Troppi rifiuti, troppo inquinamento per produrle. E così l’amministrazione di Concord, una cittadina del Massachusetts, ha stabilito che gli abitanti dovranno bere l’acqua del rubinetto e i venditori non potranno più vendere bottiglie in plastica.”Consumate l’acqua del rubinetto” è questo lo slogan del provvedimento emesso nella speranza che vengano ridotti i rifiuti e l’emissione di combustibile fossile necessario alla produzione dei contenitori.I venditori che si ostineranno a vendere le bottigliette, dopo il primo richiamo, dovranno pagare una multa da 25 dollari, mentre dalla terza volta saranno costretti a sborsare il doppio.Come si può immaginare i produttori sono in prima linea a far guerra a questo provvedimento, ma non è poi una così cattiva idea, ridurre gli sprechi, i rifiuti e l’inquinamento una bella tripletta ottenuta con solo una legge. Chissà se questa cosa prenderà piede oppure no.C’è da sperarlo, almeno per il consumo casalingo, visto che in Italia nei ristoranti e bar ancora si usa richiedere l’acqua in bottiglia mentre in svariati paesi è abitudine trovare la brocca di acqua già in tavola .Inoltre in molti paesi italiani sono state installate le “casette” dell’acqua dove ci si può rifornire di acqua sia naturale che gasata utilizzando le proprie bottiglie in vetro. Voi cosa ne pensate? E’ una legge plausibile?
Fonte : http://www.eticamente.net
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
NEL VILLAGGIO NIGERIANO DI SABON YELVA
vicino alla città di Kaduna, l’associazione non governativa DARE(Development Association for Renewable Energy), impegnata sul fronte dello sviluppo delle energie rinnovabili, ha messo in atto un progetto di costruzione innovativo, che impiega le bottiglie di plastica. Annoso problema ecologico, le bottiglie sono fra i rifiuti più numerosi e non solo nel paese africano.Fortunatamente si sono rivelate un materiale per costruire dai molti vantaggi. Si intravede la possibilità di risolvere il grave problema dell’inquinamento legato alle bottiglie lasciate nell’ambiente, che sappiamo non si degradano per migliaia di anni ed al contempo di rispondere alla necessità di abitazioni.I dati indicano infatti che la Nigeria produce giornalmente un quantitativo di rifiuti di circa 3 milioni di bottiglie di plastica e che il Paese necessita di circa 16 milioni di unità abitative. Ora fortunatamente ciò che è gettato da una persona può trasformarsi in materiale da costruzione per qualcun altro.L’idea di utilizzare bottiglie di plastica come materiale da costruzione è venuta anche al tedesco Andreas Froese, che, a capo della ditta Eco-tec, ha ideato più di cinquanta progetti in linea con l’ambiente in Sud America.
MA VEDIAMO DA VICINO IL PROGETTO
Ma vediamo da vicino il progetto e poi la realizzazione del prototipo che sta ultimando la DARE, in collaborazione con esperti londinesi dell’organizzazione Africa Community Trust. La casa sarà presa a modello per l’addestramento di operai specializzati e per la costruzione di altre case. Il metodo consiste nel riempire le bottiglie di sabbia e tapparle, così arrivano a pesare 3 chili l’una. Vengono poi legate fra loro con delle corde e poi impilate a strati, mischiate a fango e paglia per rinforzare la struttura.Muro di bottiglie di plastica riempite di sabbia nel villaggio nigerino di Sabongarin YelwaUna nota di colore è garantita dai tappi colorati sporgenti. Le bottiglie piene di sabbia risultano più stabili del calcestruzzo e resistenti a terremoti, incendi e persino colpi di proiettile. Il capo del progetto della DARE. Yahaya Ahmed, sostiene che la sabbia compattata all’interno di una bottiglia riesce a essere quasi 20 volte più forte dei mattoni.Inoltre la sabbia è anche un ottimo isolante termico, permettendo di mantenere una temperatura costante all’interno delle costruzioni intorno ai 18°, vantaggio piuttosto rilevante se si considera il clima estremamente caldo del paese.
QUESTO PRIMO PROGETTO ABITATIVO
prevede la realizzazione di due camere da letto, una cucina, un bagno, una toilette ed un patio per una superficie complessiva di 58m2 e l’impiego di 14.000 bottiglie di plastica.Un edificio costruito in questo modo si presta a una durata estremamente lunga (una bottiglia di plastica impiega in media 450 anni per decomporsi), inoltre la suarealizzazione risulta molto meno costosa rispetto a quella effettuata con i metodi tradizionali. Inoltre l’esperimento della prima casa di bottiglie vuole essere a impatto zero ed alimentarsi con l’energia prodotta da pannelli solari e biogas.Le normali case africane indubbiamente non avranno tali comfort tecnologici ma potranno usufruire del nuovo metodo costruttivo che permette di riciclare le dannose bottiglie in PET che si trovano gettate ovunque.Si sta comunque lavorando anche ad un nuovo progetto, che riguarderà l’ampliamento della scuola elementare diSuleja, nei pressi della capitale Abuja, che prevede l’impiego di circa 200.000 bottiglie.
Un piccolo contributo al pianeta per riciclare alcuni dei rifiuti più numerosi e dificili da smaltire!
Fonte – http://www.tuttogreen.it
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org
MAI COME IN QUESTI GIORNI DI CALDO UNO DEI COMPAGNI FISSI DELLE PROPRIE GIORNATE E’ LA BOTTIGLIA D’ACQUA
Ne verso come sempre un poco in un bicchiere, un gesto banale e meccanico.Poso il prezioso carico di oro blu in frigo e l’occhio si posa sull’etichetta che indica i sali disciolti e rimango stupito: contiene tracce di rocce radioattive. Ovviamente sull’etichetta nessun venditore sano di mente metterebbe un’indicazione del genere, ma leggere di tracce di radon, torio ed uranio richiama alla mente qualche lezione di chimica.A questo punto cerco qualche informazione in più direttamente dal Ministero della Salute e dal sito dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità e trovo quest’indicazione:nell’acqua potabile: le linee guida fornite dall’Oms e dalla Commissione europea raccomandano un’intensificazione dei controlli se la concentrazione di radon nelle riserve di acqua potabile supera i 100 Bq/litro. Gli Stati Uniti hanno proposto un limite massimo di 159 Bq/litro per le riserve private d’acqua. La Commissione europea raccomanda azioni immediate oltre i 1000 Bq/litro. In Italia, il Consiglio superiore di sanità ha raccomandato che la concentrazione di radon nelle acque minerali e imbottigliate non superi i 100 Bq/litro (32 Bq/litro per le acque destinate ai bambini e ai lattanti).Sto ancora leggendo queste indicazioni e il sorso d’acqua mi si arresta in gola. Quanti di noi acquisterebbero acqua sapendo che contiene “quantità accettabili” di materiale radioattivo? Molti di noi si ritrovano immersi nei centri benessere in acque termali che nel loro passaggio dalle falde acquifere fino alla fonte permeano rocce radioattive, dando a quelle acque particolari caratteristiche che piacciono tanto. Il più diffuso componente radioattivo nelle acque considerate potabili incrementa sensibilmente (fino al 50% in più) la possibilità di contrarre un tumore ai polmoni. Il sorso d’acqua è arrivato ormai allo stomaco mentre mi rendo conto di una ovvia e preoccupante realtà.
radioattivo in una singola bottiglia è considerata accettabile da parte del mio organismo, cosa accade nel momento in cui bevo per anni ed anni sempre la stessa acqua? Se ogni giorno per un anno bevo almeno due litri d’acqua, cosa succede al mio organismo quando bevo 730 litri d’acqua contenente materiale radioattivo considerato dalle strutture che tutelano la salute insignificante? La risposta mi rimane in gola, mentre continuo a guardare incredulo l’etichetta della bottiglia che ho in mano. E’ un’acqua molto diffusa, la sua pubblicità mi martella ogni giorno ma non posso farne il nome per evitare di incorrere in qualche causa legale intentata dalla multinazionale che gestisce le acque imbottigliate in Europa. Causa che vincerebbe a mani basse, dato che come confermato dall’ufficio stampa, ad oggi non sono noti rischi per la salute e non c’è alcun motivo di diffondere inutili allarmismi.Rasserenato dalla telefonata, bevo un altro sorso d’acqua, giusto per mandare giù un’altra pillola. Di saggezza.
Fonte: news.cloudhak.it
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
SPESSO CI CAPITA DI PARLARE DI NUOVE COSTRUZIONI ARCHITETTONICHE
Che rispettano l’ambiente con l’impiego di materiali ecologici e a zero impatto ambientale. Ma fermiamoci per un momento a pensare: non sarebbe interessare sviluppare strutture che non necessitano nemmeno della lavorazione dei materiali di riciclo per costruire delle strutture a tutti gli effetti abitabili?Questo è l’obiettivo che si sono posti molti architetti nell’ultimo decennio, costruendo abitazioni utilizzando semplici contenitori in Pet ottenendo così strutture leggere, eppure resistenti. Si stima che ogni anno vengano destinate alle discariche di tutto il mondo 2,4 milioni di tonnellate di plastica che questi architetti vorrebbero riutilizzare per la costruzione di semplici strutture abitative. Dalle scuole dell’Honduras, alle serre dell’Australia, agli interni dei ristoranti più famosi, WebEcoist raccoglie una carrellata di esempi per mostrarci cosa vuol dire davvero riciclare, magari ricavandoci dei buoni profitti.
fonte : http://www.urdesign.it
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org