CINISELLO BALSAMO 27 Aprile 2013
Non è un’invasione biblica di cavallette, ma sta destando preoccupazione l’invasione di insetti nella centralissima piazza Gramsci. Minuscoli e voraci. Di natura sconosciuta, tanto che inizialmente erano stati additati come zecche, per poi essere riconosciuti, se pur in modo non ancora ufficiale, come cimici, a migliaia si sono impadroniti dell’isola verde al centro della piazza. Si arrampicano sugli alberi e sui fili d’erba. Penzolano giù dai rami e dalle foglie. Ma soprattutto sono capaci di addentare la pelle provocando piccole ferite sanguinanti che causano una fastidiosa reazione cutanea.A farne le spese sono state almeno una decina di persone nella sola giornata del 25 Aprile, quando si è diffuso l’allarme. Due bambini avrebbero avuto le conseguenze peggiori, anche se non risulta al momento che qualcuno sia dovuto ricorrere alle cure del Pronto soccorso. Ieri in mattinata almeno in tre si sono presentati al Comando della Polizia locale per segnalare la loro disavventura e chiedere l’intervento di personale specializzato.
COSI’ GIA’ IN MATTINATA LA POLIZIA LOCALE
ha recintato l’area verde e circondato gli alberi con il nastro per evitare che qualcuno si possa ancora avvicinare. Un campione degli insetti è stato anche mostrato a tre diversi veterinari, ma nessuno è stato capace di identificare con precisione la loro natura.In principio si era parlato di zecche. Poi di piccoli ragni, per via della presenza di zampine molto pronunciate. Infine l’ipotesi è che si tratti di cimici. Dunque insetti fastidiosi, ma non pericolosi.È stata informata l’Asl che però fino al pomeriggio di ieri non era ancora intervenuta con proprio personale.Per eliminare la minaccia il Comune ha già chiamato una società di disinfestazione che dovrebbe agire nelle prossime ore. Tuttavia le condizioni climatiche che si preannunciano avverse rischiano di rendere tutto più difficile.
*di Rosario Palazzolo
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>Fonte<
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
CARNE DI CANE E GATTO NEI CIBI CONFEZIONATI
L’allarme parte dalla Coldiretti , nell’ambito della richiesta di controlli su 62mila tonnellate di carne importate dal’Olanda:L’inchiesta è scattata nell’ambito dei controlli sul caso della carne equina spacciata come carne di manzo che ha coinvolto la Findus, l’Ikea, la Nestlè e che è diventata una piaga continentale. Sono sedici i Paesi coinvolti, quattro quelli che indagano: per ora sono stati arrestati solo i tre dirigenti della Farmbox Meats Ltd, aLlandre, nel Galles.Ma con quest’altro allarme partito dall’Olanda ora lo scandalo ha fatto un salto di qualità.A rivelare che dietro quella dicitura burocratica – «carne non identificata», per l’appunto – potrebbero celarsi cani e gatti è stata la Coldiretti: …che chiede immediati controlli sulle oltre 62mila tonnellate di carne che l’Olanda ha esportato nel 2012 in Italia.
arriva dopo l’allarme della Bbc sulla presenza di carne non identificata in cibi da asporto» sottolinea Coldiretti «e soprattutto dopo le voci, non ancora confermate, sull’uso di carne di cane e gatto morti proveniente dalla Spagna e rivenduta in Olanda e forse usata, oltre che per la preparazione di prodotti per l’alimentazione animale, anche per la preparazione di piatti a base di carne macinata come polpette. È uno scandalo senza precedenti, di fronte al quale l’Europa mostra la sua inadeguatezza, e che ha evidenziato la presenza di un giro vorticoso di partite di carne che si spostano da un capo all’altro dell’Europa attraverso intermediazioni poco trasparenti».
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
I CARTONI DA ASPORTO DELLE PIZZE CONTERREBBERO SOSTANZE NON AUTORIZZATE E QUINDI POTENZIALMENTE PERICOLOSE PER LA SALUTE
L’annuncio viene dalla Lega Consumatori Acli Toscana che ha scovato su Internet i risultati di uno studio – condotto dai Laboratori di Ricerche Analitiche (Alimenti ed Ambiente) dell’Università degli Studi di Milano – volto all’identificazione di ftalati in alcuni materiali destinati al contatto con alimenti. I ricercatori di Milano, analizzando diversi contenitori di materiale cellulosico destinati al trasporto di pizza comunemente utilizzati su tutto il territorio nazionale, avrebbero identificato la presenta di una sostanza (il di-isobutilftalato) “in quantità altamente preponderante rispetto a tutti gli altri componenti della frazione volatile evidenziabile (…) già alla temperatura di 60°C (…) simulante la condizione meno drastica di stoccaggio della pizza in fase di ‘home delivery’.” Un fatto molto grave: la direttiva 2004/14/CE, infatti, non contempla questa sostanza tra quelle ammesse per la fabbricazione di contenitori di cartone destinati a venire a contatto con gli alimenti. “Il sospetto – spiegano alla Lega Consumatori Toscana Acli Toscana – è che i cartoni analizzati dai ricercatori di Milano siano stati fabbricati con cellulosa riciclata: una pratica illegale, in quanto la normativa italiana vieta categoricamente l’utilizzo di carta di recupero per i prodotti ‘umidi’ ed impone ai fabbricanti di utilizzare, almeno nello strato di carta che deve venire a contatto con l’alimento, l’uso di pasta di carta vergine.”
