IL FILM RACCONTA LA VERA STORIA DI CRISTOPHER McCANDLESS
detto Alex Supertramp. Dopo aver conseguito la laurea nel 1992, Christopher decide di abbandonare ogni cosa per andare a vivere tra i ghiacci dell’Alaska. E’ un modo per mettere alla prova la sua capacit di vivere senza gli ‘orpelli’ (soldi, carte di credito, telefonini, ecc..) che il consumismo ha reso indispensabili. Per resistere alla violenza del suo pur ricco ambiente familiare si nutrito fin dall’infanzia dei libri di Thoreau, London o Tolstoj, tutti quei grandi che, pur essendo intellettuali, hanno scelto la vita a contato con la natura. Nel suo percorso incontrer personaggi che seguendo altri percorsi hanno scelto di fare il suo stesso cammino e che lo sosterranno con il loro amore…
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secondo tempo http://www.megavideo.com/?d=HVH4EXG4
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
IMMAGINATE DI SENTIR DIRE DA UN MEDICO
“Gli esami confermano che lei ha un tumore allo stadio avanzato”. Pensavamo potesse accadere solo ad altri, e invece questa volta riguarda noi e il mondo ci crolla addosso. Ma il medico sorridente prosegue: “Non si preoccupi, abbiamo qualcosa di veramente efficace. Le prescrivo 10 cc di olio intero estratto dalla Cannabis indica, da ritirare presso il dispensario. Rivediamoci fra 15 giorni, per seguire l’evoluzione della malattia”.In Canada Rick Simpson combatte da anni una battaglia per la libertà di cura, e più precisamente per la legalizzazione della Cannabis medica per la cura del cancro. Sembra una storia già sentita, non troppo diversa dal “metodo Di Bella” in voga alla fine degli anni novanta. Eppure le cose stanno diversamente. La storia di Simpson inizia in seguito a un’incidente: il suo dolore post-traumatico era resistente ai farmaci, i medici curanti gli hanno somministrato di tutto ma – a parte i gli effetti collaterali dei medicinali – non hanno ottenuto alcun risultato. Dopo aver assistito a una trasmissione in cui si parlava degli effetti curativi della Cannabis, Simpson incuriosito volle tentare questa via: in breve i dolori si ridussero, e lui tornò a vivere normalmente.
SEGUENDO IL SUO SPIRITO PIONIERISTICO
Simpson – rinvigorito nel fisico – si lanciò in questa avventura. Sviluppò il suo personale protocollo, comprendente la genetica, la coltivazione e raffinazione dell’olio di Cannabis e la posologia di somministrazione per differenti applicazioni. Offrì gratuitamente il suo olio a chiunque ne facesse richiesta, ottenendo risultati a dir poco eccezionali: la gente, semplicemente, guariva. Per un po’ di tempo le autorità chiusero un occhio sulle sue attività. Poi una rete televisiva americana trasmise un servizio sul miracoloso “Hemp Oil” di Simpson, e cominciarono i guai: nel dicembre 2010 Rick venne in Europa per tenere alcune conferenze sulla proprietà curativa della Cannabis, mentre le giubbe rosse si recavano invano a casa sua per arrestarlo.
INTANTO IL SUO NOME INIZIA A CIRCOLARE VORTICOSAMENTE IN INTERNET
Simpson ha prodotto un filmato – “Run From The Cure” – dove spiega come e perché l’olio di Cannabis funziona. Non solo, riporta anche un certo numero di testimonianze di persone che hanno beneficiato del “miracolo verde”. Ovviamente qualcuno obietterà la mancanza di valore scientifico: vero, ma è anche vero che la medicina è una scienza inesatta ed è in mano alle multinazionali del farmaco, che hanno altri interessi rispetto al paziente. Non penso di dire un’eresia se osservo che a ben guardare la classe medica è di fatto il braccio armato dei fabbricanti di farmaci. Ma, come già detto, la storia è un’altra.Pochi anni fa furono scoperti nel corpo umano moltissimi recettori battezzati “endocannabinoidi”, che – neanche a farlo apposta – si sposano perfettamente con le molecole “cannabinoidi”, presenti nella pianta incriminata. Recenti studi universitari confermano che detti “principi attivi” hanno la capacità di indurre al suicidio delle cellule ammalate, lasciando intatte quelle sane. Non solo, le 420 molecole individuate nella pianta hanno altri effetti curative e sono efficaci contro moltissime patologie ancora da sperimentare. Il fenomeno “Hemp Oil”, intanto, è esploso: blog tematici, gruppi Facebook, siti alternativi, siti scientifici universitari e indipendenti vengono presi d’assalto.
La pianta in questione è vietata per legge. Chi lo dice, e perché? Le ragioni sono svariate, e hanno origini molto indietro nel tempo. Per riassumere è sufficiente ricordare che i narcos e il contrasto alla droga hanno in comune la vittima: l’utente finale. In tutta questa storia la Cannabis non c’entra nulla, perché semmai è una non-droga. Riguardo alla nostra pianta, il pericolo è la gente che pian piano apre gli occhi e si rende conto del cumulo di macerie presente ai piedi dei cartelli della droga, dei governi e delle case farmaceutiche. La recente legge comunitaria europea, neanche a farlo apposta, mette al bando qualsiasi proprietà curativa delle piante, compresa la camomilla per l’insonnia. Si possono utilizzare se sono testate e approvate con veri e propri protocolli standard, al pari di un qualsiasi farmaco. Ma chi paga? Il coltivatore di camomilla?
fonte : http://ildemocratico.com
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
Sono state costrette ad abbandonare la loro terra in Uganda, per far spazio a una nuova azienda del legname.Secondo un recente rapporto di Oxfam, questa appropriazione – perfettamente legale, secondo la compagnia britannica – è una nuova dimostrazione di come le aziende internazionali stiano incrementando le loro acquisizioni in Africa.L’azienda in questione, la New Forest Company, ha dichiarato che la maggior parte dei residenti locali fatti evacuare non possedeva alcun titolo di proprietà ed è stata allontanata in modo pacifico, e che tutta l’operazione era avvenuta sotto il controllo dell’Ugandan National Forestry Authority.L’azienda aveva fatto sapere a Oxfam che il loro arrivo aveva portato lavoro e benessere alle comunità locali, e che le proprie attività erano state approvate dal Forestry Stewardship Council (SFC) e dall’International Finance Corporation (IFC).E invece molte persone hanno riferito di come siano state costrette materialmente ad andarsene e lasciate senza cibo o denaro sufficiente a pagare la scuola per i figli. Alcune ingiunzioni del tribunale nei confronti dell’azienda hanno cercato di arginare il numero degli sfratti, ma testimoni oculari hanno visto personale dell’azienda prendere parte all’esecuzione degli sfratti. La New Forest Company, ad ogni modo, nega la sua partecipazione diretta.“Hanno tagliato tutte le nostre piantagioni – non abbiamo più né banane né cassava”, riferisce Christine, un’agricoltrice 40enne che abitava nel distretto di Kiboga prima dell’esproprio dei terreni.“I dipendenti temporanei dell’azienda ci attaccavano – picchiavano e minacciavano la gente. E a volte non ci facevano nemmeno tornare nelle nostre case a prendere le cose che ci servivano”.“Gli espropri avvenuti in Uganda mostrano chiaramente come le misure correnti siano inadeguate per la salvaguardia della popolazione più vulnerabile”, dichiara Raymond Offenheiser, presidente di Oxfam America.“Migliaia di persone stanno soffrendo perché sfrattate senza essere state né consultate né risarcite.
Oxfam si adopera affinché finanziatori e compratori si assumano le responsabilità delle loro azioni, e perché i governi dei paesi che ospitano le aziende interessate alle acquisizioni richiedano standard e misure di salvaguardia per i piccoli produttori agricoli. Il rapporto parla anche dell’urgenza di escludere gli obiettivi per la produzione di biocarburanti, che incoraggiano le acquisizioni di grandi estensioni di terra. Secondo i dati del Rapporto Land and Power, dal 2001 nei paesi in via di sviluppo sono stati venduti o dati in leasing circa 227 milioni di ettari, per lo più a investitori stranieri. Dato il carattere di segretezza tipico di queste transazioni non è facile ottenere dati precisi, ma una ricerca preliminare condotta da Oxfam stabilisce che metà delle acquisizioni è avvenuta in Africa e che queste coprono un’area quasi equivalente alla superficie della Germania.
Sono stati portati a termine senza riguardo per i diritti e i bisogni della popolazione locale, e lasciando le persone senza una dimora. “Gli investimenti sulla terra dovrebbero essere una buona notizia per i poveri, ma questo frenetico accaparramento rischia di portare risultati negativi per loro”, dichiara Mr. Offenheiser. “Gli investitori stanno prendendo sempre più di mira le proprietà terriere, e spesso ignorano la gente che vi abita e che dipende dalla terra per la sopravvivenza. Questa tendenza, che non ha precedenti, sta rendendo i poveri ancor più poveri, non il contrario”. Secondo il rapporto la corsa alla terra odierna è la conseguenza della richiesta di produzione di derrate alimentari per le popolazioni straniere, oppure della produzione didannosi biocarburanti, o della ricerca di facili profitti. E probabilmente diventerà sempre peggio, considerando la crescente richiesta di cibo, il rapido cambiamento climatico, la scarsità di acqua e la creazione di piantagioni che non servono all’alimentazione, come quelle dei biocarburanti.Il rapporto di Oxfam denuncia gli effetti devastanti degli espropri in Uganda, in Sud Sudan, in Indonesia, in Honduras e in Guatemala sulle comunità più vulnerabili.
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Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, entrambi del Pd, hanno presentato un disegno di legge per legalizzare la cannabis indica. Una proposta che sicuramente accenderà il dibattito.
QUELLA DEL SENATORE DEL PARTITO DEMOCRATICO
Quella del senatore del Partito Democratico Roberto Della Seta è senza dubbio una proposta che farà discutere. Il parlamentare del Partito Democratico ha depositato lo scorso 30 novembre un disegno di legge dal nome che all’immaginazione lascia davvero poco spazio: “Norme per la legalizzazione dei derivati della cannabis indica”. Cofirmatario della proposta Francesco Ferrante, sempre del Pd. Si tratta di un ddl lungo, appena 7 articoli, nato appunto con l’obiettivo di “legalizzare la coltivazione a fini di commercio, acquisto, produzione e vendita di cannabis indica e di prodotti da essa derivati”. Il testo fa riferimento a un decreto del Presidente della Repubblica (da emanare 6 mesi dopo l’entrata in vigore della legge) che dovrà disciplinare “i presupposti per il rilascio e per la revoca delle autorizzazioni, il loro numero e i controlli conseguenti, le caratteristiche dei prodotti destinati alla vendita al dettaglio, la tipologia degli esercizi autorizzati alla vendita e la loro distribuzione sul territorio, nonché i locali pubblici in cui è consentito il consumo delle sostanze”. La quantità massima acquistabile da un singolo soggetto è fissata a 5 grammi. L’articolo 3 del ddl sancisce poi la non punibilità della coltivazione per uso personale nonché “la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato”, sempre che a consumare la sostanza sia un individuo che ha più di 16 anni.
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