ABRUZZO – Ex manager laureato alla Bocconi sceglie di fare l’eremita

ABRUZZO – Ex manager laureato alla Bocconi sceglie di fare l’eremita

Marco Valle
Marco Valle

UNA SCELTA DI VITA MOLTO PARTICOLARE IMPERNIATA SULLA RICERCA DI VALORI INTERIORI.L’ex manager Marco davanti al suo orto «La mia vita è cambiata dieci anni fa: mi trovavo per lavoro all’Holiday Inn di Manhattan, a giugno dormivo nei fienili in Toscana». Marco, trentasette anni compiuti, ex manager Yamaha ed ora eremita in Abruzzo, ride. Il contrasto delle due immagini lo diverte. Per parlare con quest’uomo riflessivo, pacato e accogliente, i cui tratti incorniciati dalla capigliatura rasta ricordano vagamente quelli di Bob Marley, abbiamo dovuto camminare parecchio. Mezz’ora buona di ripida montagna tra Rocca Santa Maria e Valle Castellana, in provincia di Teramo, al confine tra l’Abruzzo selvaggio e le Marche. Dove è possibile incontrare i lupi e, giurano alcuni, anche gli orsi. D’altronde, l’eremita del borgo abbandonato di Valle Pezzata, che fino all’età di ventisette anni era product manager dell’Italaudio, storico distributore nazionale del marchio Yamaha per hi-fi con sede a Legnano, non se l’è scelta facile l’esistenza.

Marco_EremitaCURRICULUM – Laureato in Economia alla Bocconi con una tesi dal titolo eloquente («Metodologie di valutazione ambientale e sviluppo sostenibile», relatore il professor Pierluigi Sacco, volto noto alla Rai come divulgatore, ora ordinario alla Iulm di Milano), Marco già allora tentava di dare un’interpretazione diversa della realtà che lo circondava. «Volevo confutare – ci spiega – le tesi di coloro che, finanziati dalle multinazionali, cercano di far passare per scienza le convinzioni politiche».Dopo la laurea, conseguita a pieni voti, lavora un anno e mezzo per il marchio giapponese. Le dimissioni arrivano improvvise ed inaspettate, soprattutto per i genitori. «Non ero in armonia con le mie inclinazioni – dice – e sapevo che quella del manager non era la mia strada. L’avevo scelta come banco di prova e come estensione del corso di studi. Ma era un’esperienza totalizzante. Al di là delle otto ore di ufficio, il lavoro assorbiva completamente la mia vita. Era difficile staccare la spina quando tornavo a casa. Invece io volevo stabilire un contatto più profondo e più armonico con l’ambiente circostante». «Una scelta coraggiosa – la definisce oggi Marco Puchetti, fino al 2003 direttore commerciale all’Italaudio -, tanto più se si considera che Marco era un ottimo manager e aveva iniziato il proprio percorso professionale in una realtà aziendale notevole».

valle degli elfiFAMIGLIA – Marco è cresciuto a Busto Arsizio, nel Varesotto, cullato e protetto da una famiglia benestante che tutto si aspettava tranne che il figlio rifiutasse il consumismo e le comodità e abbracciasse un’esistenza fatta di cose elementari. «La presero – ricorda – come una scelta che non poteva stare in piedi, un gesto di temporanea follia. Contavano sul fatto che, finiti i soldi della liquidazione, sarei tornato». E invece accade il contrario. «Mi sono accorto presto – prosegue – che la mia vita era sommersa dai bisogni secondari indotti dal sistema in cui vivevo. Ero pieno di cose che non mi servivano e di cui pian piano mi dovevo liberare. In questo modo è stato più facile rendermi autonomo rispetto ai bisogni primari legati alla sopravvivenza, al cibo, ai vestiti e ad un riparo sopra la testa, e indirizzare quelli secondari nella direzione in cui volevo, senza che fossero condizionati dal marketing, dalla politica o da qualche scuola spirituale». L’ex manager trascorre circa otto anni nell’ ecovillaggio della Valle degli Elfi, sull’Appennino tosco-emiliano. Due anni fa, in pieno inverno, si sposta in Abruzzo per dar vita ad un’altra comunità.

Valle Pezzata
Valle Pezzata

IN DUE –All’inizio, a Valle Pezzata, erano in quindici, ora sono in due. Con Marco c’è Artur, un polacco di 41 anni che dopo aver girato mezza Europa ha deciso di fermarsi qui. Abitano distanti l’uno dall’altro ma conducono vite simili. Ogni tanto fanno capolino in paese, a Rocca Santa Maria, dove hanno un buon rapporto con la comunità locale, o girano per borghi suonando alle feste e alle sagre. Poi tornano nel loro Eden, rinunciando alla corrente elettrica per seguire i ritmi del sole. D’inverno dormono molto, d’estate meno.«Il mio corpo – spiega Marco – si sveglia quando non ha più la necessità di riposare. È la montagna che detta i tempi». E l’alimentazione? «Si basa sul selvatico, cioè su quello che ci offre spontaneamente la terra. Coltiviamo l’orto, seguendo i consigli degli anziani contadini, e l’acqua la prendiamo dal torrente. Pensa, noi qui non produciamo quasi rifiuti… altro che Napoli!». E mentre il mondo vive con il fiato sospeso per l’incubo default, Marco offre la sua versione della Storia: «Se ognuno eliminasse il superfluo e attraverso l’introspezione cominciasse a soddisfare i bisogni primari, capirebbe più facilmente cosa lo può appagare…».

*Nicola Catenaro

Fonte-Corriere.it
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

19 Comments

  1. L’ho letto con piacere fino a quando ha riportato : “Pensa, noi qui non produciamo quasi rifiuti… altro che Napoli!”

    poteva evitarla…. solo a napoli ci sono rifiuti?!?!??!?!

    1. la frase su Napoli in effetti stona per essere uno che crede di essere sopra le cose e di aver capito tutto della vita.
      E comunque più che una scelta di vita mi sembra un voler essere eccentrico..probabilmente a casa c’ha il papi con il mercedes che aspetta che passi anche questa ennesima iniziativa del “figlio ribelle” che ancora non si è deciso a lavorare

      1. ma vai a quel paese..lui si vive la sua vita e non rompe le scatole a nessuno..sicuramente sei tu che hai il “papi” con il mercedes che ti aspetta a casa..

      2. Che commentone Alessandro, complimenti. E’ vero la frase su Napoli sembra proprio stonare e non la gradirà nessuno che legga con un po’ di interesse. Stona, perché il questa poetica musica quella è una nota inaspettata.
        Ma A) non sembra che questa persona si ritenga al di sopra di tutto e aver capito TUTTO della vita, solo perché dà delle interpretazioni per la propria vita e sensazione…
        B) dal tuo commento sul papi è chiaro che non hai mai conosciuto gente (o realtà) con le palle, che ha avuto il coraggio di fare ciò che crede, che segue il proprio sentire senza scassare troppo… non mi sembra che si prodighi per rilasciare interviste, o sbaglio?? Eccentrici come lui ce ne sono tanti ma evidentemente davanti a quel computer ti sfugge 🙂 non mi preme convincerti, non riuscirai a capire perché se mancano sia le palle, che la testa…

    2. A Napoli l’emergenza è durata un po’ di più o si è fatta notare di più, o magari è quello che ci hanno fatto credere i media.. In un modo o nell’altro, Napoli è diventata l’icona dell’emergenza rifiuti, anche se questo problema opprime tutt’ora molte altre città.

  2. ….alle volte mi chiedo se ci voglia più coraggio a vivere come Marco e Artur o come viviamo la maggior parte di noi, che non sappiamo fare a meno del superfluo….

  3. a marco e alessandro
    ribadisco il concetto..avete distorto il messaggio, e tale distorsione secondo me deriva dal fatto che a napoli siete oltremodo permalosi..

    1. Gianni…a Napoli siamo pure permalosiiii??????…questa mi giunge davvero nuova, non eravamo solo camorristi monnezzari incivili…ah, però la pizza è buona

  4. ad alessando
    secondo me il papi che aspetta a casa bla bla bla ce l’hai tu..lui ha fatto una scelta di vita e non commenta e non rompe le palle a nessuno..e soprattutto non inquina!

  5. Splendido, manderemo a monte il sistema se lo facessimo in tanti, non per bisogno finanziario, ma per protesta consapevole, per scelta di uno stile di vita dettato dalla natura piuttosto che dal denaro. Volevo fare una prova anche io,( sono un’ecodesigner che quando fa i sogni ad occhi aperti pensa a queste cose )ma dalle mie parti fa veramente freddo in inverno, ed essere donna purtroppo è fortemente limitante. Tanta stima per quest’uomo.

    1. AMMIRO MARCO. Dalla sua parte ha avuto anche poca paura del salto nel buio. Ce ne sono tanti che lo invidiano, me compreso, ma ci sono tante cose che bloccano una scelta del genere ed ognuno degli “invidiosi” ne potrebbe elencare parecchi, me compreso. E non parlo di fondo iniziale, comodità perdute o cose del genere.

  6. questa notizia è vecchia di almeno 3 anni, marco ha mollato subito dopo insieme gli altri 13 italiani, l’unico rimasto è Arthur il polacco che è rimasto x 4 primavere e 2 inverni come dice lui, sono andato a trovarlo il 9 novembre 2013 e non c’era più neanche lui, questo inverno lo passa fuori, se torna tornerà a primavera…. l’ultima volta ho passato 3 giorni da lui i primi di agosto…. questo marco sta diventando un mito senza nessun merito in rete…. solo perché nessuno effettivamente controlla le notizie….

  7. Riguardo la polemica dei rifiuti di Napoli, Nicola Catenaro in questo articlo ha distorto un pò il messaggio.
    In questa video intervista, da cui sono tratte tutte le informazioni scritte qui, si capisce meglio il senso di un’affermazione che non era rivolta a Napoli e ai napoletani.

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