COCA COLA CONDANNATA : DOVRA’ RISARCIRE 350 MILIONI DI EURO ALL’INDIA PER INQUINAMENTO AMBIENTALE

LA COCA-COLA DEVE RISARCIRE 2,6 MILIARDI DI RUPIE

(oltre 352 milioni di euro) per i danni ambientali e alla salute provocati presso il suo impianto di imbottigliamento di Plachimada, nello stato del Kerala (India meridionale). A questa conclusione è giunta una commissione di inchiesta voluta dal governo dello stato indiano, presieduta da un autorevole magistrato e composta da esperti indipendenti, che ieri hanno illustrato il loro rapporto. La notizia è stata ripresa ieri con un certo scalpore dai maggiori media internazionali – anche perché il governo del Kerala ha accettato e fatto proprie le conclusioni dell’inchiesta, compresa la richiesta di risarcimenti. Per la verità quella di Plachimada, località rurale nel distretto di Palakkad, nello stato del Kerala, è una vecchia storia. Qui la Coca-Cola aveva aperto nel 2000 uno stabilimento per imbottigliare le sue bibite gassate con licenza del locala panchayat, il consiglio elettivo di villaggio. Poi però è risultato che pompava 1,5 milioni di litri al giorno da sei pozzi. In breve, Plachimada e i villaggi circostanti sono rimasti all’asciutto, i pozzi pubblici di acqua potabile erano prosciugati, l’acqua per l’agricoltura scomparsa. Nel 2003 dunque il panchayat non ha rinnovato la licenza. La Coca-Cola ha fatto ricorso.
E’ COMINCIATA COSI’ UNA BATTAGLIA POPOLARE

finita in un lungo «assedio» di massa allo stabilimento. Alla fine del 2003 una sentenza della High Court (l’Alta corte statale) del Kerala ha dato ragione al panchayat di Plachimada: diceva che lo stato ha «il dovere legale di protegge le risorse naturali. Queste risorse intese per l’uso e il beneficio pubblico non possono essere convertite in proprietà privata». Nel febbraio del 2004 il governo del Kerala ha dunque chiuso lo stabilimento. La storia non è finita, però, perché la multinazionale delle bibite e l’ente locale di Plachimata hanno continuato a combattersi in corsi e ricorsi legali. Ecco che ora arrivano le conclusioni dell’inchiesta voluta dallo stato del Kerala. La commissione di esperti – legali, ambientali, esperti in salute pubblica e in gestione idrica – ha disegnato un pesante quadro di «danni multi-settoriali». La Coca-Cola Company, afferma, «ha causato degrado ambientale con il sovrasfruttamento della falda idrica e l’irresponsabile pratica di disperdere i reflui». Già: tra il 1999 e il 2004 la compagnia ha sparso i reflui dello stabilimento nei terreni circostanti, spesso distribuiti agli agricoltori locali come compost. «Le risorse idriche della zona sono state minate e si è creata scarsità d’acqua», conclude l’inchiesta. Non solo: «Presentando i reflui come concime, la Compagnia non solo ha ingannato gli agricoltori ma si è resa responsabile del degrado dei suoli, la contaminazione dell’acqua e le conseguenti perdite nel settore agricolo». Nota la commissione d’inchiesta che la zona ha registrato un costante declino della produzione agricola. Che metalli tossici come cadmio, piombo e cromo sono stati rilevati in quei reflui contrabbandati come «concime», con conseguenti danni alla salute della popolazione. Acqua e terreni sono risultati contaminati. L’acqua potabile è diventata scarsa e le donne dei villaggi devono camminare lunghe distanze per procurarsela, a scapito dei lavori con cui si procuravano un reddito. La commisisone d’inchiesta conclude con una raccomandazione: di non accordare alla compagnia il permesso di riprendere le operaaioni in quella zona ormai in preda alla siccità.

fonte : http://www.ilmanifesto.it

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

CIBO SURGELATO IN ARRIVO DAL GIAPPONE TRAMITE CAMORRA

SAREBBERO IN ARRIVO NEL PORTO DI NAPOLI CIBI RADIOATTIVI

surgelati provenienti dal Giappone e introdotti nel mercato tramite la camorra. A denunciarlo sono stati ieri Francesco Emilio Borrelli (Commissario regionale dei verdi) e il professor Vincenzo Peretti e altri docenti della Facoltà di Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli. La denuncia:“Siamo estremamente preoccupati, dopo aver ricevuto diverse segnalazioni, che tramite il Porto di Napoli arrivino in Italia cibi contaminati e radioattivi di provenienza giapponese.Ogni anno infatti vengono importati da quel Paese in Italia 13 milioni di pezzi di pesce surgelato che viene pescato nel mare nipponico attualmente pieno di migliaia di tonnellate di acqua radioattiva. Il pesce fresco, che non è mai di provenienza giapponese, non ci preoccupa; sono i derivati ed i surgelati che riteniamo pericolosissimi e rispetto ai quali lanciamo l’allarme.La criminalità organizzata infatti sta già garantendo il passaggio di questi prodotti alla dogana evitando i controlli per introdurli subito nel mercato alimentare per questo chiediamo alle autorità preposte massima allerta.”

Fonte:Il Post Viola
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

ALIMENTAZIONE: MANGIAMO OGNI GIORNO PARTI DI INSETTO E NON LO SAPPIAMO

PROPRIO COSI’ OGNI GIORNO MANGIAMO FRAMMENTI DEL CORPO DI INSETTI

Ali, zampe, corna, etc – che finiscono li durante il processo di lavorazione.La questione è stata trattata anche da Focus.it, che scrive:
È difficile stimarne la quantità, ma i prodotti più a rischio sono le farine e i derivati, il cacao, il caffè e le marmellate. La legislazione italiana, su questo punto, è vacante, anche perché zampette, ali, antenne e quant’altro non sono nocivi e non esistono quindi limiti massimi per la loro presenza nei cibi.Questi limiti esistono invece negli Stati Uniti, dove gli alimenti possono generalmente contenere al massimo 50 frammenti di insetti in 50 grammi di prodotto. Il metodo ufficiale per l’individuazione dei pezzettini di insetti è il filth test: un campione dell’alimento, predigerito in ambiente acido, è sottoposto a trattamenti che isolano le impurità. Il materiale raccolto quindi viene poi disposto su vetrino da laboratorio e osservato al microscopio.La questione è ben nota alle autorità sanitarie italiane, tuttavia non esiste una legislazione in merito;L’Istituto Superiore di Sanità – ISS – ha affrontato la questione nell’ambito del documento “Impurità solide negli sfarinati e nei prodotti di trasformazione: metodo ufficiale di analisi (filth-test) e aspetti normativi” scaricabile qui http://www.iss.it/binary/publ/cont/Pag1_19RapportoIst96_08.pdf in formato PDF – dal quale possiamo apprendere che i frammenti di insetto (o i loro escrementi) non sono l’unico “tipo di impurità” che finiscono nelle materie prime e quindi nei nostri cibi; altre impurità di questo tipo che vengono prese in esame sono derivate dai roditori: (topi) compresi i peli degli stessi.
IL DOCUMENTO DEL ISS

sopracitato, che valuta come “modello” la rigorosa legge americana, nelle pagine 2 e 3 esprime perplessità in merito alla legge italiana che, su questo ambito, risulta vacante e lacunosa: infatti l’unica legge alla quale è possibile far riferimento, è quella che dispone “che i prodotti non devono essere insudiciati” – tuttavia, la legge non specifica quale sia il limite massimo oltre il quale la presenza di questo tipo di impurità costituisce “insudiciamento”.Di seguito riportiamo un estratto del documento dell’Istituto Superiore di Sanità (Fine pagina 2 e pagina 3)”Come si può facilmente osservare la dizione “insudiciate” per indicare eventuale presenza di impurità solide, è abbastanza generica e nessun chiarimento in merito ne è venuto dal regolamento di esecuzione delle norme della legge predetta pubblicata diciotto anni dopo come DPR n. 327 del 26 marzo 1980, il quale si limita a prescrivere all’art. 35 che pe r i locali, gli apparecchi e le attrezzature usate nelle varie fasi della produzione e del commercio delle sostanze alimentari “debbono essere attuati efficaci mezzi di lotta e di precauzione contro gli insetti, i roditori e gli altri animali nocivi”.Anche ammesso che nella dizione “insudiciati” possano rientrare le impurezze corrispondenti al “filth” americano, come sembra evincersi da una sentenza del 1968 della Corte di Cassazione che ritiene “ai fini dell’art. 5 lettera d) sudicia ogni sostanza alimentare che contenga, internamente o esternamente, corpi estranei che ne alterino la purezza ed igienicità”, restano tuttavia da definire i limiti entro i quali questi corpi estranei risultino realmente alterare le dianzidette caratteristiche. È noto infatti che ogni alimento, anche quando è stato prodotto s e condo buone pratiche di fabbricazione, può contenere naturalmente o incorrere in difetti inevitabili che, a bassi livelli, non sono tuttavia di rischio per la salute. A que sto riguardo la FDA americana stabilisce, qualora sia necessario e fattibile, dei livelli massimi per ciascun difetto, in altre parole ammette e sancisce delle tolleranze. Cosi ad esempio, per la farina di frumento viene tollerato un livello massimo di 50 frammenti di insetti e un pelo di roditori per 50 g di farina.”Per fortuna, questo tipo di impurità non costituisce un problema per la salute. Ma se il pensiero di mangiare abitudinariamente frammenti o escrementi di insetto, peli dei roditori etc, non leggete il documento dell’ISS…

http://www.nocensura.com
Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio.org