ALTRA IMPOSIZIONE UE – Sparisce l’origine del cibo dalle etichette

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DAL 13 DICEMBRE UN REGOLAMENTO DELLA UE TOGLIE L’OBBLIGO DI INDICARE SULLE CONFEZIONI lo stabilimento di lavorazione degli alimenti. Un regalo alle multinazionali. Che rischia di danneggiare le aziende nostrane. E di aiutare i cloni del made in Italy.

etichetteLA MOZZARELLA SANTA LUCIA FINO A OGGI E’ PRODOTTA IN ITALIA. Lo si può leggere chiaramente sull’etichetta: realizzata nello «stabilimento di Corteolona, Pavia». Tra pochi giorni le cose potrebbero però cambiare. Un regolamento europeo cancella infatti l’obbligo di indicare sulla confezione il luogo di produzione degli alimenti. In teoria ci sono due eccezioni: carne e latticini, per i quali bisognerà ancora segnalare lo stabilimento, ma non più come avviene oggi: basterà un numero a rappresentare la fabbrica. Per comprendere le conseguenze del cambiamento vale la pena di restare sull’esempio della Santa Lucia, marchio controllato dalla multinazionale francese Lactalis che, oltre a quelli italiani, ha impianti sparsi per il mondo. Ebbene, se per ipotesi la Lactalis decidesse di non realizzare più la mozzarella in provincia di Pavia, ma di spostare la manifattura all’estero, per il consumatore sarebbe praticamente impossibile saperlo. Un ragionamento applicabile a tutto il cibo.

etichetteCE LO CHIEDE BRUXELLES. Il regolamento in questione porta il numero 1169 ed entra in vigore in tutti i Paesi dell’Unione europea il 13 dicembre. L’obiettivo ufficiale è quello di «migliorare il livello di informazione e di protezione dei consumatori», si legge sul sito dell’Ue. In effetti, nelle 46 pagine del documento ci sono parecchi articoli che dovrebbero renderci la vita più facile. Per esempio, sulle etichette dei cibi non troveremo più la scritta “sodio” ma il più comprensibile “sale”. Oppure – altro esempio – dovranno esserci informazioni più chiare sulle sostanze a cui i consumatori possono essere allergici, dal glutine alle uova. Gli esperti concordano: ci sarà finalmente più trasparenza sugli ingredienti e regole uguali per tutti. Peccato solo che non sarà più garantita la conoscenza dello stabilimento di produzione. Un’informazione che in Italia, finora, è stato obbligatorio indicare: lo prevede la legge 109 del 1992. Con il nuovo regolamento europeo la norma nazionale decadrà. E scrivere sull’etichetta il luogo in cui è stato lavorato l’alimento diventerà facoltativo. «È un regalo alle multinazionali, che potranno così spostare le produzioni in Paesi dove la manodopera costa meno senza che il consumatore se ne accorga», sostiene Dario Dongo, avvocato esperto di diritto alimentare.

etichetteIL MISTERO S’INFITTISCE. Già oggi, in realtà, parecchi prodotti provenienti da altre nazioni non riportano sulla confezione il luogo di lavorazione. Basta fare un giro al supermercato per rendersene conto. Capire dove sono stati realizzati i cereali Fitness, ad esempio, è impossibile. Sulla scatola l’unica informazione comprensibile è questa: «Distribuito da Nestlé Italia Spa», la multinazionale svizzera con ramificazioni in tutto il mondo. In quale Paese sono stati lavorati i cereali? Mistero. Dal 13 dicembre sarà così anche per le produzioni italiane. Il regolamento comunitario prescrive infatti di riportare sulla confezione solo il nome del proprietario del marchio. E sono in molti a credere che il cambiamento risulterà svantaggioso per chi va a fare la spesa. Il governo che fa? Il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione al ministero dello Sviluppo economico per chiedere di mantenere l’obbligo d’indicare sull’etichetta il luogo di produzione. «Per operare in tal senso occorre una specifica norma di legge o una delega al governo in materia di etichettatura», ha risposto il viceministro Claudio De Vincenti, aggiungendo però che al momento «non appare possibile adottare i provvedimenti richiesti per assenza di una fonte primaria che li preveda». Insomma, per ora niente da fare, in futuro si vedrà. Intanto nel settore alimentare le preoccupazioni aumentano. Questione economica, soprattutto. L’indicazione dello stabilimento, si legge infatti nell’interrogazione dei Cinque Stelle, «serve ai singoli consumatori per scegliere un alimento rispetto a un altro anche in considerazione del Paese o della regione dove è prodotto». Traduzione: se voglio premiare le aziende che non delocalizzano, come faccio se non conosco il luogo di produzione?

etichetteRISCHI PER IL MADE IN ITALY. La questione suscita i malumori di parecchie imprese nostrane. Alla Sterilgarda, 280 dipendenti, tra i maggiori produttori di latte in Italia, la paura è di perdere quote di esportazioni. Ferdinando Sarzi, titolare dell’azienda mantovana, dice di essere appena tornato da un viaggio di lavoro negli Stati Uniti: «Lì il made in Italy continua ad andare fortissimo, ma adesso che non sarà più obbligatorio indicare lo stabilimento di produzione qualcuno, per esempio chi ha sede legale da noi ma fabbriche all’estero, potrebbe approfittarne per vendere come italiano ciò che in realtà viene lavorato fuori». Insomma, le nuove regole potrebbero agevolare i prodotti “italian sounding”, quelli che attraverso nomi o simboli stampati sulla confezione rimandano a una presunta italianità. Un fenomeno che, secondo le ultime stime del governo, vale già oggi circa 55 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni alimentari nostrane.

etichetteCHI CI GUADAGNA. Sterilgarda è solo una delle tante imprese ad aver firmato la petizione per opporsi all’entrata in vigore del regolamento europeo. L’idea è stata di Raffaele Brogna, 32enne fondatore di ioleggoletichetta.it, un sito che cerca di aiutare chi fa la spesa con informazioni sull’origine dei prodotti. Brogna ha avviato una raccolta di firme che finora ha raccolto circa 20 mila adesioni tra cittadini privati e gruppi dell’agroalimentare. «Dalla nostra parte stanno le aziende che producono tutto in Italia», dice Brogna, «non certo colossi come Unilever, Nestlé o Carrefour che hanno stabilimenti in tanti Paesi e possono beneficiare del nuovo regolamento». Le imprese che hanno firmato la petizione si sono impegnate a mantenere l’indicazione dello stabilimento di produzione. Tra queste ci sono pure alcune catene di supermercati, visto che negli ultimi anni anche in Italia si sono sviluppate parecchio le cosiddette private label, cibi marchiati con lo stesso simbolo della catena distributiva. «Noi continueremo a chiedere ai nostri fornitori d’indicare lo stabilimento, così che il consumatore possa essere certo che quel cibo ha creato lavoro in Italia», assicura ad esempio Giuseppe Zuliani, direttore marketing della Conad.

etichettaMOZZARELLA LITUANA. Se è vero che le nuove regole europee renderanno difficile, se non impossibile, capire dove è stato lavorato un alimento, già oggi l’origine del cibo è abbastanza misteriosa. Secondo i calcoli della Coldiretti, il 33 per cento dei prodotti agroalimentari “made in Italy” contiene infatti materie prime straniere. Già, perché in parecchi casi non è obbligatorio indicarne la nazione di provenienza. Qualche esempio? Basta dare un’occhiata al grafico riportato nelle pagine precedenti. Due prosciutti su tre, venduti come italiani, sono frutto di maiali allevati all’estero, soprattutto in Germania. Un terzo del grano usato per fare la pasta arriva dal Canada. E la metà delle mozzarelle che compriamo è prodotta con latte straniero, per lo più tedesco e lituano. Il nuovo regolamento europeo, in realtà, qualche miglioramento in questo senso dovrebbe portarlo. «Sarà obbligatorio indicare sulla confezione il Paese d’origine della carne di maiale, capra e pollo», dicono dal ministero dell’Agricoltura, precisando che questo risultato è frutto delle pressioni dell’Italia in sede europea. Altre nazioni, evidentemente, hanno spinto affinché l’Ue togliesse l’obbligo di indicare sulle confezioni lo stabilimento di produzione. E così, dal 13 dicembre, sapere dove è stato lavorato ciò che stiamo mangiando diventerà ancora più difficile. A meno che il governo, alla fine, decida di fare una nuova legge in difesa del made in Italy.

Di *Stefano Vergine
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MIKE ADAMS – Ci sfamano con il veleno + Video

MIKE ADAMS - Ci sfamano con il veleno + Video

VI SIETE MAI CHIESTI PERCHE’ OGNI PRODOTTO ALIMENTARE CHE ACQUISTIAMO,semplice e comune che sia ,vi è presente una marea di ingredienti sconosciuti alla maggior parte di noi,e per di più non necessari? Vi siete mai chiesti perchè il cibo che dovrebbe sfamare il pianeta invece di essere promosso dai contadini di tutto il mondo i quali producono il 70% del fabbisogno mondiale,viene promosso da multinazionali? Dietro le quinte un progetto di distruzione di massa è già in atto nel Natural News Forensic Food Labs. Le forniture di cibo sembrano intenzionalmente progettate per porre fine alla vita umana anzichè nutrirla. Dopo aver analizzato più di 1000 cibi nel mio laboratorio devo comunicare che la battaglia per l’umanità è quasi persa. il mio laboratorio ha scoperto che le sostanze sono intenzionalmente formulate e messe nei prodotti alimentari per causre nei consumatori disturbi mentali,infertilità a largo raggio, danni agli organi e perdita di ogni abilità di poter pensare in modo razionale e consapevole. –Mike Adams

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MIRACOLINA – La bacca proibita dalle multinazionali

MIRACOLINA - La bacca proibita dalle multinazionali

UTILIZZATA DA 20 ANNI IN GIAPPONE MA VIETATA NEGLI USA E NON AUTORIZZATA IN EUROPA, la bacca di questa pianta originaria dell’Africa Occidentale ha la proprietà di rendere dolce e piacevole tutti i cibi aspri e amari, senza contenere zucchero e anzi non attiva l’insulina e quindi è perfetta per i diabetici e per chi è in sovrappeso. Ma negli anni 70 è stata vietata per motivi che risultano poco chiari. E’ stata scoperta all’inizio del ‘700 da un esploratore francese che aveva notato come i nativi dell’Africa occidentale usavano i frutti della Synsepalum dolcificum per condire le loro pietanze. La cosa strana era che le bacche non avevano nessun sapore di per sé, ma quando venivano addizionate a cibi o bevande acide, queste venivano percepite come dolci.

 MIRACLE FRUIT DI TOKYOIL MIRACLE FRUIT DI TOKYO. In Giappone tutti quelli che vogliono assaporare un pò di dolci rispettando la propria salute sanno dove andare: ci sono molti bar-pasticcerie, come ad esempio il “Miracle Fruit” di Tokio, dove tutte le leccornie offerte lì – compresi torte, gelati, mousse al cioccolato e paste – non contengono neanche un briciolo di zucchero. E infatti, se assaggiati da sé, i «dolci» del Miracle Fruit alla frutta sono acidissimi, e quelli al caffè e al cioccolato molto amari. Ma ecco il trucco: prima dell’abbuffata, si mastica la piccola bacca rossa di Miracolina, un po’ simile al frutto della rosa canina, offerta dalla casa. Da quel momento, la lingua avverte tutti i sapori aspri e amari come dolci. Una spremuta di limone o di pompelmo sembrerà una limonata. Un caffè senza zucchero, vi sembrerà zuccherato.

Synsepalum dolcificumLA MOLECOLA MAGICA. Infatti la Miracolina, così è stata chiamata la molecola contenuta nelle bacche del Synsepalum dolcificum, nonostante non abbia praticamente alcun sapore, ha la capacità di rendere dolce i cibi amari e aspri. Riesce ad ingannare i recettori del sapore dolce presenti sulla lingua e fa si che, ad esempio, il pompelmo sembri dolce, con effetti che durano fino a 60 minuti dopo la sua assunzione. Il vantaggio, rispetto agli altri dolcificanti naturali, è che la miracolina è una glicoproteina non metabolizzata con l’azione dell’insulina e quindi rappresenta un’alternativa per i diabetici. Inoltre praticamente non contiene calorie.

Synsepalum dolcificumVIETATA DALLE MULTINAZIONALI. A partire dagli anni ’60-’70 è nata una diatriba per la sua commercializzazione, fino a quando l’FDA, l’ente che autorizza e controlla l’uso di cibi farmaci in America, decise di bandire il frutto dal mercato americano con la motivazione che risultasse nocivo per coloro che soffrono di diabete. Questa pericolosità non è stata mai dimostrata. Ciò che è pericoloso per i diabetici è lo zucchero, che viene messo dappertutto, eppure nessun ente si lamenta, cosa c’è dietro quindi? E’ curioso infatti che mentre vietava la Miracolina, l’FDA stava autorizzando la vendita dell’aspartame, il dolcificante chimico prodotto dal colosso farmaceutico Searle: un business da miliardi di dollari. Per autorizzare l’aspartame ci sono voluti 16 anni, infatti non si riusciva a fargli superare i test e oggi lo si trova in tutti i supermercati, nelle bevande e cibi light e in pseudo-zuccheri commerciati con i nomi Neutrasweet, Sucrase e così via. In Europa leggete bene le etichette: l’aspartame è indicato come additivo E 951. L’aspartame è un comprovato neurotossico. E’ in corso in USA un processo collettivo, su richiesta di migliaia di consumatori, che chiede alla Searle 350 milioni di dollari per i danni causati dall’aspartame. Secondo le accuse, la Searle ha nascosto i danni fisici già evidenti durante le prove cliniche: avrebbe persino asportato i tumori cerebrali che si sviluppavano nei ratti da laboratorio alimentati con aspartame.

Synsepalum dolcificumDOVE TROVARE LA MIRACOLINA. Questo frutto cresce con molta difficoltà fuori dal suo ambiente naturale, e la glicoproteina si deteriora rapidamente, impedendone l’esportazione. Cresce solo su suoli acidi, in ambienti tropicali umidi. Per questo in Giappone si vendono i frutti surgelati e anche le pasticche di Miracolina, e sono prodotti molto richiesti e usati da almeno ventanni. Recentemente un gruppo di ricercatori dell’Università di Tsukuba è riuscita ad inserire il gene responsabile della produzione della miracolina nella lattuga, riuscendo così a produrre la glicoproteina al di fuori del frutto originario, aprendo così la strada ad uno sfruttamento commerciale. In Europa la vendita di prodotti a base di questa pianta non è autorizzata ma non ci sono informazioni sulla sua pericolosità per la salute umana. Negli USA è ancora vietata. La stessa cosa è successa alla Stevia, che solo qualche anno fa, dopo decenni di attesa, è stata legalizzata. E’ una pianta scomoda perché è più dolce dello zucchero, non attiva l’insulina e quindi è salutare, non ha calorie e fa addirittura bene ai denti! Fin dall’antichità si parla del miele che serviva a mandar giù l’amara medicina, e oggi abbiamo a disposizione qualcosa di ancora migliore. Infatti è perfetto per far consumare erbe salutari amare o altre sostanze senza percepire il sapore che potrebbe infastidire. Questo frutto sconosciuto potrebbe rivoluzionare il mercato dei dolcificanti, creare una nuova idea di cucina senza zucchero e rendere piacevoli i rimedi naturali. E’ tempo che l’Europa valuti la sua immissione nel mercato sulla base di prove scientifiche concrete.

>Fonte< 
Redatto da Pjmanc https://ilfattaccio.org

ETICHETTE ALIMENTARI – Sempre meno chiare

cloni del made in Italy

DAL 13 DICEMBRE UN REGOLAMENTO UE TOGLIE L’OBBLIGO DI INDICARE SULLE CONFEZIONI LO STABILIMENTO DI LAVORAZIONE DEGLI ALIMENTI. Un regalo alle multinazionali. Che rischia di danneggiare le aziende nostrane. E di aiutare i cloni del made in Italy. Dal 13 Dicembre le etichette degli alimentari saranno ancora meno chiare di quanto non lo siano già. L’Europa toglie l’obbligo di indicare sulle confezione persino lo stabilimento di lavorazione dei prodotti. Per i consumatori sarà praticamente impossibile riuscire a capire l’origine dei prodotti che finiranno sulle loro tavole. Già oggi la normativa fa acqua da tutte le parti, le etichette non sono chiare, e anzi, spesso il packaging induce in errore i consumatori, come nel caso, evidenziato da un’ottimo servizio delle Iene di cui abbiamo parlato nelle settimane scorse, del pomodoro cinese, coltivato in Cina, dove le leggi consentono l’uso di pesticidi proibiti in Europa, ed importato, sotto forma di “concentrato” da aziende italiane ed europee, che lo pongono sul mercato facendo credere che si tratta di un prodotto nazionale. Molte associazioni di consumatori, oltre che medici, nutrizionisti, e tutte le persone dotate di un briciolo di buon senso, più volte hanno chiesto un’etichettatura più chiara, precisa, che indicasse non solo dove il prodotto viene confezionato, ma anche dove è stato prodotto, e tutti gli eventuali “passaggi di mano”. La cosiddetta “tracciabilità”. Ebbene, l’Europa ha deciso di andare nella direzione OPPOSTA.

cloni del made in ItalyANZICHE’ METTERE I CONSUMATORI NELLE CONDIZIONI DI POTER EFETTUARE SCELTE PONDERATE E CONSAPEVOLI, fanno in modo che questo sia impossibile. E oltre ad essere un danno per la salute pubblica, è un danno anche per il made in Italy, molto apprezzato in tutto il mondo, e per le aziende che lavorano di qualità. Questo sistema premia e incentiva le aziende, come quelle delservizio delle Iene citato sopra, che ricercano e importano i prodotti peggiori, quelli che costano meno, anche avariato. Da evidenziare anche il silenzio assoluto della nostra classe politica, da sinistra a destra, nessuno si oppone a questa legge assurda, che va contro gli interessi e la salute pubblica, oltre che la volontà popolare, ed il buon senso. Nell’articolo Il cibo ormai è veleno: signori, è uno sterminio di massa! Presto 1 su 2 si ammalerà di cancro! evidenziavo l’esigenza di effettuare scelte alimentari consapevoli, dato che la maggioranza dei prodotti che troviamo negli scaffali dei supermercati sono, a vario titolo, praticamente velenosi. O per gli ingredienti insalubri largamente impiegati – per esempio l’olio di palma, che ormai è praticamente ovunque – oppure per “additivi esterni”, dai pesticidi che si trovano negli ortaggi, agli ormoni e agli antibiotici che spesso si trovano nelle carni, fino a conservanti, coloranti, edulcoranti, dolcificanti, insaporitori vari, che favoriscono l’insorgenza del cancro. Non certo dopo pochi anni, gli effetti si vedono dopo decenni, ma arrivano inesorabili, e a dirlo sono i numeri. Poi che ci sia chi mangia male e fuma e arriva a 80 anni, e chi muore prematuramente nonostante conduca una vita sana, non cambia la realtà dei fatti. Il cancro, che in passato colpiva 1 persona su 50, poi 1 su 20, presto colpirà la metà della popolazione, nel corso della vita.

Sull’alimentazione c’è poca informazione, da parte dei mass media, mentre sul web è ampia ed in crescita la comunità dei blogger e dei lettori che affrontano il tema, e cercano di migliorare le proprie abitudini alimentari. Ma da parte delle istituzioni, sia nazionali che europee, non c’è nessun “aiuto”, al contrario come potete vedere, si incentivano scelte malsane con leggi assurde.