IL SENSO DI QUESTI DIVIETI E’ CHIARO
Impedire la migrazione di composti, potenzialmente pericolosi per la salute umana, dai contenitori di cartone riciclato agli alimenti. Di certo non giova pensare che una pizza fumante, appena uscita dal forno, venga chiusa in una scatola di cartone riciclato per poi finire sulle nostre tavole. Non solo. Ad aggravare le cose c’è anche l’abitudine di consumare la pizza direttamente nel cartone, previo ulteriore riscaldamento nel forno di casa, dopo aver asportato il coperchio della scatola. Prosegue Lega Consumatori Acli Toscana: “Il rito della pizza a domicilio è un’abitudine orami consueta per moltissime famiglie italiane: si calcola infatti che siano circa 1.300.000 le pizze da asporto che ogni giorno finiscono sulle nostre tavole. Tavole alle quali siedono anche numerosi bambini. Il problema è quindi valutare con urgenza l’entità del fenomeno sul territorio ed il grado di pericolosità del di-isobutilftalato, nonché di altre sostanze che potrebbero essere presenti in modo analogo nei cartoni da asporto delle pizze confezionati con materiale riciclato.”
LE BRUTTE SORPRESE INFATTI NON FINISCONO QUI
I risultati di un’inchiesta condotta dal settimanale ‘Il Salvagente’ mette in luce conferme inquietanti: un laboratorio di Pavia, incaricato di svolgere dei controlli sui cartoni destinati al trasporto di pizza, avrebbe infatti rilevato la presenza di altri pericolosi composti: fenoli, naftaleni e addirittura benzeni. “Quello che più ci sconcerta – conclude Lega Consumatori Acli Toscana – è che l’indagine dei ricercatori di Milano è online dal 22 febbraio 2006. Possibile che in tutto questo tempo nessuno si sia preso la briga di fare dei controlli o di avvisare i consumatori? Evidentemente la vicenda della contaminazione dei cartoni di latte artificiale con l’ITX non ci ha insegnato nulla. Ad ogni modo, lo scorso lunedì abbiamo inviato un fax urgente al Ministero della Salute, allo scopo di chiedere delucidazioni sui controlli. Ancora attendiamo la sua risposta.”
Fonte
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
ATTACCHI UMANI NON PIU’ AMMORTIZZATI DALLA FORESTA
Le capacita’ di resistenza del ‘polmone’ della Terra sta arrivando al limite. E’ quanto emerge da una rassegna pubblicata sul Nature e curata da esperti internazionali che analizzano le trasformazioni in atto nel bacino dell’Amazzonia: i sintomi fanno pensare che gli ‘attacchi’ umani, fino ad ora ‘ammortizzati’ naturalmente dalla foresta, stiano piegando pericolosamente le resistenze.I cambiamenti registrati ultimamente nella portata dei fiumi e nelle precipitazioni potrebbero infatti rappresentare dei pericolosi indicatori d’allarme . Fino ad ora tutti gli studi avevano mostrato una grande ‘resilienza’, ovvero la capacita’ di mantenere l’equilibrio del sistema nonostante l’intervento esterno dell’uomo, alle deforestazioni massicce e agli incendi.La grande foresta mostrerebbe segni di ‘cedimento’ con modifiche nei cicli dell’energia e dell’acqua in particolare nelle aree sud e orientali.In cinquant’anni, dal 1960 al 2010, il numero di abitanti nella regione amazzonica e’ passato da 6 a 25 milioni e la superficie di foresta si e’ ridotta di circa l’80%. Nonostante alcuni passi in avanti nel tentativo di preservarla, il disboscamento e’ passato da 28.000 chilometri quadrati nel solo 2004 (una superficie superiore della Lombardia) a meno di 7.000 chilometri quadrati nel 2011, tuttavia secondo gli esperti i progressi in questa direzione sono ancora molto limitati e fragili. La combinazione di cause naturali, piu’ o meno indotte dall’uomo su scala globale, come il riscaldamento globale e la siccita’ sempre piu’ frequene, con quelle strettamente ‘umane’, come deforestazione, inquinamento e incendi, stanno alterando in maniera preoccupante gli equilibri dell’Amazzonia. Il polmone verde della Terra e’ infatti in grado di resistere ai singoli disturbi, ma non alla combinazione di tutti. I piccoli progressi registrati fanno ben sperare i firmatari dello studio, che concludono affermando che i progressi ottenuti sviluppando programmi in grado di analizzare nel lungo periodo i cambiamenti in atto hanno anche permesso di comprenderne le cause prime; solo la capacita’ di dialogo e azioni combinate tra ricerca, politica, aziende e popolazione – dicono gli esperti – potra’ portare a azioni veramente incisive.
Fonte : www.ansa.it
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio