SARDEGNA – Trovate altre 20 statue di giganti

 

SARDEGNA - Trovati altri 20 scheletri di giganti

CABRAS. Mont‘e Prama. E Monte Trigu, Monte Palla. La patria dei Giganti è nel territorio di Cabras; almeno fino ad ora. Ma la ripresa degli scavi alla ricerca di quanto la terra dei Giganti ancora custodisce, potrebbe spostarsi, anche se di poco. Appunto, a Monte Trigu e Monte Palla, comune di Riola Sardo. È lì che si ritiene possano trovarsi altri giganti: almeno una ventina. E – stando ai risultati delle indagini elaborate attraverso il georadar – anche un edificio, che potrebbe essere un tempio. Le nuove statue, aggiunte a quelle già riportate alla luce, farebbero lievitare a circa cinquanta il numero dei Giganti riemersi. Una quantità imponente, che, se possibile, rende ancora più impressionante la portata della scoperta. Destinata a riscrivere l’identità della Sardegna alla fine dell’epoca dei nuraghi, tra il Bronzo finale e il primo Ferro. Fatte salve altre ipotesi, altrettanto suggestive. Questi rinvenimenti e le indagini che li riguardano, ora, si allungano sull’asse Cabras-Riola Sardo. Il sindaco di Riola, Ivo Zoncu, ha avuto un mese e mezzo fa la comunicazione dal parte degli archeologi di Sassari dell’interesse che suscitano Monte Trigu e Monte Palla, peraltro di privati.

 

SARDEGNA - Trovati altri 20 scheletri di gigantiI GIGANTI ABBRACCIANO IL SINIS E AMPLIANO LA PORTATA SCIENTIFICA del dossier Mont‘ Prama in un contesto che non ha precedenti. Ma sono, questi, anche giorni di polemiche. Ad alimentarle è soprattutto, l’ interruzione del servizio di guardinìa negli scavi di Mont‘ Prama, che riprenderanno il 7 gennaio, cime ha annunciato l’archeologo Raimondo Zucca (Università di Sassari), responsabile del cantiere assieme all’archeologo Alessandro Usai (Soprintendenza) e al professor Gaetano Ranieri (docente di Geofisica all’Università di Cagliari). Da qualche giorno, il sito di Mont ‘e Prama è sorvegliato da un gruppo di volontari che ieri si è incontrato a Mandriola. Un passaparola attraverso i social network, un impegno concreto da parte di persone che hanno anche deciso di trascorrere la notte a ridosso degli scavi e che sollevano la questione della mancata sorveglianza. «Non c’è nulla da portare via», è l’opinione del professor Ranieri. È il suo strumento, il georadar, che ha dato la visione prospettica, a sedici canali, per scandagliare il terreno sottostante e indirizzare le ricerce. E che il problema di Mont‘e Prama non sia, in questo momento, la sorveglianza, lo pensa anche Attilio Mastino. Archeologo, ex magnifico rettore dell’Università di Sassari, rileva come, ad esempio, «anche il tempio di Antas non abbia una sorveglianza notturna». E non c’è in altri importantissimi siti isolani. Al di là del rischio tombaroli, che in passato hanno fatto razzia di luoghi a lungo, senza dubbio, trascurati dalle istituzioni, è che qualcuno possa interferire nel lavoro di cantiere. Nei rilievi stratigrafici, andando a calpestare aree ancora al centro di indagine. Fermo restando, come ha rilevato lo stesso professor Zucca, che l’interesse di quanti si stanno mobilitando attorno a Mont‘e Prama dimostra l’accresciuto livello di sensibilità attorno alle statue. Che stanno, lentamente ma in modo crescente, diventando patrimonio di tutti.

La Nasa dispone di un satellite in grado di vedere il sottosuolo con un margine di errore di 3, 4 metriQUESTE MISTERIOSE STATUE HANNO AFFASCINATO ANCHE GLI SCIENZIATI DELLA NASA, l’ente spaziale americano. Dei Giganti ha parlato a Mountain View, Silicon Valley, il professor Ranieri, che una settimana fa è rientrato dagli Stati Uniti, dove proprio con la Nasa conduce un importante progetto scentifico. Gli scienziati si sono mostrati molto interessati ai Giganti, di cui erano a conoscenza. La Nasa dispone di un satellite in grado di vedere il sottosuolo con un margine di errore di 3, 4 metri. Troppo, per questa ricerca; ma il satellite potrebbe anche essere ritarato, e la sua precisione aumentata. E chissà che in questa storia, ancora in gran parte da scrivere, non possa aggiungersi anche il contributo degli scienziati americani. Sarebbe, questa, una internazionalizzazione di una ricerca che riguarderà pure la Sardegna, ma la cui portata sarebbe folle restringere dentro i confini dell’isola.

>Fonte< 
Redatto da Pjmanc: www.ilfattaccio.org

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