I CRIMINI DELLA NESTLE

DICI NESTLE’ E IL PENSIERO VA AL NEQUICK E AL KITECAT O PERCHE’ NO AL NESCAFFE’…DICI NESTLE’ E TI VIENE IN MENTE QUEL BEL CUORICINO ROSA O LE COLOMBINE COSI’ CARINE.PECCATO CHE DIETRO CI SIA MOLTO DI PIU’.LA MULTINAZIONALE DEI CEREALI,LATTE,SNACK,PASTA,COSMETICI E ACQUA VANTA PARECCHIE ACCUSE PER VENDITA DI CIBO TRANSGENICO,INQUINAMENTO DEL LATTE,ESPERIMENTI CRIMINALI SU DEI POVERI ANIMALI, NONCHE’ PER SCHIAVISMO,SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI E MANODOPERA MINORILE..INSOMMA ALTRO CHE DOLCI,COLOMBINE O CUORICINI QUESTA E’ UNA MULTINAZIONALE DA INCUBO

La Nestlè è vita, la nostra vita, perchè noi potremmo tranquillamente vivere dei loro prodotti. Infatti questa multinazionale svizzera ha un regime quasi di monopolio nel mercato mondiale. Facciamo un esempio? ci alziamo la mattina, facciamo colazione con i cheerios, magari accompagnati da una tazza di caffè (naturalmente Nescafè) o del buon latte Latière e un bel bicchiere di San Pellegrino. A pranzo una bella pasta Buitoni, un bel gelatino Motta, per digerire facciamo sport, giusto per rimanere in forma, allora perche non usare un PowerBan? E la sera? Massi, dedichiamoci a bimbi, diamogli un bel Fruttolo, cosi non fanno i capricci, e ai nostri amici animali un bel Friskies e poi a nanna. E domani non abbiate paura, a voi ci penserà ancora la Nestlè, con prodotti diversi ovviamente, mica hanno solo questi. Infatti al momento la multinazionale Svizzera può vantare un ventaglio di 189 grandi marchi, mica poco. Ma sotto questa egemonia, come ogni storia che si rispetti, c’è sempre qualcosa da analizzare e scoprire, e come San Tommaso noi siamo pronti ad analizzare la ricetta di tale successo !

 

LA STORIA DI UN IMPERO

Corre l’anno 1860 quando il farmacista Henri Nestlè sviluppò un alimento per i neonati che non potevano essere nutriti al seno a causa di particolari intolleranze. Il prodotto creato, la Farine Lactèe Henri Nestlè, salvò la vita di un bambino e fu presto venduta in tutto il continente europeo. Nel 1866 fu quindi fondata ufficialmente la Nestlè, destinata col tempo a diventare forse la piu conosciuta multinazionale del mondo. Nel 1905, la Nestlé si fuse con la Anglo-Swiss Condensed Milk Company, dando il via ad una vertiginosa crescita che coinvolse in seguito nazioni del calibro di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Spagna. Durante la Prima guerra mondiale crebbe la richiesta di prodotti caseari, e la produzione della Nestlé raddoppiò prima della fine del conflitto.Dopo la fine del conflitto il mercato caseario tornò a normalizzarsi e gran parte dei consumatori tornarono al latte fresco. La Nestlé rispose a questo mutamento di contesto modificando la propria linea aziendale, riducendo il proprio debito e iniziando a espandersi nel settore della produzione del famosissimo cioccolato, a tutt’oggi la seconda attività più importante dell’azienda.All’inizio della Seconda guerra mondiale furono realizzate nuove fabbriche in molti paesi in via di sviluppo in america latina. Proprio la guerra, paradossalmente, portò all’invenzione di un nuovo prodotto di enorme successo, il Nescafè, utilizzato in primis dall’esercito americano e poi diffusosi nel mondo.

 

LA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Fu l’inizio di una fase molto dinamica. La crescita dell’azienda fu accelerata e furono portate a termine numerose acquisizioni. Nel 1947 la Nestlé si fuse con la Maggi, seguirono Crosse&Blackwell (1950), Findus (1963), Libby’s (1971) e Stouffer’s (1973). Fu inoltre realizzata nel 1974 una shareholding con L’Oreal, che rese ufficiale l’allargamento degli interessi commerciali, ormai usciti dal guscio alimentare. Nel 1977 l’espansione continuo’ con l’aquisizione di Alcon Laboratories e nel 1984 si aggiunse anche la compagnia americana Carnation.Con la nascita del mercato globale, datata nella meta’ degli anni ’90 la Nestlé si affaccio’ su importanti mercati nei quali emergenti. Negli anni successivi avvennero nuove importanti acquisizioni: Sanpellegrino nel ’97, Spiller Petfoods nel ’98, Chef America, Ralston Purina e Dreyer’s nel 2002 e per finire la Gerber nel 2007. Fin dagli ultimi anni del settanta, la Nestlé è stata oggetto di numerose critiche per la sua politica commerciale, che hanno fatto nascere numerosi movimenti di opposizione a questa azienda, iniziati su vari fronti e in diversi paesi, tutti riuniti in un comitato chiamato International Nestlè Boycott Committee, che ha in Jean Ziegler uno degli esponenti di spicco in materia di critiche.

 

IL LATTE, CROCE E DELIZIA

In materia di promozione, la Nestlé viene accusata di una politica commerciale aggressiva e irresponsabile, sopra tutto per quanto riguarda la promozione di latte per neonati nei paesi in via di sviluppo, che avviene attraverso forniture gratuite a strutture ospedaliereLa stessa UNICEF dichiara che la sostituzione dell’allattamento materno con il latte in polvere, porterebbe nei paesi del Terzo mondo alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno, a causa di problematiche legate alla difficoltà di sterilizzazione dell’acqua e dei biberon utilizzati, fatto che comporta un aumento dei rischi di mortalità post-neonatale rispetto all’allattamento naturale.Per queste ragioni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) adottò il 22 maggio del 1981, l’International Code of Marketing of Breast-milk Substitutes, un regolamento internazionale sulla promozione di surrogati del latte materno, linea guida non legalmente vincolante al quale la Nestlé aderì nel 1982.I controlli eseguiti nel 1988 dalla International Baby Food Action Network riscontrarono delle infrazioni da parte dell’azienda e di altre compagnie produttrici di latte per neonati e provocarono la ripresa del boicottaggio dell’azienda nato nel 1977 e successivamente interrotto con la sua adesione al Codice dell’OMSDiverse indagini hanno mostrano come la Nestlé ed altre compagnie produttrici di latte in polvere per neonati negli ultimi anni abbiano ripetutamente infranto il Codice internazionale dell’OMS al quale hanno ufficialmente aderito, in particolar modo nelle regioni meno sviluppate del pianeta.Ma la Nestlè fa scandalo anche nel nostro paese, dove nel 2009 la filiale italiana è stata penalmente condannata, in compagnia della Tetrapak, al risarcimento danni, tramite un tipo di inchiostro chiamato Itx, per l’inquinamento del latte Nidina..

 

IL CIBO TRANSGENICO

Nell’agosto del 2004 un test effettuato da Greenpeace porto’ alla luce la presenza di organismi geneticamente modificati in una confezione di Nesqiuk, seguita da una denuncia fatta da una donna cinese, che denunciò la multinazionale poiché l’uso di OGM nei prodotti per l’infanzia, al tempo assolutamente proibito dalle leggi locali. Nel novembre 2005 Nestlé si oppose alla decisione svizzera di bandire gli OGM

 

SCHIAVISMO E MANODOPERA MINORILE

La denuncia alla Nestlè arriva nel 2005 viene ufficialmente denunciata per l’uso di manodopera ridotta in schiavitù. Salta all’occhio una testimonianza ci traffico di minori, dal Mali alla Costa d’Avorio, costretti in seguito a lavorare dalle 12 alle 14 ore al giorno in piantagioni di cacao (dove la stima parla di circa 284.000 minori all’opera), e oltretutto gratuitamente, con cibo in quantità ridotte, poco sonno e ripetute percosse. In quelle zone la multinazionale svizzera è la terza compratrice mondiale, e l’esportazione del cacao, a quanto appurato, sarebbe stata la principale fonte finanziaria per le forze militari della guerra civile.Nel 2001 Nestlé e altri grandi produttori di cioccolato hanno firmato un accordo, il protocollo Harkin-Engel (o più comunemente chiamato Protocollo sul cacao), per affermare che sarebbe certificato, da luglio 2005, che il suo cioccolato non era stato prodotto attraverso manodopera minorile forzata o proveniente da traffico di esseri umani, ma il protocollo stesso, secondo il più recente report dell’International Labor Rights Fund pubblicato nel 2008, sarebbe stato disatteso.

 

RITORSIONI SUI LAVORATORI

La Nestlè sembra oltretutto essere autrice di licenziamenti a scopo intimidatorio, come quello dell’89 in Brasile, a Cacapava, dove i lavoratori di una fabbrica di cioccolato scioperarono per denunciare le condizioni di lavoro penose, la discriminazione nei confronti delle donne, la mancanza di adeguati indumenti protettivi e di adeguate condizioni di sicurezza. A seguito della protesta, in breve tempo quaranta operai furono licenziati, compresi quasi tutti gli organizzatori dello sciopero.Per completare questa interessante lista, ricordiamo che la L’Oreal, marca di cosmetici francese facente parte del gruppo Nestlé, é stata recentemente fatta oggetto di un boicottaggio denunciante gli allucinanti esperimenti perpetrati a danno di animali per testare la cancerogenicità dei propri prodotti. Ancor più recentemente la multinazionale Nestlé é stata accusata di utilizzare nei suoi prodotti alimentari cereali e derivati manipolati geneticamente (un esempio é la pasta per torte della Leisi).

 

fonte: http://comesantommaso.blogspot.com

Redatto da Pjmanc:  http://ilfattaccio.org

10 thoughts on “I CRIMINI DELLA NESTLE

  1. ma la nestle’…non ha mai voglia di redimersi e farsi una buona pubblicità tramite una verita’ migliore, a forza di sentir dire tutte ste chiacchiere su se stessa? che aspetta ..che nessuno gli comperi + nulla? perche’ dai e dai….qualcuno capira’..e comincera’ a rizappare il suo orticello( e sarebbe la cosa migliore)

  2. http://xoomer.virgilio.it/anarchivio/archivio%20testi/207/207_05.htm

    Contro Nestlè
    di Dario Sabbadini

    Un terribile esempio di come una multinazionale per il profitto favorisce la morte di migliaia di bambini nel Sud del Mondo. Anche ora, dopo il primo boicottaggio e la stesura del Codice Internazionale, muoiono oltre 2500 bambini al giorno a causa del latte in polvere. La Nestlé è il più grande produttore di latte in polvere del Mondo e attua tuttora una politica omicida nel Sud del Mondo. Diventare consumatori coscienti e proporre parziali alternative può portare al rafforzamento del consenso e manipolazione di questo sistema; oppure può dare valore e potere alle proprie scelte fino a sentirsi in grado di creare una economia di non-sfruttamento.
    Sembra che quando si parla di economia, non solo si raggeli la fantasia, ma vengano alla mente mostri irraggiungibili che sfruttano la manodopera a basso costo, inquinano, e violentano qualsiasi tipo di autorganizzazione. Ed è così, specie nel Sud del Mondo, ma noi possiamo conoscere quello che combinano, dire i nomi, possiamo distinguere, informare, non comprare, proporre alternative e dire (alla Beppe Grillo) «state attenti, che noi sappiamo». A molti sembra che l’allattamento artificiale sia innocuo, anzi faccia del bene, ma non è così; nei paesi poveri addirittura uccide, per denutrizione e per mancanza di igiene. Tramite la pubblicità (con bionde madri, biberon e bambini sanissimi), pacchi regalo e disinformazione, le madri vengono istigate ad utilizzare il latte in polvere. A quel punto diventa difficile tornare all’allattamento materno per adattamento del bambino; così, quando la madre e il bambino lasciano l’ospedale, si ritrovano a dover comprare a prezzo alto il latte in polvere per tutti i mesi di allattamento. Si calcola che nei paesi poveri il costo dell’allattamento artificiale sia la metà dell’economia familiare; il costo di un pacco di 450 g. di latte in polvere che nutre un bimbo al massimo per 3 giorni, costa come due pasti di una intera famiglia di 4-6 persone. L’alto costo e la mancanza di igiene portano a effetti disastrosi. Il latte viene allungato diverse volte più del prescritto provocando malnutrizione. Inoltre la mancanza di condizioni igieniche adatte, la scarsità di acqua e la difficoltà di sterilizzare il biberon, oltre all’alto costo di acqua e fuoco per queste operazioni causano infezioni intestinali, diarrea, deidratazione e debolezza del sistema immunitario.
    «Lavatevi le mani con cura e col sapone ogni volta che preparate il pasto del bambino» così comincia il libricino distribuito dalla Nestlé, nella lingua del paese. Ma l’analfabetismo affligge il 60% della popolazione e le più colpite sono proprio le donne; e poi il 60% della capitale del Malawi non ha l’acqua potabile né la cucina all’interno della propria abitazione.
    «Mettete il biberon e il succhiotto in una pentola con abbastanza acqua da coprirli e fate bollire per dieci minuti» dice ancora l’opuscolo mostrando l’immagine di una pentola d’alluminio scintillante posta su un fornello elettrico. Ma la grande maggioranza delle famiglie africane non possiede cucina elettrica; esse cucinano su tre sassi che sostengono una pentola (l’unica di casa) scaldata da fuoco di legna o di foglie. I biberon a malapena sciacquati, con tettarelle esposte all’aria su cui si posano di continuo decine di mosche.
    Il risultato è che ogni anno nel mondo muoiono 1 milione di bambini a causa dell’allattamento artificiale. Questo di fronte ad un business di miliardi di dollari, per cui le compagnie arrivano a regalare il latte in polvere negli ospedali e a pubblicizzare il latte in polvere come il «sicuramente ottimo prodotto dei paesi ricchi». Promosso da associazioni di consumatori parte nel 1977 il primo boicottaggio contro la Nestlé, multinazionale leader del settore. La denuncia da parte della compagnia per diffamazione di alcuni attivisti si trasforma presto in un boomerang per l’immagine della Nestlé, per cui la Nestlé è costretta prima a cambiare la pubblicità e infine, nel 1984, a promettere formalmente l’attuazione del «Codice Internazionale sulla commercializzazione dei succedanei del latte materno», stilata da IBFAM (International Baby Food Action Network) e approvata nel 1981 dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo WHO).
    Questo codice per la promozione del latte materno (notoriamente migliore di qualsiasi latte artificiale soprattutto per le difese immunitarie) e per la corretta condotta commerciale e pubblicitaria per i produttori e i rivenditori del latte artificiale recita ad esempio: art. 5 – Per le madri e il pubblico in generale – «Non deve esserci pubblicità o altre forme di promozione al pubblico di prodotti succedanei del latte materno», « le industrie e i distributori non devono fornire, direttamente o indirettamente alle gestanti, alle madri o a membri delle loro famiglie, campioni omaggio dei succedanei del latte materno»; inoltre le etichette e il materiale informativo devono indicare chiaramente la superiorità dell’allattamento al seno, le istruzioni di preparazione adeguate e i rischi nel caso di utilizzo inappropriato; infine invita i governi a trovare metodi legali per l’applicazione del codice (l’Italia deve ancora recepire la direttiva CEE che si ispira a tale codice).
    La Nestlé, però, ha ricominciato a non rispettare il codice e nel 1988 in 13 paesi è ricominciato il boicottaggio. Come in altri casi, il boicottaggio punta ad un prodotto specifico: in questo caso il Nescafè, tra i maggiori prodotti Nestlé, è indicativo di una politica di sfruttamento del sud. Anche in Italia, prima con una petizione lanciata dalla rivista «Azione Nonviolenta», e ora con il neonato NAM (Network per l’Allattamento Materno) sta iniziando la campagna per il boicottaggio.
    Questa rete si propone come fine ultimo il raggiungimento dello spirito e della lettera della «Dichiarazione degli Innocenti – sulla protezione, promozione e sostegno dell’allattamento al seno» scritta dall’UNICEF e sottoscritta da 32 governi e 10 agenzie ONU, che intende cambiare la «cultura dell’allattamento artificiale» in una «cultura dell’allattamento al seno». L’idea della rete è di mettere in collegamento individui, associazioni o gruppi interessati allo specifico, senza appesantire una struttura o sprecare energie nella duplicazione dell’informazione.

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