LE CONFEZIONI DI MOMENT – Il consumismo dei farmaci

LO SPOT SUL MOMENT LO VEDO PASSARE

mentre sono seduta sul divano di casa, con l’immancabile pc sulle ginocchia in attesa di svegliarmi meglio dopo una serata di lavoro.La tv è accesa, ma serve più per il brusio di sottofondo che fa compagnia che per guardarla.Però mi sveglio subito al passaggio della pubblicità, e cosa mi viene in mente?La moltiplicazione dei pani e dei pesci, ovvero il pensiero associa i vari moment al consumismo dei farmaci.Sì perchè nello spot sfilano tre soldatini in divisa blu, ognuno clone di se stesso: moment 12 compresse, moment 10 capsule, moment act che è uguale a due moment semplici.Il principio è sempre lo stesso, ibuprofene ed anche il suo dosaggio, 200 mg a pillola e 200×2 nel moment act.

 

IL MOMENT COMPRESSE E’ MOMENT PUNTO.

Il moment ‘capsule molli’ invece sono di gelatina perchè, si dice, così si assorbono più velocemente, senza dimenticare che comunque arrivano dopo l’analogo identico Buscofen, dalla rosea scatolina con l’indicazione tutta femminile per i dolori mestruali (in effetti non ho mai visto la confezione di buscofen in tasca ad un uomo per il mal di testa. Potere del colore e non del principio!)Quale è la motivazione  psicologica, perchè di questa sola si tratta, per la quale possiamo comprare 3 ‘tipi’ (o 4)  apparentememnte diversi di farmaco, ma sostanzialmente uguali .L’illusione che si tratti di farmaci nuovi, mai provati e dunque più efficaci, aiutati anche dai messaggi che ti fanno cambiare scatola, a volte solo quella, a seconda del male da curare.Infatti la forza del messaggio pubblicitario è tanto penetrante da far credere per esempio che il moment act sia più valido di due moment singoli scordandosi che prima del suo ingresso sul mercato in pompa magna, il buon farmacista già suggeriva, nei casi di dolore più intenso, di assumere due moment a stomaco pieno.E questi sono solo alcuni esempi della moltiplicazione delle confezioni di farmaco.Siamo noi che ci prendiamo in giro da soli e ci illudiamo o è il mercato che  crea questi inutili bisogni?

*di Massimilla Manetti Ricci

>Fonte<
Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

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