Redatto da Pjmanc https://ilfattaccio.org

PROGETTO NERRI – Piani UE e Big Farma per il governo della mente

https://it.wikipedia.org/wiki/Mito_della_caverna

C’ERA UNA VOLTA UN MONDO DOVE IL CARATTERE, LA PERSONA E LA FORZA DI VOLONTA’ ERANO PROPULSORI NATURALI PER RAGGIUNGERE OGNI OBIETTIVO. Gli educatori cercavano di forgiare grandi uomini facendo leva sulla fatica e sul sacrificio, i ferri del mestiere per chiunque volesse distinguersi nella vita. Questo aveva anche un senso biologico: chi riusciva a farcela grazie alle sue qualità, aveva più possibilità di tramandare in maniera naturale i suoi geni, dando vita a una nuova generazione di uomini e donne che ereditavano, chi più chi meno, le stesse caratteristiche. Questa era la vera “eugenetica”: la possibilità per chiunque di “farcela” unicamente grazie a se stesso. Ma in una società sempre più plasmata ad uso e consumo degli interessi economici delle multinazionali, che usano la politica per trasformare i cittadini in una mandria di consumatori perfetti, la personalità è un valore negativo. The Matrix mostrava sterminate distese di corpi umani (vivi) utilizzati come combustibile per alimentare il sistema, mentre illusoriamente un software ricreava in loro la sensazione di vivere una vita normale, una vita dove il piacere fosse la norma e il dolore solo un ricordo lontano. Era il mito della caverna di Platone.

IL CONTE RICHARD KALERGI

IL CONTE RICHARD KALERGI

IN “IDEALISMO PRATICO”, IL CONTE RICHARD KALERGI (considerato il padre fondatore dell’Europa Unita), parlava di molteplicità di individui in luogo della molteplicità delle razze (qui il mio recente intervento a La Gabbia, qui un approfondimento sulla figura del Conte). Questo, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto portare a una maggiore governabilità delle masse. Del resto, è il relativismo ad avere spezzato i legami e i valori che una volta cementavano i rapporti umani e li portavano a pretendere con forza diritti e rappresentanza in virtù di principi che andavano rispettati: la famiglia, la religione, l’identità culturale, l’identità politica, la sessualità intesa come valore. Tutte cose che i media e la nuova rappresentazione del cittadino modello di cui si fanno portatori hanno dissolto, creando quel tessuto sociale informe, anonimo e omogeneo necessario per imporre abitudini, gusti e bisogni funzionali al sistema produttivo e governativo. E adesso, l’Unione Europea investe 3,6 milioni di euro nella discussione per la definizione di regole accettabili sull’utilizzo della tecnologia per il miglioramento delle prestazioni neuro-cognitive. Stiamo parlando del progetto Nerri (Neuro-Enhancement responsible Research and Innovation). L’American Psychological Association l’ha definita un’industria da un miliardo di dollari soltanto negli Stati Uniti. Per farvi capire di cosa si tratta, non c’è niente di meglio che utilizzare le loro stesse parole.“L’ossitocina è un ormone secreto dall’ipotalamo che regola il comportamento materno e quello prosociale (ndr: “che è a favore della società in termini di promozione della solidarietà e dell’integrazione tra le diverse componenti“) e serve a incrementare la fiducia reciproca. Forse dovremmo chiederci se per risolvere i problemi di una società incentrata sull’individualismo dovremmo conseguire un miglioramento della moralità basato sull’ossitocina. Se questo è il caso, allora dovremmo sottolineare il bisogno di sviluppare maggiore conoscenza e l’importanza di rimuovere il velo di ipocrisia che circonda questi temi”.

