ALTRA IMPOSIZIONE UE – Sparisce l’origine del cibo dalle etichette

etichette

DAL 13 DICEMBRE UN REGOLAMENTO DELLA UE TOGLIE L’OBBLIGO DI INDICARE SULLE CONFEZIONI lo stabilimento di lavorazione degli alimenti. Un regalo alle multinazionali. Che rischia di danneggiare le aziende nostrane. E di aiutare i cloni del made in Italy.

etichetteLA MOZZARELLA SANTA LUCIA FINO A OGGI E’ PRODOTTA IN ITALIA. Lo si può leggere chiaramente sull’etichetta: realizzata nello «stabilimento di Corteolona, Pavia». Tra pochi giorni le cose potrebbero però cambiare. Un regolamento europeo cancella infatti l’obbligo di indicare sulla confezione il luogo di produzione degli alimenti. In teoria ci sono due eccezioni: carne e latticini, per i quali bisognerà ancora segnalare lo stabilimento, ma non più come avviene oggi: basterà un numero a rappresentare la fabbrica. Per comprendere le conseguenze del cambiamento vale la pena di restare sull’esempio della Santa Lucia, marchio controllato dalla multinazionale francese Lactalis che, oltre a quelli italiani, ha impianti sparsi per il mondo. Ebbene, se per ipotesi la Lactalis decidesse di non realizzare più la mozzarella in provincia di Pavia, ma di spostare la manifattura all’estero, per il consumatore sarebbe praticamente impossibile saperlo. Un ragionamento applicabile a tutto il cibo.

etichetteCE LO CHIEDE BRUXELLES. Il regolamento in questione porta il numero 1169 ed entra in vigore in tutti i Paesi dell’Unione europea il 13 dicembre. L’obiettivo ufficiale è quello di «migliorare il livello di informazione e di protezione dei consumatori», si legge sul sito dell’Ue. In effetti, nelle 46 pagine del documento ci sono parecchi articoli che dovrebbero renderci la vita più facile. Per esempio, sulle etichette dei cibi non troveremo più la scritta “sodio” ma il più comprensibile “sale”. Oppure – altro esempio – dovranno esserci informazioni più chiare sulle sostanze a cui i consumatori possono essere allergici, dal glutine alle uova. Gli esperti concordano: ci sarà finalmente più trasparenza sugli ingredienti e regole uguali per tutti. Peccato solo che non sarà più garantita la conoscenza dello stabilimento di produzione. Un’informazione che in Italia, finora, è stato obbligatorio indicare: lo prevede la legge 109 del 1992. Con il nuovo regolamento europeo la norma nazionale decadrà. E scrivere sull’etichetta il luogo in cui è stato lavorato l’alimento diventerà facoltativo. «È un regalo alle multinazionali, che potranno così spostare le produzioni in Paesi dove la manodopera costa meno senza che il consumatore se ne accorga», sostiene Dario Dongo, avvocato esperto di diritto alimentare.

etichetteIL MISTERO S’INFITTISCE. Già oggi, in realtà, parecchi prodotti provenienti da altre nazioni non riportano sulla confezione il luogo di lavorazione. Basta fare un giro al supermercato per rendersene conto. Capire dove sono stati realizzati i cereali Fitness, ad esempio, è impossibile. Sulla scatola l’unica informazione comprensibile è questa: «Distribuito da Nestlé Italia Spa», la multinazionale svizzera con ramificazioni in tutto il mondo. In quale Paese sono stati lavorati i cereali? Mistero. Dal 13 dicembre sarà così anche per le produzioni italiane. Il regolamento comunitario prescrive infatti di riportare sulla confezione solo il nome del proprietario del marchio. E sono in molti a credere che il cambiamento risulterà svantaggioso per chi va a fare la spesa. Il governo che fa? Il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione al ministero dello Sviluppo economico per chiedere di mantenere l’obbligo d’indicare sull’etichetta il luogo di produzione. «Per operare in tal senso occorre una specifica norma di legge o una delega al governo in materia di etichettatura», ha risposto il viceministro Claudio De Vincenti, aggiungendo però che al momento «non appare possibile adottare i provvedimenti richiesti per assenza di una fonte primaria che li preveda». Insomma, per ora niente da fare, in futuro si vedrà. Intanto nel settore alimentare le preoccupazioni aumentano. Questione economica, soprattutto. L’indicazione dello stabilimento, si legge infatti nell’interrogazione dei Cinque Stelle, «serve ai singoli consumatori per scegliere un alimento rispetto a un altro anche in considerazione del Paese o della regione dove è prodotto». Traduzione: se voglio premiare le aziende che non delocalizzano, come faccio se non conosco il luogo di produzione?

