INTERVENIRE SULLE CAUSE ANTROPICHE
Che hanno portato ai mutamenti climatici e intraprendere strategie di adattamento attraverso interventi strutturali e cambiamenti delle abitudini di vita. Questi tipologie di risposte che devono essere fornite dall’uomo, possono essere in qualche modo “copiate” da alcuni organismi viventi. Come noto l’aumento di CO2 in atmosfera causa anche il fenomeno dell’acidificazione degli oceani, cioè l’aumento della concentrazione dell’acido carbonico e la conseguente riduzione del pH con effetti sulla catena alimentare. Uno studio condotto dall’Helmholtz Centre for Ocean Research (Geomar) di Kiel (Germania) e pubblicato su Nature Geoscience, ha dimostrato come il fitoplancton unicellulare si stia evolvendo per adattarsi al cambiamento di pH del mare, mitigando gli effetti negativi dell’acidificazione.
A CAUSA DELL’USO DI COMBUSTIBILI FOSSILI
Le emissioni umane di anidride carbonica si dissolvono nel mare, dando origine a acido carbonico e quindi abbassano il pH- ha dichiarato Kai Lohbeck, biologo tra gli autori dello studio- Ma c’è un’alga unicellulare, chiamata Emiliana huxleyi, che costruisce attorno a sé una corazza di carbonato di calcio. Quest’esemplare del fitoplancton dimostra già un ottimo potenziale di adattamento alle condizioni sempre più acide dell’oceano». Durante lo studio sperimentale i ricercatori hanno isolato un campione di queste alghe, molte diffuse in natura dai mari tropicali a quelli sub-artici, note per le loro fioriture algali, e le hanno coltivate in laboratorio simulando le condizioni previste di acidità oceanica per un anno, equivalente a 500 generazioni. Tramite l’accumulazione di mutazioni casuali del DNA, il fitoplancton si è evoluto in modo da calcificare nella sua corazza maggiori quantità di CO2, sottraendole all’ambiente e mitigando l’innalzamento del pH.«Ci aspettavamo un risultato simile, ma è stato interessante notare come le alghe abbiano reagito dopo sole 500 generazioni.Questo dimostra come molte specie abbiano la capacità di ridurre gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, e la necessità di iniziative di conservazione», ha concluso Lohbeck.
Fonte: http://pianetablunews.wordpress.com
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
LA NIMESULIDE PRINCIPIO ATTIVO DI MOLTI ANTINFIAMMATORI COME L’AULIN
Sale sul banco degli imputati anche in Italia dopo essere stato ritirato in Irlanda per segnalazioni di gravi danni al fegato. Dal convegno dei medici internisti italiani arriva l’allarme: «Per molto tempo la nimesulide ha goduto della fama di un farmaco non molto rischioso, ma ogni anno, noi medici internisti, osserviamo un numero abbastanza preoccupante di pazienti che subiscono danni epatici e dell’apparato gastroenterico causati proprio da questa molecola». E’ quanto affermato da Giovanni Mathieu, presidente della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, commentando la decisione dell’Agenzia del farmaco irlandese, di sospendere la vendita dei farmaci a base di nimesulide. «Come ogni farmaco – precisa Mathieu – la nimesulide va valutata all’interno di un rapporto rischio-beneficio. Purtroppo, infatti, come ogni farmaco, anche la nimesulide presenta aree di rischio». Sotto accusa la facilità con cui è possibile acquistare questo farmaco, commercializzato in Italia dal 1985 con successo (nel 2002 nel nostro Paese si registrava il più alto consumo di questa specialità rispetto al resto dell’Europa). «La nimesulide viene considerata una molecola di facile uso – spiega il presidente – quasi fosse un farmaco da banco, ma è tutt’altro che un medicinale innocuo».
Pronta la replica di Federfarma, l’associazione che raggruppa i titolari di farmacie: I farmaci a base di nimesulide «non sono mai venduti nelle farmacie italiane come medicinali Otc (over the counter), cioè senza ricetta» assicura il presidente Giorgio Siri. «E nessun farmacista ne consiglia l’uso se non è strettamente necessario, proprio per via delle possibili controindicazioni al fegato dovute al sovradosaggio. Già note a tutti da tempo». Ciononostante, Siri assicura che «sarà nuovamente inviata a tutte le farmacie della penisola aderenti a Federfarma la circolare che mette in guardia da un uso poco accorto e dal vendere il farmaco senza ricetta medica». Per il presidente dell’associazione dei titolari, il problema alla base del consumo della nimesulide «fuori prescrizione» deriva però dalla possibilità di «usare la ricetta del medico più volte nell’arco di sei mesi. E dalle confezioni del farmaco che contengono troppe bustine rispetto ai bisogni». «Proporremo al ministero della Salute di ridurre le confezioni di nimesulide, visto che il più delle volte si tratta di un farmaco usato all’occorrenza. E che mai – conclude Siri – deve essere assunto per un periodo prolungato».
La nimesulide è già stata in passato al centro di casi analoghi. Nel marzo del 2002, infatti, le autorità sanitarie finlandesi avevano sospeso la commercializzazione del medicinale proprio per l’aumento delle segnalazioni di reazioni epatiche. Infatti, dal primo gennaio ’98, nel Paese scandinavo si erano verificati 66 casi di danni epatici che hanno portato a due trapianti di fegato e a un decesso. Anche la Spagna, qualche mese più tardi, a maggio 2002, aveva sospeso cautelativamente la vendita di questo farmaco. In seguito ai provvedimenti di sospensione della commercializzazione del farmaco, l’Italia, quale paese a più alto consumo di nimesulide in Europa, è stata incaricata di predisporre, insieme alla Finlandia, un rapporto di valutazione completo sul profilo beneficio/rischio del farmaco. Dopo un processo di revisione dei dati esistenti durato 2 anni, il Comitato Scientifico dell’Emea (CPMP, ora CHMP) ha stabilito che il profilo beneficio/rischio della nimesulide è positivo e in linea con quello degli altri farmaci della stessa classe e ha confermato il mantenimento della registrazione del prodotto in tutti gli Stati membri inclusa la Finlandia, pur restringendone le indicazioni terapeutiche e aggiungendo altre controindicazioni nel riassunto delle caratteristiche del prodotto.
fonte : http://www.corriere.it
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