente c’è anche un aumento nella resistenza ai farmaci antimicotici. La ricerca del nostro gruppo ha mostrato che gli oli essenziali potrebbero essere alternative economiche ed efficienti che presentano effetti collaterali minimi”.

 

lavanda-infezioniL’OLIO DI LAVANDA MOSTRA UN’ATTIVITA’ FUNGHICIDA AD AMPIO SPETTRO ED E’ MOLTO POTENTE.E’ un buon punto da cui iniziare per sviluppare questo olio per uso clinico allo scopo di trattare le infezioni fungine. Quello che serve fare ora sono test clinici per valutare come il lavoro in vitro si traduce in vivo”.In altre ricerche universitarie, come al Medical Center del’Università del Maryland, l’olio di lavanda è risultato efficace pr rallentare l’attività del sistema nervoso, migliorare la qualità del sonno e promuovere il rilassamento, specialmente se abbinato a massaggi e frizioni.L’olio di lavanda è anche stato somministrato a 86 pazienti per trattare l’alopecia areata, una patologia che porta alla repentina caduta di capelli e peli. Durante il trattamento, che consisteva in massaggi dello scalpo giornalieri per un totale di 7 mesi, i pazienti hanno mostrato una ricrescita dei capelli significativamente superiore ai pazienti del gruppo di controllo trattati con massaggi senza olio di lavanda.

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