L’ANNO SENZA ESTATE

A CAUSA DELLE PIOGGE E DEL CALDO CHE TARDA AD ARRIVARE SI PARLA MOLTO DI “ANNO SENZA ESTATE”

Ancor prima che l’estate sia davvero iniziata (quella meteorologica è iniziata l’1 di giugno). Staremo a vedere se sarà davvero così. Ma in tempi storici ci fu davvero un anno senza estate? Ebbene si.Nel 1815, tra il 5 e il 15 aprile, sull’isola di Sumbawa, nell’arcipelago Indonesiano, eruttò il monte Tambora e l’eruzione uccise 117.000 persone. Ci sono voluti decenni di ricerche per ricostruire cosa avvenne esattamente: oggi sappiamo che dal vulcano furono eruttati oltre 10 chilometri cubi di magma e ceneri e 400 milioni di tonnellate di gas che produssero una colonna alta 44 chilometri. Fu una delle più violente eruzioni vulcaniche avvenute in tempi storici. Il gas e il pulviscolo proiettati in atmosfera provocarono un forte raffreddamento di tutta la Terra, tanto che il successivo anno 1816 venne definito come “l’anno senza estate” o “l’anno della povertà” o anche “Eighteen hundred and froze to death”, (Milleottocento e muori ghiacciato), nei Paesi di lingua inglese. I raccolti andarono distrutti in tutto il nord del mondo, dall’Europa settentrionale agli Stati Uniti del Nord fino al Canada orientale. Le statistiche dicono che, normalmente, nelle regioni americane le temperature estive si aggirano attorno ai 25°C e solo molto raramente scendono al di sotto dei 5°C.

 

TANTA NEVE

La neve in estate poi, è realmente un’eccezione. Ma le cose andarono ben diversamente nell’estate del 1816. Trenta centimetri di neve coprì il Quebec all’inizio di giugno. In Pennsylvania molti laghi e fiumi ghiacciarono tra luglio e agosto, mentre nel New England e nel Canada orientali due gigantesche tempeste di neve interessarono a giugno le due regioni. Anche l’Europa ne fu interessata. In Italia, per esempio, la neve che cadde durante l’inverno era rossastra, mentre in Ungheria venne definita sporca. Entrambe furono alterate dalla polvere presente in atmosfera. Lungo il Reno infine, violentissime e prolungate piogge causarono inondazioni di notevole intensità, con centinaia di morti e la distruzione dei raccolti.

 

NUBI DI POLVERE

Le nubi di polvere vulcanica hanno una profonda influenza sul clima della Terra per due motivi: da un lato abbassano le temperature dall’altro aumentano le piogge. Ciò è dovuto al fatto che quando un vulcano esplosivo innesca una eruzione, immette nell’atmosfera un enorme volume di ceneri che possono raggiungere la stratosfera, che è lo strato dell’atmosfera che sta al di sopra della troposfera, quello in cui viviamo. La stratosfera è spesso caratterizzata da fortissimi venti che possono distribuire la polvere su gran parte del pianeta e mantenerla in sospensione per mesi o anni. Già Benjamin Franklin aveva notato che dopo un’imponente eruzione avvenuta nel 1783 in Islanda un raggio di Sole non era in grado di bruciare un pezzo di carta, perché troppo debole. Il meccanismo fondamentale messo in atto in seguito a una eruzione vulcanica consiste nella formazione nella stratosfera di acido solforico prodotto dai gas eiettati dal vulcano. Tale gas viene a trovarsi diluito nel vapore acqueo in minutissime gocce che origina una specie di immensa nube che avvolge la Terra. Tale nube riflette verso lo spazio gran parte della radiazione solare e questo è la causa prima della diminuzione della temperatura terrestre. Se da un lato è semplice spiegare la diminuzione di temperatura terrestre, più difficile è dare un significato all’aumento della piovosità. Tuttavia sembra che le microparticelle di polvere aiutino a condensare il vapore acqueo nell’atmosfera e ciò determina una maggiore piovosità.

 

PinatuboALTRI ANNI ANOMALI

In tempi più vicini a noi i fenomeni del raffreddamento terrestre e dell’aumento della piovosità in seguito a violente eruzioni sono stati rilevati dopo le eruzioni del Krakatoa (1883), dell’Agung (1963), del St. Helens (1980), del El Chichon (1982) e del Pinatubo, un vulcano delle Filippine che esplose dopo secoli di inattività, nel 1991. Un’eruzione le cui conseguenze sono state studiate con grande dettaglio, anche per mezzo dei satelliti. L’evento raffreddò la temperatura terrestre per un paio di anni, tanto da mascherare quelle che erano le prime avvisaglie di un forte aumento della temperatura globale in seguito all’incremento dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera.I climatologi sono comunque d’accordo che anche le più violente eruzioni vulcaniche possono alterare l’andamento della temperatura terrestre per periodi piuttosto limitati che non superano i 2 o 3 anni.

 >Fonte<
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

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