etichetteRISCHI PER IL MADE IN ITALY. La questione suscita i malumori di parecchie imprese nostrane. Alla Sterilgarda, 280 dipendenti, tra i maggiori produttori di latte in Italia, la paura è di perdere quote di esportazioni. Ferdinando Sarzi, titolare dell’azienda mantovana, dice di essere appena tornato da un viaggio di lavoro negli Stati Uniti: «Lì il made in Italy continua ad andare fortissimo, ma adesso che non sarà più obbligatorio indicare lo stabilimento di produzione qualcuno, per esempio chi ha sede legale da noi ma fabbriche all’estero, potrebbe approfittarne per vendere come italiano ciò che in realtà viene lavorato fuori». Insomma, le nuove regole potrebbero agevolare i prodotti “italian sounding”, quelli che attraverso nomi o simboli stampati sulla confezione rimandano a una presunta italianità. Un fenomeno che, secondo le ultime stime del governo, vale già oggi circa 55 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni alimentari nostrane.

etichetteCHI CI GUADAGNA. Sterilgarda è solo una delle tante imprese ad aver firmato la petizione per opporsi all’entrata in vigore del regolamento europeo. L’idea è stata di Raffaele Brogna, 32enne fondatore di ioleggoletichetta.it, un sito che cerca di aiutare chi fa la spesa con informazioni sull’origine dei prodotti. Brogna ha avviato una raccolta di firme che finora ha raccolto circa 20 mila adesioni tra cittadini privati e gruppi dell’agroalimentare. «Dalla nostra parte stanno le aziende che producono tutto in Italia», dice Brogna, «non certo colossi come Unilever, Nestlé o Carrefour che hanno stabilimenti in tanti Paesi e possono beneficiare del nuovo regolamento». Le imprese che hanno firmato la petizione si sono impegnate a mantenere l’indicazione dello stabilimento di produzione. Tra queste ci sono pure alcune catene di supermercati, visto che negli ultimi anni anche in Italia si sono sviluppate parecchio le cosiddette private label, cibi marchiati con lo stesso simbolo della catena distributiva. «Noi continueremo a chiedere ai nostri fornitori d’indicare lo stabilimento, così che il consumatore possa essere certo che quel cibo ha creato lavoro in Italia», assicura ad esempio Giuseppe Zuliani, direttore marketing della Conad.

etichettaMOZZARELLA LITUANA. Se è vero che le nuove regole europee renderanno difficile, se non impossibile, capire dove è stato lavorato un alimento, già oggi l’origine del cibo è abbastanza misteriosa. Secondo i calcoli della Coldiretti, il 33 per cento dei prodotti agroalimentari “made in Italy” contiene infatti materie prime straniere. Già, perché in parecchi casi non è obbligatorio indicarne la nazione di provenienza. Qualche esempio? Basta dare un’occhiata al grafico riportato nelle pagine precedenti. Due prosciutti su tre, venduti come italiani, sono frutto di maiali allevati all’estero, soprattutto in Germania. Un terzo del grano usato per fare la pasta arriva dal Canada. E la metà delle mozzarelle che compriamo è prodotta con latte straniero, per lo più tedesco e lituano. Il nuovo regolamento europeo, in realtà, qualche miglioramento in questo senso dovrebbe portarlo. «Sarà obbligatorio indicare sulla confezione il Paese d’origine della carne di maiale, capra e pollo», dicono dal ministero dell’Agricoltura, precisando che questo risultato è frutto delle pressioni dell’Italia in sede europea. Altre nazioni, evidentemente, hanno spinto affinché l’Ue togliesse l’obbligo di indicare sulle confezioni lo stabilimento di produzione. E così, dal 13 dicembre, sapere dove è stato lavorato ciò che stiamo mangiando diventerà ancora più difficile. A meno che il governo, alla fine, decida di fare una nuova legge in difesa del made in Italy.

Di *Stefano Vergine
>Fonte< 

Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

ETICHETTE ALIMENTARI – Sempre meno chiare

cloni del made in Italy

DAL 13 DICEMBRE UN REGOLAMENTO UE TOGLIE L’OBBLIGO DI INDICARE SULLE CONFEZIONI LO STABILIMENTO DI LAVORAZIONE DEGLI ALIMENTI. Un regalo alle multinazionali. Che rischia di danneggiare le aziende nostrane. E di aiutare i cloni del made in Italy. Dal 13 Dicembre le etichette degli alimentari saranno ancora meno chiare di quanto non lo siano già. L’Europa toglie l’obbligo di indicare sulle confezione persino lo stabilimento di lavorazione dei prodotti. Per i consumatori sarà praticamente impossibile riuscire a capire l’origine dei prodotti che finiranno sulle loro tavole. Già oggi la normativa fa acqua da tutte le parti, le etichette non sono chiare, e anzi, spesso il packaging induce in errore i consumatori, come nel caso, evidenziato da un’ottimo servizio delle Iene di cui abbiamo parlato nelle settimane scorse, del pomodoro cinese, coltivato in Cina, dove le leggi consentono l’uso di pesticidi proibiti in Europa, ed importato, sotto forma di “concentrato” da aziende italiane ed europee, che lo pongono sul mercato facendo credere che si tratta di un prodotto nazionale. Molte associazioni di consumatori, oltre che medici, nutrizionisti, e tutte le persone dotate di un briciolo di buon senso, più volte hanno chiesto un’etichettatura più chiara, precisa, che indicasse non solo dove il prodotto viene confezionato, ma anche dove è stato prodotto, e tutti gli eventuali “passaggi di mano”. La cosiddetta “tracciabilità”. Ebbene, l’Europa ha deciso di andare nella direzione OPPOSTA.

cloni del made in ItalyANZICHE’ METTERE I CONSUMATORI NELLE CONDIZIONI DI POTER EFETTUARE SCELTE PONDERATE E CONSAPEVOLI, fanno in modo che questo sia impossibile. E oltre ad essere un danno per la salute pubblica, è un danno anche per il made in Italy, molto apprezzato in tutto il mondo, e per le aziende che lavorano di qualità. Questo sistema premia e incentiva le aziende, come quelle delservizio delle Iene citato sopra, che ricercano e importano i prodotti peggiori, quelli che costano meno, anche avariato. Da evidenziare anche il silenzio assoluto della nostra classe politica, da sinistra a destra, nessuno si oppone a questa legge assurda, che va contro gli interessi e la salute pubblica, oltre che la volontà popolare, ed il buon senso. Nell’articolo Il cibo ormai è veleno: signori, è uno sterminio di massa! Presto 1 su 2 si ammalerà di cancro! evidenziavo l’esigenza di effettuare scelte alimentari consapevoli, dato che la maggioranza dei prodotti che troviamo negli scaffali dei supermercati sono, a vario titolo, praticamente velenosi. O per gli ingredienti insalubri largamente impiegati – per esempio l’olio di palma, che ormai è praticamente ovunque – oppure per “additivi esterni”, dai pesticidi che si trovano negli ortaggi, agli ormoni e agli antibiotici che spesso si trovano nelle carni, fino a conservanti, coloranti, edulcoranti, dolcificanti, insaporitori vari, che favoriscono l’insorgenza del cancro. Non certo dopo pochi anni, gli effetti si vedono dopo decenni, ma arrivano inesorabili, e a dirlo sono i numeri. Poi che ci sia chi mangia male e fuma e arriva a 80 anni, e chi muore prematuramente nonostante conduca una vita sana, non cambia la realtà dei fatti. Il cancro, che in passato colpiva 1 persona su 50, poi 1 su 20, presto colpirà la metà della popolazione, nel corso della vita.

Sull’alimentazione c’è poca informazione, da parte dei mass media, mentre sul web è ampia ed in crescita la comunità dei blogger e dei lettori che affrontano il tema, e cercano di migliorare le proprie abitudini alimentari. Ma da parte delle istituzioni, sia nazionali che europee, non c’è nessun “aiuto”, al contrario come potete vedere, si incentivano scelte malsane con leggi assurde.

Redatto da Pjmanc https://ilfattaccio.org

DOTTOR BERRINO – Facciamo un giro con lui al supermercato + Video

DOTTOR BERRINO - Facciamo un giro con lui al supermercato + Video

AL SUPERMERCATO CON IL DOTT.FRANCO BERRINO CHE COMMENTA GLI INGREDIENTI DEGLI ALIMENTI presenti sugli scaffali e di largo consumo. E’ molto importante leggere le etichette, ed essere in grado, almeno un minimo, di decifrare quello che c’è scritto. Poi ci sono alcuni alimenti, come il riso soffiato, che vengono erroneamente considerati dietetici, ma in realtà hanno un indice glicemico elevatissimo. Berrino non consiglia di eliminare il cibo di origine animale, ma certamente di ridurlo molto.

VIDEO

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

INGREDIENTI SULLE ETICHETTE – Tra mito e realtà c’è molta differenza

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IL MITO.L’elenco degli ingredienti nei prodotti alimentari è studiato per informare i consumatori circa il contenuto del prodotto.LA REALTA’.L’elenco degli ingredienti è utilizzato dai produttori per indurre i consumatori a credere che gli alimenti acquistati siano più sani di ciò che sono.Questo articolo esamina alcuni trucchi comunemente usati da molte industrie alimentari, e contiene una serie di utili informazioni per aiutare i consumatori a leggere le etichette con il giusto scetticismo.Se la Scheda Nutrizionale Informativa presente nella confezione del prodotto alimentare elenca ogni sostanza contenuta nel prodotto, come potrebbe ingannare i consumatori?

zuccheriUNO DEI TRUCCHI PIU’ COMUNI è quello di distribuire gli zuccheri presenti tra molti ingredienti così che le quantità di zuccheri non compaia nei primi tre dell’elenco. Per esempio un’azienda può usare una combinazione di saccarosio, fruttosio, sciroppo di cereali, sciroppo di grano, zucchero di canna non raffinato, destrosio e altri zuccheri per essere sicura che nessuno di essi sia presente in quantità sufficiente da arrivare nelle prime posizioni dell’elenco degli ingredienti (ricorda che gli ingredienti sono elencati in ordine di proporzione nel prodotto, con i più presenti elencati per primi).Ciò inganna i consumatori sul fatto che il prodotto non sia composto principalmente da zucchero. E’ un modo per spostare lo zucchero più giù nella lista degli ingredienti, non informando sul contenuto reale di zucchero presente nello intero prodotto.Un altro trucco consiste nel gonfiare l’elenco con minuscole quantità di ingredienti ridondanti. Si può vederlo nei prodotti per la cura personale e nello shampoo, dove le aziende dichiarano di fornire shampoo alle erbe che in realtà hanno un contenuto di erbe quasi inesistente.Le aziende possono gonfiare l’elenco ingredienti con “salutari” bacche, erbe o super-cibi che, molto spesso, sono presenti solo in minuscole quantità.La presenza – ad esempio – della “spirulina” in coda all’elenco è praticamente insignificante. Non c’è abbastanza sbirulina in quel prodotto che possa produrre reali effetti sulla vostra salute.Questo trucco è chiamato “etichetta imbottita” ed è comunemente usato dai produttori di “junk-food” che vogliono saltare sul carro dei prodotti biologici senza in realtà produrre cibi sani.Un terzo trucco consiste nel nascondere ingredienti dannosi dietro nomi dal suono innocente, che inducano a credere che siano sani. Il nome dell’estremamente cancerogeno nitrito di sodio (conservante E250), per esempio, suona perfettamente innocente, ma è ben documentato che sia causa di tumori al cervello, cancro al pancreas, cancro al colon e molti altri tipi di cancro.Il carminio suona come un innocente colorante per alimenti, ma in realtà è fatto con le carcasse frantumate di scarafaggi rossi della cocciniglia. Naturalmente, nessuno mangerebbe yogurt alle fragole se sulla etichetta ci fosse indicato “colorante rosso per alimenti a base di insetti.”Allo stesso modo, estratto di lievito suona come un ingrediente salutare, ma in realtà è un trucco usato per nascondere il glutammato monosodico (MSG, un esaltatore chimico di sapore, per dare gusto ai cibi eccessivamente elaborati) senza avere l’obbligo di indicarlo nella etichetta.Molti ingredienti contengono glutammato monosodico nascosto, e personalmente ho scritto parecchio al riguardo. Praticamente tutti gli ingredienti idrolizzati contengono alcune quantità di glutammato monosodico nascosto.

etichette-alimentariSAI CHE IL NOME DEL PRODOTTO ALIMENTARE NON HA NULLA A CHE FARE CON CIO’ CHE C’E’ DENTRO?Aziende alimentari producono alimenti come il “Guacamole Dip” (salsa di avocado) che non contiene avocado! Sono preparati, invece, con olio di soia idrogenata e colorante chimico verde. Ingenui consumatori comprano questi prodotti, pensando di prendere salsa di avocado, quando in realtà stanno comprando colorante verde; squisito e dietetico veleno.I nomi dei cibi possono includere parole che descrivono elementi non presenti nel prodotto. Un cracker al formaggio, per esempio, non deve necessariamente contenere formaggio. Qualcosa di “cremoso” non deve contenere la crema. Un prodotto alla frutta, non ha bisogno di contenere nemmeno una singola molecola di frutta. Non lasciarti ingannare dai nomi dei prodotti stampati sulla confezione. Questi nomi sono ideati per vendere i prodotti, non per descrivere gli ingredienti contenuti in essi.

inquinanti chimiciNON ESISTE L’OBBLIGO DI INCLUDERE NEL ELENCO DEGLI INGREDIENTI i nomi di inquinanti chimici, metalli pesanti, bisphenol-A, PCBs (bifenile policlorurato), perclorato o altre sostanze tossiche già reperite negli alimenti. Come risultato abbiamo che le liste degli ingredienti non elencano realmente tutto il contenuto degli alimenti, ma solo ciò che di cui produttori vogliono che tu sia informato.Gli elenchi di ingredienti furono il risultato di un accordo tra governo e industria privata. All’inizio, le aziende alimentari erano restie a indicare gli ingredienti. Chiesero che fossero considerati “proprietà riservata” con la motivazione che svelare i segreti della produzione, avrebbe distrutto i loro affari.E’ un’assurdità, naturalmente, poiché le aziende alimentari intendevano solto tenere all’oscuro i consumatori. E’ per questo che ancora oggi non è stato reso obbligatorio segnalare i vari inquinanti chimici, pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze che hanno un notevole e diretto impatto sulla salute dei consumatori. (Per anni le aziende alimentari hanno combattuto contro l’obbligo di segnalazione degli acidi grassi, ed è solo dopo una protesta delle associazioni di consumatori che la FDA alla fine le ha obbligate ad includerli negli ingredienti sulle etichette).

etichette-alimentariMANIPOLARE LA QUANTITA’ DELLE PORZIONI.Le aziende alimentari hanno capito anche come manipolare il concetto di porzione al fine di far apparire i loro prodotti privi di ingredienti nocivi come gli acidi grassi saturi (o resi tali mediante idrogenatura).La FDA, ha creato per loro un sotterfugio: è permesso che ogni alimento che contenga meno di 0.5 grammi di acidi grassi per porzione possa essere dichiarato sull’etichetta a contenuto di zero acidi grassi.La logica della FDA è che 0.5 = 0.Ma una matematica approssimativa non è il solo trucco giocato per proteggere gli interessi commerciali delle industrie su cui la FDA dovrebbe vigilare.Sfruttando questo trucchetto dei 0.5 grammi, le aziende riducono arbitrariamente le porzioni dei loro cibi e livelli ridicoli – giusto per tenere gli acidi grassi sotto i 0.5 grammi per porzione. Così loro dichiarano in grande sulla confezione “Zero Acidi Grassi”. In realtà, il prodotto può essere pieno di acidi grassi, ma la porzione è stata ridotta ad un peso appropriato per il nutrimento di uno scoiattolo, non certo di un essere umano.

porzioniIL NUMERO DELLE PORZIONI.La prossima volta che prendi un prodotto in drogheria, controlla il numero di porzioni indicato sulla Scheda Nutrizionale. Troverai probabilmente dei numeri talmente elevati da risultare non attendibili. Un produttore di biscotti, per esempio, può dichiarare che un biscotto costituisca un’intera “porzione” di biscotti. Ma conosci qualcuno che, in realtà, mangia solo un biscotto?Se un biscotto (una porzione) contiene 0.5 grammi di acidi grassi saturi, il produttore è autorizzato a dichiarare che l’intero pacco di biscotti sia “privo di acidi grassi”. In realtà, il pacco può contenere 30 biscotti, ognuno con 0.5 grammi di acidi grassi, che porta a 15 grammi totali per l’intero pacco (30 biscotti x 0.5 grammi per biscotto in realtà fa un totale di 15 grammi).Tu prendi un pacco di biscotti che contiene 15 grammi di acidi grassi saturi (che è una dose enorme di veleno) mentre l’etichetta dichiara che quello stesso prodotto non contenga acidi grassi saturi.Questo è solo un esempio di come le aziende alimentari usino la Scheda Nutrizionale Informativa e l’elenco degli ingredienti per ingannare, piuttosto che per informare i consumatori.

ECCO ALCUNE ULTERIORI DRITTE PER DECIFRARE CON SUCCESSO GLI INGREDIENTI DELLE ETICHETTE
1 – Ricorda che gli ingredienti sulle etichette sono elencati in ordine quantitativo. Questo significa che i primi 3 ingredienti contano molto di più di tutti gli altri. I primi 3 ingredienti sono quello che stai mangiando.

2 – Se l’elenco degli ingredienti contiene lunghe parole chimiche che non riesci nemmeno a pronunciare, evita il prodotto. Potrebbe contenere elementi chimici tossici. Perché vuoi mangiarli? Introduci ingredienti che conosci.

3 – Non farti ingannare da fantastici nomi di erbe o altri ingredienti che appaiono molto in basso nella lista. Alcuni produttori di alimenti che includono “goji” (bacche di Lycium) verso la fine dell’elenco le usano solo come trovata pubblicitaria da apporre sull’etichetta. La reale quantità di goji nel prodotto è probabilmente esigua.

4 – L’elenco degli ingredienti non deve obbligatoriamente segnalare inquinanti chimici. I cibi possono essere contaminati con pesticidi, solventi, acrilamidi, PFOA (Acido di Perfluorooctanoic), perclorati (combustibili per razzi) e altri tossici chimici. Il miglior modo di limitare l’ingestione di elementi tossici chimici è comprare biologico, o cibi freschi poco trattati.

5 – Cerca parole come “germogliato” o “naturale” che di solito contraddistinguono cibi di alta qualità. Chicchi e semi germogliati e sono più sani di quelli non germogliati. Gli ingredienti naturali sono generalmente più sani di quelli trattati o cotti. I chicchi interi sono più sani di quelli arricchiti.

6 – Non farti ingannare dalla parola “grano” quando deriva da farina. Tutta la farina derivata dal grano può essere chiamata “farina di grano”, anche se è stata trattata, sbiancata e privata dei suoi nutrienti. Solo la farina di grano a “chicco intero” è realmente sano. (Molti consumatori, sbagliando, credono che tutti i prodotti di “farina di grano” derivino dal chicco intero. E’ falso. I produttori alimentari ingannano i consumatori con questo trucchetto.

7 – Non farti ingannare nel credere che i prodotti integrali siano più sani dei prodotti naturali. Lo zucchero scuro è solo una trovata pubblicitaria – è zucchero bianco con colorante marrone e aroma aggiunto. Le uova integrali non sono diverse da quelle bianche (eccetto per il fatto che i loro gusci appaiono scuri). Il pane integrale può non essere più sano del pane bianco, a meno che non sia fatto con chicchi di grano interi. Non farti ingannare dai cibi ‘integrali’; sono trovate pubblicitarie dei giganti della produzione alimentare per indurre i consumatori a pagare di più per i soliti prodotti.

8 –Attenzione all’inganno delle piccole porzioni. I produttori alimentari usano questo trucco per ridurre il numero di calorie, grammi di zucchero o grammi di acidi grassi che i consumatori credono siano contenuti nei prodotti. Molte porzioni sono arbitrarie e non hanno un fondamento reale.

9 – Vuoi sapere realmente come acquistare i cibi? Scarica la nostra guida “Honest Food Guide” (link), un onesto rapporto sul cibo che è stato scaricato da oltre 800.000 persone. E’ in sostituzione dell’assai corrotto e manipolato Food Guide Pyramid della USDA (United States Department of Agricolture), che è poco più di un documento di marketing a favore delle fattorie industriali e delle grandi corporazioni dell’alimentare.
La Honest Food Guide è un rapporto nutrizionale indipendente che rivela esattamente cosa mangiare e cosa evitare per migliorare la propria salute.

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

ETICHETTE ALIMENTARI? – Ecco alcune dritte per decifrarle con successo

etichette alimentari

IL MITO.L’elenco degli ingredienti nei prodotti alimentari è studiato per informare i consumatori circa il contenuto del prodotto.

LA REALTA’.L’elenco degli ingredienti è utilizzato dai produttori per indurre i consumatori a credere che gli alimenti acquistati siano più sani di ciò che sono.Questo articolo esamina alcuni trucchi comunemente usati da molte industrie alimentari, e contiene una serie di utili informazioni per aiutare i consumatori a leggere le etichette con il giusto scetticismo.Se la Scheda Nutrizionale Informativa presente nella confezione del prodotto alimentare elenca ogni sostanza contenuta nel prodotto, come potrebbe ingannare i consumatori?

etichette-alimentariUNO DEI TRUCCHI PIU’ COMUNI è quello di distribuire gli zuccheri presenti tra molti ingredienti così che le quantità di zuccheri non compaia nei primi tre dell’elenco. Per esempio un’azienda può usare una combinazione di saccarosio, fruttosio, sciroppo di cereali, sciroppo di grano, zucchero di canna non raffinato, destrosio e altri zuccheri per essere sicura che nessuno di essi sia presente in quantità sufficiente da arrivare nelle prime posizioni dell’elenco degli ingredienti (ricorda che gli ingredienti sono elencati in ordine di proporzione nel prodotto, con i più presenti elencati per primi).Ciò inganna i consumatori sul fatto che il prodotto non sia composto principalmente da zucchero. E’ un modo per spostare lo zucchero più giù nella lista degli ingredienti, non informando sul contenuto reale di zucchero presente nello intero prodotto.Un altro trucco consiste nel gonfiare l’elenco con minuscole quantità di ingredienti ridondanti. Si può vederlo nei prodotti per la cura personale e nello shampoo, dove le aziende dichiarano di fornire shampoo alle erbe che in realtà hanno un contenuto di erbe quasi inesistente.Le aziende possono gonfiare l’elenco ingredienti con “salutari” bacche, erbe o super-cibi che, molto spesso, sono presenti solo in minuscole quantità.La presenza – ad esempio – della “spirulina” in coda all’elenco è praticamente insignificante. Non c’è abbastanza sbirulina in quel prodotto che possa produrre reali effetti sulla vostra salute.Questo trucco è chiamato “etichetta imbottita” ed è comunemente usato dai produttori di “junk-food” che vogliono saltare sul carro dei prodotti biologici senza in realtà produrre cibi sani.Un terzo trucco consiste nel nascondere ingredienti dannosi dietro nomi dal suono innocente, che inducano a credere che siano sani. Il nome dell’estremamente cancerogeno nitrito di sodio (conservante E250), per esempio, suona perfettamente innocente, ma è ben documentato che sia causa di tumori al cervello, cancro al pancreas, cancro al colon e molti altri tipi di cancro.Il carminio suona come un innocente colorante per alimenti, ma in realtà è fatto con le carcasse frantumate di scarafaggi rossi della cocciniglia. Naturalmente, nessuno mangerebbe yogurt alle fragole se sulla etichetta ci fosse indicato “colorante rosso per alimenti a base di insetti.”Allo stesso modo, estratto di lievito suona come un ingrediente salutare, ma in realtà è un trucco usato per nascondere il glutammato monosodico (MSG, un esaltatore chimico di sapore, per dare gusto ai cibi eccessivamente elaborati) senza avere l’obbligo di indicarlo nella etichetta.Molti ingredienti contengono glutammato monosodico nascosto, e personalmente ho scritto parecchio al riguardo. Praticamente tutti gli ingredienti idrolizzati contengono alcune quantità di glutammato monosodico nascosto.

etichetteSAI CHE IL NOME DEL PRODOTTO ALIMENTARE NON HA NULLA A CHE FARE CON CIO’ CHE C’E’ DENTRO?Aziende alimentari producono alimenti come il “Guacamole Dip” (salsa di avocado) che non contiene avocado! Sono preparati, invece, con olio di soia idrogenata e colorante chimico verde. Ingenui consumatori comprano questi prodotti, pensando di prendere salsa di avocado, quando in realtà stanno comprando colorante verde; squisito e dietetico veleno.I nomi dei cibi possono includere parole che descrivono elementi non presenti nel prodotto. Un cracker al formaggio, per esempio, non deve necessariamente contenere formaggio. Qualcosa di “cremoso” non deve contenere la crema. Un prodotto alla frutta, non ha bisogno di contenere nemmeno una singola molecola di frutta. Non lasciarti ingannare dai nomi dei prodotti stampati sulla confezione. Questi nomi sono ideati per vendere i prodotti, non per descrivere gli ingredienti contenuti in essi.

InquinamentoNON ESISTE L’OBBLIGO DI INCLUDERE NEL ELENCO DEGLI INGREDIENTI i nomi di inquinanti chimici, metalli pesanti, bisphenol-A, PCBs (bifenile policlorurato), perclorato o altre sostanze tossiche già reperite negli alimenti. Come risultato abbiamo che le liste degli ingredienti non elencano realmente tutto il contenuto degli alimenti, ma solo ciò che di cui produttori vogliono che tu sia informato.Gli elenchi di ingredienti furono il risultato di un accordo tra governo e industria privata. All’inizio, le aziende alimentari erano restie a indicare gli ingredienti. Chiesero che fossero considerati “proprietà riservata” con la motivazione che svelare i segreti della produzione, avrebbe distrutto i loro affari.E’ un’assurdità, naturalmente, poiché le aziende alimentari intendevano solto tenere all’oscuro i consumatori. E’ per questo che ancora oggi non è stato reso obbligatorio segnalare i vari inquinanti chimici, pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze che hanno un notevole e diretto impatto sulla salute dei consumatori. (Per anni le aziende alimentari hanno combattuto contro l’obbligo di segnalazione degli acidi grassi, ed è solo dopo una protesta delle associazioni di consumatori che la FDA alla fine le ha obbligate ad includerli negli ingredienti sulle etichette).

-distorsione-delle-porzioniMANIPOLARE LA QUANTITA’ DELLE PORZIONI.Le aziende alimentari hanno capito anche come manipolare il concetto di porzione al fine di far apparire i loro prodotti privi di ingredienti nocivi come gli acidi grassi saturi (o resi tali mediante idrogenatura).La FDA, ha creato per loro un sotterfugio: è permesso che ogni alimento che contenga meno di 0.5 grammi di acidi grassi per porzione possa essere dichiarato sull’etichetta a contenuto di zero acidi grassi.La logica della FDA è che 0.5 = 0.Ma una matematica approssimativa non è il solo trucco giocato per proteggere gli interessi commerciali delle industrie su cui la FDA dovrebbe vigilare.Sfruttando questo trucchetto dei 0.5 grammi, le aziende riducono arbitrariamente le porzioni dei loro cibi e livelli ridicoli – giusto per tenere gli acidi grassi sotto i 0.5 grammi per porzione. Così loro dichiarano in grande sulla confezione “Zero Acidi Grassi”. In realtà, il prodotto può essere pieno di acidi grassi, ma la porzione è stata ridotta ad un peso appropriato per il nutrimento di uno scoiattolo, non certo di un essere umano.

porzioniIL NUMERO DELLE PORZIONI.La prossima volta che prendi un prodotto in drogheria, controlla il numero di porzioni indicato sulla Scheda Nutrizionale. Troverai probabilmente dei numeri talmente elevati da risultare non attendibili. Un produttore di biscotti, per esempio, può dichiarare che un biscotto costituisca un’intera “porzione” di biscotti. Ma conosci qualcuno che, in realtà, mangia solo un biscotto?Se un biscotto (una porzione) contiene 0.5 grammi di acidi grassi saturi, il produttore è autorizzato a dichiarare che l’intero pacco di biscotti sia “privo di acidi grassi”. In realtà, il pacco può contenere 30 biscotti, ognuno con 0.5 grammi di acidi grassi, che porta a 15 grammi totali per l’intero pacco (30 biscotti x 0.5 grammi per biscotto in realtà fa un totale di 15 grammi).Tu prendi un pacco di biscotti che contiene 15 grammi di acidi grassi saturi (che è una dose enorme di veleno) mentre l’etichetta dichiara che quello stesso prodotto non contenga acidi grassi saturi.Questo è solo un esempio di come le aziende alimentari usino la Scheda Nutrizionale Informativa e l’elenco degli ingredienti per ingannare, piuttosto che per informare i consumatori.

ECCO ALCUNE ULTERIORI DRITTE PER DECIFRARE CON SUCCESSO GLI INGREDIENTI DELLE ETICHETTE
1 – Ricorda che gli ingredienti sulle etichette sono elencati in ordine quantitativo. Questo significa che i primi 3 ingredienti contano molto di più di tutti gli altri. I primi 3 ingredienti sono quello che stai mangiando.

2- Se l’elenco degli ingredienti contiene lunghe parole chimiche che non riesci nemmeno a pronunciare, evita il prodotto. Potrebbe contenere elementi chimici tossici. Perché vuoi mangiarli? Introduci ingredienti che conosci.

3 – Non farti ingannare da fantastici nomi di erbe o altri ingredienti che appaiono molto in basso nella lista. Alcuni produttori di alimenti che includono “goji” (bacche di Lycium) verso la fine dell’elenco le usano solo come trovata pubblicitaria da apporre sull’etichetta. La reale quantità di goji nel prodotto è probabilmente esigua.

4 – L’elenco degli ingredienti non deve obbligatoriamente segnalare inquinanti chimici. I cibi possono essere contaminati con pesticidi, solventi, acrilamidi, PFOA (Acido di Perfluorooctanoic), perclorati (combustibili per razzi) e altri tossici chimici. Il miglior modo di limitare l’ingestione di elementi tossici chimici è comprare biologico, o cibi freschi poco trattati.

5 – Cerca parole come “germogliato” o “naturale” che di solito contraddistinguono cibi di alta qualità. Chicchi e semi germogliati e sono più sani di quelli non germogliati. Gli ingredienti naturali sono generalmente più sani di quelli trattati o cotti. I chicchi interi sono più sani di quelli arricchiti.

6 – Non farti ingannare dalla parola “grano” quando deriva da farina. Tutta la farina derivata dal grano può essere chiamata “farina di grano”, anche se è stata trattata, sbiancata e privata dei suoi nutrienti. Solo la farina di grano a “chicco intero” è realmente sano. (Molti consumatori, sbagliando, credono che tutti i prodotti di “farina di grano” derivino dal chicco intero. E’ falso. I produttori alimentari ingannano i consumatori con questo trucchetto.

7 – Non farti ingannare nel credere che i prodotti integrali siano più sani dei prodotti naturali. Lo zucchero scuro è solo una trovata pubblicitaria – è zucchero bianco con colorante marrone e aroma aggiunto. Le uova integrali non sono diverse da quelle bianche (eccetto per il fatto che i loro gusci appaiono scuri). Il pane integrale può non essere più sano del pane bianco, a meno che non sia fatto con chicchi di grano interi. Non farti ingannare dai cibi ‘integrali’; sono trovate pubblicitarie dei giganti della produzione alimentare per indurre i consumatori a pagare di più per i soliti prodotti.

8 – Attenzione all’inganno delle piccole porzioni. I produttori alimentari usano questo trucco per ridurre il numero di calorie, grammi di zucchero o grammi di acidi grassi che i consumatori credono siano contenuti nei prodotti. Molte porzioni sono arbitrarie e non hanno un fondamento reale.

9 – Vuoi sapere realmente come acquistare i cibi? Scarica la nostra guida “Honest Food Guide” (link), un onesto rapporto sul cibo che è stato scaricato da oltre 800.000 persone. E’ in sostituzione dell’assai corrotto e manipolato Food Guide Pyramid della USDA (United States Department of Agricolture), che è poco più di un documento di marketing a favore delle fattorie industriali e delle grandi corporazioni dell’alimentare.
La Honest Food Guide è un rapporto nutrizionale indipendente che rivela esattamente cosa mangiare e cosa evitare per migliorare la propria salute.

>Fonte< 

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org