Il presidente della Corte Suprema:“Distribuire gratis le droghe leggere così sconfiggeremo la criminalità”Di tutti i presidenti in carica è orgogliosamente il piú al verde, il politico più all’osso e malagiato di tutto il Sudamerica ( e probabilmente, di tutto il pianeta) più frugale e basico di qualunque missionario francescano, più spartano e rigoroso di Joan Pick, l’asceta dell’energia di Croydon che da sempre ha bandito l’auto, il frigorifero, la televisione, il riscaldamento e la doccia, pur di ridurre quasi a zero le sue emissioni di gas serra. Ex dirigente tupamaro, il presidente uruguayano Pepe Mujica vive con meno di mille dollari al mese in una finca alle porte di Montevideo, con la moglie senatrice e un cane senza pedigree, in cui coltiva le sue verdure e le sue amate piante aromatiche. Per anni è andato in Parlamento sempre in Vespa – altro che il Gregory Peck di “Vacanze Romane”. Possiede una vecchia Volkswagen color verde bottiglia, del valore di 1900 dollari mentre nelle occasioni ufficiali riceve i capi di stato stranieri a bordo di una Chevrolet Corsa.
SE UN GIORNALISTA GLI CHIEDE L’INTERVISTA
Pepe l’asceta gli dà appuntamento al bar de Vida nel popolare barrio Belvedere dove si presenta senza scorta, come un qualsiasi cittadino o un serafico pensionato in libera uscita. Eletto il primo marzo del 2010 il minimalista Mujica ha rivoluzionato il suo paese come nemmeno Copernico si sogno’ di fare con le orbite dei pianeti. Citando Seneca «Povero non è colui che possiede poco bensì colui che brama di possedere troppo. Così passa la vita maledicendo di non avere nulla» e al grido di «la felicidad no es gastar y llenarse de cosas. Es llenarse de tiempo libre», Mujica si è battuto per la legalizzazione dell’aborto, della marijuana – «la tossicodipendenza e’ una malattia, guai a confonderla col narcotraffico» – e dei matrimoni gay. La nuova sfida di Pepe l’asceta, è quella di insegnare ai giovani a consumare correttamente la marijuana per diminuirne gli effetti e limitarne i danni. In sinergia con il segretario generale del Consiglio Antidroga Nazionale – Julio Calzada – Mujica sta varando una campagna destinata ai giovani su come consumare la marijuana. Evitare, ad esempio, di fumarla per non danneggiare i polmoni ma inalarla o consumarla con cibi – da qui la nascita di ricettari in cui la marijuana diventa base per tisane, torte, ripieno per empanadas, panacea per ingagliardire salse, per macerare pesci e carni destinate ad essere asade, manosanta per zuppe, per rendere più stuzzicante la mayonese per il sandwich olimpico e per l’agnello e la carne di nandú.
Jorge Ruibal, presidente della Corte Suprema di Giustizia, invita il suo paese non solo a legalizzare la marijuana ma a distribuirla gratuitamente per evitare che i giovani tossicodipendenti entrino nel limbo della microcriminalitá o la comprino al mercato nero, dove il suo traffico è gestito dalla malavita organizzata. L’unica condizione che pone Ruibal è registrare i consumatori per poter monitorare il consumo di marijuana in Uruguay. “Consideriamo che il popolo dei consumatori abituali oscilli intorno ai 300.000, di cui più della metà giovani e minori d’età». E’ da più di un anno e mezzo che Pepe l’asceta cerca di convincere il suo paese a legalizzare la marijuana e a delegare allo Stato il monopolio per poterla produrla e venderla, così da infliggere un colpo letale al narcotraffico e allontare definitivamente i giovani dal mercato nero, dove, oltre alla marijuana, si vendono droghe pesanti e le micidiali droghe sintetiche.
*LORENZO CAIROLI
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Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
Scorze di agrumi, olive macerate, vinacce e similari sono una miniera di molecole utilissime ai fini della ricerca scientifica in diversi ambiti.Un tesoro si nasconde negli scarti agroindustriali. Bucce di pomodoro, scorze di agrumi, olive macerate, vinacce e similari sono infatti una miniera di molecole utilissime ai fini della ricerca scientifica in campo farmaceutico, cosmetico e alimentare. Tanto da poter valere addirittura 1000 euro al kg.A spiegarlo è Fabrizio Adani, responsabile scientifico del Gruppo Ricicla, del dipartimento di produzione vegetale della facoltà di Agraria dell’università di Milano che a fine febbraio – alla terza edizione di “Food Bioenergy”, nell’ambito della fiera “Bioenergy Italy” a Cremona dal 28 febbraio al 2 marzo – approfondirà il tema del riutilizzo di questi scarti, da non considerare più come rifiuti ma come veri e propri sottoprodotti.
osserva l’esperto – ogni anno si producono in media di 12 milioni di tonnellate di scarti agroindustriali, solo la frazione organica arriva a 9 milioni. Una grande risorsa che non viene sfruttata appieno.Allo stato attuale, continua Adani, non esiste un mercato consolidato per il riutilizzo di questi scarti. Esistono però aziende che stanno lavorando, con notevole lungimiranza, per perfezionarne il recupero al fine di ottenere molecole ad alto valore aggiunto da utilizzare non solo per produrre energia ma anche nell’industria farmaceutica.Non solo bioenergie quindi. Grazie all’innovazione è infatti possibile estrarre da questi materiali polifenoli, carboidrati, omega 3, omega 6 e pigmenti utili alla ricerca in differenti ambiti industriali.Tuttavia, come speso accade in Italia, conclude l’esperto – nonostante il valore considerevole anche in termini economici di una tale risorsa – gli investimenti in questa direzione sono carenti: scarti industriali e idee non mancano ma i fondi da destinare a un processo così interessante invece languono.
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Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org