ARACHIDI – Come coltivarle in giardino o in vaso +Video

arachidi

LE NOCCIOLINE AMERICANE SONO UNA LEGUMINOSA ORIGINARIA DELL’AMERICA MERIDIONALE. Conosciute con differenti nomi: arachidi, bagigi, spagnoletti ecc. sono un frutto secco molto gradevole, consumato tostato, in accoppiata con lo zucchero, la cioccolata e venduto sotto forma di burro di arachidi. Contrariamente a come si potrebbe pensare, le arachidi presentano una coltivazione abbastanza semplice. la pianta delle arachidi, è un erbacea dal fusto eretto e ramificato. Presenta un frutto curioso bombato, che si origina dal fiore, il quale presenta un peduncolo che una volta fecondato si incurva verso il terreno spingendo l’ovario sotto terra. Per la raccolta del frutto, le pianta andranno estirpate. Le specie di produzione sono molteplici ma le più usate sono quello di arachidi africane caratterizzate da semi grossi ed oblunghi (runner type),utilizzate per l’alimentazione e la varietà asiatica, con semi più piccoli (bunch type) usato per la produzione di olio.

ARACHIDIIL TERRENO IDONEO PER LE ARACHIDI DOVRA’ ESSERE LEGGERO RICCO DI FOSFORO E POTASSIO. Andrà preparato previa vangatura profonda di circa 30 centimetri. L giusta coltivazione prevede la piantagione dei semi (non tostati), preparando sul terreno dei solchi posti a circa 50 cm l’uno dall’altro e preparare delle piccole buche di circa 3 cm di profondità in cui verrà inserito il seme e poi ricoperto. La semina dovrà avvenire in primavera nei mesi di Marzo o Aprile, e la temperatura idonea non dovrà scendere al di sotto dei 10/15 °C. Per la germinazione, la temperatura dovrà essere superiore, occorreranno circa 15 – 18 ° C, mentre per la maturazione dei baccelli saranno sufficienti 20 ° C. Le piante in germinazione richiedono annaffiature costanti e abbondanti senza ristagni di acqua. In seguito andranno ridotte per non favorire l’insorgenza di muffe, funghi e marciume. prediligere terreni sciolti e soleggiati. Rastrellare il terreno evitando la nascita di erbe infestanti ed arieggiandolo. Alla nascita delle noccioline rincalzare le piante alla base.
* Le arachidi, possono essere coltivate anche in vaso.
adottate dei vasi capienti e profondi preferibilmente in coccio ed attuate le norme colturali descritte per la semina e l’irrigazione delle arachidi in terra. Prediligete un terreno ben sciolto arricchito con sabbia di fiume. Non riempite completamente il vaso in quanto in seguito dovrete rincalzare le piantine di arachidi con 5 cm di terriccio. Quando spunteranno i fiori di color giallo oro, procedete alla fertilizzazione del terreno. Quando i peduncoli si dirigeranno verso il terreno rincalzateli aggiungendo terra al vaso. Le malattie più diffuse oltre alle muffe e ai funghi sono quelle da afide nero delle leguminose e ragnetto rosso.

ARACHIDILA RACCOLTA. I semi di arachidi, raggiungono la maturazione e sono idonei per la raccolta a fine estate (Settembre ed Ottobre), quando le foglie sulla pianta iniziano ad ingiallire. Per la raccolta si estrarranno le piante con la zappa o la vanga e si lascerà asciugare il pane di terra prima di rimuovere i baccelli di arachidi. Le noccioline andranno riposte in luogo asciutto e lasciate asciugare per due o tre giorni. Poi saranno pronte ad essere consumate od utilizzate. Si tratta di un frutto ricco antiossidanti e di Q 10 con notevoli proprietà proteiche, favorisce la salute del cervello e la circolazione grazie al contenuto di niacina ( vitamina PP o B3), ma allo stesso tempo l’elevato quantitativo di grassi (iperlipidico), lo rende un nemico per l’apparato cardiocircolatorio se consumato in eccesso. L’olio di arachidi trovo un ampio utilizzo in cucina grazie al suo punto di fumo molto elevato. I principali costituenti del frutto di arachide sono: Grassi ( olio 40/50%), proteine, amidi e zuccheri (circa il 30 %), fosforo, calcio, ferro, vitamine del gruppo B. Dato l’elevato quantitativo di oli e proteine, le noccioline o burro di arachidi, costituiscono un alimento ad alto valore energetico.

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COLTIVARE NEL DESERTO – Con questa Serra sarà possibile +Video

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ROOTS UP E’ UN ORGANIZZAZIONE NO-PROFIT che ha sviluppato una serra in grado di sfruttare la rugiada e l’umidità dall’ambiente esterno per innaffiare le piante all’interno. Questa serra potrebbe rivoluzionare l’agricoltura nei climi desertici e aridi, dove attualmente le colture non sono in grado di crescere. La Serra intrappola l’aria calda e l’umidità durante il caldo del giorno, creando un’atmosfera più adatta per la crescita delle piante. Di notte basta tirare una corda per aprire uno spazio nella parte superiore della serra permettendo all’aria fresca di entrare, in questo modo verrà raggiunto il punto di rugiada e quindi la creazione della condensa. Le gocce d’acqua vengono incanalate in una cisterna di raccolta che verrà utilizzata per l’acqua potabile o per l’irrigazione. Nei periodi di pioggia questo sistema può essere utilizzato anche come un raccoglitore d’acqua piovana.

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CANAPA TERAPEUTICA – Fabbrica militare operativa a fine mese

CANAPA TERAPEUTICA - Fabbrica militare operativa a fine mese

ALLA FINE DI FEBBRAIO I MILITARI INIZIERANNO A COLTIVARE CANAPA TERAPEITICA NELLA FABBRICA MILITARE DI FIRENZE. Lo scopo dell’azienda farmaceutica è coltivare almeno 100 kg di cannabis terapeutica ogni anno. Ruggiero Corcella ha dichiarato, nel corso di una recente intervista: “In base all’accordo di collaborazione siglato il 18 settembre scorso, i ministeri della Salute e della Difesa hanno affidato allo stabilimento il delicato compito di produrre i 100 chilogrammi di cannabis terapeutica l’anno stimati come fabbisogno nazionale (56 i chilogrammi importati nel 2014)”. Il colonnello Antonio Medica ha asserito che entro la fine di febbraio la fabbrica pilota per la cannabis terapeutica sarà operativa: “Dobbiamo partire con una produzione di tipo sperimentale. È il primo passo per completare l’iter autorizzativo e amministrativo previsto. Se ministero della Salute e Agenzia italiana del farmaco daranno il nullaosta a questo primo nucleo, entro l’estate dovrebbe entrare a regime una serra di 50 metri quadrati”.

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STEVIA – Ecco come coltivarla in casa

stevia

LA STEVIA E’ UNA PIANTA ERBACEA ARBUSTIVA PERENNE,della famiglia delle Asteraceae (Compositae), cresce in piccoli cespugli su terreni sabbiosi ed in montagna. E’ originaria di una zona a cavallo del confine tra il Paraguay ed il Brasile ed è conosciuta da millenni dai popoli Indiani Guaranti del Sud-Americana per potere dolcificante delle sue foglie e per le proprietà medicinali. Deve la sua diffusione in Europa ad un botanico svizzero, Moisè Giacomo Bertoni (15 Giugno 1857 – 19 Settembre 1929) che, dopo averla identificata e analizzata, ne studiò le caratteristiche e gli usi.L’utilizzo della Stevia e dei suoi derivati, inizialmente bandito, è stato ammesso dalla Unione Europea, come per l’Italia (Regolamento UE N. 1131/2011 della Commissione dell’11 Novembre 2011) ed ora rappresenta una grossa fetta del mercato erboristico europeo e italiano. La Stevia non altera la glicemia e può essere impiegata come dolcificante a zero calorie sotto forma di foglie fresche o essiccate, foglie tritate in polvere (20/30 volte più dolci dello zucchero), estratto in polvere (300 volte più dolce dello zucchero), concentrato liquido da estrazione acquosa e/o idroalcolica (circa 70 volte più dolce dello zucchero).

 

steviaESSENDO UN SOSTITUTO DELLO ZUCCHERO INDUSTRIALE STA SPOPOLANDO IN ERBORISTERIA,per tisane e alimenti, ma nonostante sia un dolcificante naturale si consiglia di non esagerare nell’uso, specie in gravidanza e per gli alimenti destinati ai bambini, inoltre dobbiamo stare attenti a non cadere in inganni tattici dell’industria, che addizionando un prodotto con un dolcificante naturale cerca di farlo apparire più sano, non è necessariamente così.Il fatto che sia stata bandita per lungo tempo ( con la seguente motivazione: non è possibile affermare con “assoluta certezza” che i prodotti della Stevia non siano dannosi per la salute dell’uomo e perciò dovranno essere effettuate ulteriori ricerche in questo senso) è stato visto come una forma di boicottaggio verso una possibile alternativa dello zucchero, che sarebbe andata così a danneggiare un mercato globale, potente e insano come quello dello zucchero di canna, il che è probabile, d’altra parte è però vero che si tende alla commercializzazione su larga scala anche in questo caso. Come sempre il punto è nella fiducia che possiamo riporre nel venditore e nel nostro grado di informazione.
La stevia può essere coltivata anche in vaso, sul balcone di casa, come il basilico o il prezzemolo. Ecco come:
Ci si deve procurare la prima piantina poi la moltiplicazione può avvenire per seme o per talea (in agosto), recidendo sezioni di rami di circa 5-7 cm, sulle quali dovranno essere lasciate soltanto le due foglie apicali. I rami dovranno essere messi in un vasetto con torba (dev’essere mantenuta umida), in modo da permettere la formazione delle radici. Una volta ottenute le piantine, in inverno sarà meglio coprirle con del tessuto non tessuto per non lasciare che il freddo le danneggi. Si potranno poi utilizzare le foglie, essiccate e tritate.

*Dott.ssa Giordana Pagliarani
>Fonte< 

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AGLIO – Come coltivarlo sul balcone in 6 mosse

coltivare aglio

LE SUE PROPRIETA’ ANTISETTICHE GIA’ NOTE NELL’ANTICHITA’. Nel medioevo, infatti, i medici erano soliti utilizzare delle mascherine protettive imbevute di succo d’aglio per proteggersi dalle infezioni ed ancora oggi l’Allium sativum viene largamente utilizzato in cucina per via delle sue proprietà curative. Oltre ad essere un toccasana contro l’ipertensione, i parassiti, l’influenza, il raffreddore ed essere un ottimo antiossidante e antitumorale l’aglio è anche una pianta da coltivare facilmente nel nostro terrazzo o nel giardino di casa.L’intero processo che va dalla semina alla raccolta è estremamente semplice e alla portata di tutti. L’importante è scegliere il tipo di aglio più adatto al nostro clima, piantarlo nel periodo giusto e conservarlo al meglio.

aglioMa vediamo come avviare la nostra coltivazione d’aglio in sei semplici mosse.

1. Scegliere il tipo di aglio da coltivare
L’aglio maggiormente coltivato nell’Europa meridionale è sicuramente l’Allium sativum una pianta perenne a radice bulbosa, ampiamente utilizzata nella cucina mediterranea per insaporire i cibi. In Italia crescono spontanee circa una trentina di specie tra cui  l’Allium vineale, l’Allium ursinum, l’Allium fragrans, l’Allium oreaceum; nel mondo se ne conoscono più di trecento specie con piante che vanno da poco più di una quindicina di centimetri sino al metro di altezza.Tra le specie italiane più conosciute ci sono l’aglio di Caraglio, l’aglio bianco piacentino, l’aglio rosso di Sulmona, l’aglio bianco di Vessalico, l’aglio rosso di Nubia.

2. Piantare i bulbilli 
Una volta scelto il tipo di aglio bisognerà selezionare i bulbilli, comunemente ed impropriamente chiamati spicchi, che andranno messi a dimora. Potete acquistarli da fornitori specializzati o su internet ma è possibile ottenerne di ottimi anche dall’aglio che compriamo per cucinare; assicuriamoci soltanto che sia 100% biologico così da non contenere sostanze che ne impediscano la germinazione.Questi andranno interrati a circa 3 cm di profondità avendo l’accortezza di non capovolgerli, lasciando quindi l’apice rivolto verso l’alto. I bulbilli andranno posti in file parallele distanti 25-40 cm tra loro e ad una distanza di 10-15 cm uno dall’altro.Il periodo migliore per piantarli va da novembre a marzo; in questo modo potremo disporre di aglio fresco in primavera nelle zone con clima temperato per i bulbilli piantati a novembre, mentre per quelli piantati a marzo in zone con clima più rigido avremo ottimo aglio da conservare.La germinazione dei bulbilli avviene grazie alla riserva di nutrienti contenuta negli stessi, quindi più questi saranno grandi più  rapida sarà la loro germinazione. Vi consigliamo quindi di scegliere i più grandi per avviare la vostra coltivazione. Inoltre, ad incentivare il processo di germinazione concorre anche la temperatura: quella ottimale è intorno ai 15-20°C.L’Allium sativum preferisce una posizione soleggiata e un terreno ben drenato: i bulbi, infatti, temono i ristagni d’acqua che, oltre ad impedirne il completo sviluppo, possono favorire la formazione di muffe e farli marcire.L’Allium ursinum invece predilige una posizione di mezz’ombra ed un terreno più ricco di torba e ben umido.

3. Tagliare gli steli fiorali 
Generalmente si evita che l’aglio destinato ad un uso domestico vada in fiore, in quanto questo processo richiede un certo dispendio di energia e di nutrienti da parte della pianta, che vengono sottratti ai bulbilli. Quindi è consigliabile tagliare gli steli fiorali non appena in bocciolo.Per altri tipi di aglio invece va detto che la fioritura è decisamente interessante ed ornamentale e la loro coltivazione produce delle bellissime inflorescenze dalla forma ad ombrello.

4. Raccogliere l’aglio
La raccolta dell’aglio è determinata oltre che dalla specie coltivata anche dalla temperatura ma in linea di massima possiamo dire che va effettuata quando le foglie sono quasi completamente secche. La pianta va estirpata e lasciata essiccare all’aperto per circa una settimana. Passato questo tempo è possibile prelevare i bulbi e ripulirli dalle tuniche esterne, dalle radici e dal fogliame. I bulbi possono essere riuniti tra loro intrecciando le foglie e creando così le caratteristiche trecce che tante volte abbiamo visto nei mercati.Se nel periodo di raccolta le temperature sono o troppo basse o troppo alte rispetto alla media i bulbi potrebbero apparire di colore leggermente ambrati, ingialliti e essere umidi al tatto.

5. Pulire l’aglio
Lasciate essiccare le piante appena estirpate all’aperto, in un luogo ben soleggiato. Quando le tuniche esterne saranno ben essiccate, dall’aspetto cartaceo, potrete spazzolare le piante, rimuovere le foglie e tagliare le radici.

6. Conservare l’aglio
Il processo di conservazione dell’aglio è l’ultimo, ma non meno importante, passaggio della nostra coltivazione. Le condizioni ideali per una conservazione ottimale richiedono una temperatura compresa tra 16 e i 22 gradi con un livello moderato di umidità ed una buona circolazione d’aria, con una buona fonte luminosa ma sono da evitare i raggi diretti del sole.Sconsigliamo di conservare i bulbi in buste di plastica in quanto queste impediscono un buon ricambio d’aria e fanno aumentare l’umidità che porta l’aglio a marcire velocemente. Anche il frigorifero non è un buon posto in quanto le basse temperature accelerano il processo di germinazione.Se conservati alle giuste condizioni i bulbi possono durare anche per 6-7 mesi.Oltre che per insaporire i cibi, il vostro aglio, se conservato in un piccolo sacchetto da portare appeso al collo, sarà anche un ottimo deterrente contro i vampiri.
Buona crescita a tutti! Un cosiglio della nonna lo dovete piantare sempre in VECCHIO DI LUNA

*Lorenzo De Ritis
>Fonte< 
Redatto da Pjmanc:  https://ilfattaccio.org