E ancora…
“C’è bisogno di lenire gli stati di sofferenza? Può una pillola essere vista come un metodo non coercitivo di passare una notte intera a studiare sui libri? Esiste una differenza tra “barare” (ovvero passare un esame grazie agli effetti di una droga) e “migliorare”? I sistemi sanitari nazionali dovrebbero pagare questi farmaci per tutti?”. Parliamo di un progetto voluto dalla Commissione Europea, nell’ambito del Settimo Programma Quadro per la Ricerca e l’Innovazione. La Commissione Europea, tanto per capirci, non solo si può considerare il vero e proprio Governo della UE, composto interamente da non eletti, ma è l’erede naturale dei primi commissari, sempre non eletti, voluti proprio da Kalergi con il Trattato di Parigi che istituiva la CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, sulla quale sarebbe nata la UE così come noi la conosciamo oggi, espressamente (almeno sul piano nominale) voluta per vincolare reciprocamente Francia e Germania in modo che non potessero più farsi la guerra. Loro sostengono che Nerri serva a normare il settore per renderlo controllabile, coinvolgendo tutti gli attori coinvolti in un ampio dibattito, compresa l’opinione pubblica. A ben vedere, tuttavia, non c’è da essere così ottimisti. Tra i partner che coordinano il progetto figura, ad esempio, la London School of Economics and Political Science, quella dove Franco Frattini, Commissario Europeo, teneva lezioni già nel 2007 sui progetti in corso della Commissione circa la composizione demografica dei popoli europei, che avrebbero dovuto mescolarsi etnicamente e geneticamente ai popoli africani e mediorientali grazie all’immigrazione selettiva (non c’è niente di male nell’incrocio delle razze, se questo avviene spontaneamente, ma la sua pianificazione senza un consenso democratico è più simile ai deliri di un piccolo demiurgo che ai doveri di una classe politica).

smart drugsMA SOPRATUTTO, SEMPRE TRA I PARTNER (QUESTA VOLTA ITALIANI), compaiono il Toscana Life Sciences e la Sissa. La prima è una fondazione senese dell’area “Torre Fiorentina”, dove oggi importanti multinazionali dei vaccini scelgono strategicamente di localizzare le loro principali attività di ricerca e sviluppo (loro stessi lo sottolineano sul sito). Questo fa supporre che la longa manu di Big Pharma potrebbe indurre valutazioni poco obiettive circa la necessità di adottare questo o quel dispositivo tecnologico di miglioramento neuro-cognitivo. La seconda è la scuola internazionale superiore di studi avanzati, dove attualmente campeggiano articoli come “Don’t look at me like that or I’ll swerve“, uno studio dove si riporta che “Un viso con un’espressione emotivamente carica, specie se l’emozione è la rabbia, può influire sul corso delle nostre azioni. L’effetto distraente è potenzialmente pericoloso in alcune situazioni (la guida per esempio)“. Viene da chiedersi se presto potremmo indurre espressioni facciali adeguate alle circostanze attraverso la somministrazioni di smart drugs che consentano di adeguarsi ai parametri di legge (che loro concorreranno a formulare).

FocUs_ThynkFANTASCIENZA? MACCHE’. Per arrivare all’essere umano auspicabile, come nel film La donna perfetta con Nicole Kidman, dove le mogli venivano sostituite da creature robotiche in tutto e per tutto assomiglianti all’immagine che il sistema dava della compagna ideale, forse ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma in vendita ci sono già elettrostimolatori transcranici che fungono da neurostimolatori per chi soffre di deficit di attenzione, come Foc.Us (e ricordate quanti bambini siano stati letteralmente avvelenati in america per curare proprio il deficit di attenzione, quello che attraverso la modifica arbitraria di alcuni parametri era stato appositamente inserito nel novero delle malattie riconsosciute). Oppure Thync, il triangolino di plastica che, applicato sulla testa, serve a indurre (con tanto di app per smartphone) uno stato di benessere o di maggiore energia. Un massaggio sul collo – dicono -, una secchiata di acqua fredda, un bacio da qualcuno che ti ama, sono tutti segnali nervosi che inducono il cervello a cambiare il nostro stato d’animo. Quindi – sottinteso – perché non farlo artificialmente? A chi si ispirano tutte queste ricerche? In uno dei filmati presentati sul sito del progetti Nerri per alimentare la discussione, si vede un vecchio esperimento dove a un cane viene mozzata la testa, che viene tuttavia mantenuto in vita da un sistema di pompaggio del sangue, mentre uno scienziato gli stuzzica i baffi del muso per provocare a quel che resta della bestiola il desiderio di muovere la bocca e afferrare l’oggetto che lo disturba.

