Avevamo già avvisato gli appassionati delusi dalle avventure russe per esplorare Marte che ci sarebbe stata una nuova puntata, questa volta sponda statunitense. Ebbene, la prossima settimana uno dei progetti più ambiziosi della Nasa, vedrà la luce, con l obiettivo di scoprire il misterioso passato di Marte. L’agenzia spaziale statunitense, infatti, ha annunciato di esser pronta per dare il via alla missione Mars Science Laboratori (Msl). Il lancio del razzo, con a bordo un rover ribattezzato Curiosity, è previsto per le 16:25 (ora italiana) del 25 novembre. Curiosity, un grande laboratorio mobile che spiccherà il volo a bordo del lanciatore Atlas V, è destinato a cercare le tracce di una vita passata sul misterioso Pianeta Rosso. L’arrivo su Marte è previsto nell’agosto del 2012, e il cratere di Galle è l’area che Curiosity visiterà e analizzerà in una prima missione che durerà circa due anni. Il grande rover-laboratorio toccherà il suolo marziano nel cratere di una montagna alta 5 chilometri e verificherà se in passato quella zona avrebbe potuto accogliere forme di vita elementare, come microrganismi, e se le condizioni che avrebbero potuto favorire quelle forme di vita esistono ancora. Una vera missione alla ricerca di tracce di vita “aliena”.
SI CERCANO TRACCE DI VITA PASSATA
“Il cratere di Galle – ha detto John Grotzinger, responsabile scientificodella missione e ricercatore del California Institute of Technology di Pasadena – ci offre una straordinaria opportunità di sperimentare le potenzialità di verificare le potenzialità di questo ambiente di ospitare forme di vita e di raccogliere una grande quantità di dati sull’evoluzione del pianeta. L’area del cratere sul quale lavorerà Curiosity è una pianura formata in seguito a sedimenti portati dall’acqua e proprio gli strati alla base della montana contengono argilla e solfati, due materiali che possono esistere solo in presenza di acqua”.Lungo il doppio e 5 volte più pesante dei rover marziani Spirit e Opportunity – Curiosity è equipaggiato con 10 set di strumenti che pesano complessivamente 15 volte di più rispetto agli strumenti dei due “fratelli minori”. L’attesa per il lancio è tanta, ma l’emozione e la tensione saranno ancora più forti quando per Curiosity verrà il momento di posarsi su Marte. La missione è infatti considerata a rischio, principalmente a causa del peso del rover: troppo elevato per sperare che il suo impatto con il suolo possa essere addolcito con un semplice paracadute. Per rallentare la caduta, evitando così che la missione possa interrompersi ancor prima di cominciare, gli scienziati della Nasa hanno deciso di affidarsi a un piccolo razzo che, accendendosi nella fase di discesa, frenerà il rover.Se l’ultimo nato in casa Nasa avrà anche solo la metà della fortuna e della longevità degli altri due sarà un successo. Se poi si scopre qualunque forma di vita lontana o presente sarà un trionfo.
Tornano nuovamente a tremare, esattamente otto mesi dopo la tragedia di Fukushima, per colpa del nucleare. Un nuovo incidente direte voi. Si, o forse no. Probabilmente, ma non è sicuro. Non stiamo delirando. Laea, l’agenzia dell’Onu per l’energia atomica, ha diramato nei giorni scorsi un comunicato stampa in cui dice che “bassi livelli” di Iodio 131 sono stati registrati negli ultimi giorni in Europa. Il problema, anche se è brutto dirlo, le radiazioni in Europa non provengono dalla centrale di Fukushima. E allora da dove? Ancora non si sa. L’unica cosa certa è che lo Iodio 131 è uno dei prodotti principali della fissione dell’uranio e del plutonio. Ciò può significare solamente una cosa: o si è verificato o si sta verificando in queste ore un incidente nucleare in qualche luogo dell’Europa, al massimo in qualche paese limitrofo e confinante. La mente corre lontano senza alcuna difficoltà ai terribili giorni post Chernobyl quando inizialmente non si seppe nulla dell’incidente ma il mondo si interrogava sull’origine delle radiazioni. Solo dopo la notizia. E se oggi fosse nuovamente così? Laea non fornisce la fonte di queste tracce di Iodio 131 e, per rassicurare la popolazione, usa termini come “bassi livelli”, “trascurabili” e “nessun rischio per la salute”. Nel frattempo inizia il giro di vite intorno ai paesi dai quali potrebbe essere partita questa nube radioattiva. In primo luogo si è pensato alla Repubblica Ceca, nella cui atmosfera è stata trovata buona parte dello Iodio ma che ha smentito immediatamente di esserne la fonte. Altri paesi papabili rimangono quelli dell’Europa orientale, forse dalle vecchie centrali sovietiche dismesse. Secondo alcune fonti invece lo Iodio 131 sarebbe stato trovato anche in Austria e Ungheria. Al di là di quale sia il paese d’origine rimane comunque il terribile vuoto e silenzio rispetto ad un probabile (quasi scontato) incidente del quale non si sa nulla. Intensità, danni, pericolosità e quant’altro. Ci risiamo, allontanato lo spettro di una tragedia, si lanciano bei proclami finiti in nulla di fatto. Intanto nessuno stato si dichiara responsabile.
Fonte : http://www.yeslife.it/
L’ULTIMO RAPPORTO DI GREENPEACE
Cosa si nasconde in una scatoletta? denuncia la situazione di poca trasparenza relativa all’industria del tonno in scatola: così, quelli che sembrano solo brutti ricordi relativi ad un passato in cui si pescava con metodi totalmente distruttivi ed in maniera indiscriminata, tornano ad essere delle possibili realtà, anche sulle nostre tavole.Attraverso il lavoro di 173 volontari, infatti, durante quest’estate l’associazione ha raccolto informazioni sulle etichette di 2171 scatolette in 70 diverse città italiane. Ne è emerso che, quasi sempre, le aziende produttrici non si sono preoccupate di aggiungere sulla confezione del prodotto dati che garantiscano sul tipo di tonno consumato e sui mezzi utilizzati per pescarlo: dal rapporto è possibile leggere quali sono questi 22 marchi.Nella metà dei casi, sostanzialmente, non siamo a conoscenza della tipologia di tonno che stiamo mangiando, mentre l’area di pesca è indicata soltanto nel 7% dei casi; infine, la quasi totalità delle scatolette, il 97%, non informa sui metodi di cattura. Una mancanza assai grave e che non consente ai cittadini di poter scegliere liberamente il pesce di cui alimentarsi.
Cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono minacciate e il fatto che, molto spesso, nelle scatolette finiscano pesci presi con i palamiti e le reti a circuizione, che causano ogni anno la morte di migliaia di piccoli tonni, squali, mante e tartarughe, non viene adeguatamente comunicato ai consumatori, rendendoli complici inconsapevoli di questa mattanza che sta mettendo a serio rischio l’intero ecosistema marino. In Inghilterra, secondo quanto affermato dalla stessa Greenpeace, tutti i grandi marchi hanno deciso di ricorrere solo a tonno ottenuto in maniera sostenibile; in Italia, attualmente non esiste una sola scatoletta che sia totalmente sostenibile e di cui la tracciabilità sia garantita.