LA MELMA ROSA DEI FAST FOOD – Guardare per credere + Video

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PERCHE’ UN ESSERE UMANO RAGIONEVOLE DOVREBBE DARE DA MANGIARE DELLA MELMA ROSA SPACCIATA PER CARNE BOVINA AI SUOI FIGLI? Dopo la spettacolare ma imprecisa denuncia del popolare chef britannico Jamie Oliver, Mc Donald’s ha sospeso l’impiego della Pink Slime nella fabbricazione dei suoi hamburger per gli Stati Uniti. Lo ha fatto per esclusive ragioni di marketing. Siamo sicuri di avere conoscenze sufficienti sulle sostanze impiegate per favorire la conservazione alimentare? Qualche precisazione sulla potenza del marketing dell’industria del macinato e le “bufale” giornalistiche.Non ci voleva certo la spettacolare denuncia del popolare chef britannico Jamie Oliver per sapere che la carne consumata nei fast food non fa bene alla salute e ha una qualità molto più bassa di quanto perfino i più refrattari al fast consumo potessero immaginare. Ci sono mille e una ragione per resistere a certe insidiose suppliche dei nostri bambini, manipolati dall’innegabile fascino della polpetta “avvelenata” e del pagliaccio che la rappresenta. È probabilmente superfluo elencarle, quelle ragioni, per i lettori di Comune-info, ma, qualora si trovassero a corto di determinazione, ne possono trovare qualcuna in fondo a questo articolo. Le abbiamo pubblicate in passato.

pink-slime-IL CASO DELL’ESPLOSIVA CONTROVERSIA Oliver e Mc Donald’s ha infiammato le polemiche nella rete fin dal 2011 e continua a farlo. Lo sappiamo bene, perché sabato 22 marzo anche Comune-info ha pubblicato sul tema un breve articolo tratto da Alternative Health Therapies. Le letture sono piovute copiose come capita raramente di sabato, mentre qualche lettore ci metteva in guardia segnalando nei commenti che eravamo incappati nella classica “bufala”. Alla difficoltà a tutti nota di verificare l’attendibilità di un’informazione circolata in rete nei siti di tutto il mondo, si univa, in questo caso, la potenza di fuoco della “contraerea” delle lobby della carne macinata. Una battaglia epocale.A quanto siamo riusciti faticosamente a comprendere, l’accusa che ha dato origine a quella battaglia contiene alcune imprecisioni e pecca di superficialità “scientifica” ma, nella sostanza, semplifica diverse verità sacrosante quanto allarmanti. La vicenda continua, in ogni caso, a riscuotere grande interesse e a provocare notevoli mal di pancia all’industria del fast food. È la legge del contrappasso, il mal di pancia. La potenza industriale si limita però, attraverso mezzi che non lesinano certo sui compensi in materia di comunicazione, all’accusa di “cialtroneria giornalistica”. Niente, o pochissime avventure sulla sostanza delle accuse rivolte dal cuoco britannico e dai suoi epigoni.

carne separata meccanicamenteTUTTO E’ COMINCIATO QUANDO OLIVER HA SCOPERTO l’esistenza sul mercato di un prodotto bovino finemente triturato, risultato del processo che separa la carne magra dal grasso, i pezzetti di osso, i tendini, le cartilagini e gli altri “scarti” derivanti dai tagli più pregiati e redditizi. Un tempo, almeno dalle nostre parti, questi scarti venivano gettati via senza pensarci due volte, anche perché il processo di selezione richiedeva molto lavoro e troppa abilità per le necessità di un mercato dominato dalla necessità di guadagno forte e immediato. Più o meno vent’anni fa, invece, tale Eldon Roth è riuscito a escogitare il modo di commercializzare anche gli scarti inventando la cosiddetta Pink Slime, la “melma rosa”, conosciuta anche come “Lean finely textured beef” (LFTB). Qualcosa di simile circola leggiadra anche in Italia, sotto l’ermetica dizione di “carne separata meccanicamente”.Si tratta di una poltiglia utilizzata largamente nei mangimi per animali che serve però anche ad aumentare il volume di hamburger, wurstel e salsicce spacciati con noncuranza in tutto il mondo. Chi la promuove si affretta a spiegare che “riduce notevolmente il contenuto di grasso nel prodotto”. Non facciamo fatica a crederlo, d’altra parte difficile negare che lo farebbe anche un’aggiunta di barbabietole sbiancate con la trielina. Togliendo carne, il grasso inevitabilmente diminuisce. Forse per questo, comunque, l’utilizzo di LFTB risulta legale in quasi tutti i paesi fino a un 15 per cento del volume complessivo del prodotto.

