I PESCI SI RESTRINGONO – Colpa del riscaldamento globale

UN GRUPPO INTERNAZIONALE DI RICERCATORI

hanno calcolato che in 50 anni la massa corporea dei pesci diminuirà circa tra il 14 e il 24%.Tesoro mi si sono ristretti i pesci a causa dell’effetto serra. Un gruppo internazionale di ricercatori hanno calcolato che a causa del riscaldamento globale tra in 50 anni la massa corporea dei pesci diminuirà circa tra il 14 e il 24%. Questa ricerca pubblicata alla fine d’agosto sulla rivista Nature e poi ripresa in questi giorni dalla BBC, rileva come l’impatto dell’inquinamento sulla popolazione marina sia più grave del previsto. L’ innalzamento della temperatura degli oceani oltre a modificare la distribuzione e le capacità riproduttiva di molte specie avrà effetti anche sul loro corpo. Secondo il dottor William Cheung, dell’università della British Columbia in Canada questo è dovuto in principalmente all’abbassamento dei livelli di ossigeno nell’acqua.  I pesci avendo a disposizione sempre meno ossigeno saranno indotti a sviluppare sempre meno la loro massa corporea. Tra i casi di studio presi in esame nel rapporto le specie maggiormente colpite da questo fenomeno saranno il merluzzo e l’eglefino, due pesci che vivono nell’Atlantico settentrionale.bbc
Letizia Materassi

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Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

IL DESERTO AVANZA PURE IN EUROPA

E’ ORMAI IL MOMENTO DI UN NUOVO CONTRATTO DI EQUITA’ TRA GLI ESSERI UMANI E TRA ESSI E LA NATURA

Non sarà facile, ma è necessario.Il groviglio con filo spinato fatto di debito e euro barcollante, di feroce aggressione dei mercanti di danaro e derivati che propagano la loro dittatura, assieme al cumulo di lacrime e sangue imposto ai popoli da governi imbelli o complici, rischia di strangolare qualunque altra dimensione del vivere civile e sociale. Per esempio l’ambiente, il rapporto uomo natura. Con quella cosa da niente che si chiama cambiamento climatico e/o riscaldamento globale, di cui si discuteva a Durban, con poco successo di pubblico e di critica, in verità. E dire che qualcuno parla addirittura di possibile “olocausto climatico”.Ora non è certo che il mutamento del clima sia globale e permanente, però indizi pesanti di cambiamento si vedono e toccano con mano. Non nel deserto del Sahel, ma nella ben più vicina Romagna, nonché nelle Marche e in Toscana, attanagliate dalla siccità. Ecco un titolo comparso sulla stampa locale il 27 novembre: Siccità in Romagna. Ecco l’ordinanza, da domani acqua razionata, multe salatissime per chi non la rispetta. Il bacino della diga di Ridracoli è quasi a secco, e rischia di rimanere completamente senz’acqua. L’ordinanza riguarda le province di Ravenna, Forlì – Cesena e Rimini. In seguito all’avviso diramato dalla Protezione civile regionale, le autorità locali hanno imposto a tutti gli utenti di limitare il consumo dell’acqua delle rete idrica agli stretti bisogni igienico-sanitari e domestici. Fino al 31 maggio dalle 8 alle 21 di tutti i giorni è vietato il lavaggio di cortili, piazzali, veicoli, innaffiamento giardini, orti e prati. Senza limite di orario, quindi per tutte le 24 ore, non si potranno riempire piscine, fontane ornamentali, vasche da giardino e il funzionamento di fontanelle a getto continuo (il funzionamento di fontane pubbliche o private è consentito solo se dotate di apparecchiature per il ricircolo dell’acqua).

