RUSPE DELL’UE vs IL POPOLO DEGLI ULIVI

RUSPE DELL’UE vs IL POPOLO DEGLI ULIVI

RUSPE DELL'UE vs IL POPOLO DEGLI ULIVI

MENTRE GLI ISPETTORI DELL’ UE NEI GIORNI SCORSI HANNO RIBADITO L’IMPORTANZA DELLA LINEA DURA suggellata a Bruxelles in maggio, cioè l’eradicazione degli ulivi del Salento, contadini, cittadini, associazioni, artisti si preparano a nuove forme di resistenza. Di sicuro, il “popolo degli ulivi” è riuscito a raccontare quello che sta accadendo, ha evidenziato il legame tra la malattia delle piante e l’uso di concimazione chimica, ha dimostrato che la scienza di laboratorio è in grado solo di fornire la “soluzione” della desertificazione del territorio, ha mostrato, infine, che esistono sperimentazioni di agricoltura naturale in grado di prendersi cura delle piante.

RUSPE DELL'UE vs IL POPOLO DEGLI ULIVIVEDERE LA MORTE PER DISSECCAMENTO DI INTERI CAMPI DI ULIVI SECOLARI A GALLIPOLI E IN ALTRE ZONE DEL SALENTO FA MALE ALL’ANIMA. Ma ancor più sconfortante è il piano di eradicamento di massa avanzato dal solerte comandante Siletti del Corpo Forestale della Regione Puglia e fatto proprio dal Governo e dall’Unione Europea nell’intento di creare un “vuoto biologico” attorno alle aree dove è stato trovato il batterio Xilella, classificato “molto pericoloso” e accusato di essere la causa dell’epidemia. La scienza di laboratorio non sembra in grado di fornire altra soluzione se non la desertificazione del territorio. Se tale piano dovesse procedere il paesaggio, la storia, l’economia della Puglia non sarebbero più gli stessi e si aprirebbe la strada ad altri usi del territorio, ben descritti dalla giornalista Marilù Mastrogiovanni in: Xilella Repor, edizioni Il Tacco d’Italia. Una mobilitazione senza precedenti di contadini, cittadini, associazioni, artisti ha materializzato un “popolo degli ulivi” che ha fermato le motoseghe. Ci si attende ora dal nuovo presidente della Regione Michele Emiliano una riconsiderazione della situazione alla luce di semplici constatazioni che emergono dal sapere diffuso esperienziale degli olivicoltori tradizionali.

RUSPE DELL'UE vs IL POPOLO DEGLI ULIVILA XILELLA PUO’ ESSERE SOLO LA CAUSA DI UN INDEBOLIMENTO DEI TESSUTI VEGETALI delle piante private di un apporto nutrizionale sufficiente a causa dalla perdita di materia organica del suolo. Decenni di concimazione con prodotti di sintesi, di diserbanti, di uso di fitofarmaci, di mancata coltivazione dei terreni, di potature approssimative hanno compromesso i cicli biologici delle piante più vecchie. Un professore di agronomia dell’Università della Basilicata, Cristos Xyloyannis, lo ha scritto sull’“Informatore Agrario”. Un permacultore, Mattia Pantaleoni, nel suo podere a Oria (Brindisi) sperimenta come alimentare e curare le piante con microrganismi e minerali. Ivano Gioffreda, presidente di Spazi popolari, ha ottenuto buoni risultati curando i suoi alberi con la classica poltiglia bordolese. Alcuni campi sperimentali biologici stanno dando buoni risultati. Al fondo, si scopre che non vi è bisogno di scatenare alcuna guerra batteriologica (con le armi fornite dalla Monsanto, guarda caso!), basterebbe un’azione coordinata per una rivalutazione del prodotto. La gran parte dlle olive da queste parti vengono pagate pochi euro al quintale al frantoio per produrre “olio lampante”, troppo acido e di bassa qualità per essere remunerativo.

* Paolo Cacciari
>Fonte< 
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

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