OGNI FORMA E SPAZIO CHE NE DERIVA
Determina un tipo di radiazione elettromagnetica che migliora o peggiora la vita di chi lo abita: la potenza energetica della casa a spirale.Non è l’angolo retto che mi attrae, né la linea retta, dura, inflessibile, creata dall’uomo. Ciò che mi attrae è la curva che incontro nelle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle onde del mare, nel corpo della donna preferita. Di curve è fatto l’universo, l’universo curvo di Einstein.Cambia il tempo, la coscienza collettiva, le conoscenze a nostra disposizione, cambiano le esigenze, il modo di vivere, lo spazio abitativo, cambia la casa. Certamente, oggi, possediamo nuove acquisizioni su come è strutturata la realtà che ci circonda. Le nuove scienze, che hanno sempre più un ruolo centrale nel nostro modo di percepire il mondo, ci fanno comprendere che tutta la materia è costituita da una stessa sostanza chiamata ‘energia’ -particelle e onde elettromagnetiche – che si differenzia soltanto per tipo di vibrazioni e frequenze. Questa energia, ci dice la fisica contemporanea, non conosce barriere e quindi ogni cosa sembra trovarsi in stretta interazione con le altre, dipendendo decisamente dalle relazioni che crea a vari livelli. Se è vero tutto ciò, come sembra essere, non possiamo che porci in modo differente verso ciò che consideriamo ‘fisico’ e quindi anche verso lo spazio che costruiamo per il nostro abitare. Un edificio non è più soltanto materia densa, isolata – mattoni, cemento, legno – ma anche specifica massa di energia vibrante in stretta relazione con le onde elettromagnetiche di chi abita l’edificio e con quelle di tutto ciò che lo circonda (il cosmo intero).
Una rivoluzione questa nell’ambito della conoscenza che ci porta obbligatoriamente a nuove prassi. Se una casa è anche materia energetica e quest’ultima, abbiamo appreso, si distingue per una ‘qualità’ relativa alle sue ‘alte’ o ‘basse’ vibrazioni e frequenze e alle interazioni istituite con ciò con cui entra in relazione si dovrà allora, quando si progetta una abitazione, cercare di utilizzare al meglio questa energia. Si potrà imparare allora che le forme non sono tutte uguali, ogni forma, e quindi lo spazio che ne deriva, determina un tipo di radiazione elettromagnetica che migliora o peggiora la vita di lo abita, così come ogni materiale, colore, luogo, ecc. (1); che forme similari tra loro entrano in risonanza energetica amplificando il potenziale delle loro emissioni locali e globali (2); che alcune conformazioni geometriche più di altre (p.e. quelle concavo – convesse) consentono il libero fluire dell’energia al loro interno e al loro esterno (3). E probabilmente molte altre cose che oggi sconosciamo totalmente o intuiamo appena. Da queste, ma anche altre, premesse nasce la ricerca sulla casa a spirale, di uno spazio-abitazione che fonda la sua configurazione geometrica, in pianta o in sezione, su una delle infinite varianti della morfologia spiraliforme (4), che assume spazialmente tutte le caratteristiche – complessità, dinamicità, continua trasformazione, evoluzione, fluidità, ecc – di questa forma costitutiva della nostra realtà.
L’ENERGIA DELLA FORMA A SPIRALE
La spirale è una forma particolare, una curva che si avvolge in infiniti giri intorno ad un punto, semplice e complessa allo stesso tempo, ampiamente presente in natura (nei minerali, nelle piante, negli animali), nelle galassie, nel corpo umano, nel DNA, nella struttura dell’energia, ecc. Una forma che, sia simbolicamente sia ‘fisicamente’, ci rimanda ai codici della vita, ai principi e ai ritmi dell’universo, ecc. Molto utilizzata nella architettura del passato per la definizione di rapporti e proporzioni geometriche (5) Una forma energeticamente potente per la sua configurazione complessa, che attiva diverse e differenti frequenze – una per ogni spira che la costituisce, e per il processo di risonanza che crea a causa della sua diffusa presenza nella realtà che ci circonda. La spirale poi, proprio per la sua particolare configurazione geometrica e le sue caratteristiche meccaniche – forma concavo-convessa, continua, priva di angoli, di flessi, ecc – genera spazi in cui l’energia fluisce liberamente. Quella sulla casa a spirale è quindi una nuova ricerca architettonica che pratica precise scelte non per ‘formalismo’, né tantomeno per tendenza, ma per creare migliori condizioni abitative sulla base di una nuova coscienza e conoscenza contemporanea. Nuove case per nuovi uomini più consapevoli della loro reale essenza costituita di energia oltre che di materia densa. È uno studio che si inserisce nel solco della più lungimirante ricerca architettonica contemporanea ‘ufficiale’ che cerca di definire nuovi linguaggi e nuove concezioni spaziali (6) – architettura decostruita, informale, frattali (7) – che interpretano esteticamente l’esprit di questa epoca presente contrassegnata, soprattutto per la visione energetica acquisita in più ambiti disciplinari, da una visione olistica e quindi dal paradigma dell’unità, del tutto è in relazione, dell’interazione tra tutte le parti, ecc. Una ricerca progettuale, ormai consolidata a livello internazionale, che ci allontana sempre di più dal rigore della geometria euclidea, e da qualsiasi forma di razionalismo, spingendoci verso una sorta di ‘nuovo organicismo’ nota 8 che impara a ri-adottare le forme curve percependone soprattutto le loro relazioni con il macro e il micro cosmo.
di Fabio Alfano
*Grazie Ale
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
NIENTE PIU’ API – NIENTE PIU’ UMANITA’
Slogan efficace… ma davvero è di Einstein?L’abbiamo certamente risentita poco tempo fa: la nota affermazione di Einstein, “Se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero più di quattro anni di vita”. Parole memorabili, che sempre si citano parlando del grave problema della sopravvivenza degli insetti impollinatori: ma con tutta probabilità non fu Einstein a pronunciarle.Numerose ricerche sono state condotte sugli scritti dello scienziato, ma nessuna traccia della famosa affermazione sulle api e sul destino dell’umanità e mai stata trovata. Il padre della teoria della Relatività morì nel 1955, ma questa citazione gliela si attribuisce per la prima volta, a quanto pare, solo nel 1994: precisamente, la si trova in alcuni pamphlet siglati dall’Union Nationale de l’Apiculture Français, che allora protestava a Bruxelles riguardo le regole per l’importazione del miele dai Paesi extracomunitari, temendo di soccombere di fronte alla concorrenza.
NIENTE PIU’ APICOLTORI IN EUROPA
Niente più api, niente più impollinazione, niente più piante… niente più umanità: uno slogan efficace, che però avrebbe avuto più forza se messo in bocca a una personalità illustre e conosciuta ovunque come quella di Albert Einstein – che peraltro era un fisico e non un biologo, né un entomologo.La storia di Einstein e delle api viene citata tutte le volte che si parla della drastica diminuzione di imenotteri in alcune zone del mondo.Una frase molto forte, un padre ben noto: ed ecco che da qualche anno la storia di Einstein e delle api viene citata tutte le volte che si parla di un fatto davvero serio, quello della drastica diminuzione della popolazione di imenotteri in alcune zone del mondo.Il problema, però, non sta tanto nell’attribuzione errata di una paternità. La citazione contiene quello che è un eterno vizio dei media: la previsione catastrofica, lo spauracchio della scomparsa dell’umanità intera, rapida e inarrestabile.Qualcosa che serve ai titolisti dei giornali per catturare l’attenzione, agli attivisti per perorare la propria causa, e all’opinione pubblica per avere qualcosa di cui parlare e preoccuparsi. Ma per un lasso di tempo incredibilmente breve: ormai siamo talmente assuefatti al catastrofismo che messaggi del genere ci fanno poco effetto, e siamo pronti a smettere di occuparci di un problema non appena l’allarme si alza su un altro.
NON SOLO GRIDARE CONTINUAMENTE AL LUPO
Senza che poi il disastro previsto si avveri, nel lungo periodo fa calare l’attenzione per questioni che in realtà continuano a essere gravi. Induce a credere che gli ecologisti siano gente che abbaia per nulla, fanatici sostanzialmente inaffidabili: e questo, sì, è davvero catastrofico in termini di distruzione di una cultura scientifica e ambientalista che si è cercato faticosamente di costruire.Gli organi di informazione generalista sono spesso pieni di previsioni catastrofiche e titoli tanto urlati quanto vuoti di significato.Un esempio di questo è la reazione dell’opinione pubblica di fronte al complicatissimo tema dell’effetto serra: gli organi di informazione non specialistici sono pieni di titoloni su Venezia che scomparirà sott’acqua a breve, sui nostri figli che non vedranno mai la neve e sugli orsi polari che soccomberanno nel giro di pochi anni. Ritornelli che sentiamo ormai da troppo tempo, che non riscontriamo nella realtà, e che vengono poi cancellati da altri titoli – ugualmente urlati – sui ghiacci artici in fase di momentanea espansione, a negare completamente l’allarme.
La gente è disorientata, e pensa che gli scienziati esagerino la portata di certi problemi, sbagliando regolarmente le loro previsioni.Il nodo centrale è proprio questo: prevedere il futuro è difficile, tanto più difficile quanto più si vuole vedere lontano nel tempo. Ed è difficile anche – forse soprattutto – per uno scienziato, che è consapevole della quantità di variabili in gioco quando si parla, per esempio, di clima; e che sa quanta strada ancora si debba fare con studi, ricerche, messa a punto di nuove tecnologie, e con una continua – sana, necessaria – messa in discussione dei risultati ottenuti.Un cammino duro, lento e poco prevedibile: che però è anche qualcosa di poco raccontabile, così com’è, dai giornalisti. Non è di sicuro quella parola definitiva, quella soluzione (o condanna) certa, quell’opinione netta di cui ha bisogno un pubblico che vuole capire velocemente questioni complesse e dibattute.Che si accontenta di preoccuparsi un po’ pensando all’immagine di Einstein che sentenzia sulle api, ma che poco viene informato, soprattutto dai media più “generalisti” sui reali termini di un problema che poi viene percepito come lontano e, in fondo, inesorabile. Quando invece è partendo dalla responsabilità personale di tutti, faticosamente e giorno per giorno, con risultati lenti e poco visibili, che si potranno produrre dinamiche che incideranno davvero sullo stato e sul futuro del nostro pianeta.
di – Miriam Giudici
Fonte : http://www.terranauta.it
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
L’ANTARTIDE NON FINIRA’ MAI DI STUPIRE E REGALARE NUOVE SORPRESE
Il continente più gelido, remoto e inospitale della Terra, con temperature che toccano anche i -80 gradi centigradi, potrebbe nascondere un vero e proprio museo archeologico, sotto la spessa coltre di ghiaccio che avvolge il 95 per cento del suo territorio e che raggiunge una profondità media di oltre 2000 metri. Qui, 4 mila scienziati, di 46 paesi del mondo, conducono da oltre cinquant’anni le ricerche più impensabili e l sempre in questo luogo avvengono strani e incredibili fenomeni scientifici, alcuni dei quali ancora inspiegabili. È ciò che è accaduto a un team di scienziati britannici e statunitensi lo scorso mese di maggio.
GLI STUDIOSI STAVANO LAVORANDO A UN COMUNE PROGETTO DI CLIMATOLOGIA
Quando hanno assistito a un evento da film di fantascienza: un insolito vortice, stazionava in quota senza mai muoversi di un solo centimetro, nonostante le elevate raffiche di vento spostassero le nuvole tutt’intorno. All’inizio si era pensato a una tempesta polare ma, la staticità del mulinello e l’inconsueta nebbia che lo avvolgeva, hanno spinto i ricercatori a indagare sul fenomeno. Gli uomini hanno approntato un pallone meteo legato a un argano, completo di una radio sonda per il rilievo delle proprietà fisiche (temperatura, umidità relativa, pressione e velocità del vento) e un cronometro scientifico per la registrazione dei tempi di lettura. L’oggetto è stato poi rilasciato e fatto risucchiare all’interno del vortice per il tempo strettamente necessario alle misurazioni.
DOPO ALCUNI MINUTI UN RISULTATO INQUIETANTE
Il cronometro segnava la data del 27 gennaio 1965 e tutti i dati calcolati indicavano valori incompatibili con le normali caratteristiche di una tromba d’aria. L’esperimento è stato ripetuto più volte e sempre con gli stessi risultati. Uno degli scienziati che ha partecipato ai vari test, lo statunitense Mariann McLein non solo conferma l’accaduto ma evidenzia anche che l’intero episodio è stato segnalato ai servizi segreti militari e alla Casa Bianca. Da prime indiscrezioni pare che si tratti di una “porta” spazio-temporale, cioè uno “tunnel” che permette non solo uno spostamento geometrico attraverso lo spazio ma anche un cambiamento temporale. Una sorta di viaggio attraverso il tempo (avanti e indietro) e lo spazio.
A QUALCUNO POTRA’ SEMBRARE PARADOSSALE
Ma quanto è avvenuto in Antartide potrebbe trovare una spiegazione razionale nella teoria del “Ponte di Einstein-Rosen”. All’inizio del secolo scorso, i due scienziati congetturarono una “galleria gravitazionale” o wormhole, cioè una “scorciatoia” da un punto dell’universo a un altro che consentirebbe di viaggiare tra di essi più velocemente di quanto impiegherebbe la luce a percorrere la distanza attraverso lo spazio normale. Come vedete non sono concetti da rubrica di misteri ma vere e proprie nozioni di fisica che ciascuno di noi può approfondire anche attraverso il web. Questo fatto sensazionale arriva in coincidenza di un’altra strabiliante scoperta fatta dai satelliti americani e diffusa dalla rivista Daily Galaxy: la presenza di una struttura antichissima sotto il suolo antartico.
LA SCOPERTA HA ALIMENTATO LA CURIOSITA’ DI UFOLOGI E SOSTENITORI DELLE TEORIE DEL COMPLOTTO
Secondo i quali i militari americani stiano nascondendo il rinvenimento di un UFO o una grande apparecchiatura tecnologicamente avanzata mai vista prima. Ad avvalorare questa ipotesi il fatto che gli scavi siano iniziati in segreto e con una certa celerità. Qualunque cosa sia si tratterebbe di un oggetto vecchio di 12 mila anni! Al momento le autorità statunitensi negano qualsiasi scoperta archeologica a quelle latitudini ma, come esposto da un funzionario del Parlamento Europeo, la scoperta è di una tale portata che tutta la comunità scientifica continua a chiedersi cosa mai stia venendo alla luce in quell’area. Che esista qualche analogia tra la scoperta fatta dai satelliti e il misterioso “mulinello” spazio-temporale?Noi ovviamente non lo sappiamo ne possiamo confermare la veridicità di tutti questi fatti ma, con le informazioni contenute in questo articolo, speriamo di avervi potuto dare tutti i riferimenti necessari per indagare ulteriormente sul caso.
Fonte: corpoquantico.it
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
AI FISICI AMERICANI
Saul Perlmutter, Brian P. Schmidt e Adam G. Riess il Premio Nobel 2011 per la Fisica. Nel 1998 scoprirono che l’universo sta accelerando la sua espansione, probabilmente a causa di una forza sconosciuta, l’energia oscura, che potrebbe determinare il destino ultimo del cosmo. Ecco la straordinaria storia della loro scoperta.
NEL 1998
Fu definita “la scoperta dell’anno”. Oggi, 4 ottobre 2011, gli americani Saul Perlmutter, Brian P. Schmidt e Adam G. Riess sono stati onorati del Premio Nobel per la Fisica. Con le pioneristiche ricerche cosmologiche compiute dai loro gruppi di ricerca, il “Supernova Cosmology Project” di Perlmutter e Schmidt, e l’High-z Supernova Search Team di Riess, i tre Nobel hanno portato alla luce, poco più di dieci anni fa, quello che è oggi il più grande mistero dell’universo: la sua inaspettata accelerazione.
HUBBLE, EINSTEIN E L’UNIVERSO IN ESPANSIONE
Per capire cosa significa questa scoperta, bisogna innanzitutto tornare a Edwin Hubble, l’astronomo americano che nel 1929 scoprì che l’universo si stava espandendo. Una rivelazione sorprendente perché fino ad allora l’opinione generalmente accettata era che l’universo fosse infinito e statico, immobile, uguale fin dalla sua nascita. Albert Einstein, elaborando la sua teoria della relatività, scoprì con suo disappunto che risolvendo le equazioni della teoria si deduceva, invece, un universo instabile. Ritenendo questa conclusione impossibile, aggiunse nelle equazioni un elemento matematico, una costante cosmologica, definita lambda, con la quale bilanciare la forza gravitazionale che rischiava di far contrarre l’universo. La costante cosmologica lambda riportava l’universo alla sua presunta staticità. Un escamotage intellettuale di cui Einstein ebbe modo di pentirsi: lo definì “il più grande errore della mia vita”. Infatti, Einstein poté constatare che la scoperta di Hubble confermava la sua teoria della relatività senza bisogno di introdurre la costante lambda.

COME ERA RIUSCITO
Edwin Hubble, a scoprire che l’universo si espandeva? Nei primi anni ’20 il nuovo telescopio di monte Wilson, il più grande allora esistente, permise per la prima volta di constatare che la cosiddetta nebulosa di Andromeda non faceva parte della nostra galassia, ma era una galassia a se stante. Ciò era stato possibile analizzando la luce proveniente da Andromeda, e quindi il suo spettro, cioè quel che deriva dalla scomposizione della luce all’interno di un prisma (il nostro arcobaleno). Andromeda era lontana da noi abbastanza da poter escludere con certezza che facesse parte della nostra galassia, benché in realtà si stia avvicinando alla Via Lattea a una velocità tale che si scontrerà con essa tra 3-4 miliardi di anni. Ma Hubble scoprì con stupore che, con l’eccezione di Andromeda, lo spettro di tutte le galassie osservate era spostato verso il rosso. Per capire cosa implicava questa scoperta, basta pensare a un’ambulanza che corre nella nostra direzione, per poi superarci velocemente e proseguire lungo la sua strada. Noteremo che la sirena assume un suono più acuto quando si avvicina, più grave quando si allontana: in realtà, la sirena emette sempre lo stesso suono, ma ci arriva all’orecchio a una frequenza diversa. L’onda sonora, infatti, si “schiaccia” avvicinandosi al nostro orecchio e assume una frequenza maggiore, per poi distendersi nuovamente man mano che l’ambulanza si allontana.
SI CHIAMA EFFETTO DOPPLER
La luce fa lo stesso. Se un oggetto luminoso si allontana da noi, analizzandone lo spettro osserveremo uno spostamento verso il rosso, che insieme al violetto costituisce il limite estremo dello spettro della luce. Questo “spostamento verso il rosso” della luce è un effetto della nostra osservazione: la luce è sempre quella, ma poiché la sorgente che la emette si sta allontanando, l’onda si dilata e la sua frequenza si riduce. Se tutte le galassie hanno uno spettro spostato verso il rosso, significa che si stanno allontanando da noi. Hubble restò perplesso: possibile che la nostra Via Lattea si trovi immobile al centro dell’universo, e tutte le altre galassie in allontanamento? Cosa ci rende così speciali? Niente.