E’ ESCLUSO DALLE LIMITAZIONI IL CONSUMO DI ACQUA

Oggetto di contratti di somministrazione per attività imprenditoriali. Per i trasgressori le sanzioni andranno da 25 a 500 euro. È vero che la situazione di emergenza dipende da questo autunno straordinariamente caldo e sereno, senza piogge consistenti. Talmente caldo e sereno che la stagione turistica estiva sulla costa, da Rimini e Riccione fino a Milano Marittima e Porto Garibaldi, praticamente non è ancora finita, con un consumo d’acqua in queste zone del tutto anomalo e imprevisto. Però è anche vero che da tempo in Emilia Romagna (E-R) erano evidenti, e segnalati, problemi di approvvigionamento idrico, in particolare per le acque di falda con fenomeni di subsidenza diffusi, mentre cresce giorno dopo giorno la pressione sulle risorse superficiali.Insomma il sistema del consumo si sviluppa in modo eccessivo, non sostenibile, rispetto alle risorse attuali. E con la mancanza di precipitazioni atmosferiche di questo ultimo periodo, i nodi sono arrivati al pettine, ovvero la siccità si presenta non come fenomeno eccezionale una tantum, ma come componente tendenzialmente strutturale, organica al territorio, così come oggi si configura, e alle sue attività. Se si osserva la mappa delle portate idriche dei fiumi in E – R, disegnata dall’ ARPA (Agenzia Regionale per l’Ambiente), si vede come quasi dappertutto siano segnate in rosso, cioè sotto il livello di guardia, la portata media calcolata sulle serie storiche. Ma non è un fenomeno che affligge solo le regioni del centro Italia.La siccità sta installandosi anche in Francia. Il bilancio idrogeologico del 2011 è deficitario del 10% in media, con dei picchi oltre il 25% in alcune regioni come la Charente, o la Dordogna. Il 2011 è al momento uno dei dieci anni più secchi degli ultimi cinquanta, e settantotto dipartimenti, le nostre province, sono stati obbligati a prendere delle misure di restrizione del consumo d’acqua. Nel contempo se si va oggi in giro per le campagne attorno a Bologna, si incontrano fenomeni del tutto fuori stagione quali la fioritura dei fichi fioroni, in Dicembre!, e le gemme che buttano le viti, eventi al solito primaverili.

MA TORNIAMO AL RISCALDAMENTO GLOBALE

Qualcuno ha valutato cosa accadrebbe se ci fosse un aumento della temperatura di 2 (due) gradi Celsius. Sarebbe un “disastro” racconta James Hansen in una conferenza tenuta il 7 Dicembre al congresso de l’American Geophysical Union (AGU)- San Francisco.Il serissimo direttore del Goddard Institute per gli Studi Spaziali (GISS), principale laboratorio sul clima della NASA, uomo del tutto alieno da utopie ecologiste, ha presentato una ricostruzione dell’evoluzione della temperatura nel corso degli ultimi 5 (cinque) milioni di anni, sostenendo che oggi la temperatura media sul pianeta è ormai prossima a quella di due periodi, il primo circa 400.000 (quattrocentomila) anni fa, il secondo 130.000 (centotrentamila), quando “noi sappiamo che il livello dei mari era tra i 4 (quattro) e 6 (sei) metri più alto di quello attuale”. Ovvero Rimini ma anche Deauville o New York, per non dire di Venezia, finirebbero sott’acqua, e la pianura padana ormai desertica pure. “Se il tasso di CO2 nell’atmosfera dovesse raddoppiare, la temperatura aumenterebbe di circa 3 (tre) gradi Celsius, e questo farebbe sì che la criosfera, ovvero l’attuale sistema di ghiacci marini e di ghiacciai continentali si scioglierebbe(..)”L’aumento della temperatura non produce una rapida crescita del livello degli oceani, ma piuttosto il sistema va lentamente a un nuovo stato di equilibrio, con un aumento dei livelli delle acque tra 1 (uno) e 2,5 (due virgola cinque) metri in un secolo. Per conservare un clima come quello che permise lo sviluppo della civiltà umana quale noi la conosciamo, Hansen calcola che “sia necessario mantenere la concentrazione di CO2 atmosferica sotto le 350 ( trecentocinquanta) parti su un milione (ppm)”. Concentrazione che era nel XIX secolo di 270 (duecentosettanta) ppm, e oggi si stima sia di 390 (trecentonovanta) ppm. Insomma siamo al limite di soglia, oltre il disastro s’avvicina, micidiale. Inoltre nei suoi lavori con Makiko Sato (GISS), Hansen calcola che l’aumento di 1 (un) grado oggi ci porterebbe al periodo più caldo del pianeta negli ultimi 3 (tre) milioni di anni.

MA AI RAPPRESENTANTI DELLE NAZIONI UNITE A DURBAN

Le rigorose cifre di Hansen sembrano non aver fatto, è proprio il caso di dirlo, né caldo né freddo, tantomeno le osservazioni empiriche dei contadini emiliani che vedono fiorire le gemme in Dicembre, mentre fiumi e canali si seccano e di pioggia non si vede traccia. Tanto può l’avidità in nome del mercato, dell’accumulazione di denaro e della produzione sconsiderata – cioè figlia solo del valore di scambio e quasi senza attenzione alcuna al valore d’uso – di merci.Come le cellule cancerogene che si moltiplicano a dismisura fino a uccidere il corpo che fornisce loro nutrimento e sangue, morendo con lui. Senza eccessivo pessimismo, tutto lascia intendere che il tempo stia esaurendosi per assumere rimedi efficaci. Se i popoli rimarranno inerti, la crisi climatica moltiplicherà la crisi economica, con una democrazia sempre più flebile e stentata, su un pianeta sempre più inabitabile e inospitale. È ormai il momento di un nuovo contratto di equità tra gli esseri umani, e tra essi e la natura. Non sarà facile, ma è necessario.

fonte :http://wwwblogdicristian.blogspot.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

RISCALDAMENTO GLOBALE: LA POPOLAZIONE DI KIRIBATI STA PENSANDO DI EVAQUARE IN MASSA SULLE ISOLE FIJI

LO STATO INSULARE DI KIRIBATI

potrebbe scomparire sommerso dalle acque dell’Oceano Pacifico, il cui livello sarebbe in progressivo innalzamento a causa del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. I maggiori esponenti politici dell’arcipelago starebbero prendendo in considerazione l’ipotesi di trasferire la popolazione attuale verso lidi più sicuri, nell’evenienza che la peggiore delle ipotesi possa trasformarsi in realtà. In tal caso gli abitanti di Kiribati potrebbero trovare una nuova dimora sul territorio delle più estesa tra le isole Fiji, Viti Levu.La speranza è che una simile evenienza non si possa mai concretizzare realmente, ma il Presidente della Repubblica di Kiribati pare stia prendendo in seria considerazione la possibilità di acquistare una porzione di terreno di estensione pari a circa 2400 ettari proprio sull’isola in cui la capitale delle Fiji, Suva, si trova collocata. La proposta di vendita del terreno sarebbe giunta da un’associazione religiosa ed il suo valore si aggirerebbe intorno ai 7 milioni di euro. La sua estensione è stata giudicata compatibile in vista dell’eventuale trasferimento di una popolazione composta da 103 mila persone.

ANOTE TONG- PRESIDENTE DI KIRIBATI

spera che non si debba mai giungere ad una decisione tanto drastica. Resta però il fatto che, proprio a causa dell’innalzamento del livello del mare e dei cambiamenti climatici, numerosi villaggi costieri abbiano già dovuto affrontare un vero e proprio trasferimento, che ha comportato la dislocazione della popolazione verso l’entroterra. Gran parte degli atolli di Kiribati si trovano a pochissimi metri sul livello del mare, che anno dopo anno ne sta erodendo le coste. Le maggiori preoccupazioni sono rivolte alle generazioni future, per cui abbandonare le isole che si troveranno più a rischio potrebbe essere l’unica soluzione per la sopravvivenza.Tra i maggiori problemi vi è la contaminazione dell’acqua potabile causata dall’infiltrarsi sempre più frequentemente di acqua proveniente dal Pacifico tra i terreni delle zone abitate. Il fenomeno porrebbe particolarmente a rischio le coltivazioni e la vita di alberi e piante. Resta inoltre costante il timore che gli atolli possano essere spazzati via da inattesi e violenti eventi climatici, come gli tsunami. Nel corso degli ultimi decenni il livello delle acque oceaniche si sarebbe innalzato di soli 2 millimetri all’anno, almeno secondo gli esperti, ma tale valore sarebbe ora in aumento.Kiribati era stata una colonia britannica fino al 1979, anno della sua indipendenza. Essa si è poi trasformata in una Repubblica, in cui Capo dello Stato e capo del Governo coincidono. Sarà dunque Anote Tong a dover occuparsi della decisione finale in merito all’acquisto delle terre su cui Kiribati potrebbe trasferirsi in futuro. Il piano si trova attualmente al vaglio del Parlamento. Si prevede che il responso definitivo possa giungere entro fine aprile. Soltanto dopo aver ottenuto un parere positivo da parte degli organi politici, Tong potrà dare inizio alle trattative con le Fiji, nella speranza di poter ottenere un’accoglienza favorevole per i futuri abitanti di Kiribati.
fonte : http://www.greenme.it/informarsi/ambiente

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

Gli otto cibi che potrebbero sparire a causa del riscaldamento globale

 ALIMENTI INDISPENSABILI PER LA NOSTRA DIETA

e prelibatezze per i palati più raffinati, sono numerosi i cibi che potrebbero subire gli effetti del riscaldamento globale, scomparendo dalle nostre tavole o toccando prezzi inaccessibili. Il riscaldamento globale lo stiamo già pagando sulla nostra pelle in termini di cambiamenti climatici che, per lo più, si stanno manifestando nell’aumento di eventi catastrofici imprevedibili: un fenomeno che, secondo l’allarme lanciato anche dall’ONU recentemente, nei prossimi anni sarà all’origine di numerose siccità ed inondazioni totalmente imprevedibili, oltre che dell’aumento delle temperature, se i governi di ogni stato non si decidono a porre un freno ad emissioni di gas e deforestazione.A subire gli effetti di questa tendenza c’è, naturalmente, anche l’agricoltura: tantissimi sono i prodotti che soffrono le bizzarrie meteorologiche e per cui, in un prossimo futuro, bisognerà pensare a soluzioni alternative di coltivazione, se non vorremo trovarcene sprovvisti. Un articolo della rivista Good dal provocatorio titolo Otto cibi di cui dovresti fare una scorta, prima che i cambiamenti climatici te li portino via ha stilato una lista in cui segnala gli otto alimenti maggiormente esposti al rischio di «estinzione»: classifica a dir poco preoccupante, perché in essa rientrano, oltre ad alcuni prodotti per appassionati, anche prelibatezze di cui non ci sembrerebbe mai possibile fare a meno nonché generi di prima necessità, quali ad esempio il pane.

DURANTE GLI ULTIMI 18 MESI

Infatti, la carenza di pane ha raggiunto dei livelli preoccupanti: tra caldo, incendi in Russia ed inondazioni in Australia, in un anno i prezzi dei cereali sono quasi raddoppiati mentre i raccolti danneggiati, la scarsità di risorse e l’avanzare sempre maggiore dello spettro della fame sono stati all’origine delle rivolte del mondo arabo. Gli esperti sostengono che nei prossimi venti anni il pane potrebbe costare il 90% in più, mentre poche grandi compagnie del grano monopolizzeranno completamente i  mercati, imponendo le proprie leggi ed i propri costi.

 UNO STUDIO

Aveva già messo in guardia qualche tempo fa tutti gli appassionati di cioccolato: le coltivazioni di cacao in Ghana e Costa d’Avorio, che costituiscono la fonte di produzione della metà del cioccolato mondiale, sono fortemente minacciate dal global warming mentre la domanda del prodotto continua ad aumentare vertiginosamente. Le conseguenze sarebbero catastrofiche per l’economia di tali paesi che dipendono per il proprio sostentamento quasi esclusivamente da queste colture; ma anche per i nostri palati che difficilmente possono immaginare di vivere in un mondo in cui la cioccolata diventi un bene di lusso, riservato a pochissimi.

 LE PIANTAGIONI DI CAFFE’ IN BRASILE

Vietnam ed Africa, a causa delle temperature sempre più elevate, vengono spostate ad altitudini maggiori. Secondo l’articolo, la conseguente diminuzione del prodotto sul mercato avrebbe già portato le grandi compagnie statunitensi, come Maxwell House e Folgers, ad un aumento di prezzo del caffè tra il 2010 ed il 2011 del 25%. Impensabile l’idea che potrebbe scomparire la bevanda consumata in tutti i modi possibili in ogni parte del mondo, soprattutto per gli italiani: ma, purtroppo, la pericolosa tendenza è già iniziata.

 INIZIALMENTE

Si è creduto che le noccioline americane fossero tra i pochi alimenti a beneficiare dei cambiamenti climatici, giacché le arachidi rispondevano positivamente all’innalzamento dei livelli di anidride carbonica; tuttavia, un’estate troppo calda ed arida nei paesi meridionali produttori, ha lasciato agli americani scorte scarsissime delle loro amate arachidi, il cui burro, quest’anno, ha subito un sensibile aumento di prezzo.

 UN VERO WHISKEY

Kentucky bourbon per poter essere insignito di tale nome deve essere invecchiato per almeno un anno proprio entro questo stato americano che, con il suo clima, conferisce al liquore un particolare aroma ed il colore ambrato. L’innalzamento delle temperature previsto per i prossimi cento anni cambierebbe radicalmente le modalità di conservazione del Bourbon, portando probabilmente le riserve in altri territori degli Stati Uniti: gli appassionati sono già preoccupati al solo pensiero.

 SE NEL MONDO

Ci fosse meno miele, l’intera industria dolciaria sarebbe a soffrirne; purtroppo uno degli effetti più evidenti dei cambiamenti climatici è proprio la diminuzione delle api produttrici. Fortunatamente, però, in questo caso, qualche speranza per il futuro del dolcissimo nettare viene dalla incredibile capacità delle api di adattarsi a condizioni estremamente variabili incluse, probabilmente, le fluttuazioni impreviste di temperatura

 PROBABILMENTE

La soluzione per salvare l’uva e quindi il vino, irrinunciabile per gli esseri umani da millenni, sarà quella di spostare le coltivazioni in aree settentrionali, giacché l’innalzamento delle temperature porterà ad una diminuzione notevole delle vigne in tutte le zone in cui attualmente queste costituiscono una risorsa: per la California, ad esempio, si prevedono il 50% di viti in meno entro il 2040 e, stando così le cose, anche la pregiatissima produzione italiana sarebbe in pericolo.

 INFINE

Una brutta notizia per i bevitore incalliti di Tequila, messicani e non: il liquore viene prodotto dalla distillazione dell’agave, pianta fortemente a rischio a causa di una siccità che ha colpito il nord del Messico. Un evento catastrofico che potrebbe rendere i coltivatori ed il governo deboli e quindi più facilmente disposti a cedere alle pressioni di Europa e Stati Uniti che esortano il paese ad abbandonare la coltivazione di agave in favore di quella di mais, da cui ricavare biocarburante.Stime che riguardano un futuro più o meno o vicino ma non per questo meno preoccupanti: se nell’immediato non vedremo sparire del tutto questi prodotti dalle nostre tavole, è indiscutibile che i costi stiano aumentando sensibilmente. Un freno è necessario, affinché cibi indispensabili per la nostra alimentazione e alimenti per i palati più raffinati non spariscano, vittime di leggi del mercato ed inquinamento.

fonte : http://www.fanpage.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org