AFRICA NEWS HA INTERVISTATO COMRADE SUNNY OFEHE
fondatore e direttore della ong Hope for Niger Delta Campaign, un’organizzazione impegnata da anni per difendere i diritti delle popolazioni del Delta del Niger.L’intervista apre gli occhi su molti fronti.Innanzitutto rivela i danni drammatici all’ambiente e alla salute dell’uomo che sta provocando l’estrazione di petrolio da parte di molte multinazionali compresa l’italiana Agip: la popolazione del Delta del Niger ha sempre vissuto di agricoltura e di pesca ma ora tutto è inquinato a causa del petrolio. Gli standard di estrazione petrolifera non sono adeguati e ciò porta anche a malattie serie e non curabili.Il problema dell’immigrazione in Italia di molti nigeriani è da comprendere partendo anche da questa situazione: non potendo lavorare coltivando i campi e pescando, molti nigeriani decidono di lavorare all’estrazione del petrolio per le grandi multinazionali ma le occupazioni fornite da quest’ultime sono spesso di breve durata. Di conseguenza i nigeriani preferiscono lasciare il proprio paese ed arrivare in Italia e la maggior parte di loro giunge proprio dal Delta del Niger, territorio così tanto sfruttato per l’estrazione del petrolio.
chiede a Comrade Sunny Ofehe se un cambiamento italiano verso fonti di energia rinnovabili potrebbe portare giovamento alle popolazioni del Delta del Niger. La risposta è affermativa: il governo nigeriano sarebbe costretto ad investire in altro e forse le popolazioni potrebbero ritornare ai tradizionali lavori di pesca e agricoltura. Conclude l’intervista dicendo: “Il petrolio non è una benedizione per il popolo, è un costo per il popolo”.
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IL VOLTO DEL RIVOLUZIONARIO ADOTTATO DA ANONIMUS E’ DIVENTATO SIMBOLO DEGLI INDIGNADOS
Vendite alle stelle su Amazon e Ebay. I diritti d’immagine sono della multinazionale Usa. E il movimento anticapitalista, senza saperlo, finanzia una corporation“I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero avere paura dei popoli”, recita il protagonista di V per Vendetta. E il popolo degli indignados ha fatto sua prima la dottrina e poi il travestimento del rivoluzionario protagonista del film. Da New York a Roma, da Francoforte a Hong Kong: in ogni manifestazione del movimento globale di protesta, migliaia di persone sono scese in piazza con il volto occultato da una maschera . Quella del cospiratore Guy Fawkes, resa celebre dalla pellicola della Warner.
IL FILM USCITO NELLE SALE NEL DICEMBRE 2005 E’ DIVENTATO UN CULT
come la graphic novel da cui è tratto. La vicenda è ambientata in una Gran Bretagna del futuro, in cui governa un regime dispotico che ricorda 1984 di Orwell e al quale si oppone un misterioso rivoluzionario mascherato. Ed è alla sua lotta contro il potere totalitario che si ispirano gli indignati, da Puerta del Sol a Zuccotti Park. “Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni”, dice V citando lo shakespeariano Macbeth in una delle battute simbolo del film. Gli indignados di tutto il mondo hanno scelto la loro maschera e si riconoscono (o meglio si nascondono) dietro quel volto (guarda le foto). Prima di loro la maschera era stata adottata dal gruppo Anonymous. Il collettivo di hackers ha in qualche modo lanciato un simbolo. E il successo commerciale è stato clamoroso, come spiega un articolo del New York Times.
LO RIVELANO I DATI DI AMAZON.COM IL SITO DI E-COMMERCE PIU’ FAMOSO AL MONDO
“Abbiamo venduto 100mila maschere di V per Vendetta nel 2010”, spiega Howard Beige, vicepresidente della “Rubie’s Costume”, l’azienda newyorkese che la produce in esclusiva. “Di solito vendiamo 5mila pezzi per ogni maschera. V per Vendetta è di gran lunga la nostra miglior vendita, molto più di Batman, Harry Potter o Darth Vader”. Ma la particolarità è che i diritti d’immagine della maschera appartengono a Time Warner, uno dei maggiori colossi mondiali dell’editoria, imparentata con la Warner Brothers che produsse il film. Di conseguenza, per ogni pezzo venduto (il prezzo su Amazon è di 6 dollari a maschera) la Warner intasca una percentuale che contribuisce ad aumentare gli introiti dell’azienda (stimati in 28 miliardi di dollari nel 2010).
che “combatte contro il potere delle banche e delle multinazionali che condizionano il processo democratico”, spopola quindi una maschera che appartiene a una corporation e viene prodotta in Cina e Messico, con tutto quello che questo comporta anche in termini di condizioni lavorative. Anche su ebay.com è possibile trovare decine di maschere di V, con prezzi che oscillano tra i 10 e 20 euro. “Secondo i nostri dati, nell’ultimo mese e mezzo sono state vendute 375 maschere di V per Vendetta e al momento ci sono 435 inserzioni dell’oggetto”, spiega a Sky.it una dipendente di ebay. Non sorprende quindi che la maschera bianca con baffi e pizzetto neri sia in cima alla classifica semi-seria che il Time ha dedicato ai travestimenti più attesi per Halloween 2011. “Da solo un simbolo è privo di significato, ma con un bel numero di persone alle spalle può cambiare il mondo”, recita V nel film. Lo ripetono come un mantra anche gli indignati e gli anonymous dietro i loro simboli: le maschere tutte uguali. Viste in un film, comprate su internet e fabbricate in Cina. È la rivoluzione ai tempi di Amazon.
di Pietro Pruneddu
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PLASTICA NE CIOCCOLATO NESTLE’
Dopo il ritiro dalla vendita di alcuni lotti di pizza surgelata Buitoni per via della presenza di corpi estranei, avvenuto lo scorso dicembre da parte di Nestlé, e dei tortellini a marchio Buitoni contenenti carne equina non dichiarata in etichetta, l’azienda svizzera si trova ad affrontare una nuova vicenda spinosa, legata questa volta alle uova di Pasqua e ad altri prodotti a base di cioccolato, a partire dal suo famoso KitKat.Nestlé ha ordinato nel Regno Unito il ritiro di migliaia di barrette di cioccolato e di uova di Pasqua in quanto alcuni consumatori hanno denunciato all’azienda la presenza di corpi estranei di plastica all’interno dei dolci acquistati. Il ritiro dal commercio di uova di cioccolato e del prodotto KitKat Chunky è stato ordinato lo scorso venerdì.Il ritiro è stato definito come una misura precauzionale da parte dell’azienda. La presenza di frammenti di plastica negli alimenti non avrebbe causato problemi di salute nei consumatori, ma certamente ha costituito la causa di proteste e di lamentele. I prodotti ritirati dal mercato sarebbero stati realizzati in Bulgaria.Nestlé ha comunicato ai consumatori che avessero acquistato tali prodotti di riconsegnarli in modo da poter ricevere un rimborso. L’azienda si è premurata di scusarsi con i propri clienti rilasciando la seguente dichiarazione: “La sicurezza e la qualità dei nostri prodotti sono una priorità non negoziabile per l’azienda. Ci scusiamo sinceramente con i nostri consumatori per gli eventuali disagi causati da questo richiamo volontario”.
DI SEGUITO L’ELENCO DEI PRODOTTI NESTLE’ RITIRATI DAL MERCATO
- Kit Kat chunky peanut butter 48 g barrette con scadenza da settembre 2013 a febbraio 2014
- Kit Kat chunky nocciola g 48 bar con scadenza da settembre 2013 a ottobre 2013
- Kit Kat chunky choc fudge bar 48 g con scadenza da settembre 2013-ottobre 2013
- Kit Kat chunky caramello (48 g) con scadenza da giugno 2013-luglio 2013
- Kit Kat chunky hazlenut multipack con scadenza da settembre 2013 a dicembre 2013
- Uovo gigantesco insieme a Kit Kat chunky con scadenza a luglio 2013
IN ITALIA I CONSUMATORI POSSONO CONSIDERARSI AL SICURO?
In riferimento alla notizie provenienti dall’Inghilterra, comunica Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sino ad oggi il Ministero della Salute non ha precisato se i prodotti in questione siano esclusi dalla commercializzazione sul mercato italiano. E’ la stessa Nestlè che rassicura però i consumatori nostrani specificando con una nota che il richiamo dei prodotti non coinvolge in alcun modo l’Italia:”Il richiamo avviene a titolo precauzionale dopo che sette consumatori in Gran Bretagna hanno informato l’azienda di aver trovato piccoli corpi estranei di plastica nel prodotto. Nestlé ha quindi deciso, nonostante non ci siano altre segnalazioni simili e per evitare rischi per i consumatori, di procedere con un richiamo volontario di tutti i prodotti delle 4 varietà citate Kit Kat Chunky e di Kit Kat Chunky Collection Giant Egg prodotti a partire da settembre 2012.Le referenze oggetto del richiamo sono vendute prevalentemente in Gran Bretagna e in piccole quantità anche in Germania, Svizzera, Malta, Austria, Singapore, Filippine, Canada e Hong Kong.Teniamo a rassicurare che i prodotti in questione non sono commercializzati in altri Paesi né tantomeno in Italia”
*Marta Albè
>Fonte<
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OGGI VIVIAMO QUASI SEMPRE IN AMBIENTI ARTIFICIALI E IN ISOLAMENTO
comunicando poco e male con chi abita i nostri spazi, passando molte ore davanti allo schermo di un computer, tutti collegati e allo stesso tempo ‘scollegati’. Ma la realtà è un’altra, come tornarci dentro?Quando si cominciò a parlare degli organismi geneticamente modificati e, di conseguenza, delle turpi vicende legate alla multinazionale Monsanto, mi domandai chi fossero le persone che potevano lavorare per una simile azienda e che cosa provassero sapendo ciò di cui anch’esse erano, se pure più o meno involontariamente, responsabili. Non pensavo ai dirigenti: su quelli non c’era bisogno di farsi troppe domande. Pensavo a uscieri, impiegati, operai.Al tempo in cui lavoravo come fotografa della Camera del Lavoro di Milano, mi capitò di fare un servizio fotografico alla fabbrica Agusta. Quella degli elicotteri da guerra. Era una fabbrica metalmeccanica, ovviamente. Fui accompagnata da un sindacalista della FIOM e accolta cordialmente da operai e tecnici che mi fecero visitare i reparti, spiegandomi mansioni e lavorazioni, agevolando il mio lavoro. Erano compagni, lottavano per i diritti degli operai e per una maggiore giustizia sociale. Costruivano macchine da guerra per un paese “dominatore”. Un paese capitalista e imperialista, anche se di “seconda fila”, e che ha ben dimostrato in questi anni di volerle usare per assoggettare altri popoli, altri lavoratori. E “assoggettare” con le armi significa uccidere, mutilare, distruggere.Eppure operai, sindacalisti, compagni continuano a lavorare per l’Agusta. Come per la Monsanto, per la Coca Cola, per la Mc Donald’s…
Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido di una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.
INTERNET E’ COME IL LABIRINTO DEGLI SPECCHI
Ci dà l’impressione di una vastità infinita e di una infinita possibilità di informazione e di comunicazione
Mi piaceva un tempo questa poesia di Bertotlt Brecht, mi dava speranza. Negli ultimi anni, però, quando c’inciampo mi viene da pensare con fastidio “caro poeta, questa volta non ci hai azzeccato”.Ho visto in un servizio televisivo operaie gettare pulcini vivi nel tritacarne: donne e madri di famiglia, gente che per istinto e cultura i “pulcini” li alleva, accudisce, protegge; li tiene al sicuro. Ho visto, nel mio lavoro di fotografa, donne che legavano ratti supini e a zampe aperte su tavolette di legno, come crocifissi, per iniettargli sostanze chimiche; tecnici che iniettavano cellule tumorali ai topolini e che avevano a casa un cagnolino amato come un famigliare.Del resto, non vediamo tutti i giorni genitori amorevoli che rimpinzano i propri figli di veleni, soci del WWF con la Land Rover a Milano, amanti degli animali col giaccone col collo di pelo di cane?Perché? Perché è cresciuta così tanto l’ignoranza irresponsabile, lo ‘scollegamento’, la contraddizione nei comportamenti umani?Forse perché gli esseri umani dell’attuale società industriale non hanno quasi più alcun contatto con la realtà della vita, se non a frammenti. Per questo non sono in grado di valutare le conseguenze e nemmeno le cause dei propri comportamenti.La realtà della vita è l’ambiente naturale, terra e acque, alberi e animali, ed è l’ambiente sociale, gli altri esseri umani che fanno parte della famiglia, della comunità, dell’umanità.Oggi viviamo quasi sempre in ambienti artificiali e non comunichiamo quasi nemmeno con i nostri famigliari: con loro ci raduniamo intorno al moderno focolare, la televisione. Sempre che ognuno non stia nella propria stanza con il proprio computer.Una società di dominio e competizione è una società di isolamento, alienazione, divisione. E specializzazione.
VIVIAMO NELL’ARTIFICIO E NELLA SOLITUDINE
Una società di dominio e competizione è una società di isolamento, alienazione, divisione. E specializzazioneViviamo sempre di meno all’aria aperta. Persino il contadino “intensivo” lavora perlopiù con e nelle macchine e, finito il tempo di lavoro, si schiaffa davanti al televisore o accompagna la moglie all’ipermercato. Gli altri, i “cittadini”, vivono in auto, nel televisore, su internet, dentro le vetrine dei negozi, in palestra; e questo vale ancora di più, tragicamente, per i bambini.Non abbiamo alcun rapporto reale nemmeno con gli ambienti in cui passiamo le vacanze o i fine settimana, non li conosciamo, non li comprendiamo, non subiamo le conseguenze dei guasti che vi provochiamo. E il motivo per cui li abbiamo scelti, che spesso è solo la pubblicità pagata su riviste specializzate o in specializzate trasmissioni televisive, altrettanto spesso è anche la competizione per la vacanza più alla moda, il motivo nemmeno lo capiamo: ci sembra una scelta libera e “naturale”.Così è per tutto. Il dirigente d’azienda vampiresco e l’operaio che fabbrica le mine antiuomo, il vivisezionatore e il trasportatore di rifiuti tossici alle discariche della camorra non “vedono” le conseguenze, non sono in grado di immedesimarsi, di immaginare, di com-patire.È difficile, se vivi in un appartamento in condominio, collegare ciò che finisce nei tubi di scarico di casa tua con il cancro di un tuo famigliare; così come, se comperi cosmetici o comperi cibi al supermercato è difficile collegarli alle crudeli e infinite sofferenze degli animali nei laboratori chimici o negli allevamenti intensivi.Si potrebbero fare infiniti esempi dello “scollegamento” umano, dell’alienazione e deresponsabilizzazione nell’avanzata società industriale.
MA OGGI C’E’ UN UOVO STRUMENTO DI SEPARAZIONE DALLA REALTA’ E DI ISOLAMENTO DELL’
INDIVIDUO – INTERNET
.
Internet ci “chiude dentro”. Illudendoci di aprirci spazi immensi.Internet è come il labirinto degli specchi: ci dà l’impressione di una vastità infinita e di una infinita possibilità di informazione e di comunicazione. Invece, come nel labirinto degli specchi, si tratta solo del riflesso di noi stessi e dell’ambiente in cui già viviamo; in quel riflesso continuiamo a camminare ripercorrendo i nostri passi, senza trovare via d’uscita.Comunichiamo con persone che già hanno più o meno le nostre idee e la nostra cultura, ci illudiamo in questo modo di “aver fatto la nostra parte”, di aver dato impulso a un movimento o ad una battaglia. Ma non è così. E anche quando lo è in parte, anche quando la mobilitazione su internet porta in piazza migliaia di persone, è una battaglia che “viaggia in galleria”: non tocca quelli che su internet non ci vanno o non vi cercano quello che cerchiamo noi; non cresce, non cambia i modi di pensare e di agire di chi non fa parte di tale movimento, non mette a confronto.Come in una conventicola, parliamo tra di noi. Ci sfoghiamo.Confermiamo i nostri dubbi sulle notizie “ufficiali” cercando un’informazione alternativa che chi, a differenza di noi, non nutre dubbi sull’informazione fornitaci dai padroni del vapore, non cercherà a non troverà nella miriade infinita di informazioni che anche su internet i padroni del vapore hanno il tempo e la voglia di ammassare.Basta camminare su una strada di campagna o persino in un parco cittadino, coltivare un orto o persino delle piante su un balcone per recuparare il contattoE noi, una volta trovate quelle informazioni? Le mandiamo alla nostra “mailing list” nel migliore dei casi. O, in uno sforzo supremo, organizzeremo un incontro, una conferenza, un dibattito su quell’argomento, avvertendo appunto quelli della mailing listi o quelli che “comunicano” con noi su “facebook”. Sbattendo contro i nostri riflessi.
E non portiamo nulla, nemmeno noi stessi, in quella realtà che sta fuori del labirinto.
Ma non sarebbe difficile.
Porto con me il magico turchese
e mi nascondo sotto le ali dell’aquila dell’alba,
tra le piume dell’uccello di cielo.
Ed ecco, i miei nemici non mi vedono.
Essi pensano di avere una medicina potente
ma ecco, io me ne vado tra loro,
non visto e mortifero.*Canto tradizionale dei Navajo

E’ COME UNO DI QUEI PICCOLI INCANTESIMI DELLE FIABE
basta la parola giusta o il giusto sguardo per ritornare alla realtà.Basta camminare su una strada di campagna o persino in un parco cittadino, coltivare un orto o persino delle piante su un balcone, preparare il pane o comunque i cibi, cucirsi un abito, per esempio, per ricominciare a prendere contatto con la realtà materiale della vita.E la “medicina potente”, che ci rende invisibili ai nemici perché non più isolati, perché parte di una comunità in lotta per un cambiamento radicale?Basterebbe mettere un volantino nelle caselle dei nostri vicini di casa per dare un’informazione “alternativa” o invitarli ad un dibattito; fare una riunione di condominio che non parli del condominio ma piuttosto del riciclaggio dei rifiuti e del sistema capitalistico-mafioso che sta dietro gli inceneritori; fare un presidio al mercato, davanti a una fabbrica o una scuola per informare e discutere di spese militari, di cosa e come bisogna produrre.Basterebbe usare internet solo come spunto, a piccole dosi, mantenendo una salutare diffidenza verso uno strumento che a volte è utile ma che rimane ambiguo, e usare la presenza fisica, la parola, l’incontro, per uscire dal labirinto. Per riprendere contatto con la realtà umana e, come è inevitabile con qualsiasi contatto, cambiarla e cambiare.Se ci riuscissimo, a ritornare e così a far ritornare nella realtà altri esseri umani, forse il poeta potrebbe ancora dimostrare la propria lungimiranza.
di – Sonia Savioli
fonte : www.ilcambiamento.it
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org