PUMA ORIENTALE ,TIGRI E LEONI BERBERI – Estinzione dei grandi felini

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LA NOTIZIA DELL’ESTINZIONE DEL PUMA ORIENTALE

O Coguaro Orientale, continua a far rumore a più di un anno  dalla sua dichiarazione ufficiale.Accanto a questa sottospecie di Puma, tantissime specie animali (soprattutto pesci ed insetti) scompaiono giornalmente senza fare rumore, tra l’indifferenza generale e la mancanza di informazione a riguardo. In nome di uno sviluppo economico sfrenato.E se la scomparsa del Puma Orientale, di cui non si avevano notizie da decadi, è risuonata come un pesantissimo pugno nello stomaco, l’elencazione delle altre specie feline praticamente sterminate non può che essere da meno.Che si tratti di scomparse dovute ad eventi naturali o all’opera dell’uomo, in ogni caso si tratta di una perdita di biodiversità che, mentre nel primo caso non può che essere un semplice esito della storia naturale al quale (anche tristemente) rassegnarsi, nel secondo dovrebbe come minimo turbare qualche coscienza.Parlavamo di Puma Orientale, non avvistato dagli anni ’30 e dichiarato estinto l’anno scorso.

 

ALTRI GRANDI FELINI COME TIGRI E LEONI CONTANO SCOMPARSE ALTRETTANTO DRAMMATICHE

E se il leone delle caverne (raffigurato in alcune pitture rupestri risalenti al Pleistocene), riposa tranquillo ormai da millenni, non è stato così per il leone berbero o il leone del Capo.La prima specie, posseduta da Giulio Cesare ed utilizzata nei combattimenti contro l’uomo, subì una drastica riduzione proprio in epoca romana, a causa della forte importazione in Europa. Avvistati in natura sino agli anni ’40, ne sopravvive qualcuno in cattività, anche se nei casi di specie è talvolta in dubbio l’appartenenza alla sottospecie.Il leone del Capo, invece, è considerato estinto sin dalla fine dell’800, ma qualche anno fa ne è stato ritrovato qualche esemplare tenuto in cattività in Russia, che fa sperare ad un ripopolamento.

 

LE SEI SOTTOSPECIE DI PANTHERA LEOtigre-siberiana

Oggi viventi sono comunque considerate vulnerabili, in particolare quella asiatica.Passando alle tigri, tre sono le sottospecie estinte: Tigre del Caspio, Tigre di Bali e Tigre di Giava.La prima, che vedeva esemplari presenti sino ai confini con l’Europa, fu decimata dalla caccia, ma anche dalle malattie che colpivano i cinghiali (parte integranti della loro alimentazione). Si è estinta negli anni ’70.  La Tigre di Bali, estinta nel ’37 e diffusa nella sola Isola di Bali (Indonesia), deve la propria scomparsa alla deforestazione, alla caccia e all’aumento della popolazione umana. Per la Tigre di Giava, dichiarata ufficialmente estinta nel 1994, fu tentato anche un piano in extremis di salvataggio, purtroppo non riuscito.Rispetto ai leoni, le sottospecie viventi di tigre non superano complessivamente i seimila esemplari, divenendo le candidate perfette ad una prossima estinzione. Ovviamente sempre grazie al grande genere umano.

Scritto da : Giuseppe Guarino-pubblicato su Sannio Week
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

FARFALLE A RISCHIO ESTINZIONE – In europa il calo è del 50%

QUASI LA META’ DELLE FARFALLE IN EUROPA SI E’ ESTINTA

e le restanti popolazioni degli splendidi e colorati insetti sono a rischio, a causa dell’agricoltura intensiva e della perdita di biodiversità. A lanciare l’allarme per gli insetti impollinatori è l’Agenzia euroepa dell’Ambiente che ha pubblicato in questi giorni il suo ultimo rapporto in merito.Dopo la morìa delle api e le lotte degli ambientalisti di tutto il mondo per fermare l’uso dei pesticidi a base di neonicotinoidi, ora anche le farfalle rischiano l’estinzione. L’allarme è stato lanciato dall’Agenzia europea dell’Ambiente all’indomani della pubblicazione dell’ultimo rapporto sulla salute di 17 specie di farfalle in 19 Paesi d’Europa. Quasi il 50% degli insetti analizzati rischia di scomparire nell’arco di qualche anno. Dai dati raccolti dagli studiosi si evince che tra il 1990 e il 2011 le popolazioni di farfalle in Europa si sono quasi dimezzate con effetti importanti per la biodiversità. Delle 17 specie prese in esame 8 sono crollate del tutto, 2 sono rimaste stabili nel tempo, 1 è aumentata, per altre 6 specie la tendenza è incerta. Come spiega Hans Bruyninckx, neodirettore esecutivo dell’Agenzia

 

QUESTO DRAMMATICO DECLINO NELLE FARFALLE DOVREBBE SUONARE COME UN CAMPANELLO D’ALLARME

In generale, gli habitat erbosi europei si stanno riducendo e se falliamo nel conservarli potremo perdere diverse specie per sempre. Dobbiamo riconoscere l’importanza delle farfalle e di altri insetti, la loro attività d’impollinazione è essenziale sia per gli ecosistemi naturali sia per l’agricoltura.Tra le specie a rischio estinzione vi è la farfalla Polyommatus icarus, un insetto dal colore azzurro o marrone con dei riflessi violetti, e la più comune farfalla monarca. I motivi che mettono a repentaglio la vita di questi splendidi quanto preziosi insetti sono l’agricoltura intensiva con l’uso di pesticidi che rende sterile l’habitat delle farfalle, ma anche l’abbandono di terre. Molti terreni delle regioni umide e montuose dell’Europa orientale e meridionale sono stati abbandonati per la difficoltà di coltivare terre così inospitali e questo degrado ha determinato la perdita dell’habitat delle farfalle.

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PSYCHOTRIA ELATA – La pianta con le labbra da baciare +Foto

 

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CON IL SUO COLORE ROSSO CANGIANTE ATTIRA INSETTI POLLINATORI TRA CUI FARFALLE E COLIBRI’

Ma non è questo che rende speciale la Psychotria Elata, quanto il fatto che le sue brattee assomigliano a due labbra turgide e carnose. Per questo è affettuosamente soprannominata “labbra di Mick Jagger”, perché ricorda il logo raffigurante bocca e lingua diventato il Simbolo dei Rolling Stones.Chiamata anche “Hot kiss plant” e “Hooker Lips”, è originaria delle foreste pluviali tropicali di molti Paesi dell’America centrale e del Sud, come Colombia, Costa Rica, Panama ed Ecuador e presenta questa caratteristica forma da bocca carnosa solo per un breve periodo, prima che aprano per rivelare il fiori della pianta.Potrebbero apparire come il lavoro di un software di fotoritocco, invece queste labbra da baciare create da madre natura sono tutti naturali. E non poteva essere altrimenti. Purtroppo, però, questo straordinario fiore rischia l’imminente estinzione, a causa della deforestazione incontrollata nelle zone in cui è diffusa.

FOTO  Photo credit

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*Roberta Ragni

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LA NUOVA ESTINZIONE DELLE SPECIE

CHISSA’ SE E’ UNA COINCIDENZA IL FATTO CHE OLTRE ALLA SCOMPARSA DELLE API DOMESTICHE

anche le popolazioni di farfalle, anfibi e pipistrelli siano in difficoltà…Le farfalle stanno scomparendo a una velocità davvero allarmante, secondo uno degli studi naturalistici più esaurienti e duraturi che siano mai stati condotti. Ogni 20 anni, a cominciare dalla metà degli anni ’40, un gruppo di naturalisti che arriva a 20.000 membri ispeziona l’intero territorio britannico per compilare un atlante degli uccelli, delle farfalle e dei fiori di campo. L’edizione più recente, pubblicata nel 2004 e presentata sulla rivista Science, ha documentato che quasi un terzo delle specie di piante selvatiche originarie della Gran Bretagna, metà delle specie indigene di uccelli e quasi i tre quarti (il 71%) delle specie autoctone di farfalle si sono ridotte di numero negli ultimi 20 anni.”Il dissodamento della brughiera e il prosciugamento delle zone umide hanno causato la distruzione totale di alcuni habitat [di farfalle], mentre altri sono risultati degradati per effetto di differenti attività umane, quali l’inquinamento”conclude Jeremy Thomas, ricercatore del Centro per l’ecologia e l’idrologia del Dorset (Inghilterra) che ha condotto lo studio.

 

PER QUANTO LE FARFALLE SIANO ABILI IMPOLLINATRICI

specialmente di fiori con profumi troppo deboli per attrarre api o altri insetti, la tragedia peggiore sarebbe la perdita della loro ineffabile bellezza. Immaginate di essere seduti con i vostri nipoti a guardare un video sulle farfalle, raccontando loro che effetto faceva averne una posata sul polso, e poi di dover spiegare perché loro non avranno mai la possibilità di provare quel piacere. E adesso immaginate di dover estendere quella spiegazione alla scomparsa di più di metà delle specie di farfalle della Terra.”I risultati sono spaventosi” dice Thomas a proposito della scomparsa delle farfalle. “E ciò rafforza enormemente l’ipotesi che il mondo si stia avvicinando al suo sesto grande evento di estinzione” dichiara, spiegando che l’ultima estinzione di massa di entità paragonabile è quella della famigerata estinzione cretaceo-terziario, che avrebbe annientato i dinosauri e il 70% di tutte le altre specie, circa 65 milioni di anni fa. Se non altro, i dinosauri ebbero una giustificazione, ossia l’asteroide o la cometa che ne causarono l’estinzione di massa. La storia potrà concludere che noi umani siamo stati ancora più stupidi di quei giganteschi lucertoloni con il cervello grande come un pisello, avendo contribuito alla nostra stessa estinzione.

 

E’ UNA MAGRA CONSOLAZIONE SAPERE CHE

rane, salamandre, tritoni e altri anfibi probabilmente ci precederanno nella fine evolutiva. Vivendo come fanno sia sulla terraferma che in acqua, gli anfibi sono doppiamente vulnerabili alle minacce ecologiche quali l’inquinamento e il riscaldamento.”Con il riscaldamento della Terra, molte specie probabilmente scompariranno, in molti casi per effetto della mutata dinamica delle malattie. Qui mostriamo che una recente estinzione di massa [di anfibi] associata con epidemie di agenti patogeni è connessa al riscaldamento globale”spiegano J. Alan Pounds e altri 13 scienziati di 3 continenti nell’articolo pubblicato su Nature nel 2006.A maggior ragione se pensiamo che gli anfibi, con la loro collocazione unica tra acqua e terra, hanno fornito alla scienza medica un’abbondanza di nuovi composti preziosi, tra cui l’epibatidina, 200 volte più potente della morfina, e le secrezioni della raganella di White, un ottimo repellente naturale per le zanzare. Le rane e i loro girini sono anche un’importante fonte di cibo per i pesci d’acqua dolce. Ma di sicuro la cosa di gran lunga più utile che fanno gli anfibi è divorare enormi quantità di mosche, zanzare e altri insetti.

 

sindrome del naso biancoALTRETTANTO FANNO I PIPISTRELLI CHE ARRIVANO A MANGIARE 3000 ZANZARE PER NOTTE

“La sindrome del naso bianco è un’infezione da fungo che, dal momento della sua scoperta in una caverna del Nord dello stato di New York nel 2006, ha ucciso circa il 75% di alcune popolazioni di pipistrelli negli stati del Massachusetts, Vermont, New York e Connecticut”secondo The Scientist, un’autorevole rivista scientifica pubblicata su Internet. Il fungo del naso bianco tende a fiorire mentre i pipistrelli sono in letargo durante l’inverno, con la conseguenza che i chirotteri bruciano troppo rapidamente la loro scorta di grasso e sono costretti a uscire al freddo in cerca di insetti quando non ce ne sono ancora in giro.Analoghi tassi di mortalità tra questi animali notturni sono stati registrati altrove negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e nel resto dell’Europa, per ragioni che vanno dalla sindrome del naso bianco alla perdita di habitat, in particolare per la distruzione delle loro grotte. A forza di sentir parlare di Dracula e compagnia, pochi di noi riuscirebbero a piangere la scomparsa di questi roditori volanti, anche se un paio di dozzine di punture di zanzara in più alla settimana potrebbero convincerci del contrario. Lo stesso si potrebbe dire del fatto che i pipistrelli si cibano di un’ampia gamma di insetti che altrimenti mangerebbero piante come meli, grano e cetrioli.

 

ED ECCO LA DOMANDA DA NON FARSIcatena-spezzata

Come sarà la vita se api, farfalle, pipistrelli e rane si estingueranno?Per dare una risposta potrebbe volerci un centinaio di scienziati sovvenzionati dal governo per un decennio. Il labirinto di possibilità in merito a che cosa si estingue, dove e quando, a come gli altri insetti, gli uccelli, le lucertole e i mammiferi potrebbero subentrare nei ruoli delle specie che scompaiono, tende davvero all’infinito.Una dozzina di supercomputer genererebbero modelli complicatissimi, e i risultati sarebbero ugualmente abbastanza incerti da giustificare ulteriori sovvenzioni governative.Ma ecco la domanda che è necessario porsi: cosa dovremmo fare per tutelarci nel caso in cui la catena alimentare si spezzi?Il senso comune dice che ci attende un drastico declino del paesaggio agricolo. Invertire tale processo richiederà sforzi e investimenti assai ingenti, ossia una riconversione a un sistema agricolo di tipo biologico, come raccomanda Schacker. Questo è indiscutibile, ma con ogni probabilità non accadrà in modo abbastanza rapido da riparare tutti gli anelli deboli della catena alimentare.

>Fonte<
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

SOS GORILLA DI MONTAGNA: Rimangono solo 880 esemplari

 

I GORILLA DI MONTAGNA SONO A RISCHIO ESTINZIONE

Un censimento di questa specie animale ha provato che, in Africa, sono rimasti solo 880 esemplari di gorilla di montagna, fortunatamente sfuggiti al bracconaggio e alla deforestazione selvaggia che negli ultimi anni ha decimato la specie del 75%. A mettere in pericolo questi animali, oggi, sono anche le perforazioni petrolifere che minacciano il Parco Nazionale del Virunga, tra Congo, Uganda e Ruanda. E per questo, il direttore del Parco Nazionale del Virunga, Emmanuel De Mérode, è venuto in Europa a chiedere aiuto.L’Africa chiede aiuto all’Europa per salvare dall’estinzione i gorilla di montagna. Negli ultimi dieci anni, infatti, la popolazione dei gorilla di montagna è diminuita del 75% a causa dei bracconieri a caccia della loro carne (bushmeat), del commercio illegale di prodotti derivati e della deforestazione, che ogni anno distrugge nel bacino del Congo ben 700.000 ettari di foresta. Attualmente, i gorilla di montagna sopravvivono solo in due aree tra il Parco Nazionale del Bwindi e il Parco Nazionale del Virunga, dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.I gorilla di montagna, secondo le Nazioni Unite, potrebbero estinguersi nel giro di 10 anni.

Fonte
Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org