idrossido di ammonioE’ IN QUESTA FASE DEL PROCESSO CHE INTERVIENE IL DISCUSSO UTILIZZO DEL COSIDETTO idrossido di ammonio. “Perché un essere umano ragionevole dovrebbe voler mettere carne trattata con ammoniaca nelle bocche dei suoi figli?”, domanda con efficacia Jamie Oliver al suo pubblico. E qui le cose si fanno un po’ complicate, perché in primo luogo c’è chi sostiene che l’idrossido di ammonio proprio non esista. Altri ne rilevano la sostanziale differenza dall’ammoniaca, spiegando giustamente che un gas è diverso da un liquido; altri ancora lo ritengono un comune e innocuo additivo utilizzato in tutta l’industria conserviera (il che non ne garantisce affatto la salubrità). C’è infine chi segnala che ci sono sostanze chimiche utilizzate per conservare ben più pericolose dell’ammoniaca, la cui molecola, in fondo, è già presente nel corpo umano. Viene prodotta durante il metabolismo delle proteine e assorbita nel sangue per esser poi trasformata in urea dal fegato ed eliminata attraverso i reni.Di certo, per tornare alla melma rosa, quel che è comunemente noto come idrossido di ammonio serve ad aumentare il ph del prodotto riducendo il rischio della creazione di batteri pericolosi per il consumatore. Un procedimento che può evitare grossi guai ma che non è certo salubre, sebbene sia verissimo che riguarda purtroppo gran parte dei cibi conservati.

The Food RevolutionA DIFFERENZA DI QUEL CHE “FORSE”NE HA CONCLUSO Jamie Oliver al momento della sua denuncia (mai legale) nel programma di grande successo The Food Revolution della BBC- e diversamente da quel che sostengono i molti articoli che lo citano in modo superficiale – l’utilizzo dell’idrossido di ammonio in centinaia di alimenti è regolarmente autorizzato dalla Fao, dalla Oms e dalle autorità sanitarie dell’Unione Europea. Oliver, lo ricordiamo, si produsse invece nel 2011 in una documentata dimostrazione di grande impatto nella quale mise la carne di scarto in una essiccatrice lavandola con ammoniaca. Il pubblico ne fu sconvolto.Non resta infine che dedicare qualche riga alla Mc Donald’s, tirata in ballo del tutto a sproposito e in modo calunnioso, secondo gli accesi sostenitori della malafede di Oliver e dei soliti giornalisti avvezzi alla “bufala” stantia. Il povero colosso dell’hamburger si limitava, infatti, a comprare carne da imprese che usavano la “melma rosa” nel proprio macinato. Lo faceva però, precisano gli attenti osservatori, nelle percentuali quantitative autorizzate e solo allo scopo di ridurre le quantità di grasso. Ne siamo sollevati. Avreste mai immaginato che Mc Donald’s potesse usare carne non commestibile avvelenando la gente negli Stati Uniti? Sarebbe antieconomico, spiegano i Mc fans.Sappiamo tutti che quando Mc Donald’s ha detto che le sue patate fritte negli Usa non contenevano glutine – e poi questo è risultato essere un clamoroso falso – sono state presentate denunce per milioni di dollari a causa delle indisposizioni sofferte dai celiaci. Sarebbe folle esporsi a nuove denunce che potrebbero costare miliardi di danni. Sarà mica solo per questo che Mc Donald’s ha sospeso l’acquisto di forniture che contengono LFBT per la preparazione dei suoi hamburger?

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*di Marco Calabria e Riccardo Troisi
>Fonte<
Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

HAMBURGER – Quello di Mcdonald’s contiene solo il 15% di manzo il resto è ammoniaca

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LA CATENA DI FAST FOOD PIU’ FAMOSA AL MONDO è stata recentemente coinvolta in un gigantesco scandalo alimentare. Dalle analisi eseguite sulle carni degli hamburger, è emerso che quest’ultimi sono formati da manzo per solo il 15%, con la restante parte costituta da ammoniaca e scarti di altre carni.Per fortuna, grazie a Jamie Oliver, chef che da anni lotta contro la catena di fast food più famosa al mondo, portando avanti la tesi che vede le carni utilizzate per gli hamburgher McDonald’s inadatte per il consumo umano, poiché, provenienti da scarti di macellazione addizionate con l’ idrossido d’ammonio, la multinazionale Usa è stata costretta a cambiare drasticamente la ricetta dei suoi hamburger.A sconvolgere l’opinione pubblica e le Associazioni dei Consumatori, l’utilizzo di ammoniaca, sostanza altamente nociva, abbandonata da Burger King e altre catene minori di fast food da diversi anni. Senza contare la presenza di scarti di macello (tendini, ossa e cartilagini) e altre parti che potrebbero finire con il compromettere la salute umana, poiché, potenzialmente contaminate dalle feci delle bestie macellate , rintracciabili, oltre che negli hamburger McDonald’s, nel 70% della carne venduta nei supermercati Usa.

Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

MA QUANTA CARNE CONTIENE UN HAMBURGER DA FAST FOOD?

SECONDO UN RECENTE STUDIO PUBBLICATO SULLA RIVISTA Annals of Diagnostic Pathology 

I ricercatori della Scuola di Laurel a Shaker Heights, Ohio, hanno  scoperto che, tra  otto marche popolari di hamburger da fast food analizzati,contenevano   non più del due per cento di carne vera. Gli  hamburger vengono consumati a una velocità di circa cinque miliardi di pezzi all’anno  negli Stati Uniti. La maggior parte delle persone che mangiano hamburger probabilmente  suppongono  che quei tortini succulenti grigliati su una fiamma viva  siano la carne pura dalle mucche. Ma secondo i dati istologici, gli hamburger sono generalmente composti principalmente di acqua, così come di percentuali variabili di tessuti casuali, come i nervi, e una piccola percentuale di carne reale. Sulla base delle loro analisi, i  ricercatori hanno scoperto che il contenuto di acqua negli  hamburger  varia  tra il 37,7 e il 62,4 per cento, con una media di circa il 49 per cento.

 

LA MICROSCOPIA ELETTRONICA HA RILEVATO MUSCOLO SCHELETRICO CONSERVATO

così come una varietà di tipi di tessuto tra cui vasi sanguigni, nervi periferici, tessuto adiposo (grasso corporeo), cartilagine e ossa.Ma la cosa peggiore era il contenuto effettivo di carne. Secondo i dati, tra gli otto hamburger fast food testati, il tenore di carne variava tra 2,1 e 14,8 per cento, con una media di circa il 12,1 per cento.Oltre alla loro mancanza di carne, in alcunifast food sono stati trovati anche hamburger  contenenti  batteri potenzialmente dannosi e ammoniaca. Due degli hamburger testati, per esempio,  contenevano  parassiti intracellulari, noti  come Sarcocystis, che sono fondamentalmente cisti. Negli esseri umani, carni poco cotte contenenti Sarcocystis possono causare diarrea o dolori muscolari, e nei casi più estremi, problemi respiratori e anche la morte.

*Roberto Benassai
>Fonte< 
Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org

PINK SLIME- LO SCANDALO DELLA “MELMA ROSA”CHE STA MINANDO IL CONSUMO DI CARNE NEGLI USA + video

PORTA IL NOME DI PINK SLIME

“melma rosa” in italiano, il nuovo scandalo alimentare made in Usa. Il Paese a stelle e strisce, uno tra i principali consumatori di carne bovina al mondo, da alcune settimane è in subbuglio a causa di questa poltiglia rosa a bassissimo costo, diffuso additivo usato per aumentare il volume della carne macinata di hamburger, wurstel, kebab, cotolette, salsicce, ripieni di tortellini e di ravioli, chicken nuggets, salami, tutti fatti con gli scarti della carne derivata da altri processi produttivi.Il caso scoppia all’inizio del mese di Marzo, quando l’emittente televisiva ABC News ha raccontato ai consumatori americani che il 70% della carne macinata venduta negli States contiene Pink slime a loro insaputa, visto che le leggi permettono di scrivere “100% carne bovina” sulle confezioni anche quando il prodotto è costituito per il 15% da questa poltiglia fatta anche di cartilagini, tendini e altri tessuti connettivi, triturati molto finemente, separati dal grasso in presse ad alta pressione, fino a 200 atmosfere, irrorati poi con ammoniaca per evitare il problema dei batteri, “conditi con degli aromi artificiali” e, infine, congelati.Il Pink slime, prodotto principalmente dall’azienda Beef Product Inc. (Bpi), viene poi venduto all’ingrosso ai maggiori produttori di carne, che lo usano come additivo per fare aumentare peso e volume ai prodotti che finiranno negli scaffali dei a supermercati, fast food come McDonald’s, Burger King e Taco Bell e ristoranti. Ma è tutto regolare, anche perché per il ministero dell’Agricoltura statunitense nel 2001 il prodotto disinfettato con ammoniaca è commestibile per gli esseri umani. Che importa, poi, se le parti dei bovini solitamente scartate per precauzioni sanitarie, come quelle più vicine alla pelle che possono essere contaminate dalle feci, ci finiscono dentro?Ma, almeno questa volta, l’America non ci sta e, in seguito alla grande attenzione dei media e all’allarme lanciato dai consumatori, i produttori di carne bovina sono già alle prese con un notevole calo della domanda, mentre la BPI ha sospeso la produzione in tre dei suoi stabilimenti negli Stati Uniti
EPPURE COME SPIEGA TOM LASKAWY SU GRIST

L’ammoniaca con cui viene trattato il Pink slime è solo l’ultimo “ingrediente” di una lunga lista di prodotti chimici non etichettati utilizzati nella lavorazione di quasi tutte le carni rosse e bianche industriali.Ne sono un esempio gli elementi elencati in questo pdf dell’United Stated Department of Agriculture document, tra cui appaiono, solo per citarne alcuni, ipoclorito di calcio, usato nello sbiancamento del e nella pulizia delle piscine, acido ipobromoso, dotato di proprietà germicide, Dibromodimetilidantoinae e cloro. Ma anche alcuni antimicrobici approvati, come il sale, le spezie, il limone. E nessuno di questi elementi appare in etichetta. Perché? “Forse perché sapere quanto la carne abbia bisogno di essere trattata e disinfettata chimicamente prima di essere venduto, potrebbe scioccare e disgustare i consumatori”, spiega Tom Laskawy.E che dire poi di tutti gli altri alimenti trattati con quantità di ammoniaca anche maggiore rispetto quella utilizzata per la carne che finisce in hamburger & Co.? Un blogger ci rivela, attingendo ai dati di un documento addirittura del 1973 (e non ci sono motivi per credere che le cose siano radicalmente cambiate), che il formaggio è in cima alla lista, con 0.138 grammi di ammoniaca ogni 100 grammi, tra i cibi che ne contengano, seguito, nell’ordine, da insaccati (0,11 grammi di ammoniaca per 100 grammi), burro di arachidi (0,049 grammi per 100), maionese (0,041 grammi per 100), ketchup (0,035), gelatina (0,034), ecc.Ecco la classica “americanata”, direte voi. E invece no: se pensate che in Italia la situazione sia diversa, vi sbagliate di grosso! Anche l’attento popolo tricolore, probabilmente, non conosce davvero il cibo che compra e che poi serve a tavola. Avete mai sentito parlare di “carne separata meccanicamente”? È un termine poco noto ai consumatori, anche se usato da diverse aziende italiane, presente nelle etichette di moltissimi prodotti realizzati e venduti nel Bel Paese e tradotto dall’inglese Mechanically separated meat (MSM). Beh, indovinate un po’, questa dicitura non definisce altro che…rullo di tamburi…il pink slime. Sempre lui.

BASTA FARE UN GIRO IN UN QUALSIASI SUPERMERCATO

per rendersene conto: sono tantissimi i prodotti con questa dicitura in etichetta, dai wurstel ai cordon bleu, passando per spinacine, salumi, ripieni di tortellini e ravioli e zuppe disidratate. C’è però una differenza, spiega l’Aduc in una nota : “da noi la lavorazione degli scarti della macellazione è un fatto abituale. Anche qui si usano i resti come in Usa, ma in tutta l‘Ue è vietato disinfettare la carne con sostanze chimiche“. In questo periodo, però, la Commissione Europea sta preparando una legge alimentare più severa e da dicembre 2011 è in vigore un nuovo obbligo di etichettatura, che però sarà vincolante solo fra tre e cinque anni.”Esso contempla tra l’altro l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza per tutta la carne (finora valeva solo per quella bovina) e scritte sulle confezioni di una certa grandezza. E’ invece ancora in fase di studio una definizione univoca di carne separata meccanicamente”, spiega l’Associazione di Consumatori. Intanto, le aziende continuano purtroppo a pompare in questo modo davvero disgustoso il volume della carne che producono, ovviamente per abbattere i costi. E, visto che sono ancora troppi consumatori che non hanno scelto una dieta vegetariana o vegana, non leggono le etichette e non sanno come è fatto ciò che mangiano, il profitto è garantito…

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scritto da : Roberta Ragni
fonte : http://www.greenme.it
Redatto da Pjmanc: https://ilfattaccio.org