LA CITTADINA DI GUIYU NEL GUANGDONG CINESE
è ritenuta la seconda località più inquinata del mondo (la prima è il Lago Karachay in Russia che fu il luogo dove i sovietici costruirono il primo complesso per la produzione di plutonio e dove si verificarono ben tre gravi incidenti nucleari). Il business, completamente illegale, che impiega ben 150 mila residenti (8o per cento della popolazione) è la spazzatura e, in particolare i rifiuti elettronici: computer, stampanti e cellulari concludono qui la loro esistenza. Si stima che ogni anno un milione di tonnellate di rifiuti elettronici (il mondo intero ne produce una quantità stimata in 53 milioni di tonnellate) raggiunga il suolo cinese, provenendo in gran parte da Usa, Canada, Giappone e Corea del Sud, trasportato in container che misteriosamente sfuggono ai vari controlli doganali. Ufficialmente il governo cinese vieta questo genere di importazioni ma molto spesso i suoi funzionari sono disposti, vista l’enorme mole di denaro che ruota attorno al riciclaggio, a volgere lo sguardo altrove. Ma parlando di riciclaggio è bene non pensare ad asettiche centrali che rielaborano in tutta sicurezza ciò che non avrebbe più un uso, perché a Guiyu il lavoro viene svolto per strada e proprio lungo le vie della città si possono vedere intere montagne di rifiuti accatastati. Gli operai lavorano in condizioni pericolose per la salute: ogni giorno bruciano centinaia di schede dei computer per fare sciogliere le saldature di piombo e separare i metalli. Nel corso della lavorazione vengono usate e create sostanze ad alta tossicità che si disperdono nel suolo e nell’aria.
LA PLASTICA CHE RIVESTE I COMPUTER E I TELEFONINI
(ma anche quella dei fili che vengono bruciati per estrarre il rame) viene fusa, sprigionando diossina, e viene poi rivenduta come materia prima. L’88 per cento dei lavoratori, pagati all’incirca otto dollari al giorno per un orario di sedici ore, soffre di anomalie neurologiche, respiratorie o digestive e di malattie della pelle. Nel nome della ricerca di oro, argento, piombo, rame e di tutti gli altri metalli nascosti nell’elettronica nella località cinese è andata in scena la distruzione dell’ambiente. Greenpeace ha mandato a Guiyu alcuni suoi esperti per misurare i livelli delle sostanze nocive presenti nel terreno e nelle acque della città cinese. I risultati sono stati impietosi: l’aria è irrespirabile a causa della diossina, ma il suolo e le risorse idriche non se la passano meglio: piombo, mercurio, alluminio, cadmio e altri sei metalli nocivi sono stai ritrovati in quantità ritenute altamente pericolose. Guiyu acquista l’acqua potabile da aree vicine a causa dell’assoluta tossicità delle acque dell’unico fiume (nel quale sistematicamente vengono versati per esempio i residui di inchiostro presenti nelle cartucce delle stampanti) e delle falde sotteranee. Inoltre ha il ben poco invidiabile record mondiale per il numero di casi di tumore dovuti all’esposizione alla diossina. Le gravidanze delle cittadine di Guiyu hanno sei probabilità in più di terminare con un aborto e sette bambini su dieci vengono al mondo con gravi disturbi neurologici a causa degli elevati livelli di piombo nel sangue che risultano superiori del 50 per cento a quelli di bimbi nati nelle aree circostanti. Infine, è facile immaginare anche la pericolosità degli oggetti creati con la plastica riciclata in questo modo, che ritornano verso le terre d’origine sotto tutte le forme, giocattoli per bambini compresi.
>Fonte<
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
I PALAZZINARI CINESI SI STANNO DANDO DA FARE IN AFRICA
Nova Cidade de Kalimba è una moderna città africana costruita da investitori cinesi in Angola e composta da circa 750 edifici di otto piani.Nei progetti degli investitori, la città doveva raccogliere circa 500 mila abitanti, ma un inquietante filmato mostra come la selvaggia urbanizzazione cinese rischia di creare la prima “città fantasma” dell’Africa.Il costo dell’operazione si aggira sui 2,5 miliardi di euro, ma si tratta solo di una frazione del fiume di denaro che la Cina sta investendo in Africa. A questo punto, la domanda è semplice: perchè i cinesi sono così interessati al territorio africano?Costruita alla periferia di Luanda, la capitale angolana, Nova Cidade de Kalimba, oltre ai 750 blocchi di appartamenti, conta una dozzina di scuole e più di 100 locali commerciali, ma non ci sono abitanti! Come mai? Pare che il prezzo di un appartamento si aggiri sui 90 mila euro, una cifra esorbitante rispetto al magro reddito medio della popolazione locale che ancora vive nelle baraccopoli.Nonostante l’enorme quantità di appartamento invenduti, Nova Cidade de Kalimba è solo una delle tante città “fantasma” che la Cina sta costruendo in tutto l’Angola e in tutto il continente africano. Negli ultimi dieci anni, la Cina ha pompato miliardi di euro, e il trend non mostra il minimo segno di rallentamento.
COME RIPORTA IL DAILY MAIL NUMEROSE CHINATOWN STANNO NASCENDO IN TUTTA L’AFRICA
dalla Nigeria alla Guinea equatoriale, nel Ciad, nel Sudan, ma anche in Zambia, Zimbawe e Mozambico. Insomma, la Cina considera il continente nero un investimento cruciale per il futuro, stringendo una vera e propria morsa sul continente dal sapore “neocoloniale” che in futuro potrebbe fare dell’Africa un continente satellite. “I cinesi sono dappertutto”, dice Trevor Ncube, un importante uomo d’affari africano con interessi editoriali di tutto il continente. “Se in passato gli inglesi sono stati i nostri maestri, oggi i cinesi hanno preso il loro posto”.A questo punto, è lecito chiedersi se le misteriose città fantasma siano destinate realmente agli africani. Secondo gli analisti internazionali, ormai non è più mistero che i governanti cinesi considerino l’Africa come l’unica soluzione ai problemi di sovrappopolazione e alla imminente scarsità di risorse di risorse naturali.
I CINESI RAPPRESENTANO UN QUINTO DELLA POPOLAZIONE TERRESTRE E HANNO FAME DI CIBO
terra e energia. Negli ultimi dieci anni, il consumo di petrolio è aumentato di 35 volte e le importazioni di acciaio, rame e alluminio divorano circa l’80% delle forniture mondiali.La popolazione cinese si è praticamente triplicata negli ultimi cinquant’anni, passando da 500 milioni di individui a 1,3 miliardi. E’ per questo motivo che il governo di Pechino ha lanciato il programma politico “Una sola Cina in Africa”, una sorta di lotteria nazionale per lasciare il paese e stabilirsi in un nuovo continente.Nella disattenzione totale di tutto il mondo, l’incredibile cifra di 750 mila cinesi si è già trasferita in Africa negli ultimi dieci anni. La strategia è stata accuratamente messa a punto dai funzionari cinesi, i quali hanno stimato che la Cina ha la necessità di inviare in Africa 300 milioni di persone per risolvere i problemi di sovrappopolazione e inquinamento.
LA BANDIERA ROSSA CINESE AVANZA
L’avanzata cinese sembra inarrestabile: ambasciate e nuove rotte commerciali si stanno aprendo tra i due paesi, mentre la nuova elìte cinese stanziatasi in Africa comincia a farsi notare in tutto il mondo, acquistando oggetti preziosi nelle boutique, guidando le loro esclusive BMW e Mercedes e mandando i loro figli in esclusive scuole private.Le pessime strade africane sono sempre più ingombre di automezzi cinesi che riempiono i mercati africani di prodotti a basso costo. Gli indumenti venduti nei mercati del continente ormai riportano quasi sempre la scritta “Made in China”.Migliaia di chilometri di ferrovie sono state costruite dai cinesi per il trasporto di miliardi di tonnellate di legname tagliato illegalmente: foreste incontaminate sono state distrutte per coprire il fabbisogno di legname della Cina che equivale al 70% di tutta la produzione Africana. Inoltre, il territori è stato sventrato per l’estrazione di diamanti e oro.Le gigantesche miniere cinesi sono piene di “schiavi” africani che estraggono i preziosi minerali a meno di 1 dollaro al giorno. In Angola, il governo ha deciso che il 70 per cento dei lavori pubblici deve andare alle imprese cinesi, la maggior parte delle quali non impiega personale angolano.Ma la colonizzazione non è solo economica, ma anche culturale: numerosi centri culturali finanziati dallo Stato Cinese, denominati “Istituto Confucio”, stanno sorgendo in tutta l’Africa, con lo scopo di insegnare alla popolazione locale come fare affari in lingua e stile mandarino e cantonese.Inoltre, esclusivi ristoranti che servono solo cibo cinese, e dove non sono ammessi i neri, stanno sorgendo in ogni angolo del continente.
UN PREZZO SALATISSIMO PER L’AFRICA
Vi è un aspetto sinistro di questa invasione cinese, un prezzo troppo alto da pagare per la popolazione africana. La Cina ha interesse, tra l’altro, a fomentare le guerre civili tra le popolazioni africane, vendendo così milioni di dollari di armi prodotte dalle aziende cinesi.Naturalmente, tutto questo avviene in collaborazione con i corrotti leader africani, i quali, dopo aver ottenuto l’indipendenza dalle potenze coloniali dei bianchi, Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania, sono felici di fare affari con la Cina per un semplice scopo: i soldi!Se i governi democratici dell’occidente sembrano molto più insistenti nel chiedere all’Africa le riforme democratiche e la necessità di più “trasparenza” nell’uso del denaro (termini diplomatici per evitare che i dittatori intaschino i milioni destinati alla popolazione), i cinesi sono molto più rilassati rispetto alla questione, decidendo di chiedere un occhio, a volte anche tutti e due, rispetto al reale utilizzo dei soldi da parte dei governi africani.Il comportamento della Cina non fa altro che alimentare il cancro della corruzione.
PAZIENZA SE SI ALIMENTA LA POVERTA’
in un continente che conta ben 800 milioni di persone che vivono in condizioni estreme di miseria.Ma i cinesi sono sprezzanti di tali critiche. Per essi, secondo il loro spirito pragmatico da locuste, l’Africa è solo una risorsa da sfruttare finchè dura, e non un luogo dove garantire i diritti umani. Non a caso, questo atteggiamento è accolto con grande favore da parte dei dittatori africani.Ma quello di cui hanno bisogno gli abitanti di questo meraviglioso continente, dove emersero i primi ominidi dalla Great Rift Valley, è un disperato bisogno di progresso e i cinesi non sono qui per questo. Sono qui per rapinare un paese ricco di spazio e di risorse naturali.Quando finirà la predazione? Finchè Pechino ne troverà vantaggio: i cinesi non si fermeranno fino a quando in Africa non ci saranno più minerali o petrolio da estrarre. Dopo secoli di dolore, guerra e fame, l’Africa meriterebbe decisamente di meglio.
VIDEO
>Fonte<
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
ECCO IL TENTATIVO DI SALVARE GLI ALBERI
In Estremo Oriente, un problema importante che affligge ambiente ed ecosistemi, è quello della deforestazione. Un contributo negativo al fenomeno viene dato dall’impiego del legno per le famose e diffusissime bacchette, usate per mangiare. (riso e altri cibi). Queste sono fatte per l’appunto in legno d’albero, talvolta anche pregiato, e la produzione dell’utensile è naturalmente sfrenata, considerando il grande numero di abitanti dei paesi orientali.Ecco quindi che per risolvere il problema, un parlamentare cinese ha deciso di sfidare una secolare tradizione ponendo l’obiettivo di abolire l’uso di tali bacchette di legno, proprio per ridurre il diboscamento e quindi i danni all’ambiente e alla natura. Ogni anno, pensate, solo in Cina, vengono prodotte circa 80 miliardi di coppie di bacchette in legno usa e getta, che hanno di fatti un ciclo di vita brevissimo. Si parla già di una nuova possibile norma che vieti, dunque, la produzione delle bacchette col legno.
ABBIAMO BISOGNO DI MUTARE LE NOSTRE ABITUDINI
e sensibilizzare la popolazione all’utilizzo delle posate, come avviene in altri paesi, ha detto Bo Guangxin, presidente di una società che opera nel settore della silvicultura. Il quantitativo di bacchette usa e getta prodotto in Cina, secondo Bo Guangxin, sarebbe sufficiente a coprire 360 volte piazza Tiananmen a Pechino ed equivale a tagliare ogni anno 20 milioni di alberi di età superiore a 20 anni. La Cina, il più grande importatore mondiale di legno, ha imposto una tassa del 5% sulle bacchette usa e getta per ridurre gli sprechi, così come fece nel 2006 per i pavimenti in legno.
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
LA CINA NON E’ PROPRIAMENTE FAMOSA PER LA QUALITA’ DELL’ARIA
Il boom economico ha portato smog a livelli record. Da qui l’idea di mettere aria pulita in lattina.L’idea è venuta ad un ricco imprenditore cinese, Chen Guangbiao, che ha studiato il business dell’aria pulita. L’obiettivo è quello di imbottigliare aria priva di smog da zone incontaminate e di vendere il prodotto su larga scala, a cominciare da Pechino e Shangai, città con livelli d’inquinamento davvero elevati. L’ossigeno in questione, provieniente da Shangri-La, Jinggangshan o dallo Yunnan, secondo Guangbiao, avrebbe effetti benefici già al primo “sorso“. Per imbottigliarlo, secondo alcune fonti, ai dipendenti della nuova azienda, basterebbe agitare la lattina tre volte. Un chip posizionato sulla superficie del contenitore li avvertirebbe del completo riempimento.
Fonte
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org