DOME HOUSE – La casa a forma di cupola costruita con meno di 9mila euro

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STEVE AREEN NON E’ DI CERTO UN TIPICO COSTRUTTORE EDILE

Dopo una lunga carriera come assistente di volo per la Delta Airlines, ha avuto l’opportunità di costruire la propria casa a forma di cupola all’interno di una grande coltivazione biologica di mango, nel nord-est della Thailandia.Traendo ispirazione dalla creatività del cognato, l’ex stuart ha usato una tecnica, utilizzando un braccio orientabile per creare una sfera perfetta costruire la sua piccola cupola, utilizzando materiale di recupero e mattoni di realizzati in loco. Pur avendo solo due aiutanti, Steve ha completato la costruzione in sole sei settimane, e, cosa ancor più incredibile, a un costo di appena 9 mila dollari.”Il costo per la struttura di base era sotto i 6000 dollari – racconta Areen-. Ci sono voluti un paio di mesi per aggiungere i dettagli, come porte, paraventi, scaffali, stagno, sala (gazebo), rivestitura in pietra e soffitto. Tutto questo, compresi gli arredi, sono probabilmente costati sotto i 3000 dollari. Portando il mio costo totale a circa 9.000 dollari”.Ma in Thailandia le cose costano poco e le leggi sono molto elastiche. Steve non ha dovuto fare nessuna richiesta per ottenere il permesso di costruzione per la sua casa da 500 metri quadrati, il che naturalmente ha accorciato il processo.

 

LA CASA SPROVVISTA DI ILLUMINAZIONE E RISCALDAMENTO ARTIFICIALE E’ RICOPERTA DA UN BEL TETTO VERDE

Anche il bagno è pieno di piante, oltre a essere provvisto di un caratteristico rubinetto di bambù, che manda l’acqua in una lavandino a coppa, che ricorda le mani di Buddha. All’esterno, i piccoli stagni aggiungono un ulteriore dettaglio che conferisce al luogo serenità.”La mia prossima sfida sarà tirando fuori questo negli Stati Uniti. Di sicuro, tutti i miei futuri cupole saranno costruiti con blocchi di terra compressa. Se avete qualche domanda non esitate a contattarmi”, conclude il novello costruttore.

*Roberta Ragni

>Fonte<

Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

AVORIO – La Thailandia mette al bando il commercio

LA THAILANDIA

il secondo più grande mercato mondiale non regolamentato dell’avorio, ha annunciato la fine del commercio legale del sempre più richiesto ‘oro bianco’.In alcuni paesi come la Cina è diventato un vero e proprio status symbol: pur di aggiudicarsi un oggetto in avorio, i ‘nuovi ricchi’ sono disposti a pagare oltre 800 dollari al chilo nel mercato illegale. Ma a farne le spese sono migliaia di elefanti, uccisi ogni anno per le loro preziosissime zanne. Da Bangkok, dove si è aperta la conferenza mondiale del Cites, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna in via di estinzione, giunge però una notizia che segna un’inversione di rotta: la Thailandia, il secondo più grande mercato mondiale non regolamentato dell’avorio, ha annunciato la fine del commercio legale del sempre più richiesto ‘oro bianco’.  Una decisione sulla quale hanno probabilmente pesato anche le voci di un milione e mezzo di persone che, da tutto il mondo, hanno aderito alla petizione lanciata dal Wwf per chiedere la messa al bando del commercio d’avorio. “Come prossimo passo riformeremo la legislazione nazionale con l’obiettivo di porre fine al commercio dell’avorio e allinearci con le normative internazionali – ha annunciato intervenendo al Cites il primo ministro thailandese Yingluck Shinawatra, come reso noto dal Wwf -.

 

QUESTO CI AIUTERA’ A PROTEGGERE TUTTE LE SPECIE DI ELEFANTI

da quelli africani a quelli tailandesi selvatici o domestici”. Una decisione cruciale perchè, spiega l’associazione ambientalista, “porre fine a ogni forma di commercio dell’avorio in Thailandia avrà un ruolo determinante nell’arginare un drammatico bracconaggio globale che sta causando la strage di decine di migliaia di elefanti ogni anno e che alimenta un’attività criminale internazionale legata al commercio di parti di animali, un traffico illegale secondo solo a quello di armi e droga”.  Oggi la Thailandia è il più grande mercato illegale dell’avorio dopo la Cina. Tuttavia, sottolinea Massimiliano Rocco, responsabile Specie, TRAFFIC e foreste del WWF Italia, “ora il primo ministro Shinawatra deve fornire delle scadenze precise per questo divieto e garantire che venga attuato con urgenza, perchè la strage di elefanti continua. E anche il resto del mondo deve fare la propria parte, a partire dai paesi consumatori come l’Italia: siamo tra i più importanti mercati al mondo per prodotti come il legname tropicale e le pelli di rettile e questo attira i commercianti illegali”. Perchè l’annuncio dello stop al commercio di avorio in Thailandia possa però portare frutti concreti, commentano Wwf e Traffic (il network che effettua il monitoraggio di questo commercio illegale di natura), è necessaria una ‘collaborazione’ mondiale. Da qui una richiesta precisa ai governi riuniti alla conferenza: promuovere finalmente giuste sanzioni per quei Paesi che continuano ad alimentare il commercio illegale di specie selvatiche.
di Alexis Myriel

> Fonte

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