TRAMA:
“Agglomerato del Nord” (un tentacolare scenario urbano), in un futuro non troppo lontano. A pochi giorni dall’uscita sul mercato di un nuovo videogioco chiamato Nirvana, l’unica copia in possesso di Jimi Dini, il programmatore del gioco, viene infettata da un virus. L’infezione ha un’unica singolare conseguenza: fa prendere coscienza della propria esistenza al personaggio principale del gioco, Solo.L’uomo si mette in contatto con Jimi e chiede di rivelargli chi è in realtà. Il programmatore si vede quindi costretto a svelare la natura del povero Solo, che alla fine chiede soltanto di essere cancellato prima di venire copiato e venduto in tutto il mondo…
BUONA VISIONE
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
Se la guardate con gli occhi di Raj Patel. Le persone in sovrappeso sono un miliardo, mentre 800 milioni sono quelle che soffrono la fame. Ogni anno le multinazionali del cibo mettono sul mercato 15-20 mila nuovi prodotti alimentari, ma nei paesi in via di sviluppo è in corso un’epidemia di suicidi tra gli agricoltori che vanno in rovina per via dei mercati globali.”Per ogni dollaro speso per promuovere alimenti naturali si spendono 500 dollari per pubblicizzare junk food”, spiega Patel. Ma chi è Patel? E perché è diventato famoso? La risposta (minimalista) è: è un sociologo che si occupa del cibo, globalizzato e non, che mangiamo. Ed è egli stesso un prodotto della globalizzazione.Sua madre viene da una famiglia di impiegati pubblici del Kenya, suo padre dalle miniere delle isole Fiji. Lui è nato a Londra, ha studiato a Oxford, ha lavorato alla Banca mondiale e al Fondo monetario di Washington, esperienza che lo ha trasformato in uno dei più agguerriti critici delle due organizzazioni. Un uomo che conosce l’universo mondo, compresi i sapori e i profumi di quel che si mangia.Oggi Patel insegna a Berkeley, in California, e il libro che ha pubblicato, ‘Stuffed & Starved’ (rimpinzati e affamati), in uscita in Italia da Feltrinelli con il titolo ‘I padroni del cibo’, è un bestseller, ed è diventato un testo chiave, lodatissimo anche da Naomi Klein, per tutti quelli che indagano su che cosa sta succedendo al cibo che mangiamo. O meglio, per tutti coloro che sono convinti che è il cibo la chiave del potere (economico, culturale, politico) nel XXI secolo.
L’INTUIZIONE CHE HA PORTATO PATEL A UN TALE SUCCESSO E’ SEMPLICE
Il peccato capitale della nostra economia è avere dimenticato che il cibo non è una merce come le altre . Il cibo è prima di tutto cultura, e lo è per diverse ragioni tutte ugualmente importanti: perché al cibo sono legate tradizioni culinarie antiche, sapori e odori che fanno parte del sentire collettivo, dell’identità e della geografia stessa, ma anche perché l’agricoltura è il necessario complemento di questa tradizione e rappresenta il motore fondamentale delle economie regionali, specie nei paesi poveri.Già il movimento dei no global, di cui Patel fa parte, fino dagli esordi, aveva provato a lanciare questa operazione culturale alla fine degli anni Novanta. Quel movimento, in Occidente, è stato spazzato via dall’11 settembre, dopo una fiammata tra il 1999 e il 2001, da Seattle a Genova. Ma quelle idee hanno continuato a scavare, e in questi ultimi anni la discussione sul ruolo del cibo ha assunto importanza centrale.E non si tratta solo di militanti. Per capire il ruolo che il cibo, dalla sua produzione e fino al nostro modo di stare a tavola, ha assunto nel nostro immaginario, basti citare alcuni film di questi anni: da ‘Supersize Me’, denuncia del fast food di Morgan Spurlock, a ‘Sideways’ di Alexander Payne in cui fare e gustare lentamente il vino è associato all’idea dell’amicizia, a ‘Couscus’ di Abdel Kechiche dove l’ottima cucina rende possibile l’integrazione di una famiglia di immigrati in una cittadina francese in crisi.
E POI CI SONO I LIBRI DENUNCIA
Nel 2001 fece scandalo Eric Schlosser con il suo ‘The Fast Food Nation’, che metteva a nudo le miserie delle grandi catene di ristorazione americane. Poi Paul Roberts, con ‘The End of Food’, ha svolto un’inchiesta sulla fragilità della catena produttiva che porta cibo scadente sulle nostre tavole. Michael Pollan (’In Defence of Food: An Eater Manifesto’) si è scagliato contro una cultura alimentare più attenta alla chimica che alla qualità. E Taras Grescoe, in ‘BottomFeeder’, ha raccontato la crisi ecologica del pesce negli oceani.La novità è che Patel mette insieme tutti i pezzi di questo mosaico in una visione unitaria che comprende gli affamati del Terzo mondo e gli obesi di casa nostra, cercando di capire che cosa è andato storto in un mondo in cui la tecnologia potrebbe consentire a tutti di mangiare decentemente e di mantenere la propria identitàl libro di Patel è stato al centro dell’attenzione anche perché ha previsto con anticipo l’aumento dei prezzi degli alimenti dell’inverno scorso. Quell’evento ha indotto molti economisti a ripescare le previsioni catastrofiste di Thomas Malthus sulla possibilità che la produzione di cibo non fosse in grado di tenere il passo della crescita demografica. Malthus scrisse il ‘Saggio sul principio della popolazione’ 210 anni fa e nel frattempo tutti hanno pensato che quel suo testo fosse stato superato dall’innovazione tecnologica e dalla rivoluzione dei trasporti.E invece, all’inizio del XXI secolo, eccolo tornare alla ribalta come il tema centrale dell’umanità. Patel ci rassicura: Malthus aveva torto. Il cibo non manca, a soffrire di fame sono i poveri che non possono procurarselo, dice, ma per affrontare la questione della miseria bisogna incoraggiare i governi a difendere l’agricoltura anziché obbligarli a distruggerla. Per farlo basterebbe invertire le priorità: capire che il libero mercato dei prodotti alimentari è “una menzogna che ci viene venduta per ragioni propagandistiche”.
IN REALTA’ NEGLI STATI UNITI E IN EUROPA
Le grandi aziende agricole hanno accesso a enormi sussidi da parte dello Stato. Così, quando la Banca mondiale e la World trade organization obbligano i Paesi poveri a liberalizzare i loro mercati, intere culture e modi di vita vengono spazzati via. A maggio Patel, nel corso di un’audizione al Congresso Usa, ha definito lapolitica della Banca mondiale “ignominiosa”. E ha ricordato il caso del Ghana, dove negli anni ‘90 la produzione di riso copriva l’80 per cento dei consumi interni e quella di pollame il 95 per cento. Dopo la liberalizzazione imposta dalla Banca mondiale le produzioni locali sono crollate rispettivamente al 20 e all’11 per cento.E qui si arriva all’altro corno del dilemma: se ci sono tanti affamati, come mai ci sono anche tanti obesi? Semplice, perché la politica che porta una parte del mondo alla fame è nata nell’unico paese dell’universo, gli Usa, che non ha una tradizione alimentare e considera un’assurdità passare troppo tempo a tavola.
SI E’ INSOMMA OBESI PER MANCANZA DI CULTURA
Di identità, perché si ignorano quei gusti che altrove sono l’espressione del territorio e della geografia. Oltre un terzo degli americani non ha la più pallida idea della provenienza di ciò che mangia. Il 20 per cento delle decine di milioni che ogni giorno si nutrono di fast food lo consumano in automobile. Quella cultura ha fatto proseliti e nel mondo la grande M della McDonald’s è oggi un simbolo più conosciuto della croce cristiana.Fame e obesità sono due fenomeni contigui e persino negli Stati Uniti questa prossimità è evidente. Qui ci sono 35 milioni di persone che talvolta nel corso dell’anno non hanno i soldi per comprarsi da mangiare. Ma in maggioranza sono obese, perché quando hanno i soldi si nutrono di alimenti di scarsa qualità: “E questo accade perché sono subornati da una cultura alimentare che incoraggia a mangiare cibo dannoso, che provoca diabete e malattie cardiache”. Le quattro maggiori multinazionali dell’alimentazione controllano il 50 per cento del mercato alimentare. La sola Unilever controlla il 90 per cento del mercato mondiale del tè.Patel ricompone in un’unica logica le battaglie diVandana Shiva, la militante indiana che non vuole cedere alle multinazionali la sovranità sulle sementi, e quelle di Carlo Petrini, il fondatore dello Slow Food che invoca il controllo delle comunità locali sulla qualità del cibo. Sono passati 20 anni da quando il Nobel Amartya Sen pubblicò il suo memorabile saggio su ‘Libertà e cibo’, sostenendo, contro i liberisti alla Milton Friedman, che la possibilità di procurarsi alimenti decenti va considerata una delle libertà fondamentali dell’uomo. Allora Sen parlava del Terzo mondo. All’inizio del nostro secolo la battaglia economica e culturale per il cibo ci riguarda tutti.
fonte : http://www.ilnuovomondo.it
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
(Institute of Atmospheric Sciences and Climate), che fa parte del prestigioso Consiglio Nazionale delle Ricerche, lancia l’allarme per il rischio di un mutamento climatico globale a causa della fuoriuscita del petrolio nel Golfo del Messico, il canale televisivo statunitense ‘News 5′ ha svolto un’inchiesta sullo stato di contaminazione dei litorali in prossimità del Golfo del Messico. I promotori di questa indagine hanno raccolti campioni dalle spiagge del litorale in aree frequentate da bagnanti, dove i bambini giocano con la sabbia e nuotano.I risultati sono stati assolutamente terrificanti. Il giornale telematico ‘Intel Hub’ ha documentato una nuova catastrofica situazione che è solo un’altra sorprendente rivelazione di una lunga serie di orrori scoperti nel Golfo del Messico. Quella della British Petroleum è stata, a dir poco, una negligenza di matrice criminale; una negligenza addirittura premeditata; uno stupro chimico. La maggior parte delle persone che hanno lavorato per la BP con lo scopo di contenere la fuoriuscita del petrolio erano totalmente ignare che, in realtà, i loro dirigenti hanno fatto tutto il contrario: non hanno certo attuato alcuna misura che preservasse la vita dei lavoratori coinvolti.
IL LIVELLO DI TOSSICITA’ TOLLERATO E’ DI 5 PARTI PER MILIONE
Dai test si evincono i seguenti dati: la spiaggia di ‘Orange beach’ contiene 25 parti per milione; La sabbia intorno alla spiaggia di ‘Gulf Shores beach’ contiene ben 211 parti per milione. È importante precisare che queste spiagge sono state lasciate aperte al pubblico da certi funzionari in quanto dichiarate “sicure” per la balneabilità. In prossimità della spiaggia di ‘Orange beach’, nell’area in cui molti bambini sono stati visti giocare con la sabbia in riva al mare, i test hanno dato dei risultati allarmanti, ovvero 221 parti per milione.È concepibile che funzionari dell’EPA ed altri funzionari locali dicano alla gente che questi litorali sono puliti e sicuri quando in realtà sono altamente tossici?Come se non bastasse, campioni di acqua marina proveniente da Dolphin Island nel momento in cui sono stati mescolato con un solvente organico per separare l’olio e l’acqua sono esplosi. Alla fine di questo filmato si può vedere l’evento delle esplosioni.L’ovvia ragione per la quale le provette contenenti l’acqua sono esplose è la presenza di gas metano. È risaputo che il metano è altamente infiammabile e può esplodere al contatto con l’aria. L’altra probabile causa è l’agente ‘Corexit9500′, che ha continuato a essere apertamente spruzzato attraverso operazioni aeree nonché direttamente alla fonte.Questo articolo dovrebbe fungere da monito per far riflettere tutti coloro che credono ancora che questo disastro non li riguardi.
VIDEO
Traduzione : Edoardo Capuano
fonte : http://www.ecplanet.com
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio
MANGIARE DI MENO PER RICORDARE DI PIU’
Assumere troppe calorie indebolisce la capacità di ricordare. Lo afferma Assomensana (associazione di neuropsicologi), che in occasione della Settimana di prevenzione per la memoria, iniziata il 19 marzo, e in vigore fino al 24, spiega la dieta migliore per aumentare la funzione cognitiva.«La relazione tra eccesso di calorie e decadimento cognitivo – spiega Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana – di cui parla anche l’Organizzazione mondiale della sanità, è determinata non tanto dalla presenza delle calorie extra, ma dal tipo di alimentazione che gli individui assumono e che determina un surplus di energia».Secondo i dati dell’Oms, chi ogni giorno introduce tra le 2100 e le 6000 calorie si espone a molti rischi, come diabete e patologie cardiovascolari, correlati a cibi poco salutari, tra cui fritti e dolci.
ANCHE LA MEMORIA RISENTE DELLA SCARSITA’ DI NUTRIMENTI BENEFICI
e dell’abbondanza di sostanze potenzialmente nocive. Dedicarsi oltre il dovuto al mangiare impegna troppo il sistema digerente a scapito degli altri apparati, «perché nega – continua – il sufficiente apporto di sangue e ossigeno ad esempio alle aree cerebrali e alla loro espressione cognitiva».Per rallentare quindi il decadimento della memoria, il consiglio è, soprattutto agli anziani, di ridurre le calorie quotidiane e di modificare la dieta, limitando gli alimenti sazianti ma troppo grassi e preferendo quelli vegetali. «Di solito chi assume più calorie del necessario – conclude Iannoccari – sono anche coloro che mangiano più volentieri cibi ricchi di carboidrati, zuccheri e lipidi, dannosi per l’equilibrio fisico e mentale».In questa settimana sarà possibile prenotare un check-up neuropsicologico personale presso uno degli oltre 150 specialisti di Assomensana per avere indicazioni su misura su come migliorare la memoria con uno stile di vita sano, dieta adeguata ed esercizi di ginnastica mentale mirati.
Fonte: leggo.it
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio