PRODURRE ENERGIA PULITA E RINNOVABILE SFRUTTANDO IL MOTO ONDOSO
Questo il rivoluzionario progetto presentato con una conferenza stampa al Municipio di Mestre, e in contemporanea a “Ecomondo”, la fiera internazionale sulla sostenibilità energetica e ambientale in corso a Rimini. Sono intervenuti, tra gli altri, l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, la dirigente della Direzione Ambiente e Politiche giovanili, Anna Bressan, la direttrice di Agire, Alessandra Vivona. La sperimentazione è stata avviata dal Comune di Venezia, attraverso Agire, l’Agenzia veneziana per l’energia, e consente di trasformare l’energia contenuta nel moto ondoso della laguna e del mare in energia elettrica pulita e rinnovabile, che potrà alimentare attrezzature ed impianti.“Crediamo molto in questo nuovo sistema, per ora unico al mondo e mai sperimentato prima – ha esordito l’assessore Bettin – per produrre energia pulita seguendo e sfruttando la grande vocazione e opportunità del territorio veneziano, ovvero il mare. Da sempre i veneziani hanno avuto la capacità di adattarsi al mare e adattare il mare alle proprie esigenze. Oggi noi lo facciamo portando avanti politiche per il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale”. Come ha infatti spiegato la direttrice di Agire, Vivona, il progetto ha portato alla realizzazione di tre prototipi: due che saranno installati in mare aperto entro la prossima primavera, e uno già posizionato in laguna, nel Canale della Giudecca, ad agosto.
e sono costituiti da un galleggiante e da un generatore, che sfrutta il Principio di Archimede, ossia un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l’alto eguale al peso del liquido spostato, quindi un galleggiante di peso trascurabile potrebbe muovere un analogo volume d’acqua. Nel tempo che intercorre tra due picchi dell’onda, il galleggiante si muove dalla massima altezza al livello zero del mare per risalire al punto più alto.L’energia prodotta, ad esempio, potrebbe innanzitutto essere impiegata sul posto, ovvero per l’illuminazione delle briccole in laguna e degli imbarcaderi Actv della città, ma si stima che la produzione possa tranquillamente sopperire al consumo energetico di scuole ed edifici pubblici. La fase di sperimentazione durerà circa un anno, durante il quale saranno perfezionati i dispositivi in modo da renderli più efficienti possibile e saranno raccolti i dati. Una volta ultimata la sperimentazione sarà possibile calcolare la quantità di energia prodotta e quindi impiegarla nel modo più adeguato.
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Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
CHI L’AVREBBE MAI DETTO CHE DALLE PIANTE SELVATICHE SI SAREBBE POTUTA OTTENERE LA GOMMA NATURALE?
Eppure l’ultima innovazione ecosostenibile in materia di pneumatici arriva proprio dal tarassaco russo, la pianta comunemente nota con il nome di dente di leone o soffione.Se si pensa al dente di leone subito viene in mente quando da bambini lo si raccoglieva per soffiarlo ed esprimere un desiderio. Alcuni si ricorderanno anche della sensazione di appicicaticcio sulle dita provocata dalla linfa contenuta nello stelo. Bene, è proprio da quel liquido lattiginoso che si ricava la gomma. Secondo la recente ricerca sul dente di leone, frutto di una collaborazione tra Bridgestone e diversi operatori di settore all’interno del programma PENRA (Program for Excellence in Natural Rubber Alternatives) con sede nel Centro di ricerca e sviluppo per l’agricoltura dell’Università dello stato dell’Ohio, grazie alle sue caratteristiche quasi identiche a quelle dell’albero della gomma (Hevea brasiliensis), il tarassaco russo potrebbe essere una risorsa rinnovabile e commercialmente percorribile per produrre pneumatici ecosostenibili di alta qualità.
I TEST TECNICI EFFETTUATI SULLE PERFORMANCE DI QUESTA GOMMA NATURALE
nei laboratori Bridgestone ad Akron e a Tokyo sembrano supportare tale ipotesi, mentre per una sperimentazione su larga scala bisognerà attendere il 2014. Lo studio sul dente di leone non rappresenta un’eccezione, si affianca infatti a quello precedentemente annunciato da Bridgestone sulla produzione di gomma naturale ricavata dal Guayule, un arbusto perenne presente nelle zone sud-occidentali degli Stati Uniti e nelle zone settentrionali del Messico. L’impiego di tali piante permetterebbe di diversificare le fonti di gomma naturale per l’intera industria di settore favorendo la totale eliminazione della gomma sintetica. L’impegno di Bridgestone nello sviluppo di nuove tecnologie e di soluzioni ecosostenibili non si ferma qui: già da tempo l’azienda ha creato Ecopia, una linea di pneumatici in grado di garantire performance eccezionali e allo stesso tempo una bassa resistenza al rotolamento, un eccellente risparmio sui consumi e una riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Queste iniziative testimoniano l’attenzione di Bridgestone nei confronti dell’ambiente, del cliente e dei bisogni sociali.
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