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DALLE COZZE UNA COLLA PER RIPARARE IL CORPO UMANO

UN GRUPPO DI SCIENZIATI HA SCOPERTO IL SEGRETO CHIMOCO DELLE ABILITA’ “ADESIVE” DEL COMUNE MOLLUSCO

Sono in grado di restare saldamente ancorate alle rocce anche quando le onde delle potenti burrasche marine lasciano poco scampo: il potere adesivo delle cozze è effettivamente degno di un notevole interesse, date le sue caratteristiche; ed ora un gruppo di ricercatori ha finalmente annunciato di aver svelato il segreto chimico di quella “abilità” che consente ai mitili di restare attaccati alle superfici bagnate, persino nelle circostanze più difficili. Un risultato di enorme utilità dal momento che tale scoperta potrebbe avere delle implicazioni pratiche nell’ambito della medicina e della chirurgia tutt’altro che trascurabili.Grazie alle colle sintetiche messe a punto partendo dal principio naturale della cozza, ad esempio, si potrebbero installare all’interno di alcuni organi dei pazienti affetti da diabete dei “cerotti” in grado di secernere insulina; più in generale, il materiale potrebbe rivelarsi fondamentale nell’ambito della chirurgia, fornendo un supporto innovativo nella ricostruzione dei tessuti danneggiati. Ancora, le proprietà adesive verrebbero sfruttate per riparare i piccoli fori che possono formarsi nella membrana che circonda il feto nel ventre materno, impedendone così la rottura che porta sovente a travagli e nascite premature o, nel peggiore dei casi, ad aborti spontanei: la sperimentazione in laboratorio su materiale fetale della colla derivata dai molluschi ne ha effettivamente rivelato l’enorme potenziale sigillante.

 

LA SCOPERTA E’ STATA PRESENTATA NEI GIORNI SCORSI A BOSTON

al meeting annuale della American Association for the Advancement of Science. Il Professor Herbert Waite, professore di biologia presso la University of California di Santa Barbara, ha spiegato ai presenti come una coppia di cozze attaccata sulla superficie di una roccia sarebbe perfettamente capace di sopportare il peso di un uomo adulto. Partendo da tale proprietà del mollusco, in particolare della specie Mytilus edulis diffusa tra Pacifico ed Atlantico, che normalmente secerne una colla appiccicosa che consente ad esso di restare immobile al proprio posto anche quando il mare rende difficoltoso per chiunque resistere, i ricercatori hanno sviluppato un materiale assai simile, ma in versione sintetica, fortemente adesivo ma anche tollerabile dall’organismo umano. La chiave della forza delle cozze sarebbe tutta racchiusa nella L-Dopa, sostanza già nota alla medicina perché utilizzata per il trattamento del morbo di Parkinson.

>Fonte<
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

DUE ISOLE – Un nuovo continente di spazzatura

spazzatura

VI SIETE MAI CHIESTI DOVE FINISCE TUTTA LA SPAZZATURA

(soprattutto la plastica) che lasciamo in giro per strada o che finisce nei fiumi, nei laghi, sulle coste marine oppure che gettiamo con le nostre mani in mare, dalla spiaggia o dalle barche su cui viaggiamo? Ebbene, sono decenni che questa si accumula nei mari e soprattutto nell’Oceano Pacifico, dove un gioco di correnti ha dato vita a una coppia di agghiaccianti mostruosità delle quali nessuno vuol parlare: tonnellate di rifiuti, per il 90% plastica appunto, accorpate in due sorte di enormi continenti galleggianti, scarsamente visibili dai satelliti e dalle navi in transito, che “dormono” appena sotto il pelo dell’acqua.Non se ne parla e quasi nessuno lo sa forse perché l’interesse mediatico di questo sfacelo, del quale tutti abbiamo colpa ma nessuno ammette la paternità, è e deve essere pari a zero; tuttavia, secondo alcune stime decisamente ottimistiche la massa di rifiuti ha una superficie doppia di quella del Texas, secondo altre, invece, misurerebbe quanto l’intera superficie degli USA.

 

WESTERN AND EASTERN PACIFIC GARBAGE PATCHES

letteralmente “isole di immondizia occidentale e orientale”, questo il nome dei due continenti i cui confini cominciano a circa 500 miglia nautiche dalla costa californiana, attraversano le Hawaii e arrivano quasi fino al Giappone. Una sconfinata distesa di plastica sminuzzata, bottiglie, palloni, spazzolini da denti, buste di plastica, filtri di sigarette e molto altro. La sua scoperta si deve a Charles Moore che nel 1997 incappò nel gigantesco “blob galleggiante” durante una regata; il suo sconcerto fu talmente grande da indurlo a lasciare il suo lavoro e creare una fondazione dedicata alla salvezza degli Oceani.I pochi studi effettuati ci restituiscono uno scenario drammatico che denuncia la desertificazione delle zone interessate dalle isole di spazzatura. Più di 300 specie marine sono a rischio estinzione perché le condizioni acquatiche sono ormai “incompatibili con la vita”: di fatto, gli unici abitanti rimasti sono i grandi cetacei. E lo sono ancora per poco, di questo passo. La plastica riduce la possibilità di ossigenazione dell’acqua rendendola asfittica, limita il passaggio di luce e trattiene il calore (contribuendo al riscaldamento degli oceani), oltre a trattenere anche buona parte degli inquinanti oleosi derivanti dal petrolio; in sintesi, un disastro.

 

A ESSERE DANNEGGIATI SONO ANCHE GLI UCCELLI MARINI CHE SCAMBIANO I RIFIUTI PER CIBO

se ne nutrono per settimane e forse mesi, per poi andare a morire sulle coste in preda a una dolorosa e lunga agonia. Sono circa un milione di uccelli appartenenti a varie razze a morire ogni anno per ingestione di sostanze plastiche. E noi? Secondo gli studiosi dell’Algalita Marine Research Foundation (la fondazione di Moore), i pesci che finiscono sulle nostre tavole sono delle bombe tossiche: i minuscoli pezzi di plastica funzionano come delle spugne assorbendo agenti inquinanti di ogni sorta (come gli idrocarburi) e i pesci inevitabilmente se ne nutrono restituendoci a tavola la cortesia.Questa massa, come potrete immaginare, è in continuo aumento; continua a crescere di anno in anno come fosse un essere vivente, in realtà un mostro, divorando un intero ecosistema. Il problema è di dimensioni spaventose e le soluzioni possibili non sono di semplice attuazione, ma una cosa è certa: nel nostro piccolo possiamo fare molto, anzitutto diffondendo questa notizia e poi, inevitabilmente, dichiarando guerra a plastica e inciviltà. La posta in gioco è alta, il tempo finito: è ora di cambiare.

*Giuliano Polichetti
Chimico Farmaceutico
Specialista in Farmacologia e Tossicologia Clinica

>Fonte<
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

ECCO COME SI FANNO LE BOMBE DI SEMI

FATE AZIONI D’AMORE PARTENDO DA UN SEME

In questo articolo vi spieghiamo come fare una bomba di semi: da gettare ovunque e in ogni luogo!Mettete fiori nei cannoni: era un detto degli anni ’70, della Flower Power Generation. Oggi i figli dei fiori si sono trasformati in molteplici manifestazioni umane, come i guerriglieri del Guerrilla Gardening. Gli attivisti della semina selvaggia se ne vanno, a volto coperto nella notte, a seminare fiori e ortaggi nelle zone degradate della città, creano delle aiuole stupende e coloratissime, preparano bombe di terra e semi e le gettano dove ci sia un lenzuolo di terreno disponibile. Fanno cultura, celebrano la vita oltre la specie, credono in un’idea, sono pacifisti.Seminano Amore attraverso dei piccoli semini. Tutti noi possiamo fare la guerriglia dei semi, uscire alla sera o anche al mattino con un cestino pieno di bombe di semi e spargere la vita sulla terra.

 

CE LA VOGLIAMO ALLORA COSTRUIRE UN BOMBA DI SEMI? ECCO COME SI FA

1 Prendere una vaschetta di terriccio comune
2 Preparare un mix di semi (fiori di campo e trifoglio, varietà di fiori perduti, fiori e ortaggi e altri che ritenete adatti)
3 Procurarsi un poco d’acqua
4 Mischiare il terreno con i semi (per ogni due parti di terreno, una deve essere di semi)
5 Aggiungere acqua quanto basta per amalgamare il tutto
6 Impastare fino ad ottenere un composto omogeneo
7 Iniziare la pallina raccogliendo una piccola porzione di impasto nel palmo della mano
8 Lavorare il tutto fino ad ottenere una pallina come quella della foto

 

*Giulia Landini
>Fonte <
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

AUTOPRODUZIONE FUORILEGGE? La proposta UE contro i piccoli coltivatori

LA UE PROPONE UNA LEGGE CHE PENALIZZA I PRODUTTOTI DI VARIETA’ REGIONALI,I COLTIVATORI BIOLOGICI E GLI AGRICOLTORI CHE OPERANO SU PICCOLA SCALA

Una nuova legge proposta dalla Commissione Europea renderebbe illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” i semi di ortaggi che non sono stati “analizzati, approvati e accettati” da una nuova burocrazia europea denominata “Agenzia delle Varietà Vegetali europee”.Si chiama “Plant Reproductive Material Law”, e tenta di far gestire al governo la regolamentazione di quasi tutte le piante e i semi. Se un contadino della domenica coltiverà nel suo giardino piante con semi non regolamentari, in base a questa legge, potrebbe essere condannato come criminale. Questa legge, protesta Ben Gabel del “Real Seed Catalogue”, intende stroncare i produttori di varietà regionali, i coltivatori biologici e gli agricoltori che operano su piccola scala.“Come qualcuno potrà sospettare – afferma Mike Adams su Natural News – questa mossa è la ‘soluzione finale’ della Monsanto, della DuPont e delle altre multinazionali dei semi, che da tempo hanno tra i loro obiettivi il dominio completo di tutti i semi e di tutte le coltivazioni sul pianeta”.

 

CRIMINALIZZANDO I PICCOLI COLTIVATORI DI VERDURE

qualificandoli come potenziali criminali – aggiunge Adams in un intervento ripreso da Come Don Chisciotte – i burocrati europei possono finalmente “consegnare il pieno controllo della catena alimentare nelle mani di corporazioni potenti come la Monsanto”.Il problema lo chiarisce lo stesso Gabel: “i piccoli coltivatori hanno esigenze molto diverse dalle multinazionali – per esempio, coltivano senza usare macchine e non vogliono utilizzare spray chimici potenti”. Per cui, “non c’è modo di registrare quali sono le varietà adatte per un piccolo campo, perché non rispondono ai severi criteri della “Plant Variety Agency”, che si occupa solo dell’approvazione dei tipi di sementi che utilizzano gli agricoltori industriali”.Se un contadino della domenica coltiverà nel suo giardino piante con semi non regolamentari, in base a questa legge, potrebbe essere condannato come criminale

 

PRATICAMENTE D’ORA IN POI TUTTE LE PIANTE ,I SEMI,GLI ORTAGGI E I GIARDINIERI DOVRANNO ESSERE seedsREGISTRATI

“Tutti i governi sono, ovviamente, entusiasti dell’idea di registrare tutto e tutti”, sostiene Adams. Tanto più che “i piccoli coltivatori dovranno anche pagare una tassa per la burocrazia europea per registrare i semi”. Gestione delle richieste, esami formali, analisi tecniche, controlli, denominazioni delle varietà: tutte le spese saranno addebitate ai micro-produttori, di fatto scoraggiandoli.“Anche se questa legge verrà inizialmente indirizzata solo ai contadini commerciali – spiega Adams – si sta stabilendo comunque un precedente che, prima o poi, arriverà a chiedere anche ai piccoli coltivatori di rispettare le stesse folli regole”. Un tecno-governo impazzito: “Questo è un esempio di burocrazia fuori controllo”, spiega Ben Gabel. “Tutto quello che produce questa legge è la creazione di una nuova serie di funzionari dell’Ue, pagati per spostare montagne di carte ogni giorno, mentre la stessa legge sta uccidendo la coltura da sementi prodotti da agricoltori nei loro piccoli appezzamenti e interferisce con il loro diritto di contadini a coltivare ciò che vogliono”.Inoltre, aggiunge Gabel, è molto preoccupante che si siano dati poteri di regolamentare licenze per tutte le specie di piante di qualsiasi tipo e per sempre – non solo di piante dell’orto, ma anche di erbe, muschi, fiori, qualsiasi cosa – senza la necessità di sottoporre queste rigide restrizioni al voto del Consiglio.

 

COME SEMPRE IL DIAVOLO SI NASCONDE NEI DETTAGLI

“Il problema di questa legge è sempre stato il sottotitolo, che dice un sacco di belle cose sul mantenimento della biodiversità e sulla semplificazione della legislazione”, come se il nuovo dispositivo rendesse finalmente le cose più facili, ma “negli articoli della legge c’è scritto tutto il contrario”, avverte Adams. Esempio: dove si spiega come ‘semplificare’ le procedure per le varietà amatoriali, non si fa nessun accenno alle accurate classificazioni già elaborate dal Defra, il dipartimento britannico per l’agricoltura impegnato a preservare le varietà amatoriali.Praticamente, in base alla nuova legge Ue d’ora in poi tutte le piante, i semi, gli ortaggi e i giardinieri dovranno essere registrati.Di fatto, spiega lo stesso Adams, la maggior parte delle sementi tradizionali saranno fuorilegge, ai sensi della nuova normativa comunitaria. “Questo significa che l’abitudine di conservare i semi di un raccolto per la successiva semina – pietra miliare per una vita sostenibile – diventerà un atto criminale”. Inoltre, spiega Gabel, questa legge “uccide completamente qualsiasi sviluppo degli orti nel giardino di casa in tutta la comunità europea”, avvantaggiando così i grandi monopoli sementieri.

 

E’ QUELLO CHE STANNO FACENDO I GOVERNI

insiste Adams: “Stanno prendendo il controllo, un settore alla volta, anno dopo anno, fino a non lasciare più nessuna libertà”, al punto di “ridurre le popolazioni alla schiavitù in un regime dittatoriale globale”. Si avvera così la ‘profezia’ formulata da Adams nel libro “Freedom Chronicles 2026” (gratuito, scaricabile online), nel quale un “contrabbandiere di semi” vive in un tempo in cui le sementi sono ormai divenute illegali e c’è gente che, per lavoro, ne fa contrabbando, aggirando le leggi orwelliane imposte della Monsanto.L’incubo pare destinato a trasformarsi in realtà: “I semi stanno per diventare prodotti di contrabbando”, afferma Mike Adams. “Chiunque voglia prodursi il suo proprio cibo sta per essere considerato un criminale”. Questo, conclude Adams, è il dominio totale sulla catena alimentare. “Tutti i governi cercano un controllo totale sulla vita dei cittadini”. Per questo, oggi “cospirano con le multinazionali come la Monsanto”, ben decisi a confiscare la libertà più elementare, cioè il diritto all’alimentazione. “Non vogliono che nessun individuo sia più in grado di coltivare il proprio cibo”.

di Giorgio Cattaneo
>Fonte<
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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