LE AZIENDE FARMACEUTICHE HANNO ALLARGATO I LORO ORIZZONTI
Non basta che il 30% del reddito complessivo venga dalla dipendenza da antidepressivi delle donne e che il 20% degli adulti assuma un qualche tipo di farmaco psichiatrico. Adesso vogliono allargare trattamenti e farmaci psichiatrici a quanti più bambini possibile.Big Pharma ha un unico obiettivo: fare profitti – non importa come. Questo può essere realizzato solo convincendo la gente comune e i medici che la soluzione ai problemi di salute siano i farmaci. Il buon senso ti dice che questo non può essere vero. Nessuno si ammala a causa di una carenza di farmaci nel corpo. In realtà le persone che assumono più farmaci da prescrizione contemporaneamente soffrono di una serie di effetti collaterali che nel migliore dei casi sono semplicemente fastidiosi, ma talvolta debilitanti e addirittura fatali. Purtroppo la stragrande maggioranza degli americani e dei medici se la sono bevuta.Gli americani costituiscono appena il 5% della popolazione mondiale, ma assumono oltre il 40% dei farmaci prodotti a livello mondiale. Pensi che i miliardi e miliardi di dollari che le case farmaceutiche spendono in televisione e altre pubblicità abbiano influenzato questo risultato? Quando i vostri bambini tornavano da scuola, voi probabilmente gli avete raccomandato: “Di’ “no”alle droghe!”
EPPURE QUANDO SI GUARDA LA TELEVISIONE
le aziende di farmaci vendono sullo slogan di “Semplice, basta dire ‘Sì’ ai farmaci.”Solo due paesi, la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti consentono pubblicità di farmaci alla televisione. La FDA l’ha approvato negli Stati Uniti nel 1999. Da allora le aziende farmaceutiche ci spendono ogni anno quasi 5 miliardi di dollari e l’americano medio vede quasi 16 ore di pubblicità di farmaci all’anno (circa 1920 spot). Un vero e proprio lavaggio del cervello per fargli credere che i farmaci siano la panacea per tutti i problemi, fisici ed emotivi.Eri consapevole del fatto che i governi statali e federali stanno lavorando in concerto con le aziende farmaceutiche per promuovere l’uso di psicofarmaci sui bambini? Le aziende farmaceutiche hanno sviluppato i cosiddetti screening (test) di sanità mentale per i bambini. Così se a scuola un bambino viene valutato attraverso di essi e gli viene diagnosticato un disturbo mentale, viene indirizzato da uno psichiatra e introdotto ai farmaci psichiatrici. Questi farmaci sono in realtà anfetamine per il trattamento del cosiddetto disturbo da Deficit di attenzione (ADD) o antidepressivi e farmaci antipsicotici per altri sintomi.
INDOVINATE CHI ESCOGITA QUESTI TEST DI SALUTE MENTALE E NE PROMUOVE L’USO?
E sì! Le aziende farmaceutiche e i loro partner psichiatri. Indovinate chi finanzia questi programmi di test nelle scuole? Ovvio! Ancora loro: le aziende farmaceutiche.Quasi 9 milioni di bambini in America stanno prendendo psicofarmaci da prescrizione e le compagnie farmaceutiche se la spassano. In realtà gli antidepressivi non sono più efficaci del placebo. L’unica differenza è che il placebo non causerà a te o ai bambini di avere idee o comportamenti suicidi o omicidi come invece hanno dimostrato fare gli antidepressivi. A proposito, gli antidepressivi sono proibiti in Inghilterra e nel Regno Unito per bambini sotto i 18 anni…Gli antidepressivi possono creare tutta una serie di sintomi documentati nei bambini e negli adulti: depressione, scoppi di pianto, affaticamento, insonnia, idee suicide, pensieri omicidi, ansia, attacchi di panico, nervosismo e tremore, irritabilità, azioni impulsive, agitazione, confusione, comportamento maniacale, allucinazioni, incubi, distacco emozionale e perdita dei sentimenti. Questi sintomi si sviluppano dopo che è iniziato il trattamento con antidepressivi.
questo porta lo psichiatra o il medico locale ad aggiungere altri farmaci psichiatrici a regime. Questo manda spesso il paziente fuori di testa, rendendolo incapace di funzionare. Gli antidepressivi creano dipendenza, imitano l’azione della cocaina. I sintomi di cui sopra sono amplificati quando gli antidepressivi vengono interrotti bruscamente. Nessuno dovrebbe smettere antidepressivi o qualsiasi farmaco psichiatrico senza la guida di un medico. Un paziente deve esserne portato fuori molto lentamente, per diversi mesi.Leggi l’articolo completo qui: http://politicaloutcast.com/2013/02/protect-your-children-from-psychiatric-medication Big Pharma è, però, solo un lato della medaglia. Gli psichiatri, con le loro diagnosi farlocche basate su un libro che classifica i comportamenti umani come malattie, prima conducono gli studi farsacon cui (spesso dietro lauto compenso) dimostrano l’utilità di questi psicofarmaci, poi li reclamizzano nei congressi medici e infine ne sponsorizzano la prescrizione. Gli psichiatri sono la categoria di medici che sono incorsi nel maggior numero di procedimenti disciplinari per conflitti d’interesse – in altre parole, prendevano soldi dall’azienda farmaceutica produttrice per promuovere un dato farmaco in uno studio scientifico o un congresso. D’altra parte, data la soggettività e arbitrarietà delle loro diagnosi, il settore psichiatrico è quello che più di tutti si presta al rischio di sovraprescrizione.
Fonte
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
Delle pubblicità di prodotti alimentari scorrette e ingannevoli è decisamente negativo e non ci sono segnali che lasciano intravedere inversioni di rotta. Anche nel 2013 decine di aziende presenteranno spot e messaggi per raccontare storie inverosimili, sicure di concludere tranquillamente l’intera campagna senza incontrare ostacoli.Tra i “pentiti eccellenti”, ci sono aziende come Ferrero, Barilla e Coca Cola che, dopo essere state oggetto di lettere e censure da parte dei vari organi di controllo, hanno promesso di non raccontare più storie ambigue e ingannevoli.
Ecco il video del programma di Consumi&Consumi di RaiNews24, a cura di Vera Paggi in cui Roberto La Pira parla di sentenze e pubblicità ingannevoli.
FONTE
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
SARANNO LANCIATI A LOS ANGELES
I messaggi si adatteranno al lettoreRicordate il film Minority Report? Il protagonista, interpretato da Tom Cruise, camminando in un centro commerciale vedeva i messaggi pubblicitari adattarsi alle sue esigenze e ai suoi gusti. Presto quell’episodio rappresentato sul grande schermo potrebbe diventare una consuetudine per tutti.
Immersive Labs, società che produce software di intelligenza artificiale, ha annunciato che in autunno, a LosAngeles, lancerà la prima videocamera con funzione di “segnaletica intelligente”. Applicato ai cartelloni pubblicitari, il dispositivo sarà in grado di modificare il messaggio in base alle persone che si avvicineranno per leggerlo. Le telecamere saranno installate su cartelloni digitali di aeroporti, centri commerciali, e negozi, e sarà in grado di calcolare rapidamente che tipo di consumatore è nei paraggi: se si tratta di un uomo o di una donna, di una persona giovane o anziana, di uno sportivo o del proprietario di un animale domestico. Per quanto riguarda eventuali problemi legati alla privacy i creatori della nuova tecnologia assicurano che la pubblicità non sarà invasiva.
Jason Sosa, fondatore e ceo di Immersive Labs, dice che la fotocamera non registrerà i volti di alcuna persona, ma si limiterà ad inquadarli in determinate categorie di consumatori. “Si chiederà ‘E’ un presente volto?’, ‘E’ maschio o femmina?’, ‘Quanti anni ha?’. Nessuna immagine verrà salvata, o registrata, o trasmessa”, ha detto Sosa. Per scegliere il messaggio più adatto ai potenziali consumatori la formula che regola il cartellone intelligente terrà conto di svariati fattori, compresa l’ubicazione, l’orario, e anche i tweet che citano la zona in cui è installato il dispositivo. A mettere a punto una tecnologia capace di riconoscere gusti e interessi dei passanti ha lavorato anche Ibm. I tecnici del colosso informatico hanno rivelato di lavorare, però, ad un sistema di lettura di chip.
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
NESSUNO TI CONOSCE MEGLIO DI GOOGLE
Google sa tutto, perfino dove sei. Lo sa perché ti spia attraverso un buco della serratura gigantesco, fatto di siti internet, software e cookies (piccoli file testuali usati, fra l’altro, per “tracciare” l’attività di chi naviga).Dopo di che ti scheda: il tuo profilo rimane conservato per un anno e mezzo in un database infinito, ramificato in 450mila server sparsi nel pianeta. Lo rivelano due inchieste di Repubblica e del Wall Street Journal. Il motivo di tutto questo? Il modo migliore per fare soldi è vendere pubblicità, la pubblicità migliore è quella che ti conosce. Il problema del target non esiste più, in qualsiasi sito tu vada troverai inserzioni di prodotti e servizi che ti calzano a pennello. Lo chiamano “behavioral advertisement”: violento, invadente, dannatamente efficace.Il percorso è stato lungo. Per anni Google resiste alla tentazione di usare metodi aggressivi nella raccolta di dati a fini pubblicitari, ritenendo che possa rivelarsi un boomerang a livello d’immagine. Ma il rapido emergere di concorrenti abituati a tracciare l’attività online degli utenti, per poi rivenderne gli identikit, costringe Google a cambiare politica. A poco a poco i due fondatori, Sergey Brin e Larry Page, si convincono della possibilità di sfruttare l’enorme quantità di dati a loro disposizione senza per questo fare un torto agli utenti. “I fondatori ritengono in questo modo di poter migliorare l’esperienza degli utenti sul web – sostiene Alma Whitten, capo del Privacy Council dell’azienda – ciò che va bene per il consumatore, va bene per l’inserzionista”.
IN VERITA’ IL SIGNOR PAGE CI METTE PARECCHIO AD ABBANDONARE LE SUE POSIZIONI
Fino all’ultimo continua a professare il “contextual targeting”, che consiste nel pubblicizzare su una pagina web un prodotto coerente con l’argomento trattato nella pagina stessa. Risultato: fino al 2006 Yahoo massacra Google sul mercato della pubblicità online. I top-manager di Mountain View non si danno pace e nel 2007 riescono a far acquistare all’azienda la DoubleClick , impresa regina della pubblicità visuale su Internet. Più di tre miliardi di dollari per far amare i cookies a Mr. Page.Finalmente Google inizia a istallare i ‘file spioni’ sui pc dei suoi utenti, ma ancora per qualche mese evita di usarli. Nuove resistenze dai vertici. Stavolta non da Page, ormai convertito, ma da Brin. Nel corso di un meeting leggendario fra i dipendenti di Mountain View, i due tycoon arrivano a urlarsi in faccia. Alla fine prevalgono le ragioni della ‘pubblicità personalizzata’. Il servizio parte a marzo del 2009, riservato a un ristretto gruppo di facoltosi inserzionisti.Se per anni il sito più potente è stato quello con il maggior numero di visitatori, oggi non è più così: il vero leader è quello con il database più ricco. E Google è invincibile. Non solo ha il maggior numero di account schedati, ma anche il maggior numero di informazioni per singolo utente. Nel 2009 l ‘azienda ha vinto la medaglia d’oro per il fatturato, con 23,7 miliardi di dollari. Più del triplo dei guadagni di Yahoo, medaglia d’argento. Ma la minaccia più seria per Google non viene dagli altri motori di ricerca; il vero nemico è Facebook. Il social network più importante della rete è in grado di vendere pubblicità con target dettagliatissimi dei suoi utenti (più di 500 milioni di persone).

BISOGNA CORRERE AI RIPARI
Google ha già progettando il suo nuovo servizio di social network. Non solo, l’azienda di Mountain View intende copiare da “Facebook” anche qualcosa di più specifico, il bottoncino “Mi piace”. Chiunque abbia un profilo in rete lo conosce, anche se di solito lo considera un particolare insignificante, un quadratino su cui cliccare distrattamente per comunicare a qualche centinaio di amici cose come “mi piace il crème caramel”, “mi piace lady Gaga”. Non è una sciocchezza, ma una vera e propria miniera d’oro. Riuscite ad immaginare quali formidabili profili da “behavioural advertisement” si possano creare con informazioni del genere?In ogni caso, l’attentato alla nostra privacy non è mortale. Esiste perfino un margine di discrezione. Ad esempio, Google non utilizza i dati raccolti da uno dei suoi servizi per inseguirvi con pubblicità personalizzate in qualsiasi angolo sperduto del Web. E’ vero, se avete un account Gmail, Google non si fa problemi a ficcare il naso in quello che scrivete e che ricevete, ma solo per spiattellarvi la pubblicità più azzeccata la prossima volta che aprirete la stessa pagina di Gmail.Non è questa una gran consolazione e Google lo sa, per questo si affretta ad assicurare che “la maggior parte” delle informazioni raccolte non sono associate all’utente tramite il nome, ma attraverso un codice numerico. Si fa fatica a capire quale dovrebbe essere la parte rassicurante: anche se compariamo sotto forma di numeri, in realtà il nostro anonimato è lasciato al buon cuore di chi ci controlla. Per risalire al nostro nome non ci vuole davvero un hacker; basta un nostro accesso in Facebook o nella posta elettronica e il gioco è fatto.
COM’ERA PREVEDIBILE LA RETE E’ PIENA DI POST IN DIFESA DI RE GOOGLE![]()
Si dice che nel mondo di internet i dati che ti riguardano non sono di tua proprietà finché non ti preoccupi di proteggerli. In effetti, un modo per impedire ai siti di “tracciarti” esiste, ma scoprire quale si è lasciato alla tua abilità. L’obiezione più ragionevole è però quella che pone l’accento sui rapporti economici: se siti come Google, Facebook o Yahoo non avessero fatto pubblicità personalizzata, non avrebbero mai avuto i milioni di dollari necessari a sviluppare i servizi di cui tutti noi oggi godiamo.Una contropartita c’è, quindi. Ma il punto è che la maggior parte degli utenti non aveva compreso di dover dare qualcosa in cambio. E’ facile prendersela con l’insipienza di molti frequentatori del Web: navigare senza sapere cos’è un cookie – si dice – è come iniziare a fumare senza sapere che fa male. Peccato che sui pacchetti di sigarette sia almeno scritto a caratteri cubitali che “il fumo uccide”, mentre sotto il logo colorato di Google nessuno ha mai specificato “ti sta guardando”.
di Carlo Musilli
fonte : http://www.altrenotizie.org
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org