DA GIUGNO QUESTA VETTURA AD IMPATTO ZERO
Sarà usata nel aeroporto Schiphol di Amsterdam in sostituzione delle auto elettriche di servizio. C’è chi la ama e chi invece pensa non potrà mai diventare un prodotto serio. Prodotta a Carros, una piccola città francese vicino a Nizza, appartiene alla Motor Development International (MDI), azienda che produce veicoli ecologici. Il progettista è l’ingegnere francese Guy Negre, una volta nella Formula 1 e oggi Ceo della “Motor Development International” (MDI), che ne spiega i vantaggi. “Oltre all’uso della vetroresina, che fa guadagnare molto in termini di peso, commenta l’ingegnere francese, sul rapporto qualità-prezzo la vettura ad aria compressa non ha concorrenti nemmeno tra le altre auto ecologiche. Rispetto alle macchine elettriche – continua – questi veicoli costano molte meno, non hanno bisogno di dispendiose batterie da cambiare ogni 5 anni e si ricaricano in un attimo”.
NEGRE LAVORA A QUESTO PROGETTO DA CIRCA 13 ANNI
Ed è convinto che le auto ad aria compressa potrebbero migliorare la qualità della vita in città per la conseguente diminuzione delle emissioni nocive per la salute. Parere favorevole arriva anche da un esperto di motori che scrive sul quotidiano londinese Guardian che ne ha provato un prototipo.L’Airpod, al posto del volante ha un joystick, misura circa due metri, e raggiunge i 70 km orari. Il prezzo? Circa 3500 euro. Con una ricarica d’aria compressa del prezzo di un euro riesce a percorre più di 200 chilometri. Obiettivo della casa produttrice è presentare sul mercato, modelli nuovi, più grandi e potenti che dovrebbero raggiungere persino i 110 km/orari, avere 4 ruote e 5 porte e adatti alle grandi distanze. I modelli più piccoli, invece, avranno tre ruote e ospiteranno al massimo tre persone. Una tecnologia che potrebbe essere applicata anche su furgoni, autobus, taxi e barche.
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Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org
TRA CREME E PROFUMI NEPPURE LO SANNO
Alzi la mano quale donna non ha detto, almeno una volta: se non sono truccata e con i capelli in ordine non mi azzardo neppure ad uscire di casa? E’ difficile che ne siano consapevoli, ma in questo modo ogni giorno signore e signorine “indossano” più o meno 515 aditivi chimici. E la colpa è soprattutto del desiderio di essere belle, visto che gran parte di queste “aggiunte” è nascosta all’interno di cosmetici, profumi, smalti per le unghie e affini. Insomma, si fa un vero bagno nella chimica pur di essere attraenti e di attirare gli sguardi altrui.A tirare le somme una ricerca effettuata in Gran Bretagna dell’azienda Bionsen. I numeri, infatti, lasciano di sasso, ma si fa presto a raggiungere i grandi numeri.
Un semplice lucidalabbra contiene infatti 33 elementi chimici diversi, lo shampoo ne conta 15 e altrettanti si trovano nella lacca. Mettere lo smalto alle unghie aggiunge 31 sostanze, il profumo addirittura 250 ma può superare anche le 400. Meno pesante è il bilancio della matita per gli occhi con un più modesto 25.Il primo pensiero è, naturalmente: che impatto hanno tutte queste sostanze sulla salute? Gli esperti invitano alla cautela, sottolineando che gli alleati della bellezza possono in effetti rivelarsi nemici della salute. I problemi più comuni sono legati ad allergie e sensibilizzazioni della pelle, ma può andare peggio perché alcune molecole posso causare disturbi ormonali e problemi di fertilità. La ricerca, realizzata su 2.016 donne, considera che per la cura del corpo esse consumano quotidianamente “tredici prodotti in media – spiega Charlotte Smith, autrice dello studio – ognuno dei quali è composto da più di 20 ingredienti, compresi additivi e addensanti”. Se poi non si rinuncia a una spruzzata di profumo i numeri si impennano verso l’alto.
LE DONNE NON SONO MAI STATE PIU’ CONSAPEVOLI DELLA PROPRIA IMMAGINE
e i trattamenti di bellezza sono cambiati profondamente nel corso degli anni, dal semplice acqua e sapone, fino all’abbronzatura finta spruzzata quotidianamente addosso, alle manicure fatte regolarmente, alle ciglia finte, alle extension dei capelli”, ha dichiarato Charlotte Smith di Bionsen, Eppure, c’è da scommettere che saranno poche le donne disposte a rinunciare a mascara e smalto per le unghie anche se ciò comporta un tuffo nella chimica.
fonte : http://www.biospazio.it
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