Uno scrigno prezioso colmo di biodiversità, non smette di stupire. In soli 10 anni sono state scoperte sul territorio oltre 1000 nuove specie…Ed è proprio lì che quest’anno lo zoologo Fred Kraus del Bishop Museum delle Hawaii ha scoperto due minuscoli anfibi da record grandi meno di 10 cm
SI TRATTA DI DUE SPECIE DI RANE
chiamate Paedophryne di 8,5-9 millimetri e la bitorzoluta P. verrucosa grande dagli 8,8 ai 9,3 millimetri.Le nuove specie non sono soltanto le rane più piccole del mondo, ma anche i più piccoli tetrapodi, cioè vertebrati a quattro zampe, mentre il più piccolo vertebrato al mondo resta il pesce del sudest asiatico Paedocypris progenetica, la cui femmina adulta misura appena 7,9 millimetri.
fonte : http://axldontsurf.blogspot.com
Redatto da Pjmanc http://ilfattaccio.org
MOLTE AREE DEL NOSTRO PIANETA SONO ARIDE
Il fenomeno delle carestie dovute alla siccità è ormai costante e tendenzialmente in continuo peggioramento. Ogni giorno la mancanza di accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici uccide migliaia di persone. I dati sono allarmanti: circa 1200 milioni di persone sulla Terra non dispongono di acqua e quella poca che c’è non è sicura. Entro il 2025 la popolazione mondiale dovrebbe aumentare da 6.400 a 8.400 milioni. Si calcola che a quel tempo 3400 milioni di persone vivranno in paesi dove l’acqua, non potabile, scarseggerà. L’acqua è una questione fondamentale della salute globale. La poca acqua non potabile è oggi la principale causa di malattie e morte in tutto il mondo. Eppure le tecnologie per risolvere, almeno in parte, il problema di penuria d’acqua esistono. In un mondo carente di acqua lascia veramente stupefatti sapere che la NASA possiede una macchina che genera “nuvoloni” capaci di produrre abbondanti piogge.
http://www.ecplanet.com/node/2573
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Il Pacific Trash Vortex ha raggiunto una dimensione doppia a quella degli Stati Uniti. È la discarica più grande del pianeta e si è formata principalmente a causa dei sacchetti di plastica usa e gettaCresce costantemente il Pacific Trash Vortex, l’accumulo di rifiuti di plastica che galleggiano nell’Oceano Pacifico. Con decine di milioni di tonnellate di detriti che fluttuano tra le coste giapponesi e quelle statunitensi, si tratta di fatto della più grande discarica del pianeta. Secondo scienziati ed oceanografi, fra cui Marcus Eriksen, direttore di ricerca presso l’Algalita Marine Research Foundation, la sua estensione ha ormai raggiunto “livelli allarmanti”: forse “il doppio di quella degli Stati Uniti”. Ma come può essere così vasta? Raggiunto telefonicamente da ilfattoquotidiano.it, il dottor Eriksen ha spiegato che il Trash Vortex “non forma un’isola o un’accumulazione densa di frammenti. La densità è simile a quella di un cucchiaio di confetti di plastica sparsi su un campo di calcio”. Fra i rimedi consigliati dagli esperti, spicca la necessità di abbandonare globalmente i sacchetti di plastica usa e getta. Una scelta già fatta dall’Italia, che adesso tutta l’Europa vuole imitare.
PALLONI DA CALCIO E DA FOOTBALL
Mattoncini di Lego, scarpe, borse, kayak e milioni di sacchetti usa e getta. Sono questi gli ingredienti della “zuppa di plastica” che anno dopo anno si sta impossessando del Pacifico. Un quinto di essi, secondo gli studiosi, proviene da oggetti gettati da navi o piattaforme petrolifere, il resto dalla terraferma. Questo enorme vortice di rifiuti è però visibile solo da navi e barche, non dai satelliti. Esso si trova infatti al di sotto della superficie marina, fra i pochi centimetri e i 10 metri di profondità.Scoperto alla fine degli anni ’80 dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) ma reso noto soprattutto da Charles Moore, il Great Pacific Garbage Patch (altro nome del Trash Vortex) si divide in due grandi blocchi: “Uno a circa 500 miglia marine dalle coste californiane, ed uno al largo di quelle giapponesi – spiega il dottor Eriksen – connessi dalle correnti che ruotano in senso orario attorno ad essi”.
IN QUEST’AREA DEL PACIFICO SETTENTRIONALE
Le correnti portano ogni anno ad accumularsi enormi quantità di rottami marini e rifiuti, composti per il 90% da plastica, di cui si ritrovano anche pezzi fabbricati negli anni ‘50. Le materie plastiche, infatti, fotodegradandosi possono disintegrarsi in pezzi molto piccoli, ma sostanzialmente non si biodegradano. I polimeri che le compongono possono così finire nella catena alimentare, in quanto queste briciole vengono scambiate per plancton o altri tipi di cibo da molti animali marini. Un problema comune anche al Mare Mediterraneo, che vede però nelle dimensioni raggiunte nel Pacifico un fenomeno decisamente allarmante. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), già nel 2006 ogni miglio quadrato di oceano conteneva 46mila pezzi di plastica galleggiante. Oggi, secondo i calcoli più recenti, si è arrivati con il solo Trash Vortex ad un totale di 100 milioni di tonnellate. Per Charles Moore il problema è dovuto soprattutto all’enorme diffusione nel mondo dei sacchetti di plastica. Se non se ne ridurrà il consumo, avverte “Captain” Moore, “questa massa galleggiante potrebbe raddoppiare le sue dimensioni entro il prossimo decennio”.
UN FENOMENO QUELLO DEI SACCHETTI USA E GETTA
Di cui si sta discutendo molto in Europa, ma che finora ha portato solo l’Italia a metterli definitivamente al bando. Nel Belpaese, una volta tanto all’avanguardia nella tutela dell’ambiente, la legge che dall’inizio del 2011 vieta la produzione e la commercializzazione di questi sacchetti è diventata infatti un esempio virtuoso per tutto il resto del vecchio continente. Tanto che, secondo una consultazione pubblica della Commissione europea sull’uso delle buste di plastica non biodegradabili, a cui hanno partecipato oltre 15mila cittadini dell’Ue e centinaia fra associazioni, Ong ed università, “il 70 per cento degli europei vuole che il bando italiano venga esteso al resto dei Paesi membri”.
Autore: Andrea Bertaglio / Fonte: ilfattoquotidiano.it
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