LE NOTE MUSICALI COME PARTICELLE SUBATOMICHE
Uno spartito come l’acceleratore del Cern di Ginevra. Per la prima volta la storia della fisica delle particelle viene raccontata in musica da un trio inedito, composto da un professore di fisica, un violinista pluripremiato e un compositore noto in tutto il mondo.I tre insoliti collaboratori si sono incontrati all’universita’ di Oxford per iniziare a comporre le prime note, come testimoniato da un video pubblicato su physicsworld.com, sito dell’Institute of Physics (Iop). L’obiettivo e’ raccontare con la voce del violino la storia della fisica delle particelle dalla fine del XIX secolo fino ad oggi. Del resto, tutti e tre i creativi all’opera hanno avuto a che fare nella loro vita sia con la musica che con la fisica. Il compositore britannico Edward Cowie ha studiato fisica all’Imperial College di Londra prima di dedicare le proprie energie all’arte. Il fisico Brian Foster, docente all’universita’ di Oxford e affiliato al Cern di Ginevra, e’ un appassionato di violino, e in questi ultimi anni ha gia’ messo in musica la fisica di Eistein in collaborazione con il terzo componente del gruppo, il giovane violinista Jack Liebeck, vincitore nel 2010 di un Brit Award per la musica classica.La loro opera, battezzata come ‘Particle Partitas’, e’ destinata al grande pubblico, che potra’ apprezzare con le proprie orecchie la similitudine tra note e particelle. ”La musica e’ modellata dalla fisica delle particelle”, spiega Cowie. ”Come le particelle subatomiche sono osservabili nelle loro collisioni, nelle loro tracce, nei loro impatti, anche la musica puo’ fare le stesse cose”. I venti brani musicali scritti per lo spettacolo saranno accompagnati da letture di Foster sui passaggi cruciali che hanno segnato la storia della fisica delle particelle. Il debutto e’ previsto in Gran Bretagna per il prossimo giugno, ma i tre ideatori pensano di portare lo show fuori dai confini nazionali, magari anche al Cern di Ginevra.
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IMMAGINATE DI SENTIR DIRE DA UN MEDICO
“Gli esami confermano che lei ha un tumore allo stadio avanzato”. Pensavamo potesse accadere solo ad altri, e invece questa volta riguarda noi e il mondo ci crolla addosso. Ma il medico sorridente prosegue: “Non si preoccupi, abbiamo qualcosa di veramente efficace. Le prescrivo 10 cc di olio intero estratto dalla Cannabis indica, da ritirare presso il dispensario. Rivediamoci fra 15 giorni, per seguire l’evoluzione della malattia”.In Canada Rick Simpson combatte da anni una battaglia per la libertà di cura, e più precisamente per la legalizzazione della Cannabis medica per la cura del cancro. Sembra una storia già sentita, non troppo diversa dal “metodo Di Bella” in voga alla fine degli anni novanta. Eppure le cose stanno diversamente. La storia di Simpson inizia in seguito a un’incidente: il suo dolore post-traumatico era resistente ai farmaci, i medici curanti gli hanno somministrato di tutto ma – a parte i gli effetti collaterali dei medicinali – non hanno ottenuto alcun risultato. Dopo aver assistito a una trasmissione in cui si parlava degli effetti curativi della Cannabis, Simpson incuriosito volle tentare questa via: in breve i dolori si ridussero, e lui tornò a vivere normalmente.
SEGUENDO IL SUO SPIRITO PIONIERISTICO
Simpson – rinvigorito nel fisico – si lanciò in questa avventura. Sviluppò il suo personale protocollo, comprendente la genetica, la coltivazione e raffinazione dell’olio di Cannabis e la posologia di somministrazione per differenti applicazioni. Offrì gratuitamente il suo olio a chiunque ne facesse richiesta, ottenendo risultati a dir poco eccezionali: la gente, semplicemente, guariva. Per un po’ di tempo le autorità chiusero un occhio sulle sue attività. Poi una rete televisiva americana trasmise un servizio sul miracoloso “Hemp Oil” di Simpson, e cominciarono i guai: nel dicembre 2010 Rick venne in Europa per tenere alcune conferenze sulla proprietà curativa della Cannabis, mentre le giubbe rosse si recavano invano a casa sua per arrestarlo.
INTANTO IL SUO NOME INIZIA A CIRCOLARE VORTICOSAMENTE IN INTERNET
Simpson ha prodotto un filmato – “Run From The Cure” – dove spiega come e perché l’olio di Cannabis funziona. Non solo, riporta anche un certo numero di testimonianze di persone che hanno beneficiato del “miracolo verde”. Ovviamente qualcuno obietterà la mancanza di valore scientifico: vero, ma è anche vero che la medicina è una scienza inesatta ed è in mano alle multinazionali del farmaco, che hanno altri interessi rispetto al paziente. Non penso di dire un’eresia se osservo che a ben guardare la classe medica è di fatto il braccio armato dei fabbricanti di farmaci. Ma, come già detto, la storia è un’altra.Pochi anni fa furono scoperti nel corpo umano moltissimi recettori battezzati “endocannabinoidi”, che – neanche a farlo apposta – si sposano perfettamente con le molecole “cannabinoidi”, presenti nella pianta incriminata. Recenti studi universitari confermano che detti “principi attivi” hanno la capacità di indurre al suicidio delle cellule ammalate, lasciando intatte quelle sane. Non solo, le 420 molecole individuate nella pianta hanno altri effetti curative e sono efficaci contro moltissime patologie ancora da sperimentare. Il fenomeno “Hemp Oil”, intanto, è esploso: blog tematici, gruppi Facebook, siti alternativi, siti scientifici universitari e indipendenti vengono presi d’assalto.
La pianta in questione è vietata per legge. Chi lo dice, e perché? Le ragioni sono svariate, e hanno origini molto indietro nel tempo. Per riassumere è sufficiente ricordare che i narcos e il contrasto alla droga hanno in comune la vittima: l’utente finale. In tutta questa storia la Cannabis non c’entra nulla, perché semmai è una non-droga. Riguardo alla nostra pianta, il pericolo è la gente che pian piano apre gli occhi e si rende conto del cumulo di macerie presente ai piedi dei cartelli della droga, dei governi e delle case farmaceutiche. La recente legge comunitaria europea, neanche a farlo apposta, mette al bando qualsiasi proprietà curativa delle piante, compresa la camomilla per l’insonnia. Si possono utilizzare se sono testate e approvate con veri e propri protocolli standard, al pari di un qualsiasi farmaco. Ma chi paga? Il coltivatore di camomilla?
fonte : http://ildemocratico.com
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DICI NESTLE’ E IL PENSIERO VA AL NEQUICK E AL KITECAT O PERCHE’ NO AL NESCAFFE’…DICI NESTLE’ E TI VIENE IN MENTE QUEL BEL CUORICINO ROSA O LE COLOMBINE COSI’ CARINE.PECCATO CHE DIETRO CI SIA MOLTO DI PIU’.LA MULTINAZIONALE DEI CEREALI,LATTE,SNACK,PASTA,COSMETICI E ACQUA VANTA PARECCHIE ACCUSE PER VENDITA DI CIBO TRANSGENICO,INQUINAMENTO DEL LATTE,ESPERIMENTI CRIMINALI SU DEI POVERI ANIMALI, NONCHE’ PER SCHIAVISMO,SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI E MANODOPERA MINORILE..INSOMMA ALTRO CHE DOLCI,COLOMBINE O CUORICINI QUESTA E’ UNA MULTINAZIONALE DA INCUBO
La Nestlè è vita, la nostra vita, perchè noi potremmo tranquillamente vivere dei loro prodotti. Infatti questa multinazionale svizzera ha un regime quasi di monopolio nel mercato mondiale. Facciamo un esempio? ci alziamo la mattina, facciamo colazione con i cheerios, magari accompagnati da una tazza di caffè (naturalmente Nescafè) o del buon latte Latière e un bel bicchiere di San Pellegrino. A pranzo una bella pasta Buitoni, un bel gelatino Motta, per digerire facciamo sport, giusto per rimanere in forma, allora perche non usare un PowerBan? E la sera? Massi, dedichiamoci a bimbi, diamogli un bel Fruttolo, cosi non fanno i capricci, e ai nostri amici animali un bel Friskies e poi a nanna. E domani non abbiate paura, a voi ci penserà ancora la Nestlè, con prodotti diversi ovviamente, mica hanno solo questi. Infatti al momento la multinazionale Svizzera può vantare un ventaglio di 189 grandi marchi, mica poco. Ma sotto questa egemonia, come ogni storia che si rispetti, c’è sempre qualcosa da analizzare e scoprire, e come San Tommaso noi siamo pronti ad analizzare la ricetta di tale successo !
Corre l’anno 1860 quando il farmacista Henri Nestlè sviluppò un alimento per i neonati che non potevano essere nutriti al seno a causa di particolari intolleranze. Il prodotto creato, la Farine Lactèe Henri Nestlè, salvò la vita di un bambino e fu presto venduta in tutto il continente europeo. Nel 1866 fu quindi fondata ufficialmente la Nestlè, destinata col tempo a diventare forse la piu conosciuta multinazionale del mondo. Nel 1905, la Nestlé si fuse con la Anglo-Swiss Condensed Milk Company, dando il via ad una vertiginosa crescita che coinvolse in seguito nazioni del calibro di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Spagna. Durante la Prima guerra mondiale crebbe la richiesta di prodotti caseari, e la produzione della Nestlé raddoppiò prima della fine del conflitto.Dopo la fine del conflitto il mercato caseario tornò a normalizzarsi e gran parte dei consumatori tornarono al latte fresco. La Nestlé rispose a questo mutamento di contesto modificando la propria linea aziendale, riducendo il proprio debito e iniziando a espandersi nel settore della produzione del famosissimo cioccolato, a tutt’oggi la seconda attività più importante dell’azienda.All’inizio della Seconda guerra mondiale furono realizzate nuove fabbriche in molti paesi in via di sviluppo in america latina. Proprio la guerra, paradossalmente, portò all’invenzione di un nuovo prodotto di enorme successo, il Nescafè, utilizzato in primis dall’esercito americano e poi diffusosi nel mondo.
LA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Fu l’inizio di una fase molto dinamica. La crescita dell’azienda fu accelerata e furono portate a termine numerose acquisizioni. Nel 1947 la Nestlé si fuse con la Maggi, seguirono Crosse&Blackwell (1950), Findus (1963), Libby’s (1971) e Stouffer’s (1973). Fu inoltre realizzata nel 1974 una shareholding con L’Oreal, che rese ufficiale l’allargamento degli interessi commerciali, ormai usciti dal guscio alimentare. Nel 1977 l’espansione continuo’ con l’aquisizione di Alcon Laboratories e nel 1984 si aggiunse anche la compagnia americana Carnation.Con la nascita del mercato globale, datata nella meta’ degli anni ’90 la Nestlé si affaccio’ su importanti mercati nei quali emergenti. Negli anni successivi avvennero nuove importanti acquisizioni: Sanpellegrino nel ’97, Spiller Petfoods nel ’98, Chef America, Ralston Purina e Dreyer’s nel 2002 e per finire la Gerber nel 2007. Fin dagli ultimi anni del settanta, la Nestlé è stata oggetto di numerose critiche per la sua politica commerciale, che hanno fatto nascere numerosi movimenti di opposizione a questa azienda, iniziati su vari fronti e in diversi paesi, tutti riuniti in un comitato chiamato International Nestlè Boycott Committee, che ha in Jean Ziegler uno degli esponenti di spicco in materia di critiche.
In materia di promozione, la Nestlé viene accusata di una politica commerciale aggressiva e irresponsabile, sopra tutto per quanto riguarda la promozione di latte per neonati nei paesi in via di sviluppo, che avviene attraverso forniture gratuite a strutture ospedaliereLa stessa UNICEF dichiara che la sostituzione dell’allattamento materno con il latte in polvere, porterebbe nei paesi del Terzo mondo alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno, a causa di problematiche legate alla difficoltà di sterilizzazione dell’acqua e dei biberon utilizzati, fatto che comporta un aumento dei rischi di mortalità post-neonatale rispetto all’allattamento naturale.Per queste ragioni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) adottò il 22 maggio del 1981, l’International Code of Marketing of Breast-milk Substitutes, un regolamento internazionale sulla promozione di surrogati del latte materno, linea guida non legalmente vincolante al quale la Nestlé aderì nel 1982.I controlli eseguiti nel 1988 dalla International Baby Food Action Network riscontrarono delle infrazioni da parte dell’azienda e di altre compagnie produttrici di latte per neonati e provocarono la ripresa del boicottaggio dell’azienda nato nel 1977 e successivamente interrotto con la sua adesione al Codice dell’OMSDiverse indagini hanno mostrano come la Nestlé ed altre compagnie produttrici di latte in polvere per neonati negli ultimi anni abbiano ripetutamente infranto il Codice internazionale dell’OMS al quale hanno ufficialmente aderito, in particolar modo nelle regioni meno sviluppate del pianeta.Ma la Nestlè fa scandalo anche nel nostro paese, dove nel 2009 la filiale italiana è stata penalmente condannata, in compagnia della Tetrapak, al risarcimento danni, tramite un tipo di inchiostro chiamato Itx, per l’inquinamento del latte Nidina..
