INCREDIBILE COSA NON FA LA GENTE PER SOLDI E COSA NON E’ DISPOSTA A PAGARE PER EVITARE LE CODE ALLE GIOSTRE
Proprio così, le code alle attrazioni di Disney World in Florida si possono saltare, basta affittare un ragazzo disabile.Il regolamento del parco di divertimenti più famoso del mondo ha delle regole ferree sui ragazzi portatori di handicap. Possono infatti passare avanti e saltare le lunghissime file per accedere alle varie giostre o attrazioni a tema in tutto il parco, insieme ai loro famigliari, questo per evitare che si sentano soli mentre i suoi famigliari attendono in coda.Così molti si sono organizzati ed è nato un vero e proprio giro di affari, per 680 dollari al giorno (o 130 dollari all’ora) è possibile affittare un ragazzo disabile che faccia finta di essere parte della vostra famiglia per evitare le code. Un vero e proprio mercato nero al quale è anche possibile accedere telefonicamente, difatti le ricche mamme di Manhattan si scambiano i numeri telefonici dei ragazzi in affitto quando decidono di fare la scampagnata a Disney World, aggiungendo così un membro alla loro famiglia.
>Fonte<
redatto da Pjmanc http://ilfattaccio.org
QUELLO DELL’ITALIAN SOUNDING E DEL FALSO MADE IN ITALY
E’ sicuramente il problema più grave con cui deve fare i conti l’agroalimentare italiano sul fronte dell’export. Se a questo problema aggiungiamo il fatto che molti marchi italiani sono stati acquistati negli ultimi anni da multinazionali straniere, arriviamo al caso della Lactalis che usa il marchio Galbani per vendere falso Pecorino romano negli Stati Uniti…L’export agroalimentare italiano, nonostante la crisi, è in crescita (+9% in valore nel 2011). Soprattutto per vini, formaggi e salumi. I Problemi, tuttavia, sono ben lontani dall’essere risolti. Di recente l’Argentina ha bloccato le importazioni di prosciutti italiani, una misura protezionistica incredibile in un mercato dove nel 2011 avevamo esportato 264 tonnellate di salumi. Nel frattempo in Canda c’è il caso assurdo del Prosciutto di Parma (il vero Parma italiano deve essere venduto con il nome di “Prosciutto originale”, mentre il falso Parma canadese viene commerciato come “Prosciutto di Parma”!). Poi ci sono innumerevoli casi di Italian Sounding che riguardano i formaggi, fino alla situazione pazzesca del pecorino rumeno finanziato con soldi pubblici italiani.
NEL FRATTEMPO COMINCIANO A VENIRE AL PETTINE I NODI DI UN FENOMENO FINORA TROPPO
SOTTOVALUTATO
Negli ultimi anni la maggior parte dei grandi marchi dell’agroalimentare italiano sono stati ceduti all’estero. Il marchio continua a essere italiano ma la proprietà è straniera. Per esempio: Buitoni, Perugina, Antica Gelateria del Corso, Sanpellegrino sono della multinazionale svizzera Nestlè. Fattoria Scaldasole è della francese Andros, gli oli Sasso, Carapelli e Bertolli sono del gruppo spagnolo SOS, gli spumanti Gancia sono dell’oligarca russo Roustam Tariko, Ar Pelati è della società Princes (controllata dalla giapponese Mitsubishi), le birre Peroni sono dell’azienda sudafricana SABMiller, Parmalat, Locatelli e Galbani sono della francese Lactalis. Tutti cessioni avvenute negli ultimi anni, fino a rivoluzionare completamente il panorama del settore alimentare italiano, che ormai è per larga parte nelle mani di aziende non italiane che hanno il solo interesse di sfruttare al massimo e senza regole il marchio Made in Italy. Con conseguenze spesso deleterie.Proprio in questi giorni la Lactalis l’ha combinata davvero grossa, mettendo in commercio un falso Pecorino romano con il marchio Galbani. Prodotto fuori dall’Italia, il formaggio in questione viene venduto sul mercato statunitense con il brand “Romano” e con tanto di imitazione in etichetta di forma e marchio Dop del vero Pecorino romano. Uno squallido raggiro che il presidente del Consorzio Pecorino romano Gianni Maoddi commenta in questi termini: “si tratta di una vera e propria truffa. Alla palese contraffazione del nome si è aggiunto perfino l’utilizzo del marchio italiano per commercializzare un formaggio straniero, che non solo sfrutta il sounding del Pecorino Romano ma ne imita addirittura forma e marchio Dop. Simili trucchi non sono peraltro nuovi per questa multinazionale. La Lactalis, infatti, nel 1997 cercò di registrare negli Usa il brand commerciale ‘Pecora’, senza però riuscirci per la ferma opposizione del Consorzio, che con un’onerosa causa legale acquisì il marchio per impedirne l’uso e l’abuso”.
-Luigi Torriani-
Fonte : http://www.universofood.net
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org
IL NUMERO DI SALVAGETE IN EDICOLA
Dopo lo scandalo scoppiato in Germania e poi in tutta Europa, documenta l’esito delle analisi in Italia.Un nuovo caso rischia di rovinare la colazione degli italiani. Ancora inchiostro che dall’imballaggio “migra”inspiegabilmente negli alimenti. A far scalpore era stato il caso del latte per bambini contaminato con Isopropyl Thioxanthone, un fotoiniziatore usato per fissare l’inchiostro nella stampa delle confezioni. Oggi a “sporcare” la tavola dei consumatori è un altro fotoiniziatore, il metilbenzofenone (4-Mbp) i cui dati sulla tossicità sono ancora pochi e incompleti, ma la cui presenza nei cereali da colazione ha messo in allerta l’intero sistema di controllo europeo.Da febbraio, quando in Germania è scattato il primo allarme, prodotti contaminati o a rischio contaminazione sono stati ritirati in Belgio, Spagna, Portogallo e Grecia. Subito si è mossa anche la Commissione Europea incaricando l’Efsa di valutare la tossicità del 4-metilbenzofenone e fissando la quantità massima di questo agente chimico ammessa negli alimenti.
Ora, seppure nel totale silenzio delle autorità competenti, l’allarme arriva anche in Italia. Un’inchiesta del settimanale il Salvagente rivela che la contaminazione non ha risparmiato il nostro Paese.Su 21 tipologie di cereali di diverse marche fatte analizzare in laboratorio una ha mostrato una quantità di 4-Mbp di quasi tre volte superiore al limite consentito dalla Comunità europea, pari a 0,6 mg per Kg di alimento. Si tratta dei cereali Choco-Honey della marca Crown Field, frumento soffiato con cioccolato, che viene venduta dalla Lidl.
La catena discount europea già finita nel mirino lo scorso febbraio, ci ricasca. Allora a risultare positivi all’inchiostro erano stati i cereali della marca master Crumble e la Lidl aveva assicurato di aver ritirato da tutti i punti vendita europei le confezioni a rischio contaminazione. Evidentemente non erano le sole scatole contaminate, visto che ora risultano inquinati anche i cereali Crown Field. La Commissione europea in un documento del 6 marzo lascia la palla alle aziende e ai singoli Stati.Tocca alle prime dimostrare con una documentazione di supporto che i loro prodotti sono “puliti” e agli Stati monitorare la qualità degli alimenti già sul mercato.Come mai allora i cereali Choco-Honey erano ancora in vendita? E il ministero del Welfare italiano non ha niente da dichiarare?
fote : http://www.ilnuovomondo.it
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
2003 Il film, girato da Mark Achbar assieme a Jennifer Abbott, espone molti esempi storici e recenti di come le corporation usino agire: Il coinvolgimento dell’IBM nella gestione dei campi di sterminio nazisti, lo scandalo del latte contaminato in Florida da un prodotto chimico della Monsanto ; l’aberrazione della guerra dell’acqua in Bolivia quando il locale governo ne aveva appaltato lo sfruttamento ,anche di quella piovana, ad una multinazionale americana. Sono tutti esempi della assoluta mancanza di scrupoli di gruppi di persone nascoste dietro un LOGO (giuridicamente UMANO) che può pagare multe milionarie ma non può finire in prigione.
BUONA VISIONE
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org