DALLA GERMANIA ALL’AUSTRALIA FINO AGLI STATI UNITI
qualcosa si sta muovendo verso l’abolizione delle bottiglie di plastica, contenitori che hanno ricadute devastanti per l’ambiente. Tra i provvedimenti più recenti vi è quello della città di Concord, nel Massachusetts, dove dal primo gennaio le bottigliette d’acqua da mezzo litro sono fuorilegge.Dal primo gennaio le bottigliette d’acqua di plastica da mezzo litro sono fuorilegge nella città di Concord, Massachusetts.Davanti al Colosseo le vendono quasi a tre euro. Orde di turisti ne consumano una quantità spropositata ogni estate. Parliamo delle bottigliette di plastica. Dopo anni in cui, in mezzo mondo, si profetizzava una progressiva abolizione di questi contenitori, forse qualcosa si è mosso.Già nel 2009, c’era stato un passo in avanti nella cittadina australiana di Boundanoon. In Germania, paese in cui da tempo si utilizzano solo bottiglie in vetro con cauzione, è stata imposta da qualche mese una tassa sull’acqua nelle bottiglie di plastica.
ANCHE NEGLI STATI UNITI PRECISAMENTE A CONCORD
cittadina del Massachusetts di poco meno di 20 mila abitanti, ci si sta muovendo in una direzione sempre più ecologica: è stato instaurato infatti il divieto totale di commercio di bottigliette di plastica. In questo caso, sono state pensate delle pene per i venditori che vanno dai 25 dollari (per il primo richiamo) a 50 (in caso di reiterazione). Si fa eccezione per casi e situazioni d’emergenza anche se è ancora ammessa la vendita di bottigliette di plastica per le altre bevande. Un passo alla volta.L’iniziativa di Concord, come ci spiega il Corriere della Sera è nata dall’idea “di Jean Hill, 82 anni, che all’inizio della campagna di sensibilizzazione raccontava al New York Times di essere stata ispirata dal nipote, il quale durante un viaggio era rimasto impressionato da un’isoletta di rifiuti di plastica galleggiante nel bel mezzo dell’oceano Pacifico. E per indurre un cambiamento culturale, osserva l’anziana ed ecologica signora, talvolta sono necessarie anche delle sanzioni”.
STRBUCKS OFFRIRA’ PER ADESSO SOLO AI CLIENTI STATUNITENSI E CANADESI
la possibilità di acquistare per un dollaro tazze in plastica riutilizzabili I dati sul consumo di bottigliette e sulle percentuali di riciclo, resi noti dai movimenti statunitensi che si battono per una cultura del riutilizzo, sono allarmanti: nel 2007, gli americani hanno consumato più di 50 miliardi di bottigliette e soltanto un 23 per cento dei consumatori ha riciclato. Le ricadute in termini ambientali di tutta questa plastica utilizzata sono, neanche a dirlo, devastanti per l’ambiente.Tra le grosse aziende, le grandi catene di distribuzione che hanno deciso di adottare questa politica, troviamo Starbucks, la quale offrirà – per adesso ai soli clienti statunitensi e canadesi – la possibilità di acquistare per un dollaro tazze in plastica riutilizzabili. Chi opterà per questi contenitori alternativi, riceverà uno sconto di 10 centesimi su ogni caffè.Dopo dieci caffè, calcola il famoso marchio di caffetteria, il costo dell’acquisto viene ammortizzato e gli sprechi di cartone da tazza usa-e-getta potrebbero essere ridotti significativamente. Già nel 2008, Starbucks si era impegnata a servire, entro 7 anni, il 25 per cento delle proprie bevande (in seguito ridotte a 5%) in contenitori riciclabili.
*di Matteo Marini
>Fonte<
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
LA REGIONE DEL PILBARAE E’ UN TERRITORIO ASPRO E ROCCIOSO
situato nella parte occidentale dell’Australia, a circa 1.300 chilometri a nord di Perth e che copre un’area di circa 500.000 chilometri quadrati.Dal punto di vista geologico, la regione è molto antica. Nel Pilbara, infatti, si trovano alcune delle rocce di superficie più antiche del pianeta, compresi antichi resti fossilizzati conosciuti come stromatoliti (strutture sedimentarie finemente laminate dovute all’attività di microrganismi fotosintetici come i cianobatteri e microscopiche alghe eucariotiche) e rocce granitiche risalenti a più di 3 miliardi di anni.Si tratta di uno dei luoghi più affascinanti dell’Australia, con la presenza delle prime tracce di vita comparsa sulla Terra. Oggetto di grande interesse da parte dei ricercatori, la regione del Pilbara custodisce notevoli segreti preistorici.
IN UN ARTICOLO PUBBLICATO SU GEOLOGY
Birger Rasmussen, ricercatore presso il Dipartimento di Geologia della Curtin University, ha riportato la scoperta, nel 2011, di quella che è conosciuta come “tranquillityite”, un minerale che prende il suo nome dalla “Base della Tranquillità”, il sito scelto per l’allunaggio della missione Apollo 11 della NASA.Per lungo tempo si è ritenuto che la tranquillityite fosse presente solo sulla Luna. La difficoltà ad identificarla sul nostro pianeta si deve al fatto che si presenta per la sua struttura filiforme, una forma molto delicata che tende a disfarsi a contatto con gli agenti atmosferici. Si tratta di campioni molto antichi, risalenti a più di un miliardo di anni. Ma ciò che ha reso famoso il sito di Pilbara sono i numerosissimi enigmatici petroglifi aborigeni, decisamente più antichi del sito di Stonehenge e delle piramidi d’Egitto.Queste incredibili incisioni rupestri rappresentano figure stilizzate di esseri umani, animali (alcuni dei quali estinti circa 3 mila anni fa) e moltissimi volti umani. Da una stima approssimativa, gli archeologi ipotizzano che si possano contare fino ad i milione di incisioni!Quando furono eseguite le prime analisi sui petroglifi, i ricercatori pensarono che le rocce potessero a circa 30 mila anni fa, ma lo studio condotto dal team del professor Brad Pillans, geologo presso l’Australian National University, ha riservato un’incredibile sorpresa.
LE ANALISI SONO STATE ESEGUITE SUI CAMPIONI RACCOLTI NELLA PENISOLA DI BURRUP
caratterizzata da un clima tropicale semi-desertico con basse precipitazioni, misurando il tasso di erosione naturale delle rocce.I risultati mostrano che la zona è interessata da tassi di erosione più bassi di qualsiasi altra parte del mondo, fornendo l’ambiente ideale per la conservazione dell’arte rupestre. Questo fattore potrebbe essere attribuito sia alla resistenza della roccia stessa, che alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli.“La combinazione di una roccia particolarmente resistente e del clima secco ci fanno pensare che le incisioni potrebbero risalire a ben 60 mila anni fa”, spiega Pillans nella ricerca che verrà pubblicata a giugno del 2013 su Quaternary Science Reviews. “Si tratta di incisioni che attraversano la storia, suggerendo che ci troviamo di fronte ad alcuni dei più antichi petroglifi del mondo”.In un’intervista rilasciata poco dopo la sua scoperta, il professor Pillans ha confessato il suo stupore quando ha visitato la penisola di Burrup: “Ero assolutamente stupito dal numero e dalla varietà delle incisioni rupestri aborigene. Si stima che ci siano fino ad un milione di immagini, molte delle quali sono opere d’arte stupefacenti.Data la straordinaria quantità e diversità di questi magnifici petroglifi e della loro antichità, Pillans si augura che l’area possa essere presto nominata patrimonio mondiale dell’umanità da parte dell’Unesco.
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A MOUNT DANDENONG
città dello stato di Victoria in Australia, la principale attrazione da visitare è il William Ricketts Sanctuary: una stupenda foresta di eucalipto popolata di sculture di aborigeni in ceramica in totale armonia con il paesaggio circostante.William Ricketts Sanctuary, sculture di aborigeni nella foresta pluviale dell’AustraliaSi trova a Mount Dandenong, città dello stato di Victoria, ed è il lavoro di un ceramista del secolo scorso nutrito della sua passione per gli indigeni australiani.Nascoste nella lussureggiante foresta pluviale australiana, giacciono delle misteriose figure che si confondono tra foglie e tronchi d’albero. Esse sembrano a volte scrutare, altre volte a sorvegliare, altre volte ancora invece sembrano invitare a entrare. Sono le fantastiche sculture in ceramica del William Ricketts Sanctuary, conservate nella foresta di Mount Dandenong, città e montagna nello stato di Victoria, Australia.
WILIAM RICKETTS
fu un ceramista e scultore nato a Richmond, nel 1898. Non ricevette mai nessuna formazione nelle arti che apprese, ma la sua abilità e la sua visione gli conquistarono ben presto i favori del pubblico. Il suo soggetto preferito erano gli Aborigeni: il rispetto per quel popolo e per la loro connessione con la madre terra australiana è rispecchiato in queste opere che ne personificano la grandezza.Ricketts auspicava un’Australia moderna che abbracciasse la spiritualità e il rispetto per il mondo naturale degli aborigeni. Dal 1934 si stabilì permanentemente a Mount Dandenong; ma dal 1949 al 1960 effettuò numerosi viaggi nell’Australia centrale per vivere con le tribù aborigene dei Pitjantjatjara a degli Arrernte. Ricketts fu notevolmente influenzato dalla loro cultura spirituale, e l’influsso ricevuto fu trasfuso nelle sue opere, che si mostrarono in forma di sculture che si integravano perfettamente nel paesaggio circostante come parte integrante di esso. Ricketts stesso si sentiva come adottato dai Pitjantjatjara.
LO SCULTORE HA LASCIATO MOLTE OPERE DIETRO DI SE’
realizzate a questo modo: tra queste, quelle costruite nel santuario degli uccelli di Pitchi Ritchi, presso Alice Springs, Australia centrale. Ma il suo capolavoro è proprio quello in cui sono custodite le sculture che osservate in queste foto: il Potter’s Sanctuary, successivamente riconosciuto come Williams Ricketts Sanctuary. Un lavoro di cinquanta anni culminato nella realizzazione di 92 sculture di ceramica che si fondono con tronchi, rocce e piante.La foresta di eucalipto che lui scelse per trasformarla in questo luogo unico è oggi l’espressione del sogno di un individuo che desiderava un rapporto spirituale con la sua terra. Vecchi saggi, così come figure di bambini, sono i custodi di questo posto: nei loro occhi, l’essenza della cultura aborigena e la conoscenza di chi vive con la natura. Gli indigeni stessi con cui passò tanti anni fecero da modelli per queste statue. Ricketts visse qui fino alla sua morte, nel 1993.Il governo di Victoria comprò il santuario nel 1960 e ne fece un parco pubblico. Il William Ricketts Sanctuary si trova sulla Mt Dandenong Tourist Road, ed è facile da raggiungere sia dalla città omonima, che dalla vicina Olinda.
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DOPO IL BOOM DELLE SIGARETTE ELETTRONICHE
ecco spuntare l’e-joint: la canna elettronica. Ad aver odorato – o meglio svapato – l’affare è stata la statunitense Rapid Fire Marketing, società specializzata nella produzione d’inalatori a vapore. L’azienda prevede che il business nel 2013 arriverà ai 100 milioni di dollari. Insomma, mica fumo.L’azienda californiana che la scorsa estate ha lanciato la cannacig intende ora mangiarsi una buona fetta della torta. «Lo spinello elettronico è stato distribuito inizialmente in alcuni negozi di marijuana della California», ha spiegato la portavoce della società Cheryl Shuman.Per portarsi a casa lo spinello bionico è sufficiente sborsare 69,95 verdoni. E il prodotto è disponibile in alcuni Stati Usa, tra cui l’Alaska e il New Mexico. Nella maggiorparte dei casi, però, è necessario acquistarlo via posta perché non acquistabile negli shop.
E non è tutto. La Rapid Fire Marketing conta di allargare i propri affari Oltreoceano. In Olanda, Spagna, Portogallo, Svizzera in Europa. E, fuori dal Vecchio continente, in Australia, Bangladesh e Argentina. L’unica condizione, hanno fatto sapere dalla compagnia, è che i «destinatari risiedano in Paesi dove la legge locale ci consente di arrivare». L’iper attività della società di Los Angeles intercetta un cambiamento in atto negli States. Dove l’uso della marijuana si sta diffondendo sempre di più. E non solo per uso terapeutico. Alla fine del 2012, in Colorado e a Washington è stata legalizzata l’erba per uso «ricreativo». Mentre in California, Stato simbolo della depenalizzazione della marijuana, si sta consumando una lotta tra autorità federali e locali. Le prime sono contrarie alla vendita di cannabis mentre le seconde, soprattutto con questa aria di crisi, sono decise a non rinunciare alle imposte incassate dalla vendita della marijuana terapeutica. Prima di cedere al proibizionismo andrebbe però ricordaro che il mercato statunitense è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi cinque anni: dall’1,7 miliardi di dollari attuali si potrebbe arrivare ai 9 miliardi del 2018.
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