RUSSIA – Cancella 20 miliardi di dollari dal debito dell’Africa

RUSSIA - Cancella 20 miliardi di dollari dal debito dell'Africa

LA RUSSIA HA CANCELLATO I CREDITI VANTATI SUI PAESI AFRICANI PER OLTRE 20 MILIARDI DI DOLLARI, ha dichiarato il direttore del dipartimento del ministero degli Esteri russo delle Organizzazioni Internazionali Vladimir Sergeev. Il diplomatico ha anche aggiunto che la Russia ha stanziato 50 milioni di dollari nel fondo della Banca Mondiale per i Paesi più poveri. La Russia ha cancellato i crediti vantati sui Paesi africani per oltre 20 miliardi di dollari, ha dichiarato il direttore del dipartimento del ministero degli Esteri russo delle Organizzazioni Internazionali Vladimir Sergeev. Il diplomatico ha anche aggiunto che la Russia ha stanziato 50 milioni di dollari nel fondo della Banca Mondiale per i Paesi più poveri. La maggior parte di questi soldi saranno investiti per sostenere la regione sub-sahariana. Contemporaneamente è di 100 milioni di dollari l’importo complessivo dei contributi volontari della Russia al Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria.

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Redatto da Pjmanc https://ilfattaccio.org

SCIENZA UFFICIALE – Ecco le 5 cose che per loro non dovrebbero esistere +Video

SCIENZA UFFICIALE - Ecco le 5 cose che per loro non dovrebbero esistere +Video

INTERESSANTI CURIOSITA’ ARCHEOLOGICHE SONO ELENCATE IN QUESTO VIDEO che si pone come scopo quello di regalare un input per potere cercare altre informazioni a riguardo. La chiave di lettura è la convinzione che esiste come piu’ volte denunciato da molti archeologici , un “cartello” dell’ archeologia che decide quali ricerche portare avanti e quale fermare. Quale scoperta occultare e quale invece no, tutto al fine di mantere invariato lo status-quo del sistema, tanto caro a chi detiene il potere. In un precedente video intitolato “la storia segreta della razza umana” del ricercatore e paleontologo Klaus, abbiamo scoperto con dovizia di particolari che esiste un mondo totalmente taciuto. Libri di storia da riscrivere, eppure ancora la stessa storia di sempre insegnata alle nuove generazioni. Ecco qui quindi, una lista delle 5 cose che non dovrebbero esistere per la scienza ma che purtroppo esistono. Un piccolo spunto di informazioni ma ricordate che non è nemmeno tutta la punta dell’ iceberg.

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SHARDANA – Gli antichi guerrieri della Sardegna

SHARDANA - Gli antichi guerrieri della Sardegna

SHARDANA UN POPOLO DI ABILI GUERRIERI ED ESPERTI NAVIGATORI. Molti studiosi ritengono che abbiano dato vita alla cosiddetta civiltà nuragica i cui resti sono tuttora visibili. Nonostante tutte le scoperte fatte negli ultimi decenni questa popolazione rimane un mistero tutto da svelare. Tra i cosiddetti “Popoli del Mare“, una coalizione di diversa estrazione che imperversò nel Mediterraneo Orientale verso la fine del II millennio a.C., gli Shardana occuparono un posto di primo piano. Questa popolazione, composta da abili guerrieri ed esperti navigatori, affondava le proprie radici nell’antica isola di Sardegna. Sebbene il dibattito archeologico sia ancora aperto, molti studiosi concordano nel ritenere che gli Shardana possano essere identificati con i primi abitatori dell’isola. Molte delle attuali conoscenze sugli Shardana derivano da fonti indirette, in particolare di origine egizia. La testimonianza più antica di cui siamo a conoscenza risale al 1.350 a.C. ed è costituita dalle “Lettere di Amarna“, una raccolta di corrispondenze del Faraone Akhenaton, nelle quali gli Shardana vengono descritti come un temibile popolo di pirati e mercenari.

SHARDANA - Gli antichi guerrieri della SardegnaNEL XII SECOLO A.C. gli Shardana, coalizzati con i Lukka ed i Shekelesh, presero di mira le coste dell’Egitto rendendosi protagonisti di numerosi saccheggi ed incursioni. La loro abilità nell’arte della guerra e la ferocia con la quale portarono avanti le azioni militari preoccupò non poco il faraone Ramses II. Nella città di Tanis è stata ritrovata una stele sulla quale è possibile leggere la seguente affermazione: “I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli“. Nonostante rappresentassero una minaccia costante per la terra dei Faraoni, gli egizi ammiravano la loro destrezza ed abilità nel combattere. A testimonianza di ciò, il faraone Ramses II decise di assoldare guerrieri Shardana all’interno della guardia reale. Nell’iscrizione di Qadesh, che riporta una cronaca della battaglia omonima tra Egizi ed Ittiti, si legge che ben 520 Shardana furono impegnati nella difesa del Faraone.

SHARDANA - Gli antichi guerrieri della SardegnaCOME ANTICIPATO IN PRECEDENZA , l’origine degli Shardana rappresenta un enigma tuttora irrisolto. La scarsità di documenti scritti ha complicato notevolmente il lavoro degli studiosi. Attualmente, la teoria più accreditata sostiene che gli Shardana provenissero dal Mediterraneo Occidentale costituendo le antiche popolazioni nuragiche della Sardegna. Viceversa, un’altra corrente di pensiero, tende ad identificare le origini degli Shardana nei paesi del Mediterraneo Orientale, dai quali sarebbero partiti alla volta dell’Egitto con l’intento di invaderlo e di impossessarsi delle sue enormi ricchezze. Respinti dall’esercito del faraone, continuarono il loro viaggio verso occidente insediandosi in Sardegna che divenne da quel momento la loro nuova Patria. E’ possibile reperire traccia del popolo Shardana non solo nell’ambito del Mediterraneo ma anche in Europa del Nord. In Irlanda e Inghilterra sono stati rinvenuti numerosi reperti riconducibili a questi antichi guerrieri. Conosciuti col nome di “Eracliti” dai Greci, gli Shardana diedero vita ad una civiltà evoluta. Oltre ad essere dei valenti guerrieri ed ottimi strateghi in ambito militare, erano abilissimi nella navigazione e nelle tecniche di costruzione delle navi, diedero vita a strutture architettoniche complesse ed erano esperti nella lavorazione del bronzo di cui custodivano gelosamente i segreti.

ChartresIL SIMBOLO PRINCIPALE degli Shardana era un labirinto, rintracciabile in numerosi reperti venuti alla luce negli ultimi decenni in Sardegna. Lo stesso simbolo è presente in molte altre località sparse in tutta Europa tra cui la cittadina di Chartres, nota per l’omonima Cattedrale. La vasta diffusione di reperti riconducibili al popolo Shardana ha dato origine a numerose leggende. Secondo un’antica tradizione furono gli Shardana a costruire il complesso megalitico di Stonehenge in Inghilterra contribuendo alla nascita della tradizione druidica. Gli Shardana veneravano un dio chiamato Sandan, figlio di Eracle (da cui il nome di Eracliti), raffigurato con quattro occhi, quattro braccia, antenne o corna. La rappresentazione più famosa di Sandan è custodita al Museo di Cagliari ed è costituita da un manufatto in bronzo. Nonostante la loro devozione per Sandan (spesso tradotto come Sardan o Sardus), la loro divinità più importante era la cosiddetta “dea Madre“. In Sardegna sono stati ritrovati migliaia di reperti raffiguranti una figura femminile, spesso con in braccio un bambino, antico simbolo di fertilità e di vita che è possibile rinvenire anche in numerose altre culture. Nonostante continuino a venire alla luce reperti e testimonianze sulla storia degli Shardana, questo popolo resta avvolto dal mistero. La nebbia del tempo nasconde inesorabilmente i loro numerosi segreti agli occhi dell’uomo moderno.

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Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

DESERTO DEL GOBI – Trovate misteriose strutture circolari +Video

LE MISTERIOSE STRUTTURE TROVATE NELLA REGIONE DI TURFAN IN CINA CONTINUANO A FAR INTERROGARE I RICERCATORI

LE MISTERIOSE STRUTTURE TROVATE NELLA REGIONE DI TURFAN IN CINA CONTINUANO A FAR INTERROGARE I RICERCATORI. Si tratta di circa 200 strani cerchi e quadrati realizzati con pietre non originarie del deserto. Secondo alcuni esperti, le strutture potrebbero essere state utilizzate dai nomadi per adorare il Sole e compiere rituali sacrificali. Sono circa 200 le misteriose strutture scoperte nel deserto dei Gobi nel 2003 alle quali i ricercatori stanno ancora cercando di dare una spiegazione. Conosciuti dalla popolazione locale di Turfan come “strani cerchi di pietra”, le formazioni presentano dimensioni e forma molto variegate, alcune decisamente intricate. I cerchi, situati sulle Montagne Fiammeggianti, colline sterili ed erose in arenaria rossa della catena montuosa dello Tien Shan in Xinjiang, sono sparsi su una superficie ampia più di 6,6 km². Uno degli enigmi ai quali non è stata ancora data una risposta, è il fatto che le formazioni sono state realizzate con rocce non provenienti dal deserto, ma da un altro luogo non ancora identificato. Secondo gli esperti, le strutture di Turfan presentano analogie importanti con i cerchi di Stonehenge nel Wiltshire. Come riportato dal People’s Daily Online, recentemente le strutture sono state filmate dall’alto nel tentativo di comprenderne le origini e la funzione.

BURHAN HALDUN

BURHAN HALDUN

FORMAZIONI SIMILI SONO STATE TROVATE ANCHE SUL BURHAN HALDUN, una vetta dei monti Hėntij, Mongolia. «Prima di tutto, le formazioni sono di origine antropica, senza alcun dubbio», spiega il dottor Volker Heyd, archeologo dell’Università di Bristol. «Ho visto caratteristiche simili nella vicina Mongolia, dove sono ben note e considerate come elementi rituali. Alcune di queste potrebbero essere marcature per i luoghi di sepoltura». In Mongolia, infatti, gli scavi hanno confermato questa ipotesi. «Tuttavia, le altre strutture, se non la maggioranza, potrebbero denotare luoghi considerati sacri o con particolari proprietà spirituali», continua Heyd. Secondo quanto rivelato dai ricercatori, le strutture presenti nel deserto dei Gobi potrebbero risalire all’età del bronzo, a circa 4500 anni fa. Tuttavia, alcune di esse potrebbero essere più recenti, risalendo al periodo medievale, ma non tutti sono d’accordo. Un particolare cerchio di pietre è noto come “Il Cerchio del Sole” ed è formato da quattro cerchi concentrici, il più grande dei quali misura 8 metri di diametro. A sud-est di questo, sono stati individuati altri cerchi di diverse dimensioni. Osservando questo particolare cerchio, uno degli esperti locali ha ipotizzato che probabilmente si trattava di luoghi di culto sacrificali di un antico popolo nomade, anche se la natura di tali sacrifici è del tutto sconosciuta. «In tutta l’Asia centrale questi tipi di cerchi sono considerati come luoghi sacrificali», spiega l’esperto sul sito di Yahoo. «Questo, in particolare, possiamo considerarlo come un luogo anche per adorare il dio del Sole». Questa è una delle caratteristiche che permettete di paragonare i cerchi di Turfan con quelli di Stonehenge, le cui origini e finalità rimangono in gran parte sconosciute. Tuttavia, anche il famoso cerchio di pietre del Wiltshire potrebbe essere stato utilizzato per adorare il Sole.

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Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

 
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PLEISTOCENE 20 MILA ANNI FA – L’enigma del manufatto in alluminio

PLEISTOCENE 20 MILA ANNI FA - L'enigma del manufatto in alluminio

NEL 1974 AD UN PAIO DI CHILOMETRI DALLA CITTA’ DI AIUD, Romania, nel corso di uno scavo sulle rive del fiume Mures, un gruppo di operai edili è incappato in alcuni fossili di mastodonti. Accanto ai fossili, i lavoratori hanno trovato anche un oggetto che non sarebbe dovuto esserci: un misterioso manufatto in metallo. Ecco la controversa storia del Manufatto di Aiud. Intorno alla metà degli anni ’70, un gruppo di operai impegnato in uno scavo edile nei pressi della città di Aiud, in Romania, ha portato alla luce un manufatto sconcertante. A circa 10 m di profondità, i lavoratori trovarono alcuni fossili di mastodonti, specie animali vissuti durante il pleistocene, più un misterioso oggetto metallico ricoperto da uno strato di ossido di alluminio. In un primo momento, il reperto sembrava essere un semplice roccia, ma dopo aver rimosso la spessa crosta di sabbia dalla superficie, gli operai intuirono che non poteva trattarsi di un oggetto naturale, piuttosto quanto qualcosa si prodotto artificialmente, dato che aveva delle caratteristiche molto precise.

PLEISTOCENE 20 MILA ANNI FA - L'enigma del manufatto in alluminioL’OGGETTO DAL PESO DI CIRCA 5 Kg, presentava una lunghezza di 20,2 cm, una larghezza di 12,7 cm e uno spessore di 7 cm, con una depressione circolare al centro dal diametro di circa 4 cm. Un altro piccolo foro perpendicolare, dal diametro di circa 1,7 cm, si presentava su uno dei lati dell’oggetto perpendicolarmente alla depressione centrale. Infine, due lembi sporgenti sembravano aver ospitato una specie di cardine. Gli operai portarono il manufatto al Museo di Storia della Transilvania, dove fu posto in un deposito rimanendo dimenticato per quasi 20 anni, senza che nessuno avesse mai pensato di compiere delle analisi. Finché, nel 1995, il manufatto non fu “riscoperto” e sottoposto ad approfondite analisi. I primi esami chimici per determinare la composizione dell’oggetto furono eseguiti in due laboratori distinti: quello dell’Istituto Archeologico di Cluj-Napoca, e uno a Losanna, in Svizzera. Entrambe le strutture giunsero a conclusioni analoghe: l’oggetto risultava composto principalmente di alluminio (89%), più altri 11 metalli minori. I ricercatori rimasero un po’ sconcertati dai risultati delle analisi, dato che l’alluminio allo stato puro non si trova in natura (viene estratto dalla bauxite), e la tecnologia necessaria per creare qualcosa di così puro è diventata disponibile solo a partire dalla metà del 19° secolo. Per la produzione dell’alluminio è necessario un complicato processo industriale di elettrolisi e temperature superioei ai 900° C.

PLEISTOCENE 20 MILA ANNI FA - L'enigma del manufatto in alluminioLA DATAZIONE DEL SOTTILE STRATO ESTERNO DI OSSIDAZIONE che copriva il blocco di alluminio restituiva una data di 400 anni. Tuttavia, lo strato geologico in cui fu trovato l’oggetto corrispondeva all’era del Pleistocene, circa 20 mila anni fa. Un nuova analisi metallurgica fu compiuta successivamente dal dottor Florin Gheorghita, presso l’Istituto per lo Studio del Metalli e di Minerali Non Metalliferi, con sede a Magurele, Romania. L’esame rivelò che l’oggetto è composto da una lega di metallo estremamente complessa. Si riscontrarono 12 elementi diversi, di cui Gheorghita è riuscito a stabilire anche le percentuali: alluminio (88,1%), rame (6,2%), silicio (2,84 %), zinco (1,81%), piombo (0,41%), stagno (0,33%), zirconio (0,2%), cadmio (0,11%), nichel (0,0024%), cobalto (0,0023%), di bismuto (0,0003%), argento (0,0002%) e gallio (in tracce).

 

PLEISTOCENE 20 MILA ANNI FA - L'enigma del manufatto in alluminioDUNQUE DI COSA SI TRATTA? Come riporta la versione inglese di Epoch Time, nonostante si sia ottenuta la precisa composizione chimica dell’oggetto, la comunità scientifica non si è espressa sulla natura, quindi il reperto di Aiud rimane un enigma. Tuttavia, alcuni ricercatori sono convinti che si tratti di un oggetto artificiale, parte di uno strumento più grande prodotto da una civiltà antica perduta che era riuscita a produrre alluminio di notevole purezza centinaia, o addirittura migliaia, di anni prima rispetto all’epoca moderna, mentre i Teorici degli Antichi Astronauti si arrischiano a suggerire che si tratti addirittura di un componente di un antico velivolo spaziale. La forma, infatti, ricorderebbe quella di un supporto di un modulo di esplorazione spaziale, simile alla parte finale della sonda Vicking o del modulo lunare delle missioni Apollo. Secondo questa ipotesi, l’oggetto sarebbe parte di una sonda aliena staccatosi a seguito di un atterraggio piuttosto violento. In entrambi i casi, sia l’analisi dello strato esterno di ossidazione che lo strato geologico in cui è stato trovato non riescono a spiegare adeguatamente come un oggetto tecnologicamente così avanzato sia potuto esistere in un’epoca così remota.

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