NEVE NERA – La nuova e oscura minaccia nell’Artico +Foto e Video

NEVE NERA

DOVEVANO DOCUMENTARE L’ESPANSIONE DEI GHIACCI IN GROENLANDIA, invece le incredibili immagini (a corredo dell’articolo) hanno rivelato qualcosa di molto diverso: un continente di “neve scura”. Gli esperti sono rimasti senza fiato quando hanno visto le foto della neve artica ricoperta da uno strato di fuliggine, che, sfortunatamente, riduce l’albedo, o riflettività, del ghiaccio (ne velocizza e favorisce lo scioglimento). “Ero davvero sorpreso,” dichiara Jason Box del Geological Survey of Denmark and Greenland, che ha trascorso l’estate nel Circolo Polare Artico. Il team ha scoperto che la neve (a 67 gradi latitudine nord, a 1.010 m sul livello del mare) dell’area oggetto di studio presentava delle buche da mezzo metro a un metro con dentro polvere e detriti scuri, cioè crioconite (detriti trasportati dal vento, provenienti da deserti, incendi, centrali a carbone e motori diesel). Quest’anno, Jason Box ed il suo team hanno scoperto che i ghiacciai della Groenlandia sono quelli maggiormente colpiti dal fenomeno: ed è proprio nel 2014, non a caso, che si è registrato il maggior numero di incendi boschivi nell’Artico (il doppio rispetto allo scorso decennio).

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>Fonte< 
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NON SAREBBE L’UOMO BENSI’ I VULCANI A SCIOGLIERE L’ARTICO

GIA’ NEL 1922 IL CENTRO METEREOLOGICO STATUNITENSE

del Weather Bureau indagava sulle cause di una sorprendente ritirata dei ghiacci della calotta polare artica. In questi anni, sempre più numerose si susseguono le notizie dello scioglimento dei ghiacci polari artici e della possibilità di raggiungere il Pacifico direttamente dalla Siberia. A fare luce su tali fenomeni è stata la recente spedizione scientifica diretta dal dott. Sohn della Woods Hole Oceanographic Institution e finanziata dalla NASA.Telecamere robot hanno evidenziato per la prima volta, sotto i ghiacci eterni dell’Artico, una enorme attività vulcanica che ha sorpreso i ricercatori.

 

I RISULTATI RIPORTATI SULLA PRESTIGIOSA RIVISTA NATURE

hanno evidenziato la presenza di decine di vulcani che, a quattromila metri di profondità, vomitano magma e nubi ardenti alla velocità di 500m/s che si mescolano con l’acqua gelida e formano grandi nuvole sottomarine di particolato vulcanico che poi si depositano in uno spesso tappeto esteso per chilometri.Il colossale fornello geotermico si accende e si spegne sotto i ghiacciai dell’Artico in maniera del tutto naturale e questo giustifica pienamente la variabilità areale dei ghiacciai artici che da tempo i mass media imputano solo all’azione forsennata di produzione dell’anidride carbonica (CO2) da parte dell’uomo.I vari convegni internazionali che cercano di fissare un tetto alle emissioni di CO2 passeranno alla storia come la più inutile manifestazione di presunzione dell’uomo.

Autore: Adriano Mazzarella -docente di Climatologia Dipartimento di Scienze della Terra, responsabile Osservatorio Meteorologico Università degli Studi di Napoli Federico II

Fonte: meteo.unina.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

L’AUMENTO DELLE TEMPERATURE POTREBBE CREARE TSUNAMI NELLA REGIONE ARTICA

TSUNAMI COME QUELLI CHE HANNO COLPITO SUMATRA O IL GIAPPONE

Non hanno nulla a che fare con il cambiamento climatico. Sono fenomeni geologici. “Tuttavia, il processo di aumento delle temperature nella regione artica è in grado di produrre una serie di eventi che collegano il disgelo con le onde giganti”, ha spiegato Angelo Camerlenghi, ricercatore che parteciperà quest’anno e nel 2013 a delle spedizioni nel Artico per valutare il rischio di questa catena di eventi.7.000 anni fa, uno tsunami ha devastato le coste della Norvegia, della Scozia e delle Isole Faroe. “La causa è stata una valanga di sedimenti sotto il mare, migliaia di metri cubi oltre 300 km nel Mare di Norvegia, il cosidetto scorrimento di Storegga,” dice Roger Urgelés, ricercatore presso l’Istituto di Scienze Marine (CSIC). Secondo alcuni geologi, la frana è stata causata dalle scosse e dal rilascio di gas prodotti durante il disgelo, quando il ghiaccio preme sul fondo del mare e la temperatura sale. Questo è il possibile collegamento tra riscaldamento globale e maremoti generati da frane sottomarine. Questa possibilità è ancora più inquietante se si pensa che i cambiamenti climatici spingono la popolazione a vivere sempre più vicino alle zone dell’Artico, dice il geologo, e questo aumenterà il numero delle persone esposte al rischio.

