Le tracce inconsapevoli: l’OSINT e i dati che regaliamo alla rete

Nel lontano 2013, pubblicai un banale post con un video di pochi minuti visibile qui. Contro ogni aspettativa, quel contenuto divenne virale, superando le 300 mila visualizzazioni. Questa traccia video, e l’incredibile diffusione che ha avuto, mi ha dato l’ispirazione per aprire una sezione dedicata sul blog a questo specifico argomento.

La rete non dimentica nulla: in essa viene archiviato tutto, anche ciò che noi stessi non ricordiamo più. Erroneamente pensiamo che dati personali, abitudini, consumi, stati d’animo e persino le password di accesso all’home banking ci vengano sempre sottratti o “rubati”. La realtà è molto più banale: il più delle volte siamo stati noi a consegnarli, e qualche malintenzionato ha semplicemente deciso di usarli contro di noi.

Questo è il punto di partenza per comprendere l’OSINT (Open Source Intelligence), la disciplina che si occupa della ricerca, raccolta e analisi di dati provenienti da fonti pubbliche e liberamente accessibili.

Le quattro tracce della nostra presenza online

La nostra vita digitale si struttura su informazioni seminate nel tempo. Queste impronte possono essere suddivise genericamente in quattro categorie:

  • La traccia emotiva: I post scritti d’impulso o nei momenti di rabbia, frustrazione o gioia estrema, che rivelano le nostre vulnerabilità psicologiche.
  • La traccia tecnica: Le foto che pubblichiamo sui social senza sapere che contengono metadati (dati EXIF) con le coordinate GPS esatte della nostra casa o del posto di lavoro.
  • La traccia delle abitudini: Gli orari fissi in cui pubblichiamo o i “mi piace” ripetitivi, che permettono a un osservatore attento di mappare perfettamente la nostra routine quotidiana. [1]
  • La traccia dei consumi: Le ricerche di beni, servizi, acquisti o preferenze commerciali che lasciamo sui siti di e-commerce e sui motori di ricerca.

Il ritratto digitale e la necessità di un “Clean-up”

L’insieme di queste tracce permette di profilare l’utente attraverso determinati modelli psicologici. Gli algoritmi, di conseguenza, restituiscono all’utente esattamente ciò che sta cercando, creando una bolla. In realtà, in rete tu racconti di te molto più di quanto pensi di sapere su te stesso. Potrà sembrare surreale, ma è la realtà.

Lo scopo di questa nuova sezione del blog è fornire linee guida pratiche per un’inizializzazione al clean-up della propria identità digitale. Proprio come una casa reale, anche la nostra casa digitale ha bisogno di essere pulita a fondo di tanto in tanto, per riprendere il controllo di ciò che vogliamo sia di pubblico dominio.


Di xenlin

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