ALLARME NEL PACIFICO : L’ISOLA DEI RIFIUTI DIVENTA SEMPRE PIU’ GRANDE

SECONDO ALCUNI STUDIOSI

Il Pacific Trash Vortex ha raggiunto una dimensione doppia a quella degli Stati Uniti. È la discarica più grande del pianeta e si è formata principalmente a causa dei sacchetti di plastica usa e gettaCresce costantemente il Pacific Trash Vortex, l’accumulo di rifiuti di plastica che galleggiano nell’Oceano Pacifico. Con decine di milioni di tonnellate di detriti che fluttuano tra le coste giapponesi e quelle statunitensi, si tratta di fatto della più grande discarica del pianeta. Secondo scienziati ed oceanografi, fra cui Marcus Eriksen, direttore di ricerca presso l’Algalita Marine Research Foundation, la sua estensione ha ormai raggiunto “livelli allarmanti”: forse “il doppio di quella degli Stati Uniti”. Ma come può essere così vasta? Raggiunto telefonicamente da ilfattoquotidiano.it, il dottor Eriksen ha spiegato che il Trash Vortex “non forma un’isola o un’accumulazione densa di frammenti. La densità è simile a quella di un cucchiaio di confetti di plastica sparsi su un campo di calcio”. Fra i rimedi consigliati dagli esperti, spicca la necessità di abbandonare globalmente i sacchetti di plastica usa e getta. Una scelta già fatta dall’Italia, che adesso tutta l’Europa vuole imitare.

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Mattoncini di Lego, scarpe, borse, kayak e milioni di sacchetti usa e getta. Sono questi gli ingredienti della “zuppa di plastica” che anno dopo anno si sta impossessando del Pacifico. Un quinto di essi, secondo gli studiosi, proviene da oggetti gettati da navi o piattaforme petrolifere, il resto dalla terraferma. Questo enorme vortice di rifiuti è però visibile solo da navi e barche, non dai satelliti. Esso si trova infatti al di sotto della superficie marina, fra i pochi centimetri e i 10 metri di profondità.Scoperto alla fine degli anni ’80 dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) ma reso noto soprattutto da Charles Moore, il Great Pacific Garbage Patch (altro nome del Trash Vortex) si divide in due grandi blocchi: “Uno a circa 500 miglia marine dalle coste californiane, ed uno al largo di quelle giapponesi – spiega il dottor Eriksen – connessi dalle correnti che ruotano in senso orario attorno ad essi”.

IN QUEST’AREA DEL PACIFICO SETTENTRIONALE

Le correnti portano ogni anno ad accumularsi enormi quantità di rottami marini e rifiuti, composti per il 90% da plastica, di cui si ritrovano anche pezzi fabbricati negli anni ‘50. Le materie plastiche, infatti, fotodegradandosi possono disintegrarsi in pezzi molto piccoli, ma sostanzialmente non si biodegradano. I polimeri che le compongono possono così finire nella catena alimentare, in quanto queste briciole vengono scambiate per plancton o altri tipi di cibo da molti animali marini. Un problema comune anche al Mare Mediterraneo, che vede però nelle dimensioni raggiunte nel Pacifico un fenomeno decisamente allarmante. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), già nel 2006 ogni miglio quadrato di oceano conteneva 46mila pezzi di plastica galleggiante. Oggi, secondo i calcoli più recenti, si è arrivati con il solo Trash Vortex ad un totale di 100 milioni di tonnellate. Per Charles Moore il problema è dovuto soprattutto all’enorme diffusione nel mondo dei sacchetti di plastica. Se non se ne ridurrà il consumo, avverte “Captain” Moore, “questa massa galleggiante potrebbe raddoppiare le sue dimensioni entro il prossimo decennio”.

UN FENOMENO QUELLO DEI SACCHETTI USA E GETTA

Di cui si sta discutendo molto in Europa, ma che finora ha portato solo l’Italia a metterli definitivamente al bando. Nel Belpaese, una volta tanto all’avanguardia nella tutela dell’ambiente, la legge che dall’inizio del 2011 vieta la produzione e la commercializzazione di questi sacchetti è diventata infatti un esempio virtuoso per tutto il resto del vecchio continente. Tanto che, secondo una consultazione pubblica della Commissione europea sull’uso delle buste di plastica non biodegradabili, a cui hanno partecipato oltre 15mila cittadini dell’Ue e centinaia fra associazioni, Ong ed università, “il 70 per cento degli europei vuole che il bando italiano venga esteso al resto dei Paesi membri”.

Autore: Andrea Bertaglio / Fonte: ilfattoquotidiano.it

Redatto da Pjmanc  http://ilfattaccio.org

10 thoughts on “ALLARME NEL PACIFICO : L’ISOLA DEI RIFIUTI DIVENTA SEMPRE PIU’ GRANDE

  1. Veramente ci sono diversi paesi europei molto più civili dell’Italia (e che ce vò!), in Austria ad esempio i sacchetti di plastica non vengono più utilizzati da anni. Nei supermercati le persone arrivavano attrezzate di cestino di paglia già 10 anni fa e ci guardavano malissimo alla cassa quando ci vedevano prendere i sacchetti di plastica. I sacchetti che i residenti utilizzavano al massimo erano di carta. Inoltre ogni volta che abbiamo preso un appartamento in affitto, i proprietari, sapendo che eravamo italiani, venivano a raccomandarsi di fare la raccolta differenziata perchè lì sono scrupolosissimi e fanno le multe. Sto parlando del 2000 ma chissà da quanti anni già fanno attenzione ai rifiuti!

  2. La fine Dell umanita’ sara’ il giusto epilogo ad un indiscriminato ed insensato consumismo. La natura ce la sta facendo pagare ed ancora non lo stiamo capendo. Che tristezza e che schifo !!!!

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  4. ma perchè non fanno una legge che vieta la produzione di plastica? basta da oggi in poi non si puo’ piu’produrre plastica! punto. o no ? tanto se si va avanti cosi’ le cose possono solo peggiorare !

  5. da questo disastro ecologico che stiamo causando ci possiamo salvare solo impegnandoci individualmente ogni giorno a non produrre in eccesso ed a non gettare rifiuti nell’ambiente, soprattutto insegnandolo ai nostri figli, nipoti emici …, e denigrando chi non lo fa. Non si può avere nè tolleranza nè stare in silenzio difronte ad atti deliquenziali come questi, che ci uccidono tutti, noi e figli. Cominciamo dal nostro meridione.

  6. Nonostante la legge lo vieti,molti commercianti continuano a consegnare buste di plastica non riciclabili,come se niente fosse,per non parlare delle onnipresenti vaschette che contengono ormai tutto,niente è venduto sfuso.Con la scusa dell’igiene ci vendono la plastica,fabbriche di materie plastiche prendono la concessione delle sorgenti per venderci la plastica con dentro l’acqua.

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