LA MANDO DALLO SPECIALISTA

LA MANDO DALLO SPECIALISTA

MOLTI DANNI SONO CAUSATI DA ESTREMA SPECIALIZZAZIONE DEI MEDICI. La Medicina ha diviso l’essere umano in piccoli frammenti, e ogni frammento ha il suo specialista. Quando uno specialista, fin dall’inizio della sua carriera, si limita a una minuta parte del corpo, la sua conoscenza di tutto il resto è così rudimentale da non essere in grado di comprendere a fondo nemmeno la parte in cui è specializzato. Una cosa simile accade anche agli educatori, i sacerdoti, gli economisti e i sociologi che, oltre a limitare il proprio interesse interamente al loro particolare dominio, non si sono presi la briga di acquisire una conoscenza generale dell’uomo. Più è eminente lo specialista, più è pericoloso. Si è fatto credere al comune cittadino disinformato che ciò che un medico generico non può risolvere lo risolverà lo specialista. Questo non fa molto senso. Se una persona va dal medico generico perché accusa costantemente il mal di testa questo lo manda dallo specialista, un neurologo o neurofisiopatologo, non hanno ancora creato il termine malditestologo (se cerchi emicraniologo in google trovi già una voce, seppure ipotizzata). Lo specialista può suggerire un bella TAC, e da inizio alla via crucis del malcapitato che terminerà più o meno come la Via Crucis più famosa.

 

LA MANDO DALLO SPECIALISTAL’ASSURDITA’ IN TUTTO QUESTO E’ CHE SI CERCA LA CAUSA DOVE NON C’E’. Il sintomo molto spesso appare lontano da dove è stato originato. Se uno mangia come uno squalo ingurgitando spazzatura, è molto probabile che poi abbia il mal di testa. E può succedere anche con molto meno, semplicemente mangiando del buon cibo ma mal combinato. Dei clisteri possono risolvere la stragrande maggioranza dei mali di testa, sia che li si chiami cefalee o emicranie destre e sinistre o di centro. Se poi si adotta uno stile di vita che include una dieta alimentare adatta per l’essere umano, il mal di testa diventa un ricordo. Questo vale per ogni specializzazione che si occupa del suo pezzettino di corpo. E’ un errore scientifico madornale. Se poi aggiungiamo che non viene considerata nemmeno l’origine primaria di ogni male che possa affliggere il corpo, ovvero l’essere spirituale, l’errore diventa incommensurabile. In molti casi gli errori non sono più tali ma sono veri e propri crimini, ma di questo ne parlerò in un prossimo articolo. Lo scopo delle varie specializzazioni, in cui è stata suddivisa quella che una volta era l’arte medica, è moltiplicare i profitti e dar lavoro alla marea di laureati che sfornano le università. Una persona che ha un bel po’ di acciacchi, spesso causati da cattiva alimentazione può dover visitare cinque o sei specialisti che gli svuoteranno il portafoglio. Senza poi guarirlo, ognuno addormenterà per un po’ il sintomo in cui si è specializzato. Se guarisse la festa finirebbe. Il “Sistema di Guarigione della Dieta senza Muco” fornisce i fondamenti della dieta naturale dell’uomo. Una dieta adeguata all’organismo umano previene l’insorgenza della malattia.
>Fonte< 
Redatto da Pjmanc: www.ilfattaccio.org

GIURAMENTO DI IPPOCRATE -Con il nuovo codice scompare

giuramento-di-ippocrate

IL NUOVO CODICE DEONTOLOGICO DEI MEDICI SUBISCE DELLE MODIFICHE riguardanti alcuni elementi importanti della professione. Al momento si tratta di una bozza, ma nel testo messo a punto dal Comitato centrale della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), e all’attenzione delle varie federazioni locali, vi sono molte novità. In alcuni casi si tratta di sfumature semantiche che stanno però sollevando la protesta dei camici bianchi. Il testo contiene aperture sulla fecondazione assistita, una stretta sulle terapie alternative, la scomparsa di alcune parole chiave come libertà, indipendenza e dignità. Scompare anche il termine ‘paziente’ che sarà sostituito da ‘persona assistita’.Il primo cambiamento riguarda uno dei simboli della professione: il giuramento d’Ippocrate. Mentre nel vecchio codice (2006) ancora in vigore si dice in modo chiaro che “il medico deve prestare giuramento professionale”, il nuovo testo recita: “L’iscrizione all’Albo vincola il medico ai principi del giuramento professionale e al rispetto delle norme del presente codice di deontologia medica”. Rimane pertanto solo il riferimento ai principi, ma non viene meno l’obbligo di formale giuramento.Tra le modifiche più discusse e delicate vi sono quelle riguardanti i doveri del medico in materia di fecondazione assistita. Scompaiono infatti dalla nuova bozza quei paletti fissati nel codice del 2006.Viene meno infatti la parte che recita: “E’ fatto divieto al medico, anche nell’interesse del bene del nascituro, di attuare: forme di maternità surrogata; forme di fecondazione assistita al di fuori di coppie eterosessuali stabili; pratiche di fecondazione assistita in donne in menopausa non precoce; forme di fecondazione assistita dopo la morte del partner”. Secondo il nuovo testo “i trattamenti di procreazione medicalmente assistita, quali atti esclusivamente medici, sono effettuati nelle condizioni e secondo le modalità previste dall’ordinamento vigente”.

obiezione-medicoL’ARTICOLO DEL NUOVO CODICE CHE STA FACENDO PIU’ DISCUTERE I MEDICI E’ IL 22,che parla dell’obiezione di coscienza. Se oggi “il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento”, in base al nuovo testo “il rifiuto di prestazione professionale anche al di fuori dei casi previsti dalle leggi vigenti è consentito al medico quando vengano richiesti interventi che contrastino con i suoi convincimenti etici e tecnico-scientifici”. Sparisce pertanto il contrasto con la propria coscienza. Così come scompare pure la formula “grave e immediato” legata al nocumento per la salute della persona assistita.

cure innovativeCONTESTATO ANCHE L’ARTICOLO 13,che stabilisce i doveri del medico nel campo delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche. La nuova formulazione prevede che il camice bianco è tenuto a seguire “le linee guida diagnostico-terapeutiche prodotte e accreditate da fonti autorevoli e indipendenti” e se non lo fa deve motivare le sue scelte. I medici temono una sorta di apertura a possibili sanzioni a danno di chi propone cure innovative ed una limitazione della propria autonomia. Rispetto al vecchio codice nell’articolo sparisce la parola ‘etica’, sostituita con ‘deontologia’.Il nuovo codice affronta anche la questione del testamento biologico. Se esiste una dichiarazione anticipata di trattamento, “espressa in forma scritta, sottoscritta e datata da persona capace”, il medico deve “tenerne conto”. A prescindere, quindi, dalle sue valutazioni, “dall’autonomia e dall’indipendenza che caratterizza la professione”, così come recita il testo del 2006.Tra gli articoli incriminati vi è anche il numero 4. Se nel testo del 2006 si dice che “il medico deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona”, la nuova formulazione non parla più di “valori etici della professione” ma afferma che sul piano tecnico operativo il medico è tenuto “ad adeguarsi alle più aggiornate evidenze scientifiche”.

>Fonte< 
Redatto da Pjmanc http://ilfattaccio.org

AGRIGENTO – BIMBO MUORE PER INIEZIONE DI ANTIBIOTICO SOMMINISTRATO DAI GENITORI

UN BAMBINO DI 4 ANNI

di Palma di Montechiaro, nell’Agrigentino, è morto poco prima del ricovero in ospedale. I genitori hanno spiegato ai medici del pronto soccorso che il piccolo avrebbe iniziato a star male dopo una iniezione di un farmaco, probabilmente un antibiotico. I carabinieri hanno sequestrato la salma. Sarà ora necessaria l’autopsia per confermare se si sia trattato di uno shock anafilattico.

fonte : http://agrigento.blogsicilia.it/

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org


A DELICATE BALANCE – UN EQUILIBRIO DELICATO -FILM INTEGRALE-

A DELICATE BALANCE

Un equilibro delicato, è un documentario basato su interviste a medici, nutrizionisti, ricercatori di varie università nel mondo; arricchito da animazioni esplicative, fornisce spiegazioni approfondite sul ruolo dell’alimentazione per promuovere la salute o causare gravi malattie, come il cancro, le malattie cardiovascolari, l’osteoporosi, le malattie autoimmuni. Un documento importante per capire come evitare i danni di un’alimentazione sbagliata e difendere la nostra salute.

BUONA VISIONE

Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

Medici smarriti e sotto stress: in 5000 ricorrono ad alcool e droghe…

MEDICI ITALIANI SEMPRE PIU’ STRESSATI

La paura di commettere errori, i turni a volte massacranti, il timore di ritrovarsi ‘a spasso’ o in pensione troppo presto, possono risultare fardelli troppo pesanti da sopportare. Soprattutto sulle spalle di quei camici bianchi più fragili che, nella maggioranza dei casi, non volendo o non sapendo a chi rivolgersi, rischiano di precipitare nel ‘buco nero’ della depressione. Sono infatti almeno 5 mila i medici italiani che, smarriti e sotto stress, si rifugiano in alcol e droghe, soprattutto cocaina. Un numero che fa impressione, se si pensa che si tratta di professionisti che si occupano della salute dei cittadini.E’ l’ultima fotografia sui medici italiani colpiti da burnout (dipendenza patologica professionale), una malattia pericolosa che, se non curata, può portare anche a soluzioni estreme. A scattarla è Beniamino Palmieri, professore di chirurgia dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e coordinatore del progetto ‘Medico cura te stesso’, network che ha, tra gli obiettivi, proprio la tutela dei camici bianchi che si ammalano o che vengono colpiti da bornout. Il fenomeno riguarda in Italia il 30% dei medici over 50. Praticamente 1 su 3.”I medici – spiega Palmieri – nonostante abbiano dei livelli di mortalità inferiori rispetto alla media della popolazione, hanno però, un rischio maggiore d’essere affetti da alcuni problemi di natura fisica e psicologica. Chi esercita questa professione, rispetto alla media della popolazione, è maggiormente interessato da una o più delle tre ‘d’: drugs, drink and depression, vale a dire farmaci, alcolismo e depressione, compreso il suicidio”.Non è un caso che, in tutto il mondo, il tasso di suicidi tra i camici bianchi è due volte superiore a quello della popolazione generale tra gli uomini e addirittura quattro volte tra le donne. “Il burnout – spiega Palmieri – è una sindrome caratterizzata da stress lavorativo, esaurimento (tensione emotiva, ansietà, irritabilità ovvero noia, apatia, disinteresse), conclusione difensiva (distacco emotivo dal paziente assistito, cinismo, rigidità)”.

 

A FARNE LE SPESE SONO SOPRATTUTTO

Anestesisti, chirurghi, ginecologi e medici del pronto soccorso, in maggioranza uomini (nell’80% dei casi). “Tutti medici – spiega Palmieri – sottoposti a grande stress. Molti lavorano 50-60 ore a settimana, ma il sovraccarico non è solo di fatica: c’è quello emozionale e, sempre di più, c’è il peso della burocrazia e dei conflitti tra colleghi. A tutto ciò si sommano fattori culturali che rendono più difficile per i dottori chiedere aiuto”.”Circa il 99% dei camici bianchi in difficoltà – sottolinea l’esperto – non vuole o non sa a chi rivolgersi. Di questi – aggiunge – il 45% si autocura”. E resta al lavoro. “La quasi totalità, anche tra quelli che fanno uso di droga, soprattutto cocaina, e alcol, trova una coesistenza tra professione e abusi”.”A cadere nella trappola – spiega Palmieri – sono proprio i camici bianchi che dedicano tutta la lora vita al lavoro. Sempre pronti a correre in ospedale e sostenere turni massacranti”. Professionisti ‘scoppiati’ che iniziano a essere depressi e a rifugiarsi nell’alcol o nella droga o in entrambi.”A rimetterci è anche il rapporto con il paziente. “Studi scientifici – aggiunge l’esperto – hanno infatti dimostrato che un medico stressato non solo è meno disponibile al dialogo, ma rischia più facilmente di commettere errori, anche fatali”.”Il più delle volte – spiega Palmieri – il medico non chiede aiuto, perché ha paura di essere riconosciuto e di avere ripercussioni sulla carriera”. C’è poi un altro fattore che non facilita la risoluzione del problema. Non tutti i medici colpiti da burnout sanno davvero di trovarsi in difficoltà. “C’è un 15% di camici bianchi che ignora di esserne colpito. E circa il 18% convive con uno stato cronico di depressione”. Intanto, a fronte di dottori inconsapevoli e di una rete di assistenza debole, il fenomeno cresce. “Negli ultimi cinque anni – spiega l’esperto – il burnout nel nostro Paese è aumentato ogni anno dell’1%”.(…) L’ultimo caso in ordine di tempo è quello di una guardia medica di 58 anni che, a Roma, beveva durante il servizio. Avrebbe dovuto rispondere al telefono dell’ambulatorio e all’occorrenza curare i malati, di persona oppure dando indicazioni via cavo. Invece era spesso ubriaco. Oppure non c’era, avendo l’abitudine di anticipare di parecchio il suo orario di fine turno.Fatto sta che si è ritrovato imputato in un’aula del tribunale di Roma, con l’accusa di interruzione di servizio di pubblica utilità e minacce nei confronti dei suoi colleghi che, dopo mesi di sopportazione, lo avevano denunciato provocandone la sospensione. E lui, per vendicarsi, aveva cominciato a telefonare a tutte le ore, sulle linee riservate alle emergenze sanitarie, per riempirli di minacce e di improperi.

 

UN ALTRO CAMICE BIANCO

Finito recentemente sulle pagine dei giornali per motivi tutt’altro che medici è quello che, in servizio in un pronto soccorso del napoletano, è stato sorpreso dai Carabinieri a comprare cocaina. Ma in fatto di droghe l’episodio che ha fatto più scalpore si è registrato a dicembre a Galatina, in provincia di Lecce, dove il direttore sanitario dell’ospedale ‘Santa Maria Caterina Novella’ ha addirittura inviato una circolare interna per ammonire il personale medico e gli infermieri a non fare uso di cocaina durante l’orario di servizio. L’invito era stato rivolto dopo alcune segnalazioni anonime giunte alla direzione sanitaria del nosocomio salentino. A pagarne il conto è stato però proprio il direttore sanitario, che è stato sospeso dalla direzione generale dell’Azienda sanitaria.(…) Il ministero della Salute del Galles – aggiunge – sta ad esempio compilando un registro dei medici e studenti di medicina che hanno avuto esperienza di malattie psichiatriche o di abuso di sostanze, in modo da stabilire come queste persone possano continuare a lavorare o studiare proteggendo l’interesse pubblico”.I risultati dell’indagine sono eloquenti: “Si è notato – spiega l’esperto – che i casi di depressione (10% non grave e 16% borderline) erano statisticamente associati alla mancanza di tempo libero a causa del lavoro stressante per le continue richieste dei pazienti, alla quantità ingente di telefonate, a una vita frenetica, all’essere single e senza figli, all’abuso di alcol, all’obesità, a una carriera insoddisfacente e a lavorare in ambienti poco stimolanti”.

 

FONTE:http://it.notizie.yahoo.com

Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org