Tonno in scatola, poca trasparenza da parte delle industrie produttrici

 L’ULTIMO RAPPORTO DI GREENPEACE

Cosa si nasconde in una scatoletta? denuncia la situazione di poca trasparenza relativa all’industria del tonno in scatola: così, quelli che sembrano solo brutti ricordi relativi ad un passato in cui si pescava con metodi totalmente distruttivi ed in maniera indiscriminata, tornano ad essere delle possibili realtà, anche sulle nostre tavole.Attraverso il lavoro di 173 volontari, infatti, durante quest’estate l’associazione ha raccolto informazioni sulle etichette di 2171 scatolette in 70 diverse città italiane. Ne è emerso che, quasi sempre, le aziende produttrici non si sono preoccupate di aggiungere sulla confezione del prodotto dati che garantiscano sul tipo di tonno consumato e sui mezzi utilizzati per pescarlo: dal rapporto è possibile leggere quali sono questi 22 marchi.Nella metà dei casi, sostanzialmente, non siamo a conoscenza della tipologia di tonno che stiamo mangiando, mentre l’area di pesca è indicata soltanto nel 7% dei casi; infine, la quasi totalità delle scatolette, il 97%, non informa sui metodi di cattura. Una mancanza assai grave e che non consente ai cittadini di poter scegliere liberamente il pesce di cui alimentarsi.

 

 ATTUALMENTE INFATTI

Cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono minacciate e il fatto che, molto spesso, nelle scatolette finiscano pesci presi con i palamiti e le reti a circuizione, che causano ogni anno la morte di migliaia di piccoli tonni, squali, mante e tartarughe, non viene adeguatamente comunicato ai consumatori, rendendoli complici inconsapevoli di questa mattanza che sta mettendo a serio rischio l’intero ecosistema marino. In Inghilterra, secondo quanto affermato dalla stessa Greenpeace, tutti i grandi marchi hanno deciso di ricorrere solo a tonno ottenuto in maniera sostenibile; in Italia, attualmente non esiste una sola scatoletta che sia totalmente sostenibile e di cui la tracciabilità sia garantita.

 

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