A ruota, viene intervistato Anders Sandberg, filosofo della corrente transumanista, che non accetta la morte.
“Così lei desidera essere ibernato e che la sua mente venga ricaricata su un computer?”
“Sì, questo mi renderebbe felice“.

SANDBERG E' UN NEUROSCIENZIATO COMPUTAZIONALESANDBERG E’ UN NEUROSCIENZIATO COMPUTAZIONALE. Uno di quelli che lavorano al miglioramento delle performance cognitive. A guidare la ricerca nel settore c’è anche gente così. Novelli dottor Frankenstein che vorrebbero avere il permesso di ridurre l’intera umanità a una sterminata distesa di cadaveri da cui estrarre pezzi da riassemblare e ricomporre a piacimento, per soddisfare la loro perversione mentale di avere il controllo sulla vita e sulla morte, temendo soprattutto quest’ultima. Secondo una ricerca degli psichiatri Gian Maria Galeazzi e Marcella Pighi dell’Università di Modena, in Italia l’86,8 per cento dei giovani ha fatto uso di stimolatori cognitivi almeno una volta nella vita, ma più che altro parliamo di caffè e di bevande contenenti caffeina. Solo il 2% fa uso di amfetamine e nootropi (smart drugs). Ma attenzione: oltre il 60% di loro assumerebbe sostanze che migliorano le prestazioni cognitive (“cognitive enhancer”) se fossero prive di effetti collaterali. Capite bene quale vasto parco di mucche da mungere questo settore possa diventare. E la Commissione Europea, che nella sua narrazione ama dipingersi come attenta ai valori umani, all’etica, alla solidarietà, cosa fa? Finanzia un progetto di discussione sul tema con 3 milioni e mezzo di euro, affidandolo a un consorzio di partner legati a Big Pharma, che dovrebbe arrivare a stilare le linee guida dalle quali usciranno le regolamentazioni e le direttive europee. Quale sarà il tenore del dibattito alimentato nell’opinione pubblica, secondo voi? Metteranno l’accento sulla necessità di “restare umani” (per citare Vittorio Arrigoni), facendo leva su “carattere, personalità e forza di volontà“, oppure insisteranno su un modello fisiologico della mente, vista come un mero apparato funzionale, il cervello, e non come sede di valori e identità trascendenti che definiscono la persona (o, per i credenti, l’anima)? La domanda, ovviamente, è retorica.
Intanto, Agnes Allansdottir, la ricercatrice sociale dell’Università di Siena che per la fondazione Toscana Life Sciences partecipa al progetto UE Nerri, sta ultimando la pubblicazione scientifica sulla percezione che gli italiani hanno del Neuro-Potenziamento.

Agnes Allansdottir
A l’Espresso ha dichiarato che gli italiani hanno paura di essere obbligati dal datore di lavoro a utilizzare device tecnologici o farmaci per essere più performanti. In alcune professioni l’uso di pillole che aumentano l’attenzione è già caldeggiato. Piloti, turnisti, addetti agli altiforni, chirurghi che lavorano 18 ore di fila, militari, sono gli esempi che più suscitano apprensione.
Eccola, in questo video, sostenere che riguardo alla ricerca in campo genetico ci siano paesi ancora scettici, ma che questo tuttavia non significa per forza che l’opinione pubblica sia contraria: potrebbe semplicemente avere bisogno di essere meglio informata. Ecco, presto saremo tutti meglio informati. E scommetto che, dopo valanghe di libri, articoli e programmi tv di corretta informazione, chiederemo a gran voce di poter acquistare smart drugs per i nostri figli o piccoli apparecchietti tecnologici da applicare dietro all’orecchio che producono onde positive e ci consentano di vivere una vita serena, equilibrata e, possibilmente, di non sporcare e di non dare fastidio.

*Claudio Messora

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Redatto da Pjmanc https://ilfattaccio.org