IL LATO POSITIVO DEI TERREMOTI
potrebbe essere stato scoperto da alcuni studiosi della University of Queensland di Brisbane, Australia, che hanno scoperto che i cambi di pressione indotti ai sismi potrebbero portare all’istantanea formazione di filoni auriferi nelle rocce. Lo studio e’ stato pubblicato su ‘Nature Geoscience’. Gli esperti sanno che le vene minerarie di oro sono formate dai depositi minerali che provengono dai fluidi caldi che scorrono attraverso le profonde fenditure nella crosta terrestre. Un processo che, stando ai nuovi studi, potrebbe anche avvenire quasi istantaneamente, in pochi decimi di secondo, ogni volta che la crosta si muove in seguito a un terremoto. In base ai calcoli degli studiosi, infatti, la rapida depressurizzazione, anche di mille volte, a cui vanno incontro i liquidi che fluiscono attraverso la frattura creata da un terremoto porta alla vaporizzazione: i minerali in questa acqua ora supersatura critallizzano quasi istantaneamente. Tuttavia, per la formazione di una vena aurifera, i piccoli terremoti sono l’ideale: quelli di magnitudo 2, per esempio, inducono una depressurizzazione di circa il 50 per cento – quindi non eccessiva da impedire la formazione dell’oro – e provocano la deposizione di quarzo aurifero.
di Peppe Caridi
Fonte
*Grazie Ale per la segnalazione
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
due terremoti di magnitudo 8,7 e 8,2 hanno scosso l’Oceano Indiano. A provocarli una rottura nel mezzo della placca indo-australiana, che si sta spezzando in due.Al largo dell’Oceano Indiano la crosta terrestre si sta letteralmente spezzando. Ad annunciarlo fragorosamente tre studi pubblicati su Nature, la coppia di terremoti di magnitudo rispettivamente 8,7 e 8,2, che l’11 aprile 2012 hanno scosso questa parte del pianeta.Secondo i tre studi infatti, sotto l’Oceano Indiano la placca indo-austrialiana si starebbe spezzando in due placche più piccole, o addirittura in tre, e le scosse sarebbero state causate proprio dalla tensione accumulata in questo processo di formazione di un nuovo confine.È dagli anni ’80 che i sismologi sostengono che la questa parte della crosta terrestre si sarebbe potuta rompere. Stando alle principali teorie della tettonica a zolle, la placca indo-australiana ha cominciato a deformarsi internamente circa 50 milioni di anni fa, e occorreranno altri milioni di anni e migliaia di terremoti di grande intensità prima che questo processo arrivi a compimento. Secondo il primo dei tre studi, coordinato da Matthias Delescluse, un geofisico dell’ Ecole Normale Supérieure di Parigi, alla base della rottura vi sarebbe la tensione accumulata dai movimenti della placca verso nord, dove si scontra con la placca eurasiatica.A questa tensione, spiegano gli scienziati nel loro lavoro, si aggiunge poi quella dovuta alle tensioni e rotture sul margine orientale della placca. Infatti, esaminando i cambiamenti nello stato di tensione immediatamente precedenti ai due eventi del 2012, Delescluse e la sua équipe hanno scoperto ad aver acceso la miccia della loro esplosione essere state proprio le conseguenze di altri due terremoti avvenuti lungo questo confine orientale. Il primo è quello di magnitudo 9,1 responsabile dello tsunami che il 26 dicembre 2004 si è abbattuto sull’isola di Sumatra, portando alla morte di oltre 228mila persone; l’altro è un terremoto di minore intensità del 2005.
Nel secondo studio, i ricercatori guidati da Thorne Lay della University of Santa Cruz in California, hanno invece esaminato più profondamente la dinamica degli eventi dell’11 aprile, scoprendo che la prima scossa ha interessato ben quattro diverse faglie. Secondo il lavoro del team di Lay, questo terremoto si potrebbe suddividere infatti in quattro scosse più piccole, di magnitudo 8,5, 7,9, 8,3 e 7,8, durate in tutto due minuti. Queste avrebbero provocato la rottura di tre faglie perpendicolari tra loro e in una quarta perpendicolare a esse. Una quinta faglia sarebbe stata invece coinvolta nel secondo dei due terremoti.Questo interessamento multifaglia si è riflesso, mostra lo studio, nel pattern di faglia emerso dopo le scosse, uno dei complessi mai studiati. I pattern di faglia sono quegli insiemi di linee di faglia che possono essere tracciate sulla superficie terrestre dopo un terremoto, come delle cicatrici che restano sulla pelle a lungo dopo una ferita. Solitamente la maggior parte dei terremoti si propagano lungo una sola faglia, e non quattro o anche più come in questo caso in cui, tra l’altro, una delle faglie è scivolata per almeno una ventina di metri.Il terzo studio ha infine preso in considerazione gli strascichi di questi tremori giganti, rivelando che per ben sei giorni dopo i due terremoti, altre scosse di magnitudo 5,5 e oltre hanno avuto luogo in diverse parti del pianeta. “ Le scosse di assestamento sono di solito circoscritte alle immediate vicinanze dell’evento principale”, spiega il primo autore dello studio Fred Pollitz geofisico dello US Geological Survey a Menlo Park, California.Solitamente, poi, spiegano i ricercatori, i terremoti più violenti sono quelli cosiddetti strike-up, quelli in cui due faglie si scontrano e una slitta sotto l’altra. Quelli in cui due faglie scorrono una accanto all’altro si chiamano strike-slip. Quello di magnitudo 8,7 della scorsa primavera è probabilmente il più intenso terremoto di questo tipo mai registrato da quando si usano i moderni sismografi, è stato avvertito in tutta l’area compresa tra India e Australia, toccando anche il sud e il sud-est asiatico. Quasi sicuramente è anche il più forte registrato all’interno di una placca e non ai suoi margini. La sua natura strike-slip fortunatamente ha impedito che si generassero grandi tsunami come quello del 2004.
Di : Caterina Visco
Fonte: daily.wired.it – www.ecplanet.com
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
DOPO GIORNI DI CONTINUI TERREMOTI
I residenti delle Isole Canarie ed in particolare gli abitanti di El Hierro vivono nel terrore di una eruzione vulcanica Secondo il National Geographic Institute spagnolo, un intenso sciame sismico sta scuotendo l’isola e sembra gradualmente aumentare di forza dallo scorso 25 giugno. Circa 750 terremoti sono stati registrati alcuni sono stati abbastanza forti da essere avvertiti distintamente dai residenti. L’isola è stata posta in stato di allerta giallo, dal comitato di sicurezza responsabile delle operazioni La più forte scossa finora registrata e’ stata di intensita’ pari al 4,0 sulla scala Richter avvenuta Mercoledì 27 giugno. Ma la cosa piu’ spaventosa per i circa 10.000 abitanti è il fatto che l’isola si stia rigonfiando sollevandosi secondo le misure, di cinque centimetri in quattro giorni. Considerando che l’attività vulcanica del 2011 si sviluppo’ in mare, questa volta il magma sembra che stia risalendo proprio sotto l’isola. Gli scienziati stanno cercando di capire in base agli epicentri dei sismi dove questo processo di inflazione magmatica avra’ sfogo un eruzione vulcanica a questo punto e’ sempre piu’ probabile.
fonte – http://theextinctionprotocol.wordpress.com - http://terrarealtime.blogspot.it
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
Le macchie solari furono osservate telescopicamente per la prima volta nel 1610 dagli astronomi frisiani Johannes e David Fabricius, che pubblicarono una loro descrizione nel giugno del 1611. In questa data Galileo stava già mostrando le macchie solari agli astronomi a Roma, e Cristoph Scheiner aveva probabilmente osservato le macchie per due o tre mesi. I primi probabili riferimenti alle macchie solari sono quelli degli astronomi cinesi del primo millennio d.C., che probabilmente potevano vedere i gruppi di macchie più grandi quando lo splendore del sole era affievolito dalla polvere sollevata dai deserti dell’Asia centrale. Si tratta delle formazioni più facilmente osservabili sulla fotosfera, la superficie solare. Una macchia solare tipica comprende una regione centrale più scura, detta ‘ombra’, circondata da una zona meno scura, la ‘penombra’, costituita da strisce chiare e scure che si allungano dal centro verso l’esterno come i raggi di una ruota. Ma perchè sono scure? Esse appaiono meno brillanti per via del contrasto con le aree circostanti, in quanto più fredde del resto della fotosfera. La temperatura tipica infatti si aggira intorno ai 4000°C, mentre nella penombra si sale a 5500°C.
SONO ORIGINATE DALL’INTENSO CAMPO MAGNETICO DEL SOLE
Che in alcuni punti impedisce la risalita dei gas e del calore dall’interno della stella, provocando così la formazione di regioni più fredde, e quindi più scure. Le loro dimensioni possono essere variabili, da piccoli pori grandi quanto granuli, a vere e proprie strutture complesse che vanno a ricoprire miliardi di Km quadrati. Il 5% tra le macchie è visibile anche ad occhio nudo in condizioni favorevoli, come ad esempio in prossimità del massimo solare del ciclo undecennale. La maggior parte di queste strutture ha una vita media di circa 2 settimane, ma è possibile notare regioni attive molto più longeve. Le macchie solari ruotano attorno al Sole ad una velocità maggiore del 4-5% di quella della fotosfera circostante. L’esistenza di un ciclo periodico nella comparsa delle macchie solari fu scoperta nel 1844 da H. Schwabe, un farmacista appassionato di osservazioni solari. Si scoprì quindi che il numero varia mediamente su un ciclo ben definito di 11,07 anni. Nel periodo iniziale sono presenti poche macchie con l’attività al minimo, mentre nei 4-5 anni successivi l’attività aumenta sino al suo massimo, quando è possibile notare sul disco solare numerosi raggruppamenti, per poi declinare successivamente negli ultimi 5-6 anni. Generalmente i passaggi dal minimo al massimo avvengono tanto più velocemente quanto più quest’ultimo sarà alto. L’ultimo massimo si è verificato nel 2002, quindi il prossimo ricorrerrà nel 2013. Le variazioni tra livelli massimi successivi tra un ciclo ed un altro, rispecchiano un ciclo di 80 anni. La polarità si inverte ad ogni ciclo successivo.
Per verificare questa ipotesi e trovare il meccanismo fisico che esplica a tale funzione, uno studio del 1988 analizzò statisticamente il numero di terremoti avvenuti in Italia dal 1833 al 1980 e l’andamento del numero delle macchie solari nel medesimo periodo. Per ottenere un gruppo di dati omogenei dal catalogo dei terremoti italiani, due ricercatori italiani, Mozzarella e Palumbo, presero solo quelli con valore superiore al VII grado della scala MCS (250 casi). Inoltre occorreva eliminare da questo nuovo insieme, tutti quei terremoti che risultavano come scosse di assestamento; da quest’ultima operazione rimasero 161 eventi sismici che coprono un arco di tempo che va dal 1833 al 1980. Dal confronto di queste due famiglie di dati emerse una correlazione fra l’andamento delle macchie solari ed i grandi terremoti registrati in Italia. L’andamento dei 161 eventi sismici presentò una ciclicità di circa 11 anni, che riflette il ciclo undecennale delle macchie solari. Pertanto, a mano a mano che aumentava il numero delle macchie, aumentava la frequenza con cui avvenivano i terremoti, giungendo ad un massimo dopo 5,5 anni, che rappresenta la parte centrale del ciclo undecennale del Sole. Sul fronte diametralmente opposto ci sono state ricerche come quella effettuata da Paolo Ernanni e un gruppo di collaboratori, i quali analizzando i terremoti sull’intero globo e l’andamento delle macchie solari nell’intervallo di tempo compreso tra il 1900 e il 2002 e isolando i soli terremoti di magnitudo 7 o superiori, sono arrivati a dimostrare una relazione indiretta tra macchie solari e terremoti. L’analisi statistica quindi mostra l’esistenza di una particolare modulazione temporale degli eventi tellurici che segue, entro certi limiti, l’andamento delle macchie sul Sole. Ma questo non significa necessariamente che con un’intensa attività solare si generino dei terremoti. Devono altresì sussistere contemporaneamente ben precise condizioni fisiche nella litosfera perchè ciò accada. Gli eventi tellurici sono causati da improvvisi movimenti di masse rocciose all’interno della crosta terrestre, dal momento che la superficie terrestre è in lento, ma costante spostamento. Per cui i risultati di questi studi, oltre ad attendere conferma su dati più recenti, devono essere necessariamente presi come possibile concausa agli eventi principali che scatenano un terremoto
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Di Renato Sansone
fonte : http://pianetablunews.wordpress.com
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio