Attenzione OKI

QUALCHE SETTIMANA FA AVEVA FATTO SCALPORE LA NOTIZIA DI UNA SCUOLA DI MORTELLAGO, in provincia di Venezia, dove alcuni studenti dell’Istituto Matteotti erano stati colti in flagranza a “sniffare” l’Oki. Ma non si tratta di un episodio isolato, perché nella vicina scuola media ragazzini poco più che 12enni hanno confermato questa “moda”. Anche dalla Puglia arrivano conferme, con segnalazioni da parte di genitori, che hanno scoperto che le bustine di antidolorifico custodite in casa erano sparite. “Anche nella provincia di Milano questa nuova tendenza è diffusissima: solo un anno fa, quando ne parlavo coi ragazzi delle scuole dove faccio prevenzione, mi sentivo rispondere che ne avevano sentito solo accennare. Ora, invece, mi confermano di conoscere molto bene questa nuova frontiera dello “sniffo”, con cenni di consenso” racconta ancora Comi. Eppure l’Oki non è l’unica “droga da strada” a cui ormai fanno ricorso i ragazzi per procurarsi lo “sballo”. Enrico Comi, 47 anni, padre di tre figli, lascia infatti intendere che di “polvere bianca” da inalare ne esiste anche altra, a portata di mano, anche in casa dei genitori.

-Ma i ragazzi sono consapevoli dei rischi che corrono?
No, per niente. Sono invece convinti di poter smettere in qualsiasi momento. Quando però chiedo loro se conoscono qualcuno che ha smesso, rimangono spiazzati.

-Pensa che questa nuova “moda” sia l’anticamera dell’uso di droghe vere e proprie?
Non proprio, nel senso che ormai i ragazzi si accontentano di qualsiasi cosa trovino in circolazione: se trovano la marijuana fumano quella, se c’è cocaina a disposizione ne assumono, altrimenti si accontentano delle bustine di Oki. Non esiste più una droga prevalente, si adattano a qualunque sostanza sia reperibile e si abituano a un po’ di tutto.

-L’importante è trovare un po’ di “sballo”?
Sì e proprio questo è l’aspetto più preoccupante: i ragazzi si stanno abituando (e in alcuni casi si sono già abituati) a vivere usando qualcosa per avere delle emozioni, che altrimenti non sono in grado di provare. E questo nonostante lo “sballo” provocato, ad esempio, dall’Oki sia relativo: gli studenti mi raccontano che dura poco, dà un po’ di ebrezza, ma niente di più. Eppure gli effetti collaterali possono essere anche molto gravi, dalle irritazioni alla mucosa ai disturbi gastrici, ecc.

-Si tratta comunque di una “moda” importata dall’estero, dagli Usa?
Sì, i primi casi sono stati segnalati lì e, tramite internet, è stato facile fare lo stesso anche qui. Comi, dopo un passato da tossicodipendente e la riabilitazione in comunità, è riuscito a cambiare vita. Di sé dice di “aver riaconquistato la capacità di amare se stesso” e “la volontà di amare gli altrie la vita”. E’ padre di tre figli e co-autore dell’opera teatrale StupeFatto, premiata nel 2013 dal Presidente della Repubblica con la medaglia per l’impegno civile e sociale . Nel 2008 è stato nominato ambasciatore di Pace dalla Universal Peace Federation e nel 2006 ha ricevuto il premio della Fundation for Grug Free Europe di Bruxelles.

-Cosa dice ai suoi tre figli e ai ragazzi che incontra quotidianamente?
Ai ragazzi parlo dei rischi per la salute, con un taglio scientifico, ma cerco anche e soprattutto di stimolarli e di farli ragionare.

-Cosa ne pensa della liberalizzazione della marijuana?
Molti ritengono che si possa smettere di “farsi le canne” quando si vuole, ma non è così. Non sono contrario alla legalizzazione in se stessa, ma penso che ci siano dei forti interessi che spingono in questa direzione. La quantità ad uso personale già consentita oggi non è affatto bassa, al contrario è importante. Vede, se viene approvato l’uso di cannabis a livello terapeutico, è poi più semplice approvarne anche l’uso ricreativo. In quasi tutti i Paesi dove è consentito l’uso terapeutico, si è poi arrivati alla legalizzazione anche ad uso personale. Penso che ci sia una strategia ben precisa da parte di qualcuno che ha forti interessi a che ciò avvenga.

>Fonte<

Redatto da Pjmanc https://ilfattaccio.org

ALLARME DROGA – Adesso si fumano anche le Ortensie

DROGA

LA “MODA” NEGATIVA E’ NATA DA UN PAIO DI ANNI IN GERMANIA. Gli effetti sono simili alla marijuana, ma dagli effetti devastanti: le sostanze psicoattive della pianta si trasformano in Zyklon B, il gas mortale usato dai nazisti per la ‘soluzione finale’. Rischio di morte per soffocamento Hydrangea L., comunemente note come ortensie.In crescita il consumo di piante di ortensie . La tendenza a usare la pianta, che permette di ottenere effetti simili a quelli della marijuana, è nata da un paio di anni in Germania e non è esente da problemi di salute, fino a causare la morte per soffocamento.Il fenomeno pone un nuovo problema di salute pubblica: fumare le ortensie può rivelarsi molto pericoloso, se non mortale, con il possibile blocco del sistema respiratorio e del sistema nervoso centrale. Mentre gli effetti nel lungo termine non sono ancora conosciuti.Peggio ancora, secondo un professore di farmacologia intervistato dal quotidiano svizzero Le Matin, se fumate in dosi elevate, le sostanze psicoattive della pianta si trasformano in Zyklon B, il gas mortale usato dai nazisti per la ‘soluzione finale’.

 

ALLARME-DROGAIN FRANCIA SI SONO MOLTIPLICATI I FURTI DI ORTENSIE.Nella regione del Nord-Pas-de-Calais, diversi villaggi della zona di Hucqueliers, vicino a Boulogne-sur-Mer, sono colpiti da questo nuovo fenomeno, già diffuso in Germania. Tanto che i gendarmi hanno aperto un’indagine in seguito a una ventina di denunce. Secondo la tv France 3 Nord-Pas-de-Calais, la ‘gang delle ortensie’ non agirebbe per decorare il giardino di casa, ma per ottenere effetti simili a quelli della cannabis, mescolando i petali con le foglie di tabacco. Questo sostituto sarebbe molto meno caro e soprattutto meno rischioso sul piano penale per i trafficanti.Berlino ha detto di prendere la situazione molto sul serio, riconoscendo tuttavia che controllare un tale consumo è piuttosto difficile. Difficile impedire alle persone di piantare ortensie nel proprio giardino.
Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

LA LOTTA BIOLOGICA ALLE PIANTE DELLA DROGA !!

MESSI A PUNTO FUNGHI PATOGENI SPECIFICI PER CANNABIS-COCA-E PAPAVERO DA OPPIO

Ma il loro utilizzo comporta seri rischiI funghi possono essere utilizzati come mezzi per danneggiare le piantagioni di droga: alcune specie patogene selezionate possono essere sfruttate in modo mirato per colpire le coltivazioni illecite. È questa l’ultima frontiera della lotta al narcotraffico, a cui partecipa anche l’Italia. «L’idea di impiegarli come micoerbicidi contro le piante di marijuana, coca e papavero da oppio viene da lontano: nasce oltre oceano, negli Stati Uniti», racconta Maurizio Vurro, primo ricercatore all’Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Cnr. «Il Congresso americano, tramite l’ufficio della Casa Bianca sulla politica nazionale di controllo della droga, ha dato l’incarico a un board scientifico della National Academy of Sciences di svolgere uno studio che facesse il punto della situazione sull’uso dei funghi patogeni nella lotta alla droga. Poiché l’Ispa-Cnr ha ampie competenze sui microrganismi fitopatogeni e le piante infestanti, è stato chiamato a valutare i risultati finora raccolti in merito».

FILONE DI RICERCA

Il nostro Paese negli anni Ottanta aveva infatti isolato e svolto le prime prove applicative del fungo patogeno Brachycladium papaveris capace di attaccare il papavero da oppio. Da allora altri micoerbicidi sono stati individuati: Fusarium oxysporum f.sp. cannabis per la cannabis, F. oxysporum f. sp. erythroxyli per la pianta di coca e Crivellia papaveracea per il papavero da oppio. La maggior parte di essi producono necrosi fogliari o attaccano i tessuti vascolari della pianta causando avvizzimento, perdita di turgore e infine morte del vegetale. I guerrieri della battaglia dunque ci sono e la volontà di mettere in ginocchio il ricchissimo mercato internazionale degli stupefacenti anche. Ma è un’impresa davvero fattibile?
APPLICAZIONE 

Per rispondere a questa domanda è stato realizzato un progetto di studio in cui sono state considerate tutte le competenze messe finora in campo, i dati su efficacia, sicurezza, fattibilità e applicazione su larga scala dei funghi patogeni fino a oggi raccolti e sono stati messi in fila i passi ancora necessari da compiere per arrivare a un loro reale utilizzo. Da un punto di vista scientifico i funghi antinarcos hanno un’elevata potenzialità e sono una valida alternativa alla lotta contro la droga, ma le ricerche finora eseguite non sono sufficienti per una reale applicazione.

RISCHI

I funghi patogeni non sono tuttavia ancora usati per abbattere i 600 mila ettari di cannabis coltivati soprattutto in Afghanistan, i 200 mila ettari di piante di coca concentrati nelle zone andine di Perù, Colombia e Bolivia e i 130 mila ettari devoluti alla produzione di papavero da oppio in Afghanistan, Messico e Myanmar (ex Birmania). E il motivo risiede nella difficoltà nell’applicazione pratica dei dati ottenuti in laboratorio. Sebbene i funghi antinarcos siano organismi ben gestibili in laboratorio, stabili nel tempo, indirizzabili a un target preciso e formulabili per essere prodotti industrialmente, a tutt’oggi il loro impatto ambientale non è stato del tutto determinato.

RICERCHE 

«Molti di essi annientano la pianta produttrice di stupefacenti con sostanze tossiche: i funghi del genere Fusarium ne producono per esempio molte e ad ampio spettro. Esse si possono accumulare nei tessuti delle piante indesiderate, finire alla morte di queste nel terreno e avere un impatto pericoloso su altri microrganismi che vivono nell’ambiente, come su altri vegetali e animali, uomo compreso». Nuove ricerche sono pertanto necessarie per capire se i funghi impegnabili nella lotta alla droga possono mettere a rischio l’ambiente. Di certo c’è una discrepanza tra la potenzialità di queste nuove armi di battaglia e il contesto in cui andrebbero a essere impiegate. I Paesi in cui le piante di stupefacenti sono coltivate sono tutt’altro che facilmente gestibili.

GESTIONE COMPLICATA 

Prendiamo per esempio la Colombia, Stato nel quale, per mezzo di accordi internazionali, si tollera che gli americani facciano interventi armati per limitare il traffico di droga e incursioni aeree con erbicidi per controllare le coltivazioni, ma non si dà l’autorizzazione a eseguire prove di applicazione di funghi antinarcos. Altre nazioni non sono da meno. Molte di esse sono in guerra e quindi difficilmente avvicinabili. Con quelle che non lo sono si deve fare invece i conti con gli agricoltori, obbligati per vivere a coltivare piante da droga: qualsiasi altra coltivazione legale non avrebbe infatti acquirenti. Stretti nella morsa di un commercio illecito, non hanno pertanto alternativa: devono vendere per pochi dollari il prodotto delle loro coltivazioni a organizzazioni che lo rivendono a un prezzo mille volte superiore.

LOTTA NON SOLO ALLA DROGA

I funghi antinarcos sono un’iniziativa che aiuta a ripensare a un problema, quello della droga, che oltre a mettere a repentaglio la vita di molte persone è un nemico anche per l’ambiente. Per coltivare le piante di marijuana, papavero da oppio e coca, vengono infatti sfruttate in modo selvaggio aree vastissime, eliminata la vegetazione presente e abbandonati a se stessi i terreni dopo uno o due anni di coltivazioni. I funghi da impegnare in una lotta biologica contro le coltivazioni indesiderate di stupefacenti fanno ricordare che il traffico illecito è ancora la spina al fianco di molte nazioni, sebbene abbia cambiato i suoi connotati e il modo di essere effettuato. La richiesta di cocaina è per esempio ancora grande ma l’offerta si è ridotta: le coltivazioni sono infatti diminuite e passate dai 167.600 ettari del 2008 ai 158.800 ettari del 2009 per l’attività di contrasto svolta da attività di eradicazione internazionali.

Manuela Campanelli

fonte : http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_marzo_07/funghi-antidroga-campanelli_aaa7ddc4-67a7-11e1-894d-3b3e16fcb429.shtml
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

*Grazie De

IL CIBO SPAZZATURA CREA UNA DIPENDENZA SIMILE A QUELLA DA NICOTINA E DROGA

HAMBURGER PATATINE FRITTE MERENDINE DOLCI

Ossia il cibo-spazzatura, crea una dipendenza simile a quella da nicotina e droga.È quanto ha scoperto un’équipe di ricercatori Usa che ha rivelato su ‘Nature Neuroscience’ i meccanismi che danno vita al vincolo e a vere e proprie crisi di astinenza quando si cerca di smettere di mangiare i piatti più saporiti ma meno salutari.Gli autori della ricerca, Paul Johnson e Paul Kenny, dell’Istituto Scripps a Jupiter in Florida, lo hanno dimostrato trasformando ratti di laboratorio in consumatori compulsivi di cibi-spazzatura. Hanno osservato così che, come nella dipendenza da fumo e droga, anche in quella dal cibo-spazzatura si indebolisce l’attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa, che in condizioni normali scattano immediatamente quando si vive un’esperienza piacevole.

 HANNO DATO ALLE CAVIE  BACON SALSICCE DOLCI E CIOCCOLATO

Gli animali hanno così gradito il nuovo cibo che sono rapidamente ingrassati. In poco tempo è precipitata la loro sensibilità alla ricompensa, proprio come avviene in chi è dipendente da droghe. I ricercatori hanno anche appurato che nei ratti come nell’uomo, la dipendenza impedisce di interrompere l’assunzione di una sostanza anche quando è chiaro che questa è pericolosa per la salute.Hanno così associato il consumo dei cibi ipercalorici alla comparsa di un segnale luminoso e a un dolore ad una zampa: non appena si accendeva la luce i ratti normali rinunciavano volentieri allo stuzzichino pur di non provare dolore, mentre i ratti obesi e dipendenti continuavano a mangiare.

Fonte: salute.agi.it

Redatto da Pjmanc:  https://ilfattaccio.org

SUL WEB CI SI DROGA CON ONDE SONORE

ANCHE IN ITALIA ARRIVA L’ALLARME

droghe sonore online“. Particolari onde tra i 3 e i 30 Hertz, frequenze che agiscono sul cervello umano, possono innescare le più diverse reazioni e sollecitare in maniera intensa l’attività cerebrale, in modo simile alle droghe. Basta collegarsi al sito giusto e scaricare speciali file per ottenere sequenze sonore dai nomi che sono tutto un programma: «marijuana», «cocaina», «alcol», «ecstasy».L’allarme sulle «cyber-droghe», noto in rete con il nome di iDoser, è serio e arriva dal Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza, i cui 007 informatici stanno da tempo monitorando un fenomeno che potrebbe rapidamente dilagare – come già avvenuto in Spagna – e che già vanta migliaia di appassionati che discutono attraverso la rete, si scambiano impressioni e consigliano modalità e tecniche di somministrazione. Sono già centinaia, avverte la Guardia di Finanza, le pagine web dedicate a questo fenomeno e migliaia gli appassionati che discutono attraverso la rete, si scambiano impressioni e consigliano modalità e tecniche di «somministrazione».

LE DINAMICHE COMMERCIALI CHE STANNO DIETRO AL FENOMENO

ricalcano quelle del mercato tradizionale degli stupefacenti: la partenza è con file offerti gratuitamente, poi si passa alla sommistrazione a pagamento. Esiste una società che offre online, sul proprio sito, un vero e proprio lettore audio (tipo il popolare WinAmp dei file mp3) per “dosi sonore”. Dosi che, per altro, oltre a essere acquistate possono anche essere reperite gratuitamente in maniera piuttosto semplice con una semplice ricerca su Google. Si arriva su siti che ospitano link ad archivi di file quali Rapidshare o simili. Pochi clic per avere sul computer un file “zippato” che, una volta decompresso, svela centinaia di “dosi”, accuratamente catalogate con i nomi delle sostanze di cui dovrebbero riprodurre l’effetto: assenzio, ecstasy, cocaina, morfina, tranquillanti, eroina, peyote e così via. Su Internet si trovano poi anche pratiche guide all’uso: “Come far funzionare una dose al 100%”. Mentre YouTube è piena di video che illustrano i presunti effetti su giovani (e spesso giovanissimi) consumatori.

IL PRINCIPIO: INFRASUONI

«Le onde comprese tra 3 e 30 hertz, gli infrasuoni, ovvero le frequenze su cui lavora il cervello umano, sono in grado di innescare le più diverse reazioni e sollecitare in maniera intensa l’attività cerebrale. Le onde alfa, ad esempio, che vanno da 7 a 13 hertz, hanno un potenziale effetto rilassante, ma ce ne sono altre che ottengono l’effetto opposto, cioè euforizzante o eccitante. Basta inserire questi infrasuoni – che l’orecchio umano non percepisce – dentro un brano musicale, e il gioco è fatto» ha spiegato il colonnello Umberto Rapetto della Guardia di Finanza. «L’uso di questi infrasuoni non è sconosciuto alle forze di polizia, che all’estero li usano come deterrenti, ad esempio nelle discoteche per calmare i ragazzi». «Il loro uso – ha aggiungo il colonnello è anche documentato storicamente in campo militare».

fonte :  http://www.corriere.it  di Luigi Ripamonti e Paolo Ottolina

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