SVEZIA L’AURORA BOREALE E’ UNO SPETTACOLO SENZA TEMPO +video

L’AURORA BOREALE

O australe è il nome meno tecnico dell’aurora polare, un fenomeno ottico che, a livello visivo, potremmo quantificare attraverso una serie di bande luminose – rosse, azzurre e verdi – che attraversano indisturbate il cielo dei Poli. Le aurore, comunque, possono presentarsi attraverso una gamma infinita di colori mutevoli, colori che cambiano in base alla concentrazione di gas all’interno dell’atmosfera. Come il fulmine, dunque, anche l’aurora è un fenomeno elettrico a tutti gli effetti. In questo caso specifico, però, entrano in gioco, oltre agli elettroni e ai protoni, anche altri fattori chiave: il vento solare e il magnetismo, solo per citarne alcuni. Ma per la maggior parte delle persone, l’aurora è un fenomeno decisamente visivo, sensazionale in tutto e per tutto, e scrutabile unicamente in due ristrette fasce di territorio situate lungo i Poli magnetici della Terra. Va detto, però, che le aurore “classiche” sono solamente quelle fatte in prevalenza di protoni, e quindi visibili anche a occhio nudo. Ci sono state, però, anche aurore dislocate nei pressi della Scozia meridionale, in Scandinavia, e persino in Svezia. Quest’ultima, in particolare, è la protagonista indiscussa del video in questione, dal titolo “Lights Over Lapland, The Aurora Borealis Experience”, che ha costretto il fotografo incaricato dell’intero progetto a lavorare per ben 3 anni di fila, 15 ore al giorno. La tecnica adoperata è quella che tecnicamente prende il nome di “Time-Lapse”, ottenuta mediante il posizionamento di una telecamera fissa dotata di un temporizzatore elettronico. Il tutto è stato poi montato tramite un costosissimo programma video, in grado di montare migliaia di fotografie ogni secondo. Il filmato lascia basiti ed esterrefatti per la bellezza della natura e per la magia del fenomeno in sé. Il montaggio è stato effettuato da Tom Malkowicz. Lo sfondo è il parco di Abisko, in Svezia.

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Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org

LAUREATO LUCANO LAVORA IN SVIZZERA COME CAVIA UMANA

UNA VITA DA PRECARIO

Tre mesi qui, due mesi là, un contratto a progetto per pochi spiccioli. La laurea in Lettere e filosofia non gli crea le opportunità che sperava. E così il potentino R. S., 34 anni, per evitare di sprofondare nella depressione del disoccupato («che – dice – non ha santi in paradiso») ha deciso di «affittare il suo corpo». Niente a che vedere con il sesso. Si mette a disposizione delle case farmaceutiche per testare nuove molecole e nuovi farmaci. È quel che si dice una «cavia umana». Dal 2006 R. S. trascorre quindici, venti giorni all’anno in una clinica della Svizzera a ingurgitare pillole, sciroppi o a provare unguenti. Tra un test e l’altro trova pure il tempo di godersi massaggi, beauty farm, piatti prelibati e una piscina hollywoodiana all’interno della clinica stessa. «Mi trattano con i guanti bianchi. E poi mi pagano bene», dice il potentino. Le cifre? Si va da 250 euro a 600 euro al giorno. Dipende dall’importanza della sperimentazione. E, forse, anche dalla sua pericolosità. R. S., però, non teme contraccolpi per la sua salute. È tranquillo e benedice il giorno in cui ha colto questa occasione: «Ho parenti in Svizzera e quando sono andati a trovarli ho letto un annuncio della facoltà di Medicina che cercava persone disposte a entrare nello staff di un’importante casa farmaceutica. Mi sono presentato, consapevole di trovarmi di fronte a una scelta difficile».

AL PRIMO INCONTRO LO HANNO LETTERALMENTE RIVOLTATO COME UN CALZINO CON UN ACCURATA VISITA MEDICA

«In questo modo – racconta – hanno escluso problemi di salute e mi hanno arruolato». La prima sperimentazione ha riguardato un principio attivo utilizzato per la cura della gastrite: «Non ho avuto particolari reazioni – dice R. S. – e così sono andato avanti anno dopo anno. Paura? No, perché sono in mano a scienziati, medici, seri professionisti. Le persone da sottoporre alle terapie vengono scelte in base al grado di tollerabilità al farmaco. E sono attentamente monitorate. È chiaro che, tanto per fare un esempio, a un volontario non verranno mai dati antitumorali con elevati effetti tossici collaterali». Ma come si diventa una «cavia umana»? «Bisogna – sottolinea R. S. – semplicemente essere un soggetto in buona salute e non avere problemi psicologici. L’aspirante volontario, inoltre, deve essere disposto a firmare un contratto in cui si specificano diritti, doveri e rischi. È una prassi. C’è, però, anche un’altra strada. Oltre alle persone sane che, in cambio di soldi, assumono le nuove molecole sviluppate in laboratorio affinché ne sia valutata l’efficacia, ci sono persone già malate che si offrono gratuitamente per alimentare una speranza. E questo, in genere, avviene quando ci si trova di fronte a malattie gravi e ritenute incurabili». R. S. tornerà in Svizzera a novembre. Un’altra «vacanza» sulle Alpi a colpi di pillole e beveroni dal contenuto «top secret»: «Mi hanno già chiamato per un nuovo test. Se fosse per me – sottolinea – ne farei due all’anno, così metterei da parte un bel gruzzoletto. Ma non è possibile. Occorrono almeno sei, otto mesi di disintossicazione per presentarsi di nuovo in clinica». Cosa non si fa per i soldi: «Che male c’è – conclude R. S. -. Dopo tutto non sto mica vendendo un rene o un occhio. E corro meno rischi di chi assume un’aspirina e non sa di esserne allergico».

fonte : http://www.ilnuovomondo.it
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