NELLA TANA FOSSILIZZATA DI UNO SCOIATTOLO VISSUTO TRENTA MILA ANNI FA
I ricercatori russi hanno trovato le riserve alimentari della bestiola. Si trattava principalmente di frutta e semi e proprio da questi ultimi ha preso il via la ricerca degli esperti dell’Accademia Russa delle Scienze. Il ritrovamento è avvenuto a trentotto metri di profondità sotto il permafrost siberiano: “Gli scoiattoli scavavano nel suolo ghiacchiato per costruire tane delle dimensioni di un pallone da calcio – ha detto Stanislav Gubin, uno degli autori della ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences – all’interno delle quali mettevano prima della paglia e poi i propri peli. Insomma un deposito perfetto e una criobanca naturale”. La pianta resuscitata si chiama Silene stenophylla ed è la più antica a essere mai stata riportata in vita. Secondo Svetlana Yashina che ha guidato la “resurrezione” dei semi per conto dell’Istituto di biofisica cellulare dell’Accademia Russa delle Scienze “la pianta è fertile, produce fiori bianchi e semi vitali”. Il pool di scienziati ritiene che l’esito principale della loro sperimentazione sia avere dimostrato la necessità di proseguire gli studi e gli scavi al di sotto del ghiaccio perenne dove sperano un giorno di trovare “un antico bacino genetico di forme di vita preesistenti che verosimilmente sono sparite da molto tempo dalla superficie della Terra”. Inoltre la rinascita di una pianta partendo da un seme di trentamila anni fa evidenzia le ottime qualità come deposito naturale del permafrost.
Ha aggiunto Gubin magari troveremo del tessuto congelato di scoiattolo e questo aprirebbe la strada alla resurrezione di molti mammiferi dell’Era glaciale, mammuth compresi”. Nella stessa zona dove avvengono le ricerche russe, la parte nordorientale della Siberia, è presente anche una squadra di ricercatori giapponesi da anni impegnata nel tentativo di riportare in vita proprio gli antichi pachidermi. Gli studiosi nipponici hanno promesso di riuscire nella loro impresa in quattro anni a partire dal momento in cui troveranno un campione di tessuto di mammuth in un buono stato di conservazione. Ma Stanislav Gubin ha espresso la speranza che siano russi i primi a scovare i resti di animali congelati che potrebbero essere utilizzati per la rigenerazione: “E’ la nostra terra – ha detto – cercheremo di arrivare per primi”.
Fonte : http://capubianco.wordpress.com
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
UNA CITTA’ SOTTERRANEA PER 100.000 ABITANTI
Al centro del nulla nella Siberia sterminata, là dove fino a qualche anno fa i minatori estraevano diamanti dalle viscere.È questo il progetto di Eco-City 2020, un luogo che ancora non esiste ma che già fa parlare di sé. L’inizio dei lavori non è ancora deciso, per ora in Rete circolano solo modellini, foto, descrizioni tecniche: tutta verticale, sarà ricoperta da una enorme cupola di vetro per riparare dal clima rigido della zona e portare all’interno energia dalla luce.
LA CITTA’
si potrà spingere fino a 525 metri sotto terra, tanto quanto è profonda oggi la miniera, e allargarsi per tutto il diametro della cava, oggi di 1.200 metri. E sarà ricoperta da una enorme cupola di cristallo, dotata di pannelli fotovoltaici per scaldare e dare energia al suo interno e permettere alla luce di filtrare all’interno. Lo spazio della miniera a cielo aperto di Mir, oggi in disuso e ufficialmente chiuso già nel 2001, è il secondo “buco” scavato nella terra più grande al mondo (il primo è una cava di rame nello Utah). Qui e nelle aree della repubblica siberiana di Jacuzia (o Repubblica di Sakha), dove l’inverno è così rigido da raggiungere i 25 gradi sotto lo zero, opera Alrosa, la società in mano al governo russo e oggi in fase di privatizzazione per via dei suoi debiti miliardari che detiene di fatto il monopolio per l’estrazione dei diamanti e che ne produce il 40 per cento a livello mondiale. Intorno all’estrazione mineraria (diamanti, ma anche oro) sono nati piccoli villaggi dove si sono insediati gli operai russi ucraini e nativi del luogo, soprattutto giovani, che sfidano il clima rigido e che oggi potrebbero divenire i primi abitanti della città del futuro.
LA CITTA’ CHE ANCORA NON C’E’
è uno dei molti progetti che negli ultimi anni hanno immaginato villaggi interi racchiusi in strutture geometriche, dove tutto è contenuto in un gigantesco involucro futuristico autosufficiente: è il caso dell’enorme piramide proposta per New Orleans, che dovrebbe sorgere sulle rive del Mississippi. Ma il concetto di città racchiusa sotto una campana di vetro è caro anche al cinema, e ricorda film come The Truman Show o la sua parodia nel lungometraggio dei Simpson, così come è oggetto di trame fantascientifiche. L’ultimo romanzo di Stephen King, The dome, racconta per esempio di una cittadina ricoperta da una cupola e il prossimo anno diverrà una serie televisiva prodotta da Stephen Spielberg
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