ETICHETTE – COME LEGGERLE ?

AROMATIZZANTI,COLORANTI E STABILIZZANTI IMPARIAMO A CONOSCERE COSA METTIAMO NEL NOSTRO PIATTO

L’etichetta di un alimento costituisce l’unica possibilità per il consumatore di conoscere cosa sta acquistando. Per questo motivo esiste una normativa che impone che siano riportate le informazioni essenziali per esprimere un giudizio sull’alimento posto in vendita. Pensateci: se non esistessero le etichette non potremmo scegliere. Il punto chiave delle informazioni riportate sulle etichette degli alimenti è costituito dall’elenco degli ingredienti. Grazie a questo elenco possiamo capire di cosa è composto l’alimento che introdurremo nel nostro organismo e che è destinato a diventare parte di noi. Non si sottolinea mai abbastanza il fatto che le sostanze nutritive contenute negli alimenti sono destinate a comporre il nostro organismo, rimpiazzando le inevitabili perdite e le usure a cui va incontro il nostro corpo durante lo svolgimento delle nostre attività quotidiane. Dunque è opportuno fare attenzione, in quanto materiali scadenti non potranno dare origine a un corpo sano.
COM’E’ FATTA UN ETICHETTA

L’etichetta di un alimento costituisce l’unica possibilità per il consumatore di conoscere cosa sta acquistando.Gli ingredienti di un alimento compaiono in un elenco decrescente per quantità, quindi ciò che viene menzionato prima è presente in quantità maggiore rispetto a ciò che viene menzionato in fondo all’elenco. Già da qui possiamo fare una valutazione della qualità e dell’effettivo pregio del prodotto. Gli additivi compaiono sempre in fondo all’elenco, in quanto sono contenuti (fortunatamente) in quantità molto ridotte. Su di essi si sente spesso sollevare qualche ragionevole dubbio, forse per via dei codici sibillini con cui, a volte, capita di vederli menzionati: E seguita da un numero compreso tra 100 e oltre 1000. L’Unione Europea ha autorizzato circa 350 sostanze additive divise in 26 categorie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ne stima 2000 a livello mondiale. Per ogni sostanza viene stabilita la cosiddetta Dose Giornaliera Ammissibile (DGA), la quantità che può essere assunta dalla popolazione adulta nell’arco della giornata in modo sicuro.
COLORANTI E AROMATIZZANTI

Coloranti e aromatizzanti sono spesso associati alla chimica nel piatto, sono le sostanze che, di primo acchito, ci piacciono meno. Sono utili perché riportano l’aspetto del prodotto alle sue caratteristiche iniziali di freschezza e di fragranza che il trattamento industriale inevitabilmente altera. Le lavorazioni industriali hanno lo scopo di rendere stabili gli alimenti nel tempo, quindi di prolungarne la vita commerciale, fissandone al contempo le caratteristiche di sapore, consistenza, colore, odore. Il consumatore si sente rassicurato da caratteristiche sempre uguali di un determinato prodotto e istintivamente preferisce alimenti che gli sembrano appena preparati. I coloranti e gli aromatizzanti, con il loro effetto cosmetico, servono proprio a questo.Come vengono indicati in etichetta? I coloranti hanno numeri dal 100 al 200. Si tratta quasi esclusivamente di molecole di sintesi che assicurano gialli brillanti, rossi vivi, verdi o blu intensi. In pochi casi abbiamo coloranti naturali: il giallo che deriva dalla curcuma (E 100), da millenni usato in India anche per la tintura di stoffe o il rosso carminio che deriva dall’essiccamento di uova e di adulto di un insetto, una cocciniglia. In questo caso un’etichetta corretta dovrebbe indicare (come già avviene negli Stati Uniti) l’origine animale del colorante in modo che il consumatore vegetariano ne sia informato. Per il momento noi possiamo solo memorizzarne il numero (E 120). Ricerche condotte su bambini e sulle loro reazioni al consumo quotidiano di prodotti che contengono coloranti hanno permesso di accertare che alcuni coloranti sono responsabili di provocare reazioni ipercinetiche, difficoltà dell’attenzione e riduzione dei tempi di concentrazione negli allievi di scuole elementari. Di fronte all’evidenza scientifica, l’Unione Europea ha rivisto le normative comunitarie che riguardano gli additivi prevedendo che in etichetta compaia la scritta: «Può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini », quando sono implicati alcuni gialli e rossi (E 102 tartrazina, E 104 giallo chinolina, E 110 giallo tramonto, E 122 carmoisina, E 124 rosso cocciniglia di sintesi, E 129 rosso allura). Per questi sei comuni coloranti è stata anche abbassata la dose giornaliera ammissibile.Anche la combinazione blu brillante (E 133), glutammato monosodico (E 621), giallo chinolina (E 104), aspartame (E 951), in base a uno studio condotto da Soil Association, presenta effetti neurotossici che non si evidenziano analizzando singolarmente le quattro molecole. Gli aromatizzanti non compaiono in etichetta contraddistinti da un numero ma da un’indicazione: aromi naturali oppure aromi. Quando troviamo l’indicazione aroma naturale per legge il 95% almeno di quella sostanza è di origine naturale, è ammesso al massimo il 5% di sostanza artificiale. La scritta aromi indica sostanze di tipo sintetico che possono riprodurre più o meno fedelmente sostanze presenti in natura.
CONSERVANTI E STABILIZZANTI

L’acido benzoico e i suoi sali (dall’E 210 all’E 219) sono sostanze antimuffa che troviamo in succhi e nettari di frutta, conserve ittiche, caviale, pasta di olive, caglio, maionese e anche nel succo di Aloe non sottoposto a trattamenti termici. L’Aloe, potente disintossicante con un effetto marcato nel rinforzare le difese immunitarie, ha un sapore che non piace a tutti. Se viene bevuto con una spremuta, il sodio benzoato presente nell’Aloe si lega agli acidi della frutta e aumenta la sua tossicità, che altrimenti si ha solo ad alte dosi. Il sodio benzoato (E 211) si può legare ai coloranti e in questo caso si verifica un’amplificazione della sua tossicità. Anche i solfiti (E 221-E 228) vengono aggiunti come antimuffa. Li possiamo trovare in conserve ittiche, frutta secca, fecola e fiocchi di patate, alcune marmellate e confetture, funghi secchi, uve da tavola (come trattamento post raccolta per garantirne la conservabilità fino alla tavola del consumatore) e vini. Possono provocare reazioni allergiche con difficoltà respiratorie, mal di testa, tosse e debolezza. È recente la comparsa, sull’etichetta dei vini, dell’indicazione della presenza di anidride solforosa e di solfiti (quando la loro concentrazione è superiore a 10mg/kg di uva) in quanto facenti parte di un elenco di sostanze dichiarate allergeniche. Possono essere sufficienti tracce di frutta a guscio, sesamo, sedano, senape, crostacei, uovo, lattosio, soia, arachidi per scatenare nel consumatore sensibile reazioni allergiche anche gravi. Per questo motivo in etichetta troviamo diciture come questa: «Possono essere presenti tracce di frutta a guscio perché lavorate nello stabilimento».I polifosfati (E 452) sono una famiglia di additivi che hanno funzione stabilizzante, vengono aggiunti agli alimenti perché in grado di legare l’acqua dando un aspetto uniforme alla superficie del prodotto e un aspetto omogeneo al taglio. Svolgono anche una funzione antibatterica. Li troviamo nei formaggi fusi, nella fecola di patate, nelle carni in scatola, negli insaccati e spesso nei salumi cotti. Possono essere presenti anche in prodotti ittici surgelati e congelati. L’aggiunta di polifosfati permette di mantenere il turgore del prodotto perché viene trattenuta acqua (e naturalmente si ha un aumento di peso del prodotto). Un recente studio del Servizio Veterinario dell’Alto Adige dimostra che solo il 20% dei produttori di pesce surgelato dichiara l’aggiunta di polifosfati. I polifosfati interferiscono con l’assorbimento e il metabolismo di sali minerali (Calcio e Ferro) con conseguente calcificazione di tessuti molli, i reni soprattutto, inoltre ostacolano la fissazione del calcio, il che li rende sconsigliabili per bambini e per anziani con problemi di osteporosi. Concludiamo con qualche buona notizia: nessun problema se leggiamo in etichetta E 300 (acido ascorbico ossia la vitamina C), E 322 (lecitina di soia, un emulsionante), E 160 (carotene, un colorante arancione), E 200 (acido sorbico, un antimicrobico presente nelle sorbe), E 406 (agar agar, un’alga con proprietà addensanti). Un consiglio spassionato ai consumatori è quello di preparare personalmente i propri cibi, delegando il meno possibile alle industrie la nutrizione, e quindi la salute, dei propri cari.
Non si sottolinea mai abbastanza il fatto che le sostanze nutritive contenute negli alimenti sono destinate a comporre il nostro organismo

di – Marina Mariani e Stefania Testa

fonte : http://www.viviconsapevole.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

GLI INGREDIENTI DELLE ETICHETTE ALIMENTARI

 IL MITO

L’elenco degli ingredienti nei prodotti alimentari è studiato per informare i consumatori circa il contenuto del prodotto.

LA REALTA’

L’elenco degli ingredienti è utilizzato dai produttori per indurre i consumatori a credere che gli alimenti acquistati siano più sani di ciò che sono.Questo articolo esamina alcuni trucchi comunemente usati da molte industrie alimentari, e contiene una serie di utili informazioni per aiutare i consumatori a leggere le etichette con il giusto scetticismo.Se la Scheda Nutrizionale Informativa presente nella confezione del prodotto alimentare elenca ogni sostanza contenuta nel prodotto, come potrebbe ingannare i consumatori?

 

UNO DEI TRUCCHI PIU’ COMUNI

è quello di distribuire gli zuccheri presenti tra molti ingredienti così che le quantità di zuccheri non compaia nei primi tre dell’elenco. Per esempio un’azienda può usare una combinazione di saccarosio, fruttosio, sciroppo di cereali, sciroppo di grano, zucchero di canna non raffinato, destrosio e altri zuccheri per essere sicura che nessuno di essi sia presente in quantità sufficiente da arrivare nelle prime posizioni dell’elenco degli ingredienti (ricorda che gli ingredienti sono elencati in ordine di proporzione nel prodotto, con i più presenti elencati per primi).Ciò inganna i consumatori sul fatto che il prodotto non sia composto principalmente da zucchero. E’ un modo per spostare lo zucchero più giù nella lista degli ingredienti, non informando sul contenuto reale di zucchero presente nello intero prodotto.Un altro trucco consiste nel gonfiare l’elenco con minuscole quantità di ingredienti ridondanti. Si può vederlo nei prodotti per la cura personale e nello shampoo, dove le aziende dichiarano di fornire shampoo alle erbe che in realtà hanno un contenuto di erbe quasi inesistente.Le aziende possono gonfiare l’elenco ingredienti con “salutari” bacche, erbe o super-cibi che, molto spesso, sono presenti solo in minuscole quantità.La presenza – ad esempio – della “spirulina” in coda all’elenco è praticamente insignificante. Non c’è abbastanza sbirulina in quel prodotto che possa produrre reali effetti sulla vostra salute.Questo trucco è chiamato “etichetta imbottita” ed è comunemente usato dai produttori di “junk-food” che vogliono saltare sul carro dei prodotti biologici senza in realtà produrre cibi sani.Un terzo trucco consiste nel nascondere ingredienti dannosi dietro nomi dal suono innocente, che inducano a credere che siano sani. Il nome dell’estremamente cancerogeno nitrito di sodio (conservante E250), per esempio, suona perfettamente innocente, ma è ben documentato che sia causa di tumori al cervello, cancro al pancreas, cancro al colon e molti altri tipi di cancro.Il carminio suona come un innocente colorante per alimenti, ma in realtà è fatto con le carcasse frantumate di scarafaggi rossi della cocciniglia. Naturalmente, nessuno mangerebbe yogurt alle fragole se sulla etichetta ci fosse indicato “colorante rosso per alimenti a base di insetti.”Allo stesso modo, estratto di lievito suona come un ingrediente salutare, ma in realtà è un trucco usato per nascondere il glutammato monosodico (MSG, un esaltatore chimico di sapore, per dare gusto ai cibi eccessivamente elaborati) senza avere l’obbligo di indicarlo nella etichetta.Molti ingredienti contengono glutammato monosodico nascosto, e personalmente ho scritto parecchio al riguardo. Praticamente tutti gli ingredienti idrolizzati contengono alcune quantità di glutammato monosodico nascosto.

 

SAI CHE IL NOME DEL PRODOTTO ALIMENTARE NON HA NULLA A CHE FARE CON CIO’ CHE C’E’ DENTRO?

Aziende alimentari producono alimenti come il “Guacamole Dip” (salsa di avocado) che non contiene avocado! Sono preparati, invece, con olio di soia idrogenata e colorante chimico verde. Ingenui consumatori comprano questi prodotti, pensando di prendere salsa di avocado, quando in realtà stanno comprando colorante verde; squisito e dietetico veleno.I nomi dei cibi possono includere parole che descrivono elementi non presenti nel prodotto. Un cracker al formaggio, per esempio, non deve necessariamente contenere formaggio. Qualcosa di “cremoso” non deve contenere la crema. Un prodotto alla frutta, non ha bisogno di contenere nemmeno una singola molecola di frutta. Non lasciarti ingannare dai nomi dei prodotti stampati sulla confezione. Questi nomi sono ideati per vendere i prodotti, non per descrivere gli ingredienti contenuti in essi.

 

NON ESISTE L’OBBLIGO DI INCLUDERE NEL ELENCO DEGLI INGREDIENTI

i nomi di inquinanti chimici, metalli pesanti, bisphenol-A, PCBs (bifenile policlorurato), perclorato o altre sostanze tossiche già reperite negli alimenti. Come risultato abbiamo che le liste degli ingredienti non elencano realmente tutto il contenuto degli alimenti, ma solo ciò che di cui produttori vogliono che tu sia informato.Gli elenchi di ingredienti furono il risultato di un accordo tra governo e industria privata. All’inizio, le aziende alimentari erano restie a indicare gli ingredienti. Chiesero che fossero considerati “proprietà riservata” con la motivazione che svelare i segreti della produzione, avrebbe distrutto i loro affari.E’ un’assurdità, naturalmente, poiché le aziende alimentari intendevano solto tenere all’oscuro i consumatori. E’ per questo che ancora oggi non è stato reso obbligatorio segnalare i vari inquinanti chimici, pesticidi, metalli pesanti e altre sostanze che hanno un notevole e diretto impatto sulla salute dei consumatori. (Per anni le aziende alimentari hanno combattuto contro l’obbligo di segnalazione degli acidi grassi, ed è solo dopo una protesta delle associazioni di consumatori che la FDA alla fine le ha obbligate ad includerli negli ingredienti sulle etichette).

 

MANIPOLARE LA QUANTITA’ DELLE PORZIONI

Le aziende alimentari hanno capito anche come manipolare il concetto di porzione al fine di far apparire i loro prodotti privi di ingredienti nocivi come gli acidi grassi saturi (o resi tali mediante idrogenatura).La FDA, ha creato per loro un sotterfugio: è permesso che ogni alimento che contenga meno di 0.5 grammi di acidi grassi per porzione possa essere dichiarato sull’etichetta a contenuto di zero acidi grassi.La logica della FDA è che 0.5 = 0.Ma una matematica approssimativa non è il solo trucco giocato per proteggere gli interessi commerciali delle industrie su cui la FDA dovrebbe vigilare.Sfruttando questo trucchetto dei 0.5 grammi, le aziende riducono arbitrariamente le porzioni dei loro cibi e livelli ridicoli – giusto per tenere gli acidi grassi sotto i 0.5 grammi per porzione. Così loro dichiarano in grande sulla confezione “Zero Acidi Grassi”. In realtà, il prodotto può essere pieno di acidi grassi, ma la porzione è stata ridotta ad un peso appropriato per il nutrimento di uno scoiattolo, non certo di un essere umano.

 

IL NUMERO DELLE PORZIONI

La prossima volta che prendi un prodotto in drogheria, controlla il numero di porzioni indicato sulla Scheda Nutrizionale. Troverai probabilmente dei numeri talmente elevati da risultare non attendibili. Un produttore di biscotti, per esempio, può dichiarare che un biscotto costituisca un’intera “porzione” di biscotti. Ma conosci qualcuno che, in realtà, mangia solo un biscotto?Se un biscotto (una porzione) contiene 0.5 grammi di acidi grassi saturi, il produttore è autorizzato a dichiarare che l’intero pacco di biscotti sia “privo di acidi grassi”. In realtà, il pacco può contenere 30 biscotti, ognuno con 0.5 grammi di acidi grassi, che porta a 15 grammi totali per l’intero pacco (30 biscotti x 0.5 grammi per biscotto in realtà fa un totale di 15 grammi).Tu prendi un pacco di biscotti che contiene 15 grammi di acidi grassi saturi (che è una dose enorme di veleno) mentre l’etichetta dichiara che quello stesso prodotto non contenga acidi grassi saturi.Questo è solo un esempio di come le aziende alimentari usino la Scheda Nutrizionale Informativa e l’elenco degli ingredienti per ingannare, piuttosto che per informare i consumatori.

ECCO ALCUNE ULTERIORI DRITTE PER DECIFRARE CON SUCCESSO GLI INGREDIENTI DELLE ETICHETTE

1 – Ricorda che gli ingredienti sulle etichette sono elencati in ordine quantitativo. Questo significa che i primi 3 ingredienti contano molto di più di tutti gli altri. I primi 3 ingredienti sono quello che stai mangiando.

2 – Se l’elenco degli ingredienti contiene lunghe parole chimiche che non riesci nemmeno a pronunciare, evita il prodotto. Potrebbe contenere elementi chimici tossici. Perché vuoi mangiarli? Introduci ingredienti che conosci.

3 – Non farti ingannare da fantastici nomi di erbe o altri ingredienti che appaiono molto in basso nella lista. Alcuni produttori di alimenti che includono “goji” (bacche di Lycium) verso la fine dell’elenco le usano solo come trovata pubblicitaria da apporre sull’etichetta. La reale quantità di goji nel prodotto è probabilmente esigua.

4 – L’elenco degli ingredienti non deve obbligatoriamente segnalare inquinanti chimici. I cibi possono essere contaminati con pesticidi, solventi, acrilamidi, PFOA (Acido di Perfluorooctanoic), perclorati (combustibili per razzi) e altri tossici chimici. Il miglior modo di limitare l’ingestione di elementi tossici chimici è comprare biologico, o cibi freschi poco trattati.

5 – Cerca parole come “germogliato” o “naturale” che di solito contraddistinguono cibi di alta qualità. Chicchi e semi germogliati e sono più sani di quelli non germogliati. Gli ingredienti naturali sono generalmente più sani di quelli trattati o cotti. I chicchi interi sono più sani di quelli arricchiti.

6 – Non farti ingannare dalla parola “grano” quando deriva da farina. Tutta la farina derivata dal grano può essere chiamata “farina di grano”, anche se è stata trattata, sbiancata e privata dei suoi nutrienti. Solo la farina di grano a “chicco intero” è realmente sano. (Molti consumatori, sbagliando, credono che tutti i prodotti di “farina di grano” derivino dal chicco intero. E’ falso. I produttori alimentari ingannano i consumatori con questo trucchetto.

7 – Non farti ingannare nel credere che i prodotti integrali siano più sani dei prodotti naturali. Lo zucchero scuro è solo una trovata pubblicitaria – è zucchero bianco con colorante marrone e aroma aggiunto. Le uova integrali non sono diverse da quelle bianche (eccetto per il fatto che i loro gusci appaiono scuri). Il pane integrale può non essere più sano del pane bianco, a meno che non sia fatto con chicchi di grano interi. Non farti ingannare dai cibi ‘integrali’; sono trovate pubblicitarie dei giganti della produzione alimentare per indurre i consumatori a pagare di più per i soliti prodotti.

8 – Attenzione all’inganno delle piccole porzioni. I produttori alimentari usano questo trucco per ridurre il numero di calorie, grammi di zucchero o grammi di acidi grassi che i consumatori credono siano contenuti nei prodotti. Molte porzioni sono arbitrarie e non hanno un fondamento reale.

9 – Vuoi sapere realmente come acquistare i cibi? Scarica la nostra guida “Honest Food Guide” (link), un onesto rapporto sul cibo che è stato scaricato da oltre 800.000 persone. E’ in sostituzione dell’assai corrotto e manipolato Food Guide Pyramid della USDA (United States Department of Agricolture), che è poco più di un documento di marketing a favore delle fattorie industriali e delle grandi corporazioni dell’alimentare.

La Honest Food Guide è un rapporto nutrizionale indipendente che rivela esattamente cosa mangiare e cosa evitare per migliorare la propria salute.

http://www.disinformazione.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio