USA – Ecco il distributore automatico di proiettili

 

Beaver Valley Rifle & Pistol Club.

IN UNA CONTEA DELLA PENNSILVANYA SPOPOLANO LE MACCHINETTE PER FARE SCORTA DI MUNIZIONI. Caffè, bibite, spremute, snack, gelati e… proiettili. Sì, avete capito bene, proiettili. Ai distributori automatici si può trovare un po’ di tutto. In una contea della Pennsilvanya (Usa) si possono trovare anche le munizioni: “Il distributore vende praticamente tutto – racconta il proprietario Sam Piccinini – dal 22 long rifle, al 45 long colt e ogni calibro standard tra i due. Fabbrico ogni proiettile con le mie mani”. Ovviamente non tutti possono fare questo tipo di acquisti: per accedere al distributore bisogna passare attraverso un cancello di sicurezza strisciando la propria carta d’identità e digitando un codice segreto (disponibile ai soli soci del club, che devono avere più di 21 anni). Ma le polemiche non mancano, così come le lamentele rivolte all’ufficio federale che si occupa di alcol, tabacco, armi da fuoco ed esplosivi.

Beaver Valley Rifle & Pistol Club. VETERANO DEL DIPARTIMENTO DI POLIZIA, Piccinini gestisce la fabbrica di munizioni e commercio all’ingrosso. Nel suo club di tiro a segno ha due distributori automatici. Le macchine stanno avendo un grande successo e molti altri club ora vogliono le sue macchine. “Davanti alla mia porta ho una fila di club che li vogliono,” ha detto Piccinini a FoxNews.com. Piccinini fa sapere che l’idea gli è venuta due anni fa, quando la mancanza di proiettili in tutta la nazione lasciò a “secco” i membri della Beaver Valley Rifle & Pistol Club. In corsa per la carica di sceriffo a Beaver County (ci ha provato due volte senza successo), è convinto che questa sua battaglia sia sacrosanta, sulla base del secondo emendamento: “Alcune persone mi hanno criticato, ma credo che ancora più persone mi sostengano e con me sostengano il diritto di portare armi”.

>Fonte<
Redatto da Pjmanc http://ilfattaccio.org

USA – Allarme per batterio killer sfuggito da un laboratorio

USA - Allarme per batterio killer sfuggito da un laboratorio

E’ ALLARME IN LOUISIANA PER UN BATTERIO KILLER ALTAMENTE INFETTIVO e spesso letale fuoriuscito dal laboratorio di ricerca Tulane National Primate Research Center di Covington a circa 80 km a nord di New Orleans. Sembra che i tecnici stessero lavorando ad un vaccino testato sulle scimmie quando il batterio è riuscito a superare le difese del laboratorio. La notizia è stata data dal quotidiano USA Today che, nonostante le autorità abbiano garantito che non ci sono rischi per il pubblico, sottolinea che resta incerta al momento la portata della contaminazione e che di 4 scimmie che si sono ammalate, due sono state uccise. Un ispettore federale, inoltre, si è ammalato a sua volta dopo aver visitato la struttura. Il batterio “Burkholderia pseudomallei” è un batterio gram negativo che causa la meliodosi (che si manifesta come un’infezione tubercolare opportunistica in soggetti indeboliti da altri disturbi ed ha una mortalità tra il 14 ed il 40%). Si tratta di una malattia contagiosa nei topi ma che si può trasmettere all’uomo attraverso cibo e bevande contaminate dal semplice passaggio di roditori infetti. Sebbene le autorità della Lousiana siano rassicuranti il “Burkholderia pseudomallei” è classificato come un potenziale “agente (chimico) impiegabile in attacchi di bio-terrrorismo”. Il batterio è endemico nel sud-est asiatico, in particolare in Thalandia e nell’Australia settentrionale.

Redatto da Pjmanc http://ilfattaccio.org

ATTACCHI CHIMICI – I 7 attacchi di cui gli usa non vogliono parlare

ALLA VIGILIA DI UNA POSSIBILE AZIONE MILITARE GIUSTIFICATE DALL’USO DI ARMI CHIMICHE RICORDIAMO EPISODI CHE WASHINGTON NON VUOLE NEMMENO CITARE

1– L’esercito statunitense in Vietnam. Durante la guerra, nel periodo dal 1962 fino al 1971, le Forze Armate USA riversarono circa 88,1 milioni di litri di armamento chimico nel paese asiatico. Il governo vietnamita calcola che circa 400 mila persone morirono vittime degli attacchi; 500 mila bambini nacquero con qualche deficienza fisica per via delle complicazioni provocate dai gas tossici. Ma il dato più allarmante: più di un milione di persone soffre ancora oggi qualche tipo di deficienza o problema di salute dovuto all’uso dell’Agente Arancio (Agent Orange) – potentissima arma chimica utilizzata durante il conflitto.

 

 

 

 

fosforo2-Israele attacca la popolazione palestinese con Fosforo Bianco. Secondo organizzazioni per i diritti umani – come Amnesty International e Human Rights – il materiale altamente velenoso fu usato nel 2009 contro civili di origine palestinese in territorio israeliano. L’esercito negò all’epoca di aver usato armi chimiche. Tuttavia, anche alcuni membri delle stesse forze armate ne ammisero l’utilizzo.

 

 

 

 

 

 

3– Washington ataccò iracheni con Fosforo Bianco nel 2004. Giornalisti presenti durante la guerra in Iraq, testimoniarono l’utilizzo di armi chimiche da parte dell’esercito statunitense nella città di Fallujah. Inizialmente, i militari si giustificarono sostenendo che il materiale era servito appena per “illuminare la zona o per creare cortine di fumo”. Nel frattempo, il documentario “Fallujah, la strage nascosta”, del giornalista RAI Sigfrido Ranucci, presentava prove dell’attacco con testimonianze di membri delle Forze Armate USA che ammettevano l’accaduto. Bambini e donne furono fra le principali vittime.

 

 

 

 

4- La CIA aiutò Saddam Hussein a massacrare iraniani e curdi nel 1988 con armi chimiche. Documenti dell’Intelligence americana divulgati dopo dieci anni hanno rivelato che Washington sapeva che Saddam Hussein utilizzava armi chimiche durante la guerra Iran-Iraq. Malgrado ciò, continuò a collaborare col presidente iracheno. All’inizio del 1988, in particolare, Washington mise in allerta Hussein sullo spostamento di truppe iraniane. Utilizzando l’informazione, fu realizzato un attacco chimico che massacrò truppe iraniane in un villaggio abitato da curdi. Circa cinque mila persone morirono. Altre migliaia furono vittime degli effetti successivi dei gas velenosi.

 

 

 

5- Gli USA realizzarono test chimici in quartieri poveri e neri di St. Louis. All’inizio degli anni 50, l’esercito nordamericano organizzò un test militare in alcuni quartieri popolari di St. Louis, caratterizzati da popolazione in gran parte nera. Il governo disse agli abitanti che avrebbe realizzato un esperimento con fumogeni di illuminazione “contro minacce russe”. Invece, la sostanza immessa nell’atmosfera conteneva gas soffocanti (ndt: secondo la professoressa Lisa Martino-Taylor’s del St. Louis Community College a Meramec, si trattò probabilmente di “un mix di particelle radioattive con cadmio solfuro di zinco”. ). Dopo i test, un grande numero di persone della zona svilupparono un cancro. Non esistono note ufficiali sul numero delle persone vittime dell’attacco chimico.

 

 

 

6 – L’esercito USA bombardò truppe irachene con armi chimiche nel 2003. La crociata di Washington alla ricerca di armi nucleari registrò episodi di lancio di sostanze chimiche contro militari iracheni, che finirono per colpire dei civili. Durante il 2007 e 2010, centinaia di neonati nacquero con delle malformazioni. “Le armi utilizzate durante la guerra in Iraq distrussero l’integrità genetica della popolazione irachena”, dichiarò per l’occasione Cristopher Busby, segretario del comité europeo dei Rischi di Materiale Radioattivo.

 

 

 

 

7- Giapponesi furono massacrati col Napalm tra il 1944-1945. Nel 1980, l’ONU dichiarò che l’utilizzo del Napalm (un tipo di alcool gelatinoso ad alto grado di combustione) sarebbe stato a partire da quel momento considerato crimine di guerra, considerato l’effetto assolutamente devastante della sostanza. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’esercito statunitense rovesciò sui giapponesi l’equivalente sufficiente a bruciare 100 mila persone, lasciarne più di un milione ferite e distruggere migliaia di abitazioni.

*Dodô Calixto

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Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

USA – Respinto olio extravergine d’oliva italiano per presenza di insetticida

GLI AMERICANI RESPINGONO LOLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA ITALIANO PER VIA DI UN INSETTICIDA UTILIZZATO PER LA LOTTA AI PARASSITI

dell’ulivo consentito in Europa ma sul quale negli Stati Uniti viene messa in pratica la tolleranza zero. Si tratta della sostanza chimica chiamata Chlorpyrifos: la minima presenza di Chlorpyrifos riscontrata nell’olio di oliva dalla FDA statunitense comporta il blocco della merce in dogana, il respingimento dell’olio e una serie di mesi di sorveglianza speciale.Il divieto americano è giustificato dalla presenza di studi che associano l’assorbimento dei questo composto chimico all’insorgenza di problematiche neurologiche, in particolare sui bambini, ma anche a causa dell’impatto ambientale elevato sui sistemi acquatici e le api.In Italia l’Istituto Superiore di Sanità ha incluso questa sostanza tra gli ‘interferenti endocrini’, così chiamati in quanto interferiscono con i sistemi ormonali dell’organismo.

>Fonte<
Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

PINK SLIME- LO SCANDALO DELLA “MELMA ROSA”CHE STA MINANDO IL CONSUMO DI CARNE NEGLI USA + video

 

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PORTA IL NOME DI PINK SLIME

“melma rosa” in italiano, il nuovo scandalo alimentare made in Usa. Il Paese a stelle e strisce, uno tra i principali consumatori di carne bovina al mondo, da alcune settimane è in subbuglio a causa di questa poltiglia rosa a bassissimo costo, diffuso additivo usato per aumentare il volume della carne macinata di hamburger, wurstel, kebab, cotolette, salsicce, ripieni di tortellini e di ravioli, chicken nuggets, salami, tutti fatti con gli scarti della carne derivata da altri processi produttivi.Il caso scoppia all’inizio del mese di Marzo, quando l’emittente televisiva ABC News ha raccontato ai consumatori americani che il 70% della carne macinata venduta negli States contiene Pink slime a loro insaputa, visto che le leggi permettono di scrivere “100% carne bovina” sulle confezioni anche quando il prodotto è costituito per il 15% da questa poltiglia fatta anche di cartilagini, tendini e altri tessuti connettivi, triturati molto finemente, separati dal grasso in presse ad alta pressione, fino a 200 atmosfere, irrorati poi con ammoniaca per evitare il problema dei batteri, “conditi con degli aromi artificiali” e, infine, congelati.Il Pink slime, prodotto principalmente dall’azienda Beef Product Inc. (Bpi), viene poi venduto all’ingrosso ai maggiori produttori di carne, che lo usano come additivo per fare aumentare peso e volume ai prodotti che finiranno negli scaffali dei a supermercati, fast food come McDonald’s, Burger King e Taco Bell e ristoranti. Ma è tutto regolare, anche perché per il ministero dell’Agricoltura statunitense nel 2001 il prodotto disinfettato con ammoniaca è commestibile per gli esseri umani. Che importa, poi, se le parti dei bovini solitamente scartate per precauzioni sanitarie, come quelle più vicine alla pelle che possono essere contaminate dalle feci, ci finiscono dentro?Ma, almeno questa volta, l’America non ci sta e, in seguito alla grande attenzione dei media e all’allarme lanciato dai consumatori, i produttori di carne bovina sono già alle prese con un notevole calo della domanda, mentre la BPI ha sospeso la produzione in tre dei suoi stabilimenti negli Stati Uniti

 

EPPURE COME SPIEGA TOM LASKAWY SU GRIST

L’ammoniaca con cui viene trattato il Pink slime è solo l’ultimo “ingrediente” di una lunga lista di prodotti chimici non etichettati utilizzati nella lavorazione di quasi tutte le carni rosse e bianche industriali.Ne sono un esempio gli elementi elencati in questo pdf dell’United Stated Department of Agriculture document, tra cui appaiono, solo per citarne alcuni, ipoclorito di calcio, usato nello sbiancamento del e nella pulizia delle piscine, acido ipobromoso, dotato di proprietà germicide, Dibromodimetilidantoinae e cloro. Ma anche alcuni antimicrobici approvati, come il sale, le spezie, il limone. E nessuno di questi elementi appare in etichetta. Perché? “Forse perché sapere quanto la carne abbia bisogno di essere trattata e disinfettata chimicamente prima di essere venduto, potrebbe scioccare e disgustare i consumatori”, spiega Tom Laskawy.E che dire poi di tutti gli altri alimenti trattati con quantità di ammoniaca anche maggiore rispetto quella utilizzata per la carne che finisce in hamburger & Co.? Un blogger ci rivela, attingendo ai dati di un documento addirittura del 1973 (e non ci sono motivi per credere che le cose siano radicalmente cambiate), che il formaggio è in cima alla lista, con 0.138 grammi di ammoniaca ogni 100 grammi, tra i cibi che ne contengano, seguito, nell’ordine, da insaccati (0,11 grammi di ammoniaca per 100 grammi), burro di arachidi (0,049 grammi per 100), maionese (0,041 grammi per 100), ketchup (0,035), gelatina (0,034), ecc.Ecco la classica “americanata”, direte voi. E invece no: se pensate che in Italia la situazione sia diversa, vi sbagliate di grosso! Anche l’attento popolo tricolore, probabilmente, non conosce davvero il cibo che compra e che poi serve a tavola. Avete mai sentito parlare di “carne separata meccanicamente”? È un termine poco noto ai consumatori, anche se usato da diverse aziende italiane, presente nelle etichette di moltissimi prodotti realizzati e venduti nel Bel Paese e tradotto dall’inglese Mechanically separated meat (MSM). Beh, indovinate un po’, questa dicitura non definisce altro che…rullo di tamburi…il pink slime. Sempre lui.

 

BASTA FARE UN GIRO IN UN QUALSIASI SUPERMERCATO

per rendersene conto: sono tantissimi i prodotti con questa dicitura in etichetta, dai wurstel ai cordon bleu, passando per spinacine, salumi, ripieni di tortellini e ravioli e zuppe disidratate. C’è però una differenza, spiega l’Aduc in una nota : “da noi la lavorazione degli scarti della macellazione è un fatto abituale. Anche qui si usano i resti come in Usa, ma in tutta l‘Ue è vietato disinfettare la carne con sostanze chimiche“. In questo periodo, però, la Commissione Europea sta preparando una legge alimentare più severa e da dicembre 2011 è in vigore un nuovo obbligo di etichettatura, che però sarà vincolante solo fra tre e cinque anni.”Esso contempla tra l’altro l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza per tutta la carne (finora valeva solo per quella bovina) e scritte sulle confezioni di una certa grandezza. E’ invece ancora in fase di studio una definizione univoca di carne separata meccanicamente”, spiega l’Associazione di Consumatori. Intanto, le aziende continuano purtroppo a pompare in questo modo davvero disgustoso il volume della carne che producono, ovviamente per abbattere i costi. E, visto che sono ancora troppi consumatori che non hanno scelto una dieta vegetariana o vegana, non leggono le etichette e non sanno come è fatto ciò che mangiano, il profitto è garantito…

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*Roberta Ragni
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Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org