IN ARTICO CI SONO SITUAZIONI DI GRANDE INSTABILITA’

“In Artico ci sono situazioni di grande instabilità, in alcuni sedimenti”, spiega Camerlenghi. Durante i periodi di massimo glaciale, il ghiaccio, “come un bulldozer”, trasporta sedimenti dalla piattaforma continentale, l’area sommersa vicino alla costa, verso l’area di scarpata continentale, con un inclinazione verso l’abisso, dove vengono depositati sedimenti più fragili. Quando la calotta di ghiaccio viene rimossa, la crosta ha meno pressione – “come se dovesse gonfiarsi,” dice Camerlenghi – il che provoca i terremoti. Allo stesso tempo, l’aumento della temperatura fa sì che il metano conservato passi ad uno stato solido, occupando un volume 160 volte maggiore”, spiega Urgelés. La combinazione di questi fattori può portare al crollo dei sedimenti lungo il pendio. Questo processo non si verifica nei ghiacci antartici perché non ci sono vecchi sedimenti, e le pendenze sono stabilizzate. Anche se altri ricercatori hanno definito improbabile ma non impossibile questa sequenza, Camerlenghi ritiene importante esplorare il fenomeno. Lo spostamento di Storegga è stato studiato dalla società che operava nel campo sottostante, e il team Camerlenghi ha rilevato tracce di valanghe prima di altri. Ma la spedizione che partirà quest’anno con le navi spagnole, e che continuerà con i tedeschi coinvolgendo scienziati provenienti da cinque paesi, sarà la prima dedicata esclusivamente a questo tema.

Fonte:http://www.thedayafter.it

redatto da Pjmanc  https://ilfattaccio.org

Polo Nord: Oceano Artico pieno di metano, allarme

NEL OCEANO ARTICO GALLEGGIANO GRANDI QUANTITA’ DI METANO

Questo è quanto emerso dall’osservazione fatta dai ricercatori dell’”International Artic Research Centre” della University of AlaskaFairbanks durante uno studio. Queste le parole del coordinatore della spedizione, Igor Semiletov, in merito al metano e all’allarme ambiente. “Avevamo avvistato eruzioni, vere e proprie fontane di gas che si libera nell’atmosfera, ma grandi solo qualche decina di metri di diametro. Adesso ne abbiamo viste di continue, potenti e impressionanti del diametro di un chilometro. E se in un’area relativamente piccola ce n’erano più di cento, è bastato prendere in esame una zona più ampia per vederne migliaia”.In una recente intervista al quotidiniano “The Indipendent” Igor Semiletov, dell’accademia delle scienze russa, afferma quasi sconvolto: “Prima trovavamo strutture simili a torce del diametro di qualche decina di metri. Sono rimasto colpito dalle dimensioni e dalla densità dei pennacchi di gas. In un’area relativamente piccola ne abbiamo trovati oltre 100, ma in un’area più ampia ce ne devono essere a migliaia”.Gli studiosi hanno visto delle strane e grosse bolle di metano comparire sulla superficie del Mar Glaciale Artico.

IN UNA ZONA MOLTO PICCOLA

meno di 10.000 miglia quadrate, abbiamo contato più di 100 fontane, o strutture simili e bolle attraverso la colonna d’acqua iniettate direttamente nell’atmosfera dal fondo del mare”.Continua il ricercatore: “Abbiamo effettuato controlli presso circa 115 punti stazionari”.Tale situazione mette in allarme gli scienziati. La presenza sempre più numerevole di metano al Polo Nord accentua l’allarme dei cambiamenti climatici. I ricercatori infatti temono che ci possa essere una sorta di diretta proporzionalità tra scioglimento del ghiaccio in estate e liberazione di sostanze di gas metano.Ecco qui alcuni dei rischi che un alta concentrazione di gas metano può causare sull’ambiente e sull’essere umano: infiammabile, nocivo per inalazione, tossico a contatto con la pelle, provoca ustioni, irritante per gli occhi e per la pelle, pericolo effetti cumulati, a contatto con l’acqua sviluppa gas tossici.Può ridurre la feritilià, tossico per gli organismi del terreno, per la flora e fauna. Può provocare malformazioni, cancro per inalazione.

http://www.dottorsalute.info

Redatto da Pjmanc:  https://ilfattaccio.org