Nell’agosto del 2004 un test effettuato da Greenpeace porto’ alla luce la presenza di organismi geneticamente modificati in una confezione di Nesqiuk, seguita da una denuncia fatta da una donna cinese, che denunciò la multinazionale poiché l’uso di OGM nei prodotti per l’infanzia, al tempo assolutamente proibito dalle leggi locali. Nel novembre 2005 Nestlé si oppose alla decisione svizzera di bandire gli OGM
SCHIAVISMO E MANODOPERA MINORILE
La denuncia alla Nestlè arriva nel 2005 viene ufficialmente denunciata per l’uso di manodopera ridotta in schiavitù. Salta all’occhio una testimonianza ci traffico di minori, dal Mali alla Costa d’Avorio, costretti in seguito a lavorare dalle 12 alle 14 ore al giorno in piantagioni di cacao (dove la stima parla di circa 284.000 minori all’opera), e oltretutto gratuitamente, con cibo in quantità ridotte, poco sonno e ripetute percosse. In quelle zone la multinazionale svizzera è la terza compratrice mondiale, e l’esportazione del cacao, a quanto appurato, sarebbe stata la principale fonte finanziaria per le forze militari della guerra civile.Nel 2001 Nestlé e altri grandi produttori di cioccolato hanno firmato un accordo, il protocollo Harkin-Engel (o più comunemente chiamato Protocollo sul cacao), per affermare che sarebbe certificato, da luglio 2005, che il suo cioccolato non era stato prodotto attraverso manodopera minorile forzata o proveniente da traffico di esseri umani, ma il protocollo stesso, secondo il più recente report dell’International Labor Rights Fund pubblicato nel 2008, sarebbe stato disatteso.
La Nestlè sembra oltretutto essere autrice di licenziamenti a scopo intimidatorio, come quello dell’89 in Brasile, a Cacapava, dove i lavoratori di una fabbrica di cioccolato scioperarono per denunciare le condizioni di lavoro penose, la discriminazione nei confronti delle donne, la mancanza di adeguati indumenti protettivi e di adeguate condizioni di sicurezza. A seguito della protesta, in breve tempo quaranta operai furono licenziati, compresi quasi tutti gli organizzatori dello sciopero.Per completare questa interessante lista, ricordiamo che la L’Oreal, marca di cosmetici francese facente parte del gruppo Nestlé, é stata recentemente fatta oggetto di un boicottaggio denunciante gli allucinanti esperimenti perpetrati a danno di animali per testare la cancerogenicità dei propri prodotti. Ancor più recentemente la multinazionale Nestlé é stata accusata di utilizzare nei suoi prodotti alimentari cereali e derivati manipolati geneticamente (un esempio é la pasta per torte della Leisi).
fonte: http://comesantommaso.blogspot.com
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IMMAGINATE UN MONDO DOVE TATUATE I VOSTRI FIGLI CON UN CODICE A BARRE IDENTIFICATIVO.IMMAGINATE UN MONDO DOVE POTETE MEMORIZZARE TUTTE LE INFORMAZIONI DI VOSTRO FIGLIO DIRETTAMENTE SUL SUO CORPO.ORA NON SERVE PIU’ FARLO,PERCHE’ TUTTO QUELLO CHE VI HO DESCRITTO E’ GIA’ REALTA’.QUELLA CHE STO PER RACCONTARVI E’ LA STORIA DEL CODICE A BARRE QR E DELLA SUA DIFFUSIONE IN AMERICA.UNA STORIA VERA.UNA STORIA DEI GIORNI NOSTRI.
Debbo dire che pur avendo una mente abbastanza elastica e abituata ad ogni tipo di notizia,questa mi ha letteralmente scioccato.Perchè quello di cui vi sto per parlare non è fantascienza.Magari lo fosse.Visitanto il sito Safetytat ho scoperto che esiste realmente un’azienda americana che si offre di tatuare dei bambini con un codice a barre sottocutaneo!Si tratta in sintesi di un “tatuaggio intelligente” temporale dotato di un codice a barre QR(Quick Response). Questo codice a barre, leggibile attraverso un qualsiasi telefono cellulare Smart Phone, riesce a contenere fino a 90 caratteri che possono contenere informazioni sul bambino quali allergie, eventuali malattie ed ovviamente i numeri di telefono dei genitori da contattare in caso di smarrimento.Una cosa rivoluzionaria davvero.Il che è preoccupante.Pensate ai più ansiosi.Per loro l’invenzione dovrà essere sembrata una vera manna dal cielo..Se a questo aggiungete la “rassicurante” pubblicità che ne fa la compagnia sul proprio sito,il gioco è fatto.Vediamo come promuovono in maniera subdola il prodotto in questa pagina:SafetyTat è orgogliosa di annunciare SafetyTat QR! Quest’ innovativo prodotto combina l’avanzata tecnologia smart phone con i codici a barre contenuti sul nostro pluripremiato tatuaggio temporaneo. Il risultato è personalizzabile.Una soluzione all’avanguardia semplice,intelligente e sicura.
Spulciando nel sito ne ho trovati tantissimi di questi tatuaggi.. Ben 4 pagine. Che dire non si fanno mancare niente. Vedere per credere.Eccovi un bello screnshot dove vedete la loro vasta offerta: Orsacchiotti, farfalle, dinosauri. Che carini!Quasi quasi mi faccio tatuare anch’io!Tornando seri, la pubblicità è molto accattivante e la cosa preoccupante è questa sostanzialmente. Sembra sia normale far marchiare il proprio figlio.. Ma a che serve questo tatuaggio? Come gli è venuta quest’ideona da premio nobel? Ce lo spiegano sempre loro ovviamente: Perché è stato ideato il Tats SafetyTat Qr?La risposta è semplice: per te! Molti dei nostri affezionati clienti ci aveva chiesto di trovare un modo affinchè il SafetyTats potesse trasportare più informazioni, perciò abbiamo studiato una soluzione. La nostra ricerca ha portato al codice a barre o “Quick Response” codice che, una volta digitalizzato può contenere una grande quantità di informazioni in un piccolo spazio visivo. Abbiamo anche scoperto che la scansione del codice a barre si effettua ormai ovunque – oltre il 700% nel solo 2010! Qualsiasi smart phone con un applicazione QR può esplorare questi codici istantaneamente e conveniente. (Consulta l’elenco di QR applicazioni di scansione di seguito),Abbiamo quindi trovato la risposta e il risultato è stato il SafetyTat QR!Ferma ferma ferma.Cioè tu genitore col tuo smartphone ti scarichi un’applicazione della tecnologia Qr e scansisci tuo figlio?E che è un bancomat? La domanda mi è sorta spontanea, ma è così. Effettivamente ci sono queste applicazioni di cui l’azienda dà la sua bella lista con tanto di link dove effettuare il download:
FIN QUI INSOMMA SONO RIMASTO MOLTO SCONCERTATO
Fin qui insomma sono rimasto molto sconcertato.Poi però c’è una parte che sono certo che a tanti di voi invece desterà rassicurazione e magari lo vedrete anche come una cosa buona.Ecco come l’azienda infatti tesse gli elogi del suo prodotto:Con SafetyTat QR, si ha la tranquillità di sapere che tutte le informazioni specifiche necessarie per identificare e proteggere il vostro bambino sono immediatamente accessibili agli adulti,alla polizia,e in primis ai nostri professionisti. E già qua il genitore si sentirà rassicurato nell’impiantare nel figlio quelle informazioni essenziali alla sua sicurezza..L’azienda specifica anche cosa sia meglio scrivere:
-Numeri di telefono multipli
-Numero guardia medica e informazioni su eventuali allergie o malattie di cui soffre il bambino
-Istruzioni speciali per il comfort del bambino
-Il tutto per un massimo di 90 caratteri,leggibili con lo smartphone..
Voglio descrivere la cosa con una sola parola: Sconcertante.E’ incredibile arrivare a tatuare i nostri figli per sentirci sicuri.Davvero vogliamo arrivare a questo come in America?Non è forse meglio tenere sott’occhio i propri bambini? Insomma, se si educano bene i propri figli e se li si controlla, non c’è bisogno del tuatuaggio intelligente..
IL TATUAGGIO INTELLIGENTE E I LEGAMI CON IL MICROCHIP RFID
Vorrei farvi notare come sia sottile il passaggio dal “tatuaggio intelligente” al “microchip sottocutaneo”. Inizialmente leggiamo qua e là qualche articolo su dei microchip RFID inseriti negli abiti dei bambini all’asilo,poi scopriamo che ora è possibile inserirlo anche in delle scarpe già commercializzate in Francia.. Infine ci viene propinata l’idea di un innocuo tatuaggio temporaneo con un codice a barre,atto alla sicurezza dei nostri piccoli angeli…Non sarà che ci sia un fine più alto?Non è che successivamente si potrebbero consigliare i genitori affinchè volontariamente decidono di inserire un microchip Rfid ai loro figli?Ei genitori rifiuteranno?
fonte : http://www.free